i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy webcam Chat  | ChoCam Mature webcam  |  Live18 |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Los Angeles, 13 aprile 2010
Entrando nell'edificio principale del terminal 1 del Los Angeles International Airport Alexander benedisse l'uomo che aveva inventato l'aria condizionata. I pochi minuti che aveva impiegato per passare dal parcheggio coperto al terminal erano bastati per farlo sudare. Si chiese come sarebbe stata la temperatura ad agosto, se quella era una giornata tipica di metà aprile.
Fortunatamente non sarebbe stato a Los Angeles ad agosto. Ormai passava sempre più mesi in giro per il mondo per servizi fotografici o per i suoi lavori. Essere un fotografo ed un artista affermato aveva i suoi vantaggi, anche se gli restava sempre meno tempo per vedere i vecchi amici e la famiglia.
Si avvicinò ai monitor degli arrivi, andando a cercare il volo da Denver. Lo trovò nella prima schermata, in avvicinamento e con l'arrivo previsto entro un quarto d'ora. Alexander predisse almeno un altro quarto d'ora prima che i passeggeri cominciassero ad arrivare, e decise che poteva concedersi un espresso al bar. Adorava l'espresso italiano, così come la cucina di quel Paese. Era stato diverse volte in Italia per lavoro, e doveva dire che vi si trovavano dei paesaggi eccezionali.
Le donne invece erano un po' troppo chiuse per i suoi gusti, forse a causa della presenza del Vaticano.

Sorseggiò il suo espresso addolcito da un quarto di bustina di zucchero. Era una cosa completamente diversa da ciò che bevevano i suoi connazionali, e si chiese come facessero milioni di americani a continuare a preferire la solita brodaglia dopo avere provato quella delizia. Sfogliando USA Today vide l’ennesimo articolo su Baron Samedì. Ancora un azione di quel gruppo terroristico, firmata con la solita carta rappresentante il loa. Chissà cosa volevano quegli uomini. Sembravano determinati e in gamba, ma non avevano ancora chiarito cosa volessero ottenere. Questa era già la quinta azione negli ultimi dodici mesi: due negli Stati Uniti e tre in Paesi Caraibici. Erano stati uccisi due importanti uomini d’affari e un membro della famiglia reale saudita, ed erano parallelamente stati svaligiati i caveau di due banche. Sarebbe stato interessante incontrare quegli uomini: sembravano diversi dai terroristi o ribelli che aveva incontrato nel corso dei suoi reportage in Africa. Mentre sorseggiava il caffè leggendo l’articolo incrociò lo sguardo con la donna del tavolo di fronte. Una mora cinquantenne elegante, probabilmente un avvocato, con un fisico modellato da una sapiente combinazione tra fitness e chirurgo plastico. Probabilmente più il secondo, decise alzandosi e passandole accanto con un sorriso. In un altro momento si sarebbe seduto e avrebbe attaccato discorso, anche se conosceva già la storia: una donna in carriera, probabilmente separata dal marito magari anche lui avvocato, troppo impegnata con lavoro e figli per crearsi una nuova relazione.
La prima volta che gli era stato detto quanti gigolò lavoravano negli Stati Uniti non ci aveva creduto, ma poi aveva dovuto arrendersi all'evidenza. Di donne come quella ce n'erano molte, e probabilmente la mora sarebbe stata anche una buona compagnia.
Quasi sicuramente si sarebbe dovuto accontentare di una sveltina in un bagno dato che la donna sembrava in partenza, ma il contesto aveva il suo qualcosa di eccitante.
Scuotendo la testa abbandonò il pensiero: se il monitor non si sbagliava l'aereo era appena atterrato, e doveva andare a recuperare il suo ospite.
La sua ospite, a dire il vero. Il volto si illuminò in un sorriso divertito pensando a Kara. Era la figlia dei vicini, di dieci anni più giovane di lui. La conosceva fin da quando era neonata, e da quando aveva diciotto anni a quando se n'era andato via di casa a ventiquattro le aveva fatto regolarmente da baby sitter. Aveva visto la neonata diventare una bellissima bambina intelligente e pestifera, e la bambina iniziare a trasformarsi in un'adolescente sgraziata e impacciata, con gli occhiali e l'apparecchio. Adesso lui aveva trentuno anni, quindi erano esattamente sette anni che non la vedeva.
Si chiese se il suo aspetto da brutto anatroccolo fosse un po' migliorato. Di certo era intelligente, dato che a quanto gli aveva detto sua madre era riuscita ad essere ammessa a Yale per studiare giurisprudenza, disciplina in cui si stava laureando con ampio anticipo.
Era stata proprio la madre di Alexander a convincerlo ad ospitarla: la madre di Kara le aveva detto che la figlia era stressata e in crisi per via dello studio, e la donna le aveva risposto che un mese di svago era la medicina migliore per curare quella malattia. Se poi hai un figlio che viaggia per tutto il mondo come fotografo, l'idea di proporgli di riprendere per qualche settimana il suo ruolo di baby sitter era venuta di conseguenza. Non sapeva se avesse accettato per l'incapacità di dire di no a sua madre o per l'affetto che lo legava a Kara. Non aveva mai avuto fratelli o sorelle, e Kara era diventata per lui una specie di sorella minore da coccolare e far giocare. Anche se non si vedevano da sette anni e non si erano mai più sentiti il suo affetto nei confronti della ex vicina non era diminuito.
Sarebbe stato divertente far vedere un po’ del mondo reale a quel piccolo topo di biblioteca che doveva essere diventata.
Mentre pensava al passato si era avvicinato all'uscita dei passeggeri in arrivo, dove ormai era annunciato l'imminente passaggio dei passeggeri in arrivo da Denver. Si chiese se avrebbe riconosciuto Kara. Non aveva nemmeno più visto una sua foto negli ultimi anni, e sicuramente era cambiata. Quando aveva posto la domanda a sua madre lei gli aveva risposto che Kara l'avrebbe riconosciuto di sicuro, dato che era andata a trovarla e aveva visto decine e decine di foto che la donna le aveva messo in mano.
Mentre i passeggeri iniziavano ad uscire decise di provare ad indovinare chi fosse Kara. La prima ragazza ad uscire poteva avere ventuno o ventidue anni, aveva i capelli biondi come Kara ma era decisamente rotondetta, e poi i lineamenti erano completamente diversi.
Passarono diverse persone decisamente fuori età, quindi lo sguardo fu attratto da una bellissima bionda che indossava un paio di jeans a vita bassa ed un top che metteva in risalto un seno importante e sodo. Decisamente non era Kara. Mentre la giovane gli passava accanto sorridendogli dietro gli enormi occhiali scuri anni settanta lui dedicò un secondo sguardo a quelle forme sode e invitanti. Mentre la vedeva allontanarsi ancheggiando verso l'uscita decise che anche il sedere era decisamente al livello del resto del corpo. Doveva essere una modella, o forse un'attrice in cerca di un provino... aveva tutti i numeri per fare strada.
La sua attenzione fu attratta dall'arrivo di un'altra ragazza che poteva avere l'età giusta. Alta, magra, con gli occhiali. Aveva un viso tutto sommato carino ma l'aspetto troppo insicuro per poter essere considerata bella. I capelli erano castani, ma si possono sempre tingere. Anche i lineamenti gli ricordavano vagamente Kara... sì, doveva essere lei. Fece un passo in avanti sorridendo alla giovane, ma il suo sguardo allarmato lo convinse di essersi sbagliato.
Successivamente fu allontanato con garbo da una bruna carina con i capelli corti da maschiaccio, e da un'altra bionda piuttosto slavata che stava uscendo in ritardo. Alexander non aveva visto nessuna somiglianza di quest'ultima con la ragazzina a cui aveva fatto da baby sitter, ma ormai i passeggeri si erano tutti avvicinati e nessuna delle ragazze uscite aveva mostrato segni di averlo riconosciuto.
Che Kara avesse perso l'aereo? Forse non aveva avuto il suo numero e non aveva potuto avvisarlo.
Prese dalla borsa da uomo che portava a tracolla il suo smartphone ultimo modello cercando il numero di sua madre.
-Aspettavi qualcuno?- La voce melodiosa lo fece sobbalzare. Si girò rapidamente, trovando alle sue spalle la bionda che aveva per prima attratto il suo sguardo. Ancora una volta ammirò il suo volto e soprattutto i seni, che apparivano liberi dal reggiseno senza patire la forza di gravità a dispetto delle dimensioni.
-Sì, aspettavo una ragazza, ma non si è fatta vedere. Tu sei rimasta tutto il tempo a guardarmi?-
La ragazza si strinse nelle spalle. -Eri divertente così spaesato. Credo che le ragazze che hai avvicinato si siano decisamente spaventate. Cos'è, un appuntamento al buio?-
-No, no...- rispose Alexander ridendo -Semplicemente non vedo questa persona da quando aveva quattordici anni, e potrebbe essere cambiata.-
-A dire il vero anche io cercavo qualcuno.” Disse la giovane mordendosi un labbro. “Doveva venire a recuperarmi il mio fratello maggiore, ma direi che non verrà.-
-Magari è semplicemente in ritardo.-
-No.- Rispose lei scuotendo la testa con un gesto che fece ondeggiare sensualmente i capelli luminosi. -E' sempre puntuale. Credo che prenderò un taxi, sperando che i soldi che ho in tasca mi bastino fino a Beverly Hills. Buona giornata, ti auguro di trovare la tua ragazza misteriosa.-
La ragazza si girò iniziando ad allontanarsi, lasciandolo interdetto. Era una ragazza decisamente carina, ed era evidentemente divertita dal suo modo di fare. Sicuramente Kara avrebbe preso l'aereo successivo, che non sarebbe stato prima dell'indomani mattina. Questo gli lasciava tutto il tempo per...
-Aspetta!- La chiamò correndole dietro. La raggiunse subito, dato che la ragazza si tirava dietro due valigie con le rotelle. -Io abito a Beverly Hills: posso darti un passaggio da tuo fratello.-
-Non so.- La ragazza inclinò il capo come studiandolo. -Non accetto passaggi dagli sconosciuti, ma tu mi sembri un tipo a posto. Sei sicuro che non sia un disturbo?-
-Nessun disturbo!- Senza lasciarle tempo di reagire le prese di mano una delle due valigie e si incamminò verso il parcheggio.
La ragazza lo seguì lungo il percorso senza più parlare, ed in cinque minuti arrivarono alla Porsche Cayman del 2008.
-Cavolo!- Commentò la ragazza scuotendo la testa -Ti tratti bene: 295 cavalli, freni in carboceramica, sedili da competizione, cerchi da diciannove...-
-Sei un'appassionata di auto?-
-Se sono come questa sì.- Commentò lei girando attorno all'auto.
-In garage ho anche una F40.- Si lasciò sfuggire lui, quindi scosse il capo -Scusa, sembra che mi stia pavoneggiando. Comunque io sono Alexander... Alex.-
La ragazza scoppiò a ridere, avvicinandosi. Alexander la guardò stupito, chiedendosi che cosa trovasse di improvvisamente così divertente.
-Xander, cerchi di portarti a casa ogni ragazza carina che incontri?-
Alexander rimase a fissarla a bocca aperta, cercando di capire che cosa stesse succedendo. Odiava essere chiamato Xander, e ormai nessuno lo chiamava così. Nessuno tranne una persona, che lo chiamava sempre così per farlo arrabbiare. Era possibile che fosse lei?
-Vediamo se ora mi riconosci.- Disse sfilandosi gli occhiali.
Gli occhi verdi come il mare e il naso coperto di lentiggini lo lasciarono ancora più sbalordito. Senza quegli occhialoni enormi i lineamenti gli sembravano familiari: sicuramente addolciti e più armoniosi, ma comunque riconoscibili. E quegli occhi e quello sguardo erano inconfondibili.
-Kara?- Disse balbettando.
-Finalmente ci sei arrivato, Xander.- Rispose lei avvicinandosi e baciandolo sulle guance. -Avevo pensato di vedere fin dove saresti arrivato prima di accorgerti che ero io. Dall'aria stupida che hai credo che mi avresti tranquillamente portata a letto.-
-Sei... sei...- Alexander la abbracciò con forza -Sei la solita marmocchia dispettosa e pestifera. Ma mi sei mancata tantissimo Kara, davvero.-
-Anche tu sei il solito dongiovanni che pensa alle ragazze invece di occuparsi di me.- rispose lei restituendo l'abbraccio -E anche tu mi sei mancato. Non sai quanto.-
Alexander fece un passo indietro fissandola e scuotendo la testa.
-Dai, sali in macchina: abbiamo mille cose da raccontarci, e non ha senso dirci tutto qui.-
Prese la valigia dalle mani della ragazza infilandola nel bagagliaio, quindi fece cenno a Kara di salire al posto del passeggero.

La macchina sportiva li condusse rapidamente lungo le poco più di dieci miglia che separavano il Los Angeles International Airport da Beverly Hills. Raggiunta la cittadina Kara iniziò a guardarsi attorno ammirata, chiedendogli informazioni sulle persone famose che poteva capitare di incontrare e su chi abitasse dove. Alexander rispose con pazienza, sorridendo per le esclamazioni di sorpresa ogni volta che raccontava di avere incontrato questo o quell'attore a un qualche party.
Non era una celebrità di primo piano, ma le sue foto giravano mostre e musei in tutto il mondo e questo gli apriva molte porte di appassionati di arte moderna.
La casa di Alexander era una piccola villetta a due piani con un bel giardino, insignificante rispetto alle ville faraoniche dei divi di Hollywood ma comunque un'abitazione più che sufficiente per una famiglia e mezzo. Kara commentò con un fischio la casa, e con entusiasmo ancora maggiore la Ferrari F40 rossa parcheggiata nel garage.
-Allora non era una una bugia per portarti a letto la bella bionda.-
-Piantala!- Commentò Alexander spingendola verso le scale che conducevano alla casa vera e propria. Si sentiva in imbarazzo: prima di sapere che quella bella ragazza bionda fosse Kara aveva fatto più di un pensiero a portarsela a letto. Era veramente bella, con un fisico conturbante e la pelle chiara perfetta, ma era anche la bambina che considerava una sorella minore.
La stanza di Alexander e le due stanze degli ospiti erano al primo piano, dove si trovavano anche due bagni. Al pian terreno la cucina, la camera oscura (Alexander amava sviluppare da sé le sue foto, a volte) un teatro di posa ed un salone che dava su un terrazzo.
-Se vuoi rinfrescarti puoi farti una doccia mentre inizio a preparare la cena.- Le propose dopo averle mostrato tutta la casa.
-Sei pure un cuoco?- Commentò lei sorridendo -Capisco perchè le donne cadano ai tuoi piedi. Ci vediamo tra una mezz'ora.-

La stima di Kara in realtà era stata fin troppo ottimista. La ragazza si presentò in cucina quaranta minuti dopo, quando ormai Alexander stava pensando di andare a chiederle se stesse male.
Quando la vide arrivare fece quasi cadere il mestolo di legno che stava utilizzando per cucinare: aveva sciolto i capelli che, naturalmente ondulati, le scendevano fin oltre le spalle. Indossava un paio di occhiali da vista che rendevano il suo volto se possibile ancora più eccitante. Il suo corpo era coperto da un leggero vestito azzurro che le arrivava fino al ginocchio, anche se l'ampio spacco laterale lasciava vedere ad ogni passo buona parte della coscia e la scollatura mostrava l'inizio dei seni, chiaramente liberi dal reggiseno.
-Cosa mi prepara di buono il mio baby sitter?- Gli chiese avvicinandosi ed appoggiandosi al suo petto, senza mostrare di essersi accorta dello sguardo di Alexander.
-Pasta alla carbonara e insalata caprese. Le mozzarelle non sono come quelle italiane, ma ho trovato un produttore che è quasi all'altezza. Il tutto innaffiato da un buon Vermentino di Gallura gelato. Vista la temperatura ho preparato in terrazzo. Se vuoi puoi andare a sederti, mentre finisco di preparare la carbonara. Va cucinata sul momento perchè non si rapprenda.-
-Sono sicura che sarà tutto buonissimo.- Rispose lei con un sorriso.
Dieci minuti dopo erano entrambi seduti a tavola, i piatti ed i bicchieri pieni.
-Propongo un brindisi al nostro nuovo incontro.- Disse alla ragazza prima di iniziare, alzando il bicchiere -Che dopo questo mese assieme non debbano passare altri sette anni prima di rivederci.-
-Lo spero proprio!- Rispose Kara accostando le labbra al bicchiere e bevendo un sorso -Buonissimo, e immagino che la pasta sarà all'altezza. Come mai cucina italiana?-
-E' un Paese in cui sanno mangiare: ci sono stato diverse volte, ed ho un paio di amici che mi hanno insegnato a cucinare.-
Kara assaggiò un boccone di pasta, lasciandosi sfuggire un sospiro di soddisfazione
-Buonissima, Xander.- Gli disse prendendo nuovamente il bicchiere del vino -Direi che hai avuto un bel successo dopo essere andato via di casa. Evidentemente non eri fatto per vivere chiuso in un ufficio”-
-Già, direi proprio di no. Anche se molto è dovuto alla fortuna. Le mie foto sono state viste dalle persone giuste nel momento giusto, altrimenti probabilmente sarei un bravissimo fotografo del National Geographic e non un artista emergente.-
-Sai una cosa?- continuò Kara sfruttando un breve attimo in cui la sua bocca non era piena di cibo o di vino fresco. -L'anno scorso sono stata sei mesi a Parigi per un progetto dell'università, e ho visto la tua personale al Palais de Tokyo. Le mie compagne non volevano credermi quando ho detto che mi avevi fatto da baby sitter.-
-Forse non avresti dovuto raccontare di quella volta che ho dovuto pulire il tuo vomito per tutto il bagno prima che tornassero i tuoi. Fortunatamente quella sera ho preferito mangiare un toast!-
Kara scoppiò a ridere -Oddio, che ricordi! Chissà cosa direbbero se glielo raccontassi veramente.- Si interruppe per un attimo. -Parlami di tua moglie.-
Alexander la guardò perplesso.
-I tuoi genitori mi hanno solo detto che sei sposato, ma tua mamma ha subito cambiato discorso. In più in casa tua ci sono una decina di quadri con riproduzioni di foto scattate da te, ma nessuna di una donna che possa essere tua moglie o di voi due assieme. Come mai?-
-Accidenti, sei peggio di un investigatore.- Commentò Alexander sospirando -Mia moglie odia le fotografie, per questo non ci sono foto di noi due assieme. E per via del mio lavoro e del suo spesso passiamo diverse settimane senza vederci, quindi preferiamo non avere in casa foto che possano rendere più dolorosa l'attesa a chi aspetta. Mia madre... bè, loro due non si piacciono molto. Ma parliamo di te piuttosto: lascio una ragazzina timida, impacciata e insicura e ritrovo...-
-Una brillante studentessa di legge che fa girare la testa ai ragazzi?- Kara rise -Xander, non fare il finto torno: so bene l'effetto che faccio agli uomini. Comunque non lo so... a volte il brutto anatroccolo si trasforma veramente in cigno. Quando te ne sei andato ero una ragazzina troppo alta per la sua età, piatta e insicura, ma tempo un anno e il mio corpo si è trasformato. Credo che succeda più o meno a tutti, ma mi sono resa conto che quando al posto degli spigoli sono comparse le curve nei posti giusti i ragazzi trovavano anche questo volto più carino. E una volta capito che potevo essere attraente forse ho trovato anche la sicurezza nei miei mezzi che mi serviva per avere successo nello studio.”
-Bè, sono contento. Ma come mai adesso sei in crisi? Mia madre mi ha detto che hai avuto qualche problema.-
Kara alzò le spalle. -Non so, forse chiedo troppo a me stessa. Devo avere sempre i migliori risultati all'università, essere sempre brillante e simpatica con gli amici, dire sempre di sì quando loro e i colleghi mi proponevano di uscire, non essere mai lamentosa con il mio ragazzo.- A questa parola Alexander sentì una fitta di gelosia, che subito represse. -Alcuni dei miei colleghi hanno provato a farmi provare la cocaina con loro, ma ho rifiutato. Quando mi sono resa conto che stavo per crollare ho deciso che avevo bisogno di staccare. Forse anche io sono fatta per una vita intorno al mondo.-
-Se vuoi staccare per un po' direi che in questo mese avrai tutto il tempo di ricaricarti le pile. Tra tre giorni si parte per i Caraibi.- Commentò Alexander prendendole una mano. -Quanto al resto, credo che una ragazzina pestifera e pedante come te potrebbe diventare un grande avvocato, quindi non credo che sia il caso di sprecare il tuo talento per un attimo di crisi. Quante persone conosci che a ventun anni sono in procinto di laurearsi?-
-Scemo!- Commentò lei mostrandogli la lingua. -Comunque vedremo.-
Per tutto il resto della cena ricordarono episodi dei tempi passati, quindi uscirono incamminandosi verso la città per una passeggiata. Lungo la Walk of Style incontrarono alcuni volti noti, ma Kara si comportò come Alexander le aveva chiesto rivolgendo al massimo un sorriso alle celebrità che incontravano.
Verso le undici e mezza il tempo iniziò a guastarsi, ed i due decisero di tornare a casa ed andare a dormire. Prima di chiudersi nella sua stanza Kara gli augurò la buonanotte con un bacio sulla guancia che lo fece quasi arrossire. Infilandosi nel letto Alexander si disse che se qualcuno gli avesse detto che la piccola peste a cui era così affezionato sarebbe diventata quella splendida ragazza si sarebbe messo a ridere.

Il tuono lo svegliò nel mezzo della notte. Era stato un colpo fortissimo, che aveva fatto tremare i vetri. Dopo una trentina di secondi ecco un lampo, seguito da un altro tuono vicino... Era un temporale particolarmente forte, pensò alzandosi sui gomiti ripensando mentalmente se aveva chiuso bene le persiane di tutte le finestre.
Un altro tuono quasi nascose i colpi battuti contro la porta della sua stanza, ma subito dopo i colpi la porta si aprì rivelando la figura di Kara.
-Xander...- iniziò restando sulla porta. Alexander ricordò che da piccola Kara aveva il terrore dei temporali e dei fulmini. Evidentemente la paura non le era mai passata, a giudicare dal volto spaventato che si intravedeva nella penombra. A direi il vero faticava a guardare il volto: Kara indossava un paio di short ridottissimi ed una canottiera che non faceva altro che evidenziare il petto che si alzava ed abbassava in maniera convulsa. -Scusa se ti disturbo, ma sai che ho sempre avuto paura dei temporali.-
Come a rafforzare le sue parole un fulmine cadde poco lontano dalla casa, facendola urlare e correre verso il letto. Alexander si alzò seduto prendendole la testa tra le mani.
-Stai tranquilla, Kara. Non succede niente, ok? Sei qui in casa mia al sicuro. Se vuoi puoi dormire qui.-
-Posso?- Gli chiese lei con voce tremante.
-Certo, il letto è grande. E poi non credo che riuscirò a dormire con questa pioggia.-
-Grazie, Xander.- Gli disse stendendosi sul letto e dandogli le spalle.
Alexander si stese a sua volta alle sue spalle, accarezzandole un braccio come per farla addormentare.
-Dormi, peste.- Sussurrò socchiudendo gli occhi e continuando ad accarezzarla meccanicamente.
A poco a poco sentì il respiro della ragazza farsi più regolare, e man mano che il temporale diminuiva d'intensità il suo corpo rilassarsi. Si era quasi addormentato quando sentì Kara girarsi.
Alzandosi nuovamente sui gomiti la vide girata su un fianco, a pochi centimetri da lui.
-Direi che sta smettendo.- Gli disse sussurrando
-Già. Passata la paura?-
-Sì.- Rispose lei -Credi che tua moglie se la prenderebbe se dormissi qui per questa notte?-
Alexander rimase per qualche secondo in silenzio.
-Vedi, stiamo separati a lungo durante l'anno, quindi sa che ogni tanto condivido il letto con qualche altra donna. Una dormita innocente con la piccola peste a cui facevo da baby sitter non le darà nessun fastidio.-
-Bene.- Kara attese per essere sicura che non ci fossero obiezioni da parte di Alexander -E se non fosse una dormita innocente?-
Prima che lui potesse reagire Kara si mise seduta a gambe incrociate e si sfilò la canottiera. La luce che filtrava dalla finestra illuminava le rotondità perfette dei seni che si alzavano e abbassavano con il respiro. Erano magnifici, forse una 34D con i capezzoli piccoli e scuri. Kara si stese nuovamente di fianco a lui, più vicina.
-E' da quando avevo tredici anni che ho una cotta per te.-
Alexander non sapeva come reagire. Era attratto da Kara, e il rapporto con sua moglie era più aperto di quanto avesse detto alla ragazza, ma lei era... no, non era più una bambina. Però era come se lo fosse.
-E il tuo ragazzo?- Chiese sperando di avere una scusa per fermarsi.
-Ci siamo lasciati un mese fa. Credo che si sia subito consolato con un'altra studentessa. I borsisti sono fatti così.-
Quindi è stata con un ragazzo molto più grande. Il pensiero lo sollevò, finchè non si rese conto che il motivo era che probabilmente un ragazzo molto più grande di lei l'avrebbe portata ad avere una vita sessuale più attiva e completa.
Prima di rendersene conto le labbra avevano colmato la distanza che le separava da quelle di lei, ed una mano aveva cominciato ad accarezzare i seni morbidi e sodi allo stesso tempo.
Kara rispose al bacio quasi con irruenza, attirando a sé il suo volto con una mano dietro la nuca e cercando con la lingua quella di lui.
Alexander sentì la mano della ragazza scendere tra le sue gambe infilandosi nei pantaloni da basket che usava come pigiama. La mano si strinse sul cazzo già eretto, accarezzandolo e saggiandone consistenza e dimensioni. Alexander sapeva di essere ben messo: non era superdotato, ma aveva una lunghezza e larghezza leggermente superiori alla media, quanto bastava per impressionare positivamente le ragazze con cui si trovava ad amoreggiare.
Soddisfatta dalla sua esplorazione la ragazza si staccò dal bacio, girandosi sul fianco e cominciando a sfilarsi i pantaloni. Alexander approfittò del momento per dedicarsi ai seni della ragazza. Tenendoli tra le mani abbassò il volto verso i capezzoli, leccandoli e mordendoli delicatamente strappando a Kara gemiti di piacere. La ragazza era ormai completamente nuda, e Alexander fece scivolare una mano dai seni verso il monte di Venere quindi verso le labbra umide. Il pube di Kara era completamente depilato, sicuramente in previsione del caldo della vacanza.
Prima che avesse il tempo di abbassare il volto per assaporare il sapore dell'ex peste, questa lo fece girare sulla schiena mettendosi a cavalcioni su di lui.
-Scusa.- Gli disse prendendo con una mano il cazzo e appoggiandolo all'imbocco della vagina -Ti dispiace se passiamo subito alle cose serie? Sono quasi dieci anni che aspetto questo momento.-
Appoggiando le mani sul suo petto si calò verso il basso, accogliendo il membro nel suo corpo con un gemito. Puntellandosi con le mani iniziò a muoversi su quel palo di carne, facendolo entrare ed uscire nel suo corpo gemendo per il piacere.
Alexander la guardava estasiato: Kara si muoveva come una danzatrice del ventre, ed i suoi muscoli vaginali stringevano il suo cazzo massaggiandolo in una maniera stupenda. I seni che ondeggiavano ritmicamente attiravano il suo sguardo in maniera ipnotica. Li prese tra le mani, stringendoli e premendoli in alto nel modo che aveva capito essere il preferito di Kara.
La ragazza adesso urlava, senza timore di poter essere sentita da vicini troppo lontani anche per sentire uno sparo. Alexander era stupito dalla carica sessuale che esprimeva la ragazza senza minimamente trattenersi.
-Kara.- La chiamò lui quando sentì avvicinarsi l'orgasmo. Si rendeva conto di non avere indossato il preservativo. I suoi rapporti erano sempre protetti o con persone che facevano test periodici, ma non voleva correre il rischio di mettere incinta la ragazza.
-Sì...- Rispose lei guardandolo con occhi vitrei -Anche io. Non ti preoccupare, cerca solo di resistere ancora un poco.-
Alexander si concentrò per trattenersi ancora per qualche istante, sentendo Kara accelerare i suoi movimenti e aumentare i gemiti. Un urlo più forte degli altri annunciò l'orgasmo di Kara, e Alexander si lasciò andare venendo nel suo ventre, spingendo verso l'altro come a voler iniettare ancora più a fondo lo sperma in quel corpo magnifico.
Stesi una sopra l'altro i due rimasero per alcuni minuti in silenzio, respirando con affanno.
-So che sembrerà banale.- Iniziò lui, parlando alla testa di Kara affondata nella sua spalla -Ma... a cosa stai pensando?-
-Mi prenderai in giro per sempre se te lo dico.- Rispose lei senza muovere la testa.
Alexander iniziò ad accarezzarle dolcemente la schiena
-E tu dimmelo lo stesso.-
-Penso che me l'immaginavo più romantico quando da ragazza mi masturbavo pensando a te.- Disse alla fine alzando la testa. I suoi capelli arruffati coprivano parzialmente il volto congestionato che appariva ancora più bello. -Ma così è stato anche meglio.-
Alexander la baciò.
-Sì, credo che ti prenderò in giro per sempre.- Ridendo fermò le mani di lei che cercavano di schiaffeggiarlo. -Posso chiederti quanto tempo era che non...-
-Facevo sesso?- Gli chiese appoggiando il mento al suo petto -Mi sono lasciata con il mio ragazzo un mese fa, ma già da due mesi non lo facevamo più.-
-E non hai... con nessun altro?-
Kara lo guardò accigliata
-Mi hai presa per una che scopa con il primo che capita?-
-No, no. No di certo.- Si affrettò a rispondere Alexander. -Immagino che ne avessi una gran voglia.-
-Te ne sei accorto? Bè, quella era anche dovuta agli anni di attesa.-
Alexander la baciò nuovamente.
-Ti va se torniamo a dove ci eravamo interrotti?- Le chiese accarezzandole un seno.
-Se va a te sì.-
Alexander si girò su un fianco, sfilandosi dal ventre di Kara e pulendo alla meno peggio con un fazzoletto lo sperma che usciva dalla vulva.
Facendola sdraiare su un fianco con le gambe allargate iniziò a baciarla sulla pancia piatta e invitante scendendo lentamente verso il pube. I succhi di Kara erano già abbondanti, e Alexander iniziò ad assaporarli con piacere.
Sentendola muoversi si staccò per un attimo, cercando di capire che cosa intendesse fare. Pensava che Kara volesse mettersi in una posizione più comoda, ma Kara lo sorprese girandosi in modo da avere il volto all'altezza del suo cazzo.
-Spero non ti dispiaccia.- Gli disse prima di avvolgere il membro tra le labbra.
Alexander rimase per qualche istante immobile, stupito: si aspettava che Kara fosse titubante e inesperta, ma si stava dimostrando una pompinara di altissimo livello. Aveva conosciuto poche donne brave come lei nell'arte del sesso orale. Affondò nuovamente il volto tra le sue cosce riprendendo il sessantanove, intenzionato a portarla ad un nuovo orgasmo prima che lei facesse lo stesso con lui.
Kara però non era della stessa idea.
-Xander.- Lo chiamò dopo qualche minuto di fellatio. -Così è bello, ma voglio sentirti ancora dentro. Se vuoi puoi comunque... venirmi in bocca.-
Le ultime parole erano uscite frettolosamente, come se si vergognasse a pronunciarle
-Come vuoi tu.- Rispose Xander mettendosi seduto sul letto a gambe incrociate. L'idea di affondare di nuovo nel ventre di Kara per poi venire tra le sue dolci labbra era tutt'altro che sgradita. -Come vuoi farlo?-
Kara si girò verso di lui, abbassandosi per leccare il glande.
-Prendimi da dietro.- gli disse mettendosi carponi sul letto.
Alexander si posizionò dietro di lei, guardando con ammirazione il bellissimo culo. In quella posizione erano esposti sensualmente sia la vagina che l'ano, e si trovò a chiedersi se l'ex ragazzina timida e impacciata avesse perso anche la seconda verginità. Ripromettendosi di scoprirlo accostò il glande all'imbocco della vagina, quindi spinse con un colpo deciso entrando fino in fondo.
Kara accolse la penetrazione con un grido soffocato dal cuscino. Alexander in quella posizione poteva decidere il ritmo e la profondità della penetrazione: si poteva definire un buon amatore, e sotto i suoi colpi presto la ragazza iniziò ad incitarlo spingendo all'indietro il culo per essere penetrata più a fondo.
Alexander si chiese se Kara fosse veramente così eccitata per via dei tre mesi di astinenza e per quello che provava nei suoi confronti. Aveva il sospetto che la ragazza avesse una sessualità prorompente che cercava di tenere nascosta persino a sé stessa per vincoli morali. Ricordava che la famiglia era molto religiosa, e già fare sesso prima del matrimonio per Kara doveva essere stato un gesto di ribellione enorme nei confronti di quello che le era stato inculcato sin da bambina.
Il forellino che si presentava invitante davanti ai suoi occhi continuava ad attirare la sua attenzione. Lo stato di eccitazione di Kara lo convinse a provare: dopo averlo lubrificato con la saliva, portò l'indice della mano desta verso lo sfintere, accarezzandolo dolcemente. Kara si irrigidì solo per un impercettibile istante, quindi tornò a rilassarsi e a godersi la penetrazione. Alexander provò a forzare lo sfintere, ed il dito scivolò dentro senza eccessive difficoltà. Incoraggiato da questa prima penetrazione provò ad inserire anche il medio. Anche questo dito entrò senza eccessive resistenze da parte della giovane, concentrata sul membro che affondava nella sua vagina.
Ormai il culo di Kara era diventato una curiosità da soddisfare: uscì dal suo ventre ed appoggiò il glande allo sfintere. Questa volta la ragazza si irrigidì decisamente, ma mantenne la testa affondata sul cuscino senza dire nulla. Alexander ebbe un attimo di ripensamento: forse la ragazza aveva già fatto sesso anale e quasi sicuramente non gli avrebbe negato nulla, ma gli aveva chiesto di scoparla per poi venirle in bocca, non gli sembrava giusto cambiare i piani per il suo esclusivo piacere.
Tornò ad immergersi nel suo ventre, sentendola rilassarsi e ricominciare a contrarre e decontrarre involontariamente i muscoli vaginali per accrescere il piacere.
Anche questa volta l'orgasmo di Kara fu accompagnato da urla di piacere che in un condominio avrebbero svegliato tutti i vicini, ma Alexander riuscì a trattenersi dall'inondare nuovamente il ventre della giovane ragazza.
Si stese invece sulla schiena della ragazza, facendola stendere a sua volta sul letto. Sdraiato sopra di lei attese che il respiro tornasse normale, quindi si sfilò dal suo ventre.
-Se non vuoi non sentirti obbligata.- Le disse quando lei si girò con il volto arrossato.
-E dovrei lasciarti in questo stato?- Rispose lei sorridendogli e accarezzandogli il cazzo ancora umido per i suoi umori -Vuoi proprio farmi sentire in colpa?-
Come se fosse la cosa più naturale del mondo si chinò sul suo cazzo prendendolo in bocca e masturbandolo. Alexander si abbandonò con la testa sul cuscino, consapevole che la sua resistenza non sarebbe durata a lungo. Dopo nemmeno due minuti infatti sentì un torrente di sperma risalire lungo il suo membro riversandosi nella bocca di Kara. La ragazza esitò solo per un istante, quindi continuò a succhiare ingoiando ogni goccia del suo seme.
Solo quando fu sicura che il membro fosse completamente svuotato si abbandonò con la testa sul suo petto.
-Grazie.- furono le ultime parole che sentì Alexander prima di addormentarsi.


L'aroma familiare dell'espresso riportò Alexander alla veglia. Aprendo gli occhi vide la stanza illuminata, e davanti agli occhi una tazzina fumante, tenuta da dita sottili e curate.
Alzando lo sguardo dalla tazzina si trovò davanti il volto splendido di Kara, che lo guardava sorridendo.
-Buongiorno dormiglione!- Gli disse appoggiando la tazza sul comodino, dove già si trovavano appoggiate un'altra tazza e dei croissant. Si sedette sul letto di fianco a lui. -Ti ho portato la colazione a letto, dato che non accennavi ad alzarti da solo.-
Kara doveva essersi fatta una doccia prima di alzarsi e preparare la colazione, dato che aveva un buon profumo di doccia schiuma. Aveva indossato un paio di shorts e una maglietta piuttosto larga e i capelli erano legati in una coda di cavallo, ma anche in questa versione casalinga era comunque bellissima.
-Grazie.- Alexander si mise seduto, rendendosi conto con imbarazzo di essere ancora nudo. Kara non diede nessun segno di avere notato la sua nudità o di esserne scandalizzata. Effettivamente dopo la notte che avevano passato sarebbe stato fuori luogo. -Kara, forse è il caso che parliamo di quello che è successo stanotte e del viaggio. Ancora non ti ho spiegato i dettagli.-
-Certo.- Rispose Kara con un sorriso disarmante. -Prima facciamo colazione, poi tu andrai a farti una doccia, poi potremo parlare di tutto. Tanto l'aereo parte domani.-
Sotto la doccia Alexander pensò a lungo alle quello che doveva dire a Kara. Aveva paura che la ragazza si innamorasse o si fosse già innamorata di lui, quindi doveva mettere in chiaro che era innamorato di sua moglie, anche se ogni tanto la tradiva.
La seconda cosa da fare era spiegare come sarebbe stata strutturata la vacanza... anche se nel suo caso sarebbe stata l'occasione per un paio di servizi fotografici. Decise di non dire nulla a Kara del contesto in cui si sarebbe trovata: aveva paura che si scandalizzasse, ma forse trovandovisi davanti e scoprendo le persone a poco a poco lo avrebbe accettato. Era senza dubbio una ragazza estremamente intelligente, e sperava che avrebbe saputo accettare ciò che si sarebbe trovata di fronte.

Kara lo aspettava seduta su un divano del salone, leggendo un libro.
-Allora, Xander, dimmi quello che mi devi dire riguardo a ieri sera.-
Alexander si sedette sul divano vicino alla ragazza.
-Kara, quello che è successo ieri sera è stato bellissimo e tu mi piaci molto, veramente, al di là del rapporto che c'è tra di noi. Ma...-
-Ma ami tua moglie e hai paura che io mi innamori di te, giusto?- Lo interruppe lei sorridendo. -Xander, me l'hai già detto ieri. Ti adoro, ma so che quello di stasera è il massimo che posso avere. Sono un po' come un bambino che va a Disneyworld: sa che dovrà tornare a casa, ma non per questo è meno contento di esserci. D'altro canto io e te abbiamo un rapporto che va al di là di quello che è successo ieri, no? E il fatto che tu sia sposato o io fidanzata non cambia nulla. Anzi, spero di diventare amica di tua moglie.-
Xander la guardò scettico.
-Sei seria?-
-Serissima. Va tutto bene. Certo, se oggi volessimo concederci il bis ne sarei felice.-
Alexander si mise a ridere.
-Sono contento che tu la pensi così. Quanto al bis, oggi ho ancora da ultimare tutti i preparativi, ma credo che qualche minutino libero per te potrei anche trovarlo.-
-Lo spero per te.- Rispose lei abbracciandolo.

Il resto della giornata fu occupato dai preparativi per la partenza. Alexander aveva in programma un mese nei Caraibi, la prima parte su una barca noleggiata da un amico e la seconda ancora da organizzare.
Cenarono presto, in modo da partire per le undici e arrivare all'aeroporto con il dovuto anticipo.. Erano attesi da un volo di trasferimento verso Miami, da cui sarebbe partito il volo che li avrebbe condotti a La Romana, nell'estremità orientale della Repubblica Dominicana, dove avrebbero trovato ad attenderli la barca da crociera su cui avrebbero passato la prima metà del viaggio.
Per tutta la giornata Kara evitò di tirare in ballo il discorso affrontato in mattinata, al punto che Alexander pensava che la ragazza avesse rinunciato. Dopo la cena Alexander si rintanò in camera per un riposino, dato che non avrebbero dormito molto durante il viaggio.
Aveva appena chiuso gli occhi quando sentì la porta aprirsi. Si girò sorridendo, riconoscendo la figura di Kara in piedi sulla porta.
-Pensi di potermeli dedicare quei cinque minuti?-
Il sorriso della ragazza era disarmante. Rispose con un cenno del capo, e Kara fece un passo nella stanza chiudendo la porta. Con un gesto rapido e armonioso si sfilò prima la maglia quindi i pantaloni, rimanendo completamente nuda.
-Risposta esatta.- Mormorò stendendosi sul letto e baciandolo.
Affondato nel ventre di Kara Alexander cercava di concentrarsi sul piacere proprio e su quello della ragazza stesa sulla schiena sotto di lui, ma non riusciva a non pensare al suo foro posteriore.
-Kara, ieri stavo per fare una cosa.- Le disse fermandosi e baciandola.
-Sì.- rispose lei irrigidendosi per un attimo e accarezzandogli il volto.
-Mi chiedevo se...-
-Tutto quello che vuoi.- Lo interruppe attirandolo a sé e affondando la lingua nella sua bocca.
Alexander uscì dalla vagina e la fece spostare sul bordo del letto in modo che le gambe fossero fuori dal materasso. Si inginocchiò quindi tra le sue cosce, leccando alternativamente la vagina e l'ano.
Kara sembrava apprezzare la stimolazione, e non si ribellò nemmeno quando Alexander infilò prima un dito poi due. Era sempre più convinto che la ragazza avesse già provato la penetrazione anale, ma probabilmente doveva essere stata una stimolazione sporadica.
Si mise in piedi alzando le gambe di Kara e appoggiandole sul suo petto, in modo da avere le caviglie appoggiate alle spalle. Il petto della ragazza si alzava ed abbassava in sincrono con il respiro leggermente affannato, segno dell'eccitazione che provava. Quando appoggiò il glande allo sfintere Kara si irrigidì per un attimo, quindi si rilassò sorridendogli.
-Va tutto bene, continua pure.-
Alexander attese un attimo, quindi iniziò a spingere. Lo sfintere si allargò a poco a poco accogliendo il membro senza troppa difficoltà. Era elastico ma stretto, segno che se Kara aveva già praticato il sesso anale non doveva averlo fatto troppo spesso, e sicuramente non nell'ultimo periodo. Quando il suo pube fu a contatto con le natiche di Kara si abbassò a baciarla.
-Sei stata brava.- Le disse, quindi cominciò a muoversi avanti e indietro facendo attenzione a non spingere troppo forte.
Si accorse presto che la sua preoccupazione era eccessiva: Kara iniziò quasi subito a dimostrare di gradire la penetrazione, le smorfie di dolore si trasformarono in sospiri, e dopo pochi minuti iniziò ad incitarlo a scoparla più forte.
Sorpreso per questa ennesima trasformazione non si lasciò pregare, cominciando a fotterla con forza. Accorgendosi dell'avvicinarsi dell'orgasmo pensò che sarebbe stato bello vedere il corpo e il volto della ragazza coperto dal suo sperma, ma la stretta dell'ano sul suo cazzo era troppo piacevole per rinunciarvi. Aumentò il ritmo della scopata fino ad arrivare a scaricare il contenuto dei testicoli nel culo di Kara, mentre la ragazza veniva contemporaneamente accarezzandosi furiosamente il clitoride.
Si lasciò andare su di lei, giacendo a lungo sul suo corpo prima di alzarsi e prepararsi per il viaggio.
Note finali:
"Per commenti sui racconti e sui personaggi, consigli e suggerimenti scrivete pure a realdarkknight83@gmail.com.
Ho modificato l'indirizzo mail in quanto quello precedente è stato violato."