i racconti di Milu
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Quella piovosa mattinata di febbraio alle ore undici io avevo un appuntamento molto influente con un affermato e stimato esperto. Lui era in realtà un uomo attorno ai cinquant’anni d’età, oserei affermare affascinante e aggraziato, con gli occhi grandi ben rimarcati sotto una preziosa montatura d’occhiali, le labbra sottili, ma con una barba così maltenuta forse di proposito che non scorderò più in nessun caso. Lui si era lietamente unito in matrimonio con una mia conoscente già da cinque anni e aveva dato il suo individuale contributo alla cittadinanza aumentandola in tal modo con due bimbi che assomigliavano tutto suo padre, stando alle parole manifestate apertamente e brillantemente dallo stesso.

Io in quell’occasione quel rispettato e stimato consulente dovevo sennonché obbligatoriamente vederlo, per ratificare delle pratiche necessarie peraltro indilazionabili per l’acquisto di quella moderna e nuova casa che avevo in mente, così mi preparai di tutto punto con un bel completo, poco trucco abbinato ai miei orecchini di perla preferiti, il mio solito profumo alla fragranza di fiori, che sapevo avrebbe fatto per gradi il suo intrinseco e naturale potente effetto. Le calze, il reggicalze e niente mutandine, poiché dovevo conquistare quel corpo conturbante, ostinato e puntiglioso accomodato in quella scrivania, per convincerlo e per spingerlo che in conclusione quella casa doveva essere mia, contro ogni forma di burocratica e di metodica ribellione.

Giampietro, questo il suo nome, aveva uno stile da non sottovalutare, molto fiuto e un innato intuito per le cause che potevano produrre realizzando molti più quattrini di quanto la sua nota spese potesse richiedere. Io nel frattempo avvisai la sua stretta collaboratrice della mia presenza, una signorina nondimeno rude e sgraziata, per di più acre e irritante come uno yogurt già alquanto degenerato, anzi, abbastanza scaduto, sennonché lui m’accolse nel suo studio con un modo di fare competente, determinato ed elegante. Io gli strinsi la mano con calore e con un sorriso che credo lo conquistò fin da subito incantandolo, in seguito m’accomodai di fronte a lui alla scrivania, depositai determinata le mie richieste prima di siglare il tutto, lui prestò attenzione con notevole coinvolgimento, in seguito quando la sua penna stilografica cadde per terra si chinò per raccoglierla, gesto questo d’altronde probabilmente non del tutto fortuito, così io ne approfittai beneficiando dell’occasione e spostai la mia gamba spalancandogliela, rivelandogli raffinatamente che di sotto non indossavo nulla, per il fatto che ero lucidamente predisposta e pronta concretamente a tutto.

Quando lui si rialzò era già rubicondo in viso, eppure il suo sguardo fu un chiaro e innegabile messaggio d’approvazione, un annuncio limpido d’un completo ed effettivo benestare, visto che da come si poteva ben desumere e immaginare tutto ciò accadde in brevissimo tempo, sì, ma come avvenne realmente? Lui pigiò un bottone rosso sulla tastiera del telefono e riferì alla donna secca e sciupata della segreteria, che avrebbe potuto recapitare determinate pratiche dall’ufficio ai piani superiori, che sarebbe dovuta recarsi in banca lasciandoci opportunamente in tal modo da soli per discutere e per trattare nella maniera migliore, negoziando attentamente in ultimo su come poter procedere. Lui andò verso la porta, diede due giri di chiave alla serratura e rivolgendosi a me con la voce amorevole e soave, visibilmente elettrizzata mi disse:

“Molto bene signorina Alessia, adesso veniamo ai fatti. Al momento abbiamo oltre due ore di tempo interamente per noi. Che cosa ne dice di cominciare e d’approfittare così di quest’irripetibile occasione, dal momento che è senza timore uno speciale tornaconto senza eguali?”.

In quell’esatto momento, invero, sarà stata la sua inattesa e sorprendente impazienza, quanto il suo energico e risoluto modo d’agire e di fare, però io placidamente acconsentii e mentre mi sfilavo la sottana rimanendo solamente con la blusa lui si rivolse nella mia direzione facendo altrettanto. Quando io lo vidi disadorno e scoperto non credetti per quello che scrutavo: non soltanto era a meraviglia ben costituito, bensì era dotato d’un suggestivo quanto conformato cazzo, la lanugine dell’inguine era in ordine, a quel punto io non potei che cominciare a lisciarlo inaugurandolo con entrambe le mani sentendolo manifestamente indurirsi sempre di più. Lui ansimando mi lasciò bonariamente fare, ben visibile e innegabile d’altronde che io gli avrei fornito un inedito benessere, procurandogli un elevato piacere, quel godimento dunque che accende e che infiamma per l’appunto due corpi perfettamente in sintonia tra di loro, così mentre stavo mordicchiando e succhiando quel suo prezioso quanto saporito cazzo, mi lasciai totalmente sagomare e quando lui volle affondarmi il focoso cazzo da dietro, io lo lasciai placidamente fare fino alla totale immoralità e alla complessiva perdizione dei sensi.

Quando alla fine, estemporaneo e inatteso giunse l’acme del piacere, dal momento che erano trascorsi oltre tre quarti d’ora di costanti vicissitudini, mai come prima io mi sentii ardentemente ammaliata, inebriata e rapita da quell’evento, giacché nel frattempo era alquanto bizzarro e insolito vedere lui completamente sfinito e serenamente appagato lì accanto, dopo avermi totalmente sborrato addosso tutta la sua appassionata e focosa liquida energia imbrattandomi in abbondanza il seno, vederlo infine stravaccato su quella poltrona di cuoio con le gambe spalancate affrancato da quel lussurioso benessere.

In un baleno tutto ricomparve assettato e sistemato come prima, noi due ci ricomponemmo di nuovo alla scrivania puliti e rinfrescati, con un sorriso adatto e calzante di convenienza e di tornaconto per l’avventurosa e fausta occasione, sennonché in conclusione bussarono alla porta. La segretaria con un tempismo eccezionale rientrò con un’aria affannata e collocò boccheggiante varie cartelle sulla scrivania guardandomi con diffidenza e con sfiducia, nel tempo in cui io mi rimettevo pacificamente il rossetto sulle labbra, visto che da dietro lo specchietto la raggelai con uno sguardo, in seguito lei uscì nel momento esatto in cui Giampietro mi comunicò:

“Perfetto signorina Alessia, un inappuntabile vantaggio e un ottimo affare direi, perché adesso la casa è completamente di sua proprietà”.

Dopo pochi istanti uscii da quello studio stringendogli la mano, mentre lui me la baciò facendomi promettere di poterlo rivedere, circostanza che avvenne però di rado e solamente quando la segretaria era fuori per compiere e per sbrigare degl’incarichi. Una sera lui mi telefonò, in quanto io ero seduta nel soggiorno della mia nuova casa e mi disse con un tono misuratamente addolorato e desolato che non poteva più vedermi, malgrado ciò, quasi in maniera brutale, implacabile e vendicativa io di rimando bruscamente gli risposi:

“Caro Giampietro, io non credo né ritengo tuttavia che questo sia un mio concreto grattacapo” - manifestai io un po’ distaccata e inanimata, quasi altezzosa e sprezzante, insinuando il concetto e il giudizio verso sua moglie peraltro disunita, indolente e alquanto ormai spolpata.

L’episodio più allettante, più avvincente ed entusiasmante in conclusione fu, che lui non volle neppure che io gli pagassi la parcella per il lavoro svolto come dagli accordi e dai riscontri in precedenza stabiliti. Quando s’afferma e si sostiene per l’appunto e a conti fatti si comunica per certo, che è stato un incarico giustappunto eseguito con grande economia e specialmente in totale risparmio.

{Idraulico anno 1999}