i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Mi chiamo Antonella e ho un’amica del cuore che si chiama Tiziana.

Ci conosciamo sin da bambine e abbiamo fatto il percorso scolastico insieme fino all’università. Ovviamente abitavamo e studiavamo assieme e abbiamo sempre diviso le nostre esperienze, comprese lo scambio di ragazzi o farlo in quattro, ognuna col proprio moroso, nell’appartamento che dividevamo.

Ora siamo rientrate nella nostra città per la magistrale e non viviamo più insieme. Ciò significa che siamo forse un po’ meno libere, vivendo ognuna a casa propria (ma i nostri genitori non si impicciano nelle nostre cose), ma ci frequentiamo continuamente sia in facoltà che fuori.

Nello studio siamo due secchione, o forse siamo fortunate perché ci riesce tutto facile e il nostro curriculum è di tutto rispetto. Studiamo alternandoci a casa sua o a casa mia e i miei genitori la considerano quasi un’altra figlia, così suo padre per me (ha perso la madre qualche anno fa).

Il problema è stato proprio questo studiare insieme.

Io e Tiziana non abbiamo mai avuto problemi a parlarci francamente, anche delle cose più scabrose, e così mi ha sorpreso la sua titubanza un pomeriggio che venne a casa mia per la solita sessione di studio.
Entrò senza la sua solita gaiezza salutando i miei velocemente e, in camera mia, pareva svogliata, distratta. Mi decisi a chiederle cosa non andasse e lei esitò parecchio prima di dirmelo:

- Antonella……. Il fatto è che dovrei dirti una cosa ma…… mi vergogno un po’ a chiedertela ma…….. tu che ne pensi di mio padre? –

Suo padre, Giacomo, è un cinquantenne mantenutosi in buona forma fisica. Simpatico, gigione quando occorreva, sempre allegro e di buona compagnia. Questo fino alla scomparsa della moglie. Da allora è diventato schivo, solitario, anche quando vado a casa loro, se pur mi saluta allegramente, vedo una tristezza profonda nei suoi occhi.

Parlai schiettamente a Tiziana dicendole quanto volevo bene a suo padre e come mi dispiacesse vederlo cambiato, che speravo potesse tornare quello di un tempo trovando magari un’altra compagna per la vita.

- E’ proprio questo il problema Anto, due settimane fa ho sorpreso papà a masturbarsi al computer. Ero rientrata prima del previsto e non sapevo fosse in casa. Si è affrettato a coprirsi e spegnere il computer ma era evidente cosa stesse facendo. Io ho fatto finta di niente, d’altronde povero papà è da quando è andata via la mamma che non ha una donna, capisco i suoi bisogni. –

- Ma non potrebbe trovare un’altra? E’ un bell’uomo, non dovrebbe avere difficoltà, o forse teme che tu non l’accetteresti? –

- No, no, con papà ho sempre parlato liberamente e gliel’ho anche detto che non avrei avuto problemi se si fosse accompagnato di nuovo. Poverino, non può restare da solo per sempre, però mi disse che non era ancora pronto e poi non abbiamo più ripreso il discorso…. Fino a ieri –

- Ieri? –

- Sì, ieri, l’ho sorpreso nuovamente a masturbarsi al computer, solo che non mi ha sentito e ho fatto in tempo a vedere che sullo schermo c’era una foto…….. una delle foto che facemmo due anni fa al mare io e te –

- Vuoi dire che si segava guardando una tua foto? Oddio…….. Titti, questo è incesto, non posso credere che tuo padre e tu………. –

- No, che hai capito? Mi fa orrore solo pensarlo, e anche a lui. Gliel’ho chiesto esplicitamente se provasse una qualche pulsione per me ed è saltato indietro come se l’avessero percosso. No……. La foto su cui si masturbava l’avevo scattata io……….. era quella in topless sotto l’ombrellone……….c’eri tu –

Rimasi annichilita. Non mi aspettavo assolutamente una cosa del genere. Poi mi ripresi e cercai di fare coraggio a Tiziana non intuendo ancora quale fosse la questione.

- Senti Titti, è normale che un uomo cerchi qualcosa per eccitarsi mentre si masturba, può essere un video porno o una foto. Probabilmente è stato un caso che fosse la mia. Pensaci, non sono poi male, una ragazza giovane, con le tette di fuori, possibile nemmeno abbia ripensato che fossi io.. –

- No Anto, lo sapeva bene. Quando l’ho sorpreso e si è reso conto che oramai l’avevo visto si è solo coperto l’inguine e ha abbassato la testa. Papà non è mai stato il tipo da negare l’evidenza. Mi gli sono avvicinata e gli ho appoggiato la mano sulla spalla. Ha sussultato come se l’avessi colpito. Sullo schermo vedevo bene la foto, quella con il costume verde chiaro, in mano hai una lattina e stai bevendo con la cannuccia. Ricordi che lo facesti apposta come se stessi facendo una pompa? Ci abbiamo riso chiedendoci a chi mandarla e poi è rimasta lì, tra le altre foto, nella cartella dove le avevo scaricate. –

- Sì, la ricordo. E va bene, sapeva che ero io, ma immaginati come può sentirsi un maschietto a vederla, decidemmo di non mandarla proprio perché era troppo provocante. Si vede che tuo padre l’ha trovata per caso e chissà, magari in quel momento era eccitato di suo e non ha resistito, se l’è tirato fuori e…………. .-

- No Anto, fammi finire. Non mi sono limitata a guardare, gliel’ho proprio chiesto. –

- Cosa gli hai chiesto? –

- Come te all’inizio ho pensato che potesse avere qualche pensiero verso di me. Ho fatto scorrere le altre foto, dove c’ero anche io, e gli ho chiesto se si stesse masturbando anche su di me. Ha negato decisamente e alla fine mi ha confessato di avere una piccola passione per te. Non sa dire quando è cominciata ma a un certo punto ha preso a guardarti con occhi diversi quando venivi a casa. –

- Ma io non mi sono accorta di niente –

- E nemmeno io, è stato bravo a tenerlo per sé. Quando venivi a casa vestita leggera, mi ha detto, si sentiva eccitato come non mai e non vedeva l’ora che noi uscissimo per potersi…….. sfogare su quelle foto. –

- Oddio, mi dispiace Titti, non so proprio cosa dire, e mi dispiace per tuo padre. E’ questo che volevi dirmi? Che è meglio se non vengo più a casa tua? D’accordo, vorrà dire che ci vediamo qui da me. –

- No, è qualcosa di più imbarazzante……. E capirò se mi dirai di no……….. –

- Che cosa allora? –

- Il fatto è che non mi fidavo poi tanto delle sue parole. Sì, l’avevo beccato con la tua foto ma poteva darsi che pensasse certe cose di entrambe. Allora gli ho fatto un test…….. ricordi un’altra foto, quella che ci siamo fatte per gioco qualche mese fa proprio qui sul tuo letto? –

- Vuoi dire quella che di noi due nude, a gambe larghe che ci allarghiamo la patonza…….. nooooo, che hai fatto? Gliel’hai fatta vedere? Oddio che vergogna –

- Beh, l’avevo sul telefonino. Velocemente l’ho ritagliata creandone due, una mia e una tua………. E poi gliele ho mandate per whatsapp………… -

- MA SEI SCEMA? Hai mandato una foto di noi due nude a figa spalancata. E perché dividerle poi? –

- Beh, volevo vedere come reagiva. Prima gli ho parlato dicendogli che lo capivo, che era troppo tempo che era solo, che non c’era da vergognarsi se si sfogava con delle foto eccetera eccetera. Poi l’ho buttata sul ridere dicendo che se si masturbava su quella con le tette fuori chissà cosa avrebbe fatto vedendone una di altro tipo. Si è subito come risvegliato, mi ha guardato chiedendomi di cosa parlassi e allora gli ho fatto vedere la foto originale.
Un solo istante, il tempo di riconoscerci. Prima che mi dicesse anche una sola parola gli ho mandato la mia foto ritagliata. Dovevi vederlo come ha preso il cellulare di scatto, impaziente……… e la sua faccia delusa quando ha visto che era la mia soltanto.
Poi ancora gli ho inviato la tua………… e lì non è stato capace di contenersi. Anto, si era coperto il coso con una maglietta e l’istante dopo che ha aperto la chat e visto la tua foto ho visto la maglietta sollevarsi. Capisci cosa intendo? –

- Sì, che gli è venuto duro di colpo con la mia foto e non con la tua, quindi sono proprio io l’oggetto dei suoi desideri. E torniamo sempre lì, cosa vuoi che faccia? –

- No, ancora non capisci. Non l’avevo mai visto così, a guardare la foto come ipnotizzato, a toccarsi il pacco come se io non ci fossi. Poi mi ha guardato negli occhi e ho capito che stava per chiedermi di lasciarlo solo perché………… beh, lo sai. Così sono andata via e l’ho aspettato di sotto. E’ sceso dopo mezz’ora. Era calmo, rilassato, sorrideva. Si era cambiato e mi ha ringraziato con un’intensità che non mi aspettavo. Aveva anche l’aria un po’ vergognosa ma, come ti dicevo, siamo abituati a parlare apertamente. Sapeva che l’avevo capito e era contento del mio regalo inatteso.
Mi ha confessato di essersi segato due volte tanto era eccitato a vederti nuda, poi mi ha chiesto di non dirti nulla e che avrebbe continuato a comportarsi bene, a cercare di non pensare a te e, quando proprio non poteva farne a meno………. a usare la tua foto. –

- Grazie tante AMICA. Così adesso so che tuo padre ha una mia foto porno e la usa per masturbarsi. Avrei preferito non saperlo. –

Mi stavo seccando, non avrei mai più potuto guardare suo padre in faccia senza ripensare a questa cosa e vergognarmi. Un po’ mi stuzzicava il fatto che un uomo come lui fosse attratto da me che, in fondo, ero una ragazzina per lui, però un conto è il sapersi desiderate e un conto è che lui……. Tiziana riprese:

- Non te l’avrei detto se non………… Anto, io voglio bene a mio padre e non mi piace vederlo così. Da quando non c’è più la mamma è come se…….. avesse smesso di brillare. Solo ieri l’ho rivisto attivo e vitale per qualche istante, e tutto questo grazie a te. Per questo mi è venuto in mente…….. mi prometti che non ti arrabbi se te lo dico? –

- Ma sì, dai, alla fin fine che vuoi che sia. Non è la prima volta che qualcuno ha una mia foto osé, e se ha fatto star meglio tuo padre……. Lo sai che gli voglio bene anch’io. –

Mi ero calmata, in fondo non era successo nulla di dannoso. La sua frase seguente mi fece saltare in piedi:

- E’ per questo che l’ho pensato……… Anto……. Ti scoperesti mio padre? –

- COSA? MA SEI MATTA?........... Come ti è venuta un’idea del genere? –

- Scusami, scusami, scusami. Lo sapevo che ti saresti arrabbiata ma dovevo chiedertelo. Non ce la faccio a vederlo così giù. Ho pensato che magari…… una volta sola…….. per farlo contento…….. Va bene, hai ragione, è un’idea idiota. Non parliamone più –

Rimanemmo in silenzio per un paio di minuti, entrambe perse nei nostri pensieri. Tiziana non sapeva che qualche pensierino su suo padre ce l’avevo fatto. Nulla di che, una fantasia giovanile mai realizzata, il vederlo come uomo maturo nel suo ottimo rapporto con la moglie nel mentre io stavo facendo le prime esperienze e, inevitabilmente, facevo il confronto coi miei coetanei coi quali uscivo. Anche dopo la morte della moglie almeno un paio di volte avevo fantasticato di riportargli il sorriso sulle labbra. Fantasie, nulla di più, pensieri privati e momentanei che ora si riaffacciavano improvvisamente. Scoprii che, riflettendoci, sapere che un uomo affascinante come Giacomo potesse perdere la testa per me mi eccitava un pochino. Senza volerlo immaginai di essere da sola con lui, di spogliarmi davanti ai suoi occhi per eccitarlo, di riprendere la posa della fotografia e vederlo sbavare……..

- Anto…… ANTO… ci sei? –

- Aehm, sì, che c’è? –

- Niente, ti eri assentata completamente e non mi rispondevi. Che stavi pensando? –

Quella zoccola della mia amica doveva aver intuito qualcosa dalla mia espressione perché tornò alla carica con un sorriso malizioso:

- Scommetto che pensavi a mio padre, eh? Dai, in fondo non è poi tanto male come uomo. –

- Anzi, è meglio lui che…… -

Mi ero lasciata sfuggire una frase di troppo ma ero ancora persa dietro i miei pensieri. Ero confusa: provavo un pizzico di pietà per Giacomo e per la sua situazione, nel contempo ero eccitata immaginandolo come uomo e non come padre della mia amica; poi ricordavo le fantasie di tempo addietro. Insomma, ero fortemente tentata di accettare ma, non ultimo il pensiero di mettere le corna al mio moroso del momento, non ero sicura delle conseguenze che avrebbero significato una cosa del genere. Istintivamente sapevo che sarebbe cambiato il mio rapporto con Giacomo e Tiziana, e il cambiamento fa sempre un po’ paura. La sua ultima frase mi spinse a decidere, o forse mi fornì l’ultimo alibi, per quanto tenue, di cui avevo bisogno:

- Non ti piacerebbe vederlo tornare arzillo come prima? Tu puoi farlo felice, e faresti felice anche me. –

- Va bene Titti, ammetto che tuo padre mi piace, solo che non pensavo a lui come…… come…….. Non saprei neanche da che parte incominciare per avvicinarlo. –

- Di questo non preoccuparti: questa sera resti a dormire a casa mia e poi……. Poi ti spiego –

L’arrivo di mia madre che ci portava dei succhi di frutta ci interruppe. Oramai avevo dato il mio consenso: alea iacta est come si dice. Riprendemmo a studiare senza voglia ancora per poco e poi preparai un cambio da portarmi e, informata mia madre che restavo da Tiziana, andai con lei a casa sua.

A cena suo padre cercava di non guardarmi ma mi sentivo gli occhi addosso ogni volta che giravo la testa. Mangiammo in silenzio, poca conversazione sullo sfondo del TG a basso volume, poi io e Titti andammo nella sua stanza per un’ulteriore sessione di studio e per la notte.
Appena entrate non mi sentii più tanto sicura di me.

- Titti, sei sicura? Ho visto che mi guardava ma……… e se mi respingesse? –

- Tranquilla, non hai fatto caso a come era gonfio? Sono sicura che non appena ti vedrà entrare nella sua stanza impazzirà di voglia –

- Sei sicura? E se ora va a sfogarsi al computer? Ho visto anche io che era…….. in tiro. –

- Quando eri in bagno gli ho fatto promettere di non farlo, e nemmeno con la tua foto sul cellulare. Mi ha guardato rattristito ma alla fine ha promesso. So che non lo farà…….. e quando andrai da lui lo troverai……. Pronto all’uso ih ih ih –

Ridemmo insieme nervosamente. Non ero ancora del tutto sicura ma non mi sarei tirata indietro proprio allora.
Così, atteso un quarto d’ora dopo aver sentito il rumore della doccia nella sua stanza, salutata da un abbraccio di Tiziana, con addosso solo l’intimo mi diressi alla sua stanza.
Esitai ancora un istante prima di aprire e poi, prendendo un bel respiro, spinsi la porta e entrai trovandolo nel letto intento a leggere un libro. Indossava i pantaloni del pigiama e aveva il busto nudo, semisdraiato sopra le coperte mi guardò sorpreso mentre chiudevo la porta e mi avvicinavo.

- Che succede Antonella, hai bisogno di qualcosa? –

Sempre tacendo mi sedetti sul letto appoggiandogli una mano su una gamba.

- Tiziana mi ha detto quello che senti Giacomo, delle mie foto. –

Avvampò all’improvviso e chinò la testa appoggiandola sul petto. Senza guardarmi disse:

- Allora la mia vergogna è completa. –

Gli tolsi il libro dalle mani abbandonate e lo posai di lato salendo sul letto e mettendomi a cavalcioni sopra di lui. Alzò la testa sorpreso:

- Non devi vergognarti Giacomo, non di me, non con me –

Parlando spiluccavo baci sulla sua faccia, gli accarezzavo le spalle. Sotto il mio ventre sentii qualcosa muoversi.

- Ma…ma….. Antonella… no…… potresti essere mia figlia…….. –

- Ma non lo sono –

Gli risposi in un sussurro nelle orecchie prima di chiudergli la bocca con un bacio.

Tenne le labbra chiuse per un solo istante, il tempo che la mia lingua vi bussasse sopra leggera, poi le aprì e l’accolse intrecciandola con la sua. Sotto il mio ventre lo sentivo crescere prepotente. Mi districai dalle sue braccia che mi avevano avvolto e passai le labbra sul suo petto. Qualche raro pelo bianco faceva capolino tra i molti ancora scuri. Gli strinsi un capezzolo tra le labbra e lo sentii gemere, poi scivolai in basso lasciando una traccia umida con la mia lingua fino a incontrare l’orlo del pigiama.
Mi sollevai prendendo l’orlo dai due lati e tirai in basso aiutato da lui che aveva alzato il sedere e il suo uccello scattò fuori vibrando, come dotato di vita propria. Non era piccolo, forse non il più grande che avessi mai visto ma possente e duro nella mia mano che l’aveva intanto avvolto.
Deliziata passai la lingua sulla punta, mi soffermai sul buchino prima di scendere di lato e avvolgerla intorno alla cappella. Lo leccai con dedizione e sentivo il suo corpo tendersi. Infine lo accolsi in bocca: prima solo la punta, poi scesi in basso, succhiando e muovendo la lingua. Mugolò qualcosa e mi appoggiò la mano sulla testa.
Senza forzarmi, senza spingere, come per assicurarsi che io non mi togliessi. Non ne avevo l’intenzione e continuai a succhiarlo ancora un poco. Lui sussultava a tratti. Temetti potesse venire e mi staccai guardandolo fisso negli occhi. La lussuria che li riempiva mi sconvolse i sensi. Mi voleva, mi voleva pazzamente, e dentro di me era prepotente la sensazione di essere io a sedurlo, io a avere nelle mie mani quell’uomo navigato che avrebbe potuto essere mio padre. Il solo pensiero era quasi sufficiente a farmi venire.

Mi si buttò addosso rovesciandomi e facendomi sfuggire un grido allarmato che si tramutò in un sospiro di godimento quando con il viso si tuffò tra le mie gambe aperte togliendomi in fretta le mutandine. Gli furono sufficienti pochi tocchi, con una lingua che a me pareva un serpente, per farmi godere. Mi lappò il clito prima con delicatezza e poi con veemenza, infilandomi dentro due dita a uncino e io andai fuori di testa, inarcandomi per andargli incontro, aggrappata ai suoi capelli, arcuata con la testa rovesciata indietro in un lamento sordo che solo dopo mi accorsi essere io a emettere.

Fu un orgasmo favoloso, e lui non si fermò. Continuò a leccarmi saltando dall’interno delle cosce alle labbra più intime, dal bacino al clitoride. Pochi minuti e mi contorsi ancora in un orgasmo ancora più forte del precedente.
Ricaddi indietro senza forze.


Ripresami, alzai la testa e vidi la sua spuntare tra le mie cosce, gli occhi ardenti come prima fissi nei miei. Fu un’altra scudisciata per i miei sensi. Lo volevo sentire, lo volevo dentro più di quanto avessi mai voluto un uomo. Mi divincolai rovesciandolo a mia volta e, accertatami brevemente con la mano della sua rigidità, gli salii cavalcioni impalandomi.

Ero erotizzata la massimo, il sentirmi aprire lentamente mentre scendevo su quel palo durissimo quasi mi provocò un terzo orgasmo. Mi fermai per riprendere fiato tenendolo tutto dentro di me, poi mi mossi avanti e indietro sentendolo toccarmi nei punti più sensibili. Provai a fare il saliscendi: avevo difficoltà, le gambe non mi reggevano più, e fu lui a afferrarmi per la vita, a stringermi forte mentre sgroppava penetrandomi come un ossesso ancora e ancora e ancora………
La sua voce fu un gemito:

- Antonella…….. posso?.......... –

Era anche lui al limite e, contrariamente a altre volte, mi accorsi di avere voglia di sentirlo godere dentro di me:

- Sìììììì….. vieni…….. vienimi dentro………. Fammi godere ancora……….. vieni….. vieni………. VIENIIIIIIIII –

Avvertii distintamente i suoi schizzi nella mia intimità e quella sensazione mi portò a un terzo orgasmo. Sbatacchiata come una canna al vento sopra di lui, retta a malapena dalle sue mani, ondeggiavo e godevo emettendo versi strozzati mentre lui mi riempiva la micina del suo seme con schizzi che parevano non finire mai.

Mi ritrovai addosso a lui, senza forze, nelle orecchie il suo ansimare, il suo corpo caldo stretto al mio, il suo uccello ancora dentro di me che stava piano piano perdendo consistenza.
Restammo alcuni minuti così, poi mi mossi ancora guardandolo maliziosa perché sentivo il suo coso tornare duro. Lo aiutai togliendomi di scatto e buttandomi con la bocca su di lui, leccandolo e succhiandolo fino a che non tornò duro come una sbarra di ferro.
Lo volevo ancora, non mi bastava, ero preda di una frenesia erotica mai provata prima.

Con delicatezza mi fece smontare da lui e lo guardai sorpresa: possibile che non volesse più? Eppure lo vedevo ben dritto, bagnato dei miei e suoi umori. Fu solo un istante di disorientamento per me. Mi fece distendere sul letto e si mise tra le mie gambe cercandomi ancora la micina, entrando facilmente in me grazie all’abbondante lubrificazione, e prese a scoparmi con forza, con ritmo incostante, alternando colpi leggeri e colpi profondi, roteando le anche per toccarmi dove più poteva. Ancora sentii il piacere crescere in me, non sapevo neppure più quante volte ero venuta, sapevo solo che volevo ancora, che adoravo il suo modo di farmi, che il mio corpo si buttava contro il suo senza mia volontà quando mi penetrava per sentirlo tutto, meglio, più a fondo.

Con la coda dell’occhio vidi la porta semiaperta e Tiziana ferma sull’uscio, una mano sul seno, le dita che stringevano il capezzolo attraverso la stoffa sottile, ci guardava con gli occhi annebbiati. Fu questo a farmi partire per l’ennesima volta, agitandomi scoordinatamente come una bambola di pezza sotto di lui fino a quando godetti urlando forte con lui che, piantato profondamente in me, riversava ancora il suo seme nel mio intimo urlandomi parole sconce alle orecchie.

Credo che ci addormentammo così, almeno non ricordo di averlo fatto coscientemente.
Le prime luci dell’alba, entrando dalla finestra, mi svegliarono e mi trovai sul letto distrutto, di fianco a lui che dormiva con un sorriso di beatitudine sul bel volto dai lineamenti finalmente distesi.

Sentii aprire la porta e vidi entrare Tiziana con un vassoio con tre tazzine di caffè fumante. L’odore pervase la stanza e forse svegliò lui che si tirò su coprendosi il basso ventre con un lenzuolo per non farsi vedere dalla figlia. Lo imitai tirandomelo fino al petto.

Cerimoniosamente Tiziana ci servì il caffè sedendo poi sul letto e sorseggiandolo insieme a noi. Nessuna parola, solo gli sguardi di ognuno che vagavano tra di noi.
La prima a parlare, dopo aver ritirato le tazzine appoggiandole al comodino, fu Tiziana:

- Grazie. Grazie Anto, ti voglio tanto bene –

Lo disse premendomi un istante le labbra chiuse sulle mie prima di abbracciar eil padre baciandolo sulle guance.

- Papà…….. è bello vederti ancora sorridere, ti voglio tanto bene –

Giacomo si sporse verso di me tirandomi contro di loro, ci abbracciò entrambe:

- Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere: si un diavoletto Titti, anzi lo siete tutte e due……… le mie diavolette –

Restammo abbracciati un minuto in silenzio. Nulla sarebbe più stato come prima.