i racconti di Milu
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Al momento fuori nevica e tu non sei venuta, qui rimangono unicamente i pensieri e i ricordi stagliandosi dovunque, perché quelli lì, in effetti, nessuno può abrogarli né cancellarli né sopprimerli. Io frattanto apro l’armadio per guardare e poi toccare i vestiti che metti per me, l’intimo che indossi per darmi piacere, a tal punto io rimango veramente stupito, perché nel corso del tempo tu hai abilmente confezionato realizzando tante varianti di lingerie, per il fatto che con la mente io vado a richiamare alla memoria i momenti che hanno visto il tuo corpo nascondersi sotto quei luccichii di desiderio per farmi contento, sì, perché ogni oggetto ha una sua storia, ha una sua naturale partecipazione e una sua intrinseca collocazione dei nostri giochi erotici.

Al presente io sfioro un corpetto di colore rosso con alcune tonalità nere, seguo i ganci e scivolo sui filetti che servono a unire il reggicalze, non faccio fatica a ricordare la prima volta che l’hai messo, molto interessante per dimenticarlo: sembravi una madonna slanciata dai tacchi neri con lo sguardo di chi aspetta la preda e si sente cerbiatto, con quegli occhi sgargianti di desiderio nel momento dell’attesa, mentre io ero appoggiato sul letto, irrequieto, teso e affamato di te e del tuo corpo. Le mani che danzavano nel gioco della seduzione, l’incrocio delle dita, mentre piano alzavi la gamba per salire sopra il mio sesso inquieto e proteso, ebbene sì, il dolore caratteristico dell’attesa, nell’aspettare di sentire il calore delle tue parti umide e grondanti di desiderio avvolgere il membro e scaldarlo accuratamente con le tue movenze.

Dopo, la bocca che s’aggrega e che s’unisce, mentre il pertugio stringe ad aumentare il piacere, le mani unite fino a sentire male nel tentativo di possedere tutto, in verità è un continuo gioco di lingue, uno scambio d’occhiate nel sudore crescente, nessuna parola è già stata detta né indicata prima, soltanto lamenti e gemiti di consenso e d’intesa, perché quel corpetto rosso è stato l’inizio di tanti regali fatti a te per caldeggiare e per soddisfare me, impossibile e irrealizzabile accostarlo e paragonarlo ad altri capi pendenti che aspettano d’essere indossati.

Il primo orgasmo arriva sennonché lucidamente libero e sciolto tra quelle mura solamente nostre, lo sguardo è felice, il respiro è tenue, le mani che seguono accuratamente le linee del corpo, giacché assorbono assimilando convenientemente qualità e imperfezioni, quella paura infine di risvegliarsi da quel sogno e della gioia di quella realtà. Tu mi guardavi strabiliata e stupita d’essere lì con me, incredula, malfidata e sospettosa di sentire le mie mani, quelle dita che impudicamente e libidinosamente erano ritornate tra le tue cosce sotto il monte di Venere per stuzzicare le tue voglie nascoste: tu avevi subito reagito a quello scomposto cercare ricambiando le mie attenzioni, mentre una mano appassionata e rovente sul mio sesso, poiché tutto si tramutava in desiderio. Uno scambio continuo di carezze esperte su due corpi pieni di voluttà, inevitabile e sicura la conseguenza:

“Ti voglio” - avevi lascivamente bisbigliato.

“Anch’io” - avevo argutamente ribadito.

Quelle parole dette segretamente che sembravano un fragore in quel silenzio sovraccarico di tensione e di turbamento erotico, il seguito invece è stato limpido e puro sesso compiuto con amore. Io ho avuto in realtà molto da te, probabilmente anche più di quello che m’aspettavo, dal momento che t’ho corrisposto tanto, anche più di quello che credevo e che ritenevo possibile.

La conseguenza, l’effetto e il risultato finale è questo, perché ancora oggigiorno, dopo tanti anni, nel nostro piccolo rifugio lontano da tutto e da tutti, io ho gli stessi brividi e le medesime emozioni di quella prima volta con te, e attualmente sto male quando non posso vederti.

{Idraulico anno 1999}