i racconti di Milu
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La vecchia ma rinomata osteria aveva ormai un’aria corrosa e piuttosto malsana, dal momento che rimanemmo là dentro in tre a parlottare di svariati argomenti: per la precisione io, l’amazzone e l’esploratore. La donna, da eccellente e sopraffina amazzone qual era m’affascinava incuriosendomi notevolmente con il suo corpo fiero e statuario, perché in verità avevo un debole per quelle femmine energiche, feline e virili. Di frequente l’esploratore le gettava infatti occhiate profonde, effettuando inoltre freddure e compiendo spiritosaggini che erano per me intuibili, ovvie e prevedibili: in fondo lui era rimasto insieme a due belle fanciulle seppur molto diverse tra loro, e forse proprio per questo motivo i suoi discorsi rimanevano trastullandosi sull’astratto, sul vago, facendo intuire e presagire unicamente la sua evidente e indubbia natura di maschio.

Lei era placidamente sdraiata sul vecchio sofà con un buon boccale in mano, mentre quella sera io ero indemoniata e vistosamente invasa da un’innaturale e morbosa voglia di sfregarmi alle sue grazie, eppure la presenza e la figura di lui disturbava scompigliando alquanto i miei piani. Tentai anche di colpire verbalmente l’uomo, confidando e sperando che se ne andasse per tentare di rimanere da sola per trattenermi con la ragazza. L’esploratore era un bellissimo rappresentante del sesso forte, poiché sarebbe stato senza dubbio interessante e intrigante convergere con lui, però oggi mi sentivo attratta irresistibilmente dalla deliziosa amazzone, in tal modo mentre parlavo con l’uomo lanciavo occhiate verso il sofà, però gli occhi della guerriera erano perennemente chiusi e la sua bocca continuava a ingoiare birra. Decisi spiacevolmente che era giunto il momento d’andare, per l’occasione salutai l’amazzone e m’avviai alla porta, finché l’esploratore si propose d’accompagnarmi e accettai con piacere.

La strada non era lunghissima, però avere un accompagnatore accanto mi faceva stare più tranquilla, tenuto conto che in fondo io le armi bianche non so neppure che cosa siano. Conversando ci rendemmo conto che avremmo dovuto fare i conti con un prolungato acquazzone, visto che alle prime gocce ci rifugiammo in un fienile poco lontano che lui conosceva, entrammo aprendo il pesante portone di legno e al suo interno il profumo di fieno già ci riscaldava invadendoci magicamente le narici. La situazione inattesa portava a conclusioni a dir poco immaginabili, ovvie e prevedibili, ciononostante le sue parole sulle difficoltà del suo rapporto di coppia dette in precedenza, fecero sì che ciò che è eloquente, espressivo e sottinteso a volte è anche fuori luogo, a tal punto ci preparammo ad aspettare la fine di quella pioggia in silenzio. La mia mente corse immediatamente alla bella amazzone, che pazza che sono stata però nell’eccitarmi talmente per una donna che non conoscevo a fondo pensai, eppure quel suo corpo aggraziato e quasi perfetto era riuscito a impressionarmi profondamente nell’animo, tanto che la mia pelle al solo pensiero rabbrividì di colpo ed ebbe degli evidenti fremiti, in quanto sentii una fitta lancinante alla schiena. L’uomo s’accorse subito e spiegò brevemente tra le mie smorfie di dolore che si trattava d’una faccenda che lui conosceva molto bene, in quanto sapeva abilmente e ingegnosamente che cosa fare. In verità lo sapevo bene anch’io che cos’era il colpo della strega, perché altre volte m’aveva afflitto e non avevo mai capito il perché m’accadesse in questo modo, dal momento che ogni volta ero costretta a passare la notte in bianco, a meno che qualcuno m’avesse fatto un benefico e rilassante massaggio.

Lui era lì e probabilmente non vedeva l’ora di mettermi le mani addosso, io lo lasciai fare e dopo poco i dolori erano già svaniti. Le sue mani in verità erano calde e delicate, le mie voglie respinte dalla ragazza erano solamente sopite, dal momento che quell’avvenente esploratore le stava facendo abilmente riaffiorare scardinandomi implacabilmente le membra, perché con uno spudorato stratagemma mi fece fare dei movimenti sinuosi, finalizzati alla ripresa delle funzioni dorsali. Io l’assecondai incoraggiandolo, cercando di mettere nei movimenti tutta la carica erotica che potevo, guardando i suoi occhi vidi i desideri repressi troppo a lungo trattenuti da quel giovane e usando l’espediente del ringraziamento mi donai a lui. Nel mentre che mi lui prendeva aumentando il ritmo dei suoi colpi riuscii a pensare anche a lei, in fondo era evidente che anche l’esploratore pensasse a un’altra, quell’altra per l’appunto.

Io godevo nell’essere scopata in modo netto e radicale, in fondo era ciò che avevo cercato e lussuriosamente anelato per tutta la sera. L’impeto e la veemenza che adoperava nel possedermi raggiunse un apice oltre il quale non mi sentivo d’andare, quindi mi tolsi dalla sua presa e lo colpii chiedendogli a ragion veduta di calmarsi. Lui palesemente amareggiato e dispiaciuto d’aver abusato della situazione si scusò rapidamente tirandosi indietro, io lo vidi veramente affranto e rattristato, sennonché gli sorrisi facendolo distendere sfregandomi in ultimo su di lui e rassicurandolo iniziai a baciarlo, poi digradai sino a quel cazzo che fino a un attimo prima m’aveva provocato dolore e piacere, mentre adesso quasi giaceva lì afflitto, desolato e prostrato. Io lo squadrai però in maniera bramosa e impudica, in modo libidinoso gli pigliai il cazzo inducendolo a riprendersi il più presto possibile, circostanza che puntualmente avvenne, in quanto adesso spettava a me arrampicarmi e montare opportunamente su quel focoso, veemente e vivace ragazzo.

In quel preciso istante le nuvole s’allontanarono e smise di piovere, sull’uscio di casa però ancora una domanda immaginabile e prevedibile affiorò dalle sue labbra. In realtà non era mia intenzione adescarlo né illuderlo, però neanche ferirlo in modo concreto, giacché mi liberai da lui con un debole chissà, può darsi, poi vedremo.

Io non credevo né ritenevo per niente opportuno che un esploratore di sentieri angusti e appunto inesplorati fosse così invogliato, spinto e stimolato dal ripercorrere peregrinando tra viottoli noti e così ristretti.

In ogni modo, il fatto d’avergli fatto tornare in mente la sua amata, lontano dal dispiacermi, m’aveva fatto capire e percepire convenientemente, peraltro in modo insperato e senza volerlo, quanto si possa trarre diletto e piacere perfino dai pensieri e dai ricordi altrui.

{Idraulico anno 1999}