i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Come già detto, ispirato a fatti realmente accaduti.
Un po' abbellito però, naturalmente.
Starà a voi decidere a cosa credere e a cosa no...
*Din din*

Sento il telefono squillare, probabilmente per un messaggio. Mi rigiro nel letto infastidita, maledicendomi per essermi dimenticata di impostare la modalità silenzioso. Guardo l'ora sul display della sveglia. Mezzanotte e un quarto. Ottimo, anche domani sarò uno zombie. Trovo a tentoni il telefono sul comodino e quando lo sblocco rischio di rimanere accecata dalla luce dello schermo.
Non è un messaggio, è una mail, e come mittente leggo un nome che non vedevo da quasi tre settimane.

"Hai un pennarello di quelli grossi?"

Nessun saluto, nessun oggetto. Una semplice domanda, che mi lascia perplessa, molto perplessa. Non La sento da tre settimane e adesso salta fuori così? Mi metto a sedere e rispondo velocemente.

"Un pennarello? Perchè?"

Dopo neanche un minuto il telefono squilla di nuovo. "Rispondi."
Mi rassegno e smetto di cercare di capire. "Sì, ho un pennarello grosso."
"Ottimo. Domani portalo con te... e indossa dei collant. Buonanotte!"
Sto per rispondere ma il telefono vibra di nuovo. "Dimenticavo. Le mutandine lasciale a casa."

Rimango a fissare lo schermo con la fronte corrugata, cercando di dare un senso a quella che molto probabilmente è stata una delle conversazioni più assurde che io abbia mai avuto. Ma d'altronde ormai ci sono quasi abituata.
La nostra corrispondenza è iniziata in maniera tranquilla, i soliti convenevoli, qualche scambio di battute, niente di eclatante. Presto però abbiamo scoperto un interesse comune: a Lei piace dominare, e a me, bhe... penso sia scontato.

"Per dominare non basta dare quattro frustate. Dominare è capire lo/la slave. Capire la sue mente. Leggerla. Conquistarla."

Parole Sue.
Parole con cui mi sono trovata estremamente d'accordo. E che mi hanno colpita...
Così quelle battute sono diventate provocazioni. Provocazioni che dopo qualche mese si sono trasformate in ordini. E ormai ho imparato a rassegnarmi a fare quel che mi viene detto di fare, essendo però consapevole del fatto che alla fine non me ne pentirò.

Spengo il cellulare e cerco di rimettermi a dormire. Deciderò domani se assecondarLa anche stavolta o meno. Ma una pulce nell'orecchio e un ronzio nella pancia mi rendono difficile riprendere sonno. La verità è che sono ansiosa di scoprire cosa la Sua mente escogiterà questa volta.

La mattina dopo la sveglia suona alle 5:30, ma fanno in tempo ad arrivare le 6:00 prima che trovi la forza di alzarmi. Con l'agilità di un bradipo faccio colazione, mi lavo i denti, mi pettino e poi torno in camera per vestirmi. L'occhio cade sui jeans che avevo preparato sulla sedia la sera prima, ma, purtroppo per loro, la pulce che era nel mio orecchio alla fine ha avuto la meglio.

Esco di casa di corsa. Sono in ritardo, tanto per cambiare. Salto in macchina e guido velocemente verso la stazione, riuscendo ad arrivare sul binario giusto in tempo per vedere il treno sbucare all'orizzonte. E mentre lo guardo avvicinarsi, sento un brivido scorrermi lungo la schiena e il tempo si ferma per qualche istante.
E' come se solo in questo momento prendessi coscienza della mia scelta. L'ho fatto. Anche stavolta ho obbedito senza fiatare. E adesso sono qui, in mezzo alle stesse facce che vedo ogni mattina, ma tra le gambe non sento la rassicurante sensazione del cotone. No, non oggi. Oggi la sensazione è completamente diversa. A contatto con la mia pelle più sensibile sento il nylon dei collant, che ad ogni movimento mi ricorda che le mutandine non ci sono. E se non ci sono non è perchè io, di mia spontanea iniziativa, ho deciso di non metterle, ma perchè Lei mi ha detto di farlo. Anche se semplice e apparentemente banale, sto eseguendo un Suo ordine, e la mia testa ne è pienamente consapevole.

Il treno mi scorre davanti agli occhi, ridestandomi da questi pensieri, e la folata d'aria che lo accompagna si insinua tra le mie gambe, accarezzandomi da sopra le calze sottili. Socchiudo gli occhi e mi godo questa leggera e allo stesso tempo intensa sensazione. Ma devo stare più attenta, se la gonna si solleva potrebbe succedere un casino!

Fortunatamente, una volta salita, trovo un posto vicino al finestrino e di fronte a me c'è solo una signora sulla quarantina, intenta a lavorare al computer. Mi aspetta la solita oretta di viaggio per arrivare in facoltà, anche se so benissimo come passerò il tempo. Tiro fuori il cellulare, ancora spento da ieri, e quando lo accendo non sono sorpresa di trovare un Suo messaggio.

"Buongiorno fanciulla. Dormito bene?". Sorrido.
"Buongiorno! Abbastanza bene, un po' troppi pensieri...".

Come al solito la risposta non tarda ad arrivare.
"Posso immaginare che genere di pensieri. Hai fatto quello che ti ho detto?"
"Sì. Indosso i collant, ho il pennarello in borsa e... niente mutandine."
"Brava. Oggi farai quello che ti dico io e dovrai dirmi per filo e per segno le tue reazioni. Chiaro?"
"Sì, tutto chiaro."
"Bene. Come ti senti?"
"Vulnerabile. Ed è bastato un soffio d'aria per svegliarla..."
"Ha fatto in fretta."
"La conosci..."
"E, fammi indovinare, è desiderosa di attenzioni. Giusto?"

Deglutisco. So bene dove andremo a parare.

"Sì..."
"Magari vorrebbe una lingua sopra di lei ora? Che scorre lentamente... su e giù."

Avvampo. Mi giro di scatto, guardandomi intorno, perchè una parte di me è convinta che qualcuno stia spiando i miei messaggi. Mi schiaccio contro il finestrino e rileggo, stringendo le cosce e sistemando la gonna. Esito prima di rispondere.

"Giochi sporco! Così mi farai macchiare la gonna..."
"Basta così poco per farti eccitare?"
"Dovresti saperlo... sto già colando."
"Ah sì? Sarebbe bello sentire i tuoi umori ora..."

Mi mordo le labbra, agitandomi sul sedile. Le Sue parole mi stuzzicano e la mia immaginazione fa il resto.

La vedo di fronte a me. Lo sguardo sicuro, fisso nei miei occhi. Mi accarezza una guancia e si avvicina per baciarmi il collo. Ma non lo fa, sento solo il Suo alito sfiorarmi la pelle e farmi venire la pelle d'oca. Poi scende, posa una mano sulla mia coscia e si inginocchia tra le mie gambe.
Sento il telefono vibrare.

"Ma i collant sarebbero di intralcio. Bisognerebbe strapparli, usando le unghie."

In un attimo la presa della Sua mano sulla mia coscia diventa più aggressiva e comincia a risalire, insinuandosi sotto la gonna. Sento le unghie premere sulla mia carne, non sono aggressive ma minacciose, come un avvertimento. Il telefono vibra di nuovo.

"Così poi non ci sarebbero più ostacoli fra le tue labbra e la mia lingua..."

Incrocio il Suo sguardo un'ultima volta, un ghigno e la vedo sparire tra le mie gambe.

- Signorina, il biglietto.

Trasalgo e giro la testa di scatto. Il controllore è in piedi di fianco a me e io non mi ero minimamente accorta della sua presenza. Credo di diventare di colore scarlatto e farfuglio un - Sì... mi scusi, ora lo trovo... - con un tono di voce un po' troppo trafelato per essere una che se ne stava comodamente seduta, senza far niente. La signora di fronte mi lancia delle occhiate sprezzanti mentre rovisto nella borsa per cercare il portafoglio e, una volta soddisfatta la richiesta del controllore, mi accascio sul sedile cercando di ritrovare un certo decoro.
Quasi mi vergogno di me stessa. Non posso accettare il fatto che bastino solo dei collant, un soffio d'aria e un paio di messaggi per farmi perdere il controllo.
Contegno. Altrimenti non arriverò mai a fine giornata.
Cerco il telefono per risponderLe, ma non riesco a trovarlo. Guardo nella borsa, sul sedile, nelle tasche del cappotto. Niente, non ce n'è traccia da nessuna parte.

- Stai cercando questo?

La mia compagna di viaggio mi sta guardando divertita, seduta con le gambe accavallate e la schiena talmente dritta da sembrare legata ad una tavola di legno. In mano ha il mio cellulare e me lo sta porgendo, senza scomporsi minimamente.

- Mentre cercavi il biglietto, nella foga ti è caduto e non te ne sei nemmeno accorta. Devi stare più attenta.
Il tono di superiorità con cui mi parla mi urta i nervi. Ma chi si crede di essere?
- Grazie. - rispondo in modo tagliente e con la stessa faccia da stronza che mi sta rivolgendo lei. Forse è solo una mia impressione, ma il nostro scambio di sguardi dura qualche secondo di troppo, e non capisco se il suo scopo sia solo quello di intimidirmi oppure mi stia esaminando. Una voce metallica interrompe questo momento di stallo, annunciando la prossima stazione.

- Peccato, - esordisce faccia da stronza - questa è la mia fermata.
Si alza, raccoglie le sue cose e mi guarda di sottecchi, esitando un istante prima di aprire nuovamente bocca. - Sai, è meglio se le gambe le tieni più chiuse quando indossi una gonna.
Sto per risponderle di andare a quel paese, con un lessico decisamente molto meno cortese, ma lei si fa più vicina.
- Soprattutto se sotto le calze non indossi l'intimo.

Mi fa l'occhiolino e fa per andarsene, ma esita di nuovo.
- Ah sì, dimenticavo... hai un nuovo messaggio da una certa 'Padrona'. Meglio se controlli, sembra urgente.
Un ultimo sorrisetto e si volta, dirigendosi sculettando verso la fine del vagone.

Rimango pietrificata osservandola scendere dal treno e poi guardo il display del cellulare, dove campeggia in bella vista la scritta:

"Nuovo messaggio da Padrona".

Continua.
Note finali:
Come al solito ogni tipo di commento è molto apprezzato.
milka.17@yahoo.com

E se la cara Daniela vi ha incuriosito, ecco anche la sua mail. Mi raccomando però, siate educati. Altrimenti vi beccherete una sonora sculacciata ;)
tacchiaspilloit@libero.it