i racconti di Milu
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Per distrarmi e per cercare di svagarmi un po’ da tutto avevo deciso di compiere una piccola vacanza, unicamente per qualche giorno, lontano da ogni cosa e da tutti poiché m’avrebbe di certo fatto bene un po’ di pura e di salubre interruzione. Dopo la caduta del muro di Berlino ero stato in Bulgaria e in Slovacchia, adesso però desideravo immensamente visitare le nazioni che s’affacciavano sul Mar Baltico, così agguantai la cartina geografica e decisi che dove sarebbe ruzzolata la penna, proprio lì sarei andato in vacanza confidando interamente nella buona ventura. Il segno della penna finì sennonché su Tallin, dunque era in Estonia che dovevo dirigermi, in tal modo m’informai opportunamente sulla nazione che dovevo visitare, in quanto in questi periodi il freddo era ancora intenso, però ormai mi ero affidato delegandomi totalmente alla sorte, cosicché volevo rispettare gli eventi e il destino che sarebbe sopraggiunto.

Chiamai di pomeriggio l’agenzia di viaggio e prenotai subito il volo, perché dovevo partire il mercoledì alle quattordici e ritornare il lunedì successivo. Il viaggio trascorse senza problemi, malgrado ciò appena sceso dalla scaletta dell’aereo, capii che avrei avuto a che fare con un freddo che non avevo mai avvertito prima. Arrivai al mio albergo e disfatte le valige decisi d’andare a fare la sauna regalandomi frattanto un gradevole bagno rilassante nell’immensa vasca dell’idromassaggio:

“Good evening mister Gaetano, this is Eesti. Has need of something?”. (Buona sera signor Gaetano, questa è l’Estonia. Ha bisogno di qualcosa?).

Aprii gli occhi e vidi una figura di donna bellissima, realmente leggiadra, bionda con gli occhi color verde acquamarina, dal suo corpo stupendo s’intravedeva da sotto la maglietta accompagnata da una gonna con una leggera apertura che mostrava due bellissime gambe avvolte con delle stupende calze nere sottilissime:

“Hello Eesti. For the moment it’s ok, thanks”. (Salve Estonia. Per adesso va tutto bene, grazie) - risposi io in modo affrettato e confuso.

Lei sorrise vedendomi tangibilmente impacciato nel pronunciare il mio inglese a dire il vero impreciso e vago, infine mi salutò allontanandosi. Io andai a letto senza cenare pensando al giorno dopo, perché volevo andare a visitare la Toompea (la città alta). Chiesi delle informazioni al ragazzo della sala dell’accettazione che tra l’altro mi mise in guardia, riferendomi che la signora del castello discriminava classificando precisamente e selezionando accuratamente i suoi spasimanti. Lì per lì non diedi gran peso a quello che m’aveva comunicato, sennonché utilizzai un taxi e per ingannare il tempo del viaggio chiesi all’autista delle addizionali informazioni su quest’ignota e imperscrutabile regina del castello:

“Vede signore, potrebbe sembrarle strambo e sorprendente, ma la leggenda proclama diffondendo ancora oggi che la gentildonna del castello sceglieva i suoi amanti trascorrendo con loro una notte di passione infuocata e poi li scaraventava giù di sotto nel mare solamente dopo averli drogati, tutto questo avveniva dalla torre più alta della fortezza. Sono leggende certo, antiche e sorpassate narrazioni, sta di fatto però che qualcuno si è talmente immedesimato identificandosi, che dopo non è più tornato” - mi disse con un tono di voce arcano, inspiegabile e misterioso.

Mentre io ringraziavo l’autista, ecco apparire di fronte a me il punto più sopraelevato della città, perché quel castello s’innalzava davvero imponente e maestoso davanti ai miei occhi, era effettivamente magnifico. Entrai, non lo nascondo con un po’ d’innato timore e d’istintiva trepidazione, ripensando a quello che m’aveva accennato poco tempo prima l’autista. Io mi guardavo intorno con prudenza e con accurata circospezione, cercando di cogliere un segno da quell’impenetrabile e misteriosa signora, sennonché d’improvviso un quadro rapì all’istante la mia vista: una figura di donna, molto bella, sembrava infatti fissarmi con i suoi occhi verdi, due smeraldi molto intensi da cui non riuscivo più a distogliere lo sguardo, perché tutto intorno a me sembrava vuoto, giacché io ero come intubato, isolato e schermato solamente con quella figura di donna che mi scrutava con una modalità per me incomprensibile e indecifrabile, finché udii una voce:

“Sono Kerstin, però tutti mi conoscono come la signora del castello”.

Io mi girai di scatto però là dentro non c’era nessuno. Chi aveva parlato? Da dove proveniva quel richiamo? Era forse un condizionamento? Una semplice suggestione? Eppure avevo sentito chiaramente la sua voce, giacché era autoritaria, decisa e dolce allo stesso tempo:

“Vieni da me, non aver paura, fidati”.

Lei allungò la mano come per volermi condurre nella sua stanza da letto, così com’era il dipinto, la mia mente speditamente s’annebbiò e mi ritrovai con lei mano nella mano, poi calò il silenzio:

“Sarai anche tu una mia vittima, come le altre” - mi disse lei in modo perentorio con la sua intonazione di voce accattivante e imperiosa.

“Perché gli ammazzi?” - ribattei io alquanto coinvolto e intrigato, ma al tempo stesso afflitto e amareggiato immischiandomi nei suoi personali piani.

“Gli uomini non conoscono l’affettuosità né la dolcezza né la tenerezza. Non conoscono l’amore puro fatto di sguardi, di febbrili emozioni, di deliranti suggestioni che invitano a vivere le sensazioni stupende, che soltanto un amore vero può dare, donare ed essere ricambiato. Volete tutto e subito, sarà così anche per te”.

Io la fissai negli occhi cercando di capire, assimilando lestamente i motivi e le cause della sua intrinseca e sostanziale avversione, della sua considerevole inimicizia, della sua malevolenza, di quell’animosità negativa assieme a quell’ostilità conflittuale verso gli uomini.

“Non guardarmi così, i tuoi occhi sono amabili e angelici, perché parlano di gentilezza e di sensibilità C’è una luce positiva, però non guardarmi” – m’annunciò lei con la voce incoraggiante e trascinante, mentre effettivamente mi stringeva forte le mani:

“Ho voglia di baciarti, di sfiorare il tuo corpo, tu devi essere mio e poi t’ammazzerò, così come ho fatto con gli altri”.

Lei mi condusse davanti al camino acceso, dal momento che lo stesso emanava un calore eccitante e il grande tappeto lì davanti alimentava sostenendo l’eccitazione di quel luogo irresistibile, magico e prodigioso. Eravamo nudi, poiché non riuscivo più a controllarmi, volevo prima capire, eppure era come se una forza invisibile e occulta si fosse impossessata di me assediandomi e in ultimo bloccandomi.

“Ecco, adesso prendimi”.

Lei aveva un corpo da delirio, da sogno, era conturbante da inquietarmi, perché i lunghi capelli biondi sul seno non nascondevano i capezzoli sodi d’un colore rosa acceso. Con le dita cominciai a sfiorarla lungo il corpo, dolcemente, disegnando il suo profilo dalla fronte e soffermandomi sulle labbra, sfiorandole i capezzoli e poi giù, adagio toccando l’ombelico e sfiorando il suo paradiso, che rispondeva con piccoli colpi di bacino alle mie sollecitazioni. Mentre la guardavo negli occhi continuavo a sfiorare il suo corpo con le mie dita, in quanto il fuoco del camino ci eccitava. La misteriosa signora ormai era avvolta da un desiderio sfrenato, la sentivo lucidamente gemere sotto le mie mani che l’accarezzavano da tutte le parti, lei si girò, lì io capii che voleva essere accarezzata ancora. In questo modo, con le dita disegnai ancora il suo profilo dalla nuca giù attraverso la spina dorsale, fino alle natiche per poi risalire sempre deliziosamente su, con la lingua disegnavo ancora il suo profilo, lei godeva e i suoi occhi m’invocavano di non fermarmi. Presi il suo nettare con due dita e lo portai alla mia bocca, poi la baciai a lungo intensamente, mentre lei era rapita da un desiderio incontrollabile, ribelle e travolgente:

“Amami, fammi tua” - mi espose sinceramente lei.

“No, adesso hai conosciuto la dolcezza e la mansuetudine degli uomini. Adesso puoi anche ammazzarmi” - risposi io in modo caparbio e volitivo.

“Vieni, ti mostro una cosa” - mormorò lei conducendomi vicino a una finestra, io guardai lì di sotto e vidi tantissime croci conficcate nel terreno.

“Da questa finestra io uccido gli uomini. Oggi ho conosciuto e sperimentato la dolcezza, ho scandagliato la pura e sincera vitalità che c’è in te, l’energia e l’intensità d’un amplesso fatto unicamente di carezze, di moine e di sguardi” - m’annunciò amabilmente e semplicemente lei.

“Prima hai detto lo sapevo. Che cosa volevi dire?”.

“Lo sapevo che saresti arrivato” - mi bisbigliò toccandomi le labbra con la sua mano e di colpo mi ritrovai seduto dentro il taxi.

“Signore, la dama del castello è veramente una gran donna e lei è molto fortunato. Ha compiuto per lei una singolare eccezione, una vera esclusiva, un ristretto privilegio riservato a pochi altri” - mi dichiarò in maniera ardita, impavida e netta l’autista del taxi.

“Sì, ha ragione, è proprio così” - replicai io chiaramente affascinato e indiscutibilmente ancora ammaliato con l’indecifrabile, misteriosa e segreta signora ancora davanti agli occhi rientrando verso l’albergo.

{Idraulico anno 1999}