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Il 2008 fu l’anno in cui tornai in Italia, al Politecnico di Milano. Ero stato in Francia per il dottorato e in Nuova Zelanda per una borsa post doc, ma a 32 anni avevo voglia di tornare a casa.
Per questo motivo già da tempo avevo contattato il professor Martini, con cui mi ero laureato e con cui ero rimasto in ottimi rapporti. Sapevo come andavano le cose nell’università italiana, ma sapevo anche che Martini era un personaggio potente e con conoscenze importanti. Per questo motivo non mi stupii quando, sei mesi dopo la mia richiesta, mi aveva proposto di partecipare ad un concorso per un posto da ricercatore a tempo indeterminato nel dipartimento di elettronica. A suo parere avevo buone possibilità di vincerlo e la speranza di diventare professore associato entro pochi anni. Conoscevo l’uomo e sapevo che aspirava a diventare rettore quando il rettore in carica fosse andato in pensione. Questo voleva dire che avevo la certezza di conquistare il posto da ricercatore, e che sarei diventato associato nel momento in cui lui avesse ottenuto il posto tanto agognato.
Avrei preferito che la mia carriera dipendesse dal mio curriculum, indubbiamente valido, ma nel momento in cui avevo deciso di tornare in Italia dovevo sottostare alle regole non scritte del mio Paese.
Come avevo immaginato vinsi il concorso, e a settembre 2008 cominciai il mio nuovo lavoro. Fin dal primo anno mi trovai a dover affiancare all’attività di ricerca quella didattica. Martini mi assegnò due corsi: un corso di analisi matematica nel secondo semestre per gli studenti del primo anno, ed uno dei corsi facoltativi che si tenevano nel primo semestre per gli studenti del secondo anno della laurea magistrale.
L’attività didattica mi piaceva: insegnare ai ragazzi più giovani di me era una sfida affascinante, forse ancora più interessante di quella di ricerca. L’alternanza tra le due attività contribuì a rendere meno monotona la mia attività, e a fine anno ottenni anche dei riscontri. Nelle valutazioni che venivano fatte alla fine di ogni periodo didattico i miei corsi avevano avuto ottime valutazioni dagli studenti, in particolare quello facoltativo che affrontava tematiche piuttosto avanzate.
Iniziai l’anno successivo fortemente motivato. Gli iscritti al corso erano passati da dieci a quindici, di cui quattordici ragazzi. Se anche non fosse stata l’unica ragazza del corso, sarebbe stato impossibile non notare Arianne Fermi. Arianne era figlia di un’attrice marocchina e di un industriale israeliano di origine italiana, e sembrava nata per smentire tutti i luoghi comuni sulle donne iscritte a ingegneria. Non era solo la migliore del corso ed un talento precoce, che a ventidue anni stava per laurearsi con il massimo dei voti. Era anche una ragazza splendida. Alta più di un metro e settanta, le sue origini mediorientali erano evidenti nel colore della pelle, simile all’ocra. Gli occhi erano nerissimi così come i capelli mossi, quasi ricci. Il miscuglio di etnie che l’aveva generata le aveva regalato un volto grazioso e delicato, con un naso sottile e zigomi alti sopra labbra leggermente carnose spesso arricciate come in un broncio seducente. Una bellezza modesta, ricercata. Il suo non era uno di quei volti che ti spingono a fissare una ragazza per ore Sotto gli abiti sempre eleganti si intuivano una vita sottile e un seno generoso. Le gonne sempre lunghe fino al ginocchio rivelavano gambe lunghe e dritte e un culo a mandolino.
Trattandosi di un corso di ingegneria elettronica, la presenza di una bella ragazza non passava inosservata tra i suoi compagni di corso. Tuttavia lei sembrava non accorgersene. Prendeva sempre posto in prima fila e non dava particolare confidenza ai suoi compagni, totalmente dedita alla lezione. Spesso si fermava alla fine della lezione per chiedermi delucidazioni sulle attività di laboratorio o per commentare i risultati. Ogni volta mi ero trovato a fantasticare sulle sue labbra, su quel corpo sinuoso e inaccessibile sia per la differenza di età che per via del mio ruolo. A gennaio 2010 si presentò al primo appello dell’esame, tornando a casa con un 30 e lode.
Il giorno dopo ero nel mio ufficio, completamente impreparato a vedermela comparire davanti. Sentii bussare delicatamente alla porta aperta, e quando aprii gli occhi la vidi sulla soglia, sorridente ed elegante come sempre in un tailleur sportivo.
-E’ permesso?-
Mi alzai e le feci un cenno, invitandola ad entrare.
-Vieni pure Arianne. Siediti. Di cosa hai bisogno? Dopo un esame perfetto come il tuo immagino che tu non sia qui per chiedere chiarimenti.-
La ragazza prese posto di fronte a me. Per un attimo rimase in silenzio, i suoi occhi profondi fissi sulla scrivania.
-No, infatti.-
-Dunque?- Incrociai le dita, fissandola con aria interrogativa.
-In realtà sarei qui per chiederle una tesi. So che è impegnato con il lavoro di ricerca, ma ci terrei molto.-
Spalancai gli occhi per la sorpresa. Era la prima volta che uno studente mi chiedeva la tesi. Non che la materia non fosse interessante… anzi, dal punto di vista della ricerca ero convinto che il mio fosse uno dei settori più all’avanguardia. Tuttavia era un esame facoltativo ed io solo un ricercatore, una tesi presentata da me era tutt’altro che prestigiosa.
-Mi fa piacere che tu me lo chieda, ma sei sicura? Ho visto il tuo libretto, sei la migliore del tuo anno. Potresti chiedere la tesi a qualunque professore.-
-Lo so, ma ho deciso di chiederla a lei. Mi interessa l’ambito delle sue ricerche, e mi piace il suo modo di presentare la materia. Si vede che lei ama quello che fa. Credo che lei possa insegnarmi più cose di quelle che può insegnarmi qualche vecchio barone.-
Per un attimo vidi un lampo malizioso nel suo sguardo, che però scomparve subito. La sua richiesta mi lusingava e mi intrigava. Arianne era una studentessa brillante, sicuramente avrebbe potuto darmi un grosso aiuto nel mio lavoro. Oltretutto la prospettiva di avere a che fare con lei per tutti i mesi richiesti all’elaborazione e alla stesura della tesi era estremamente piacevole. Naturalmente avevo già preparato un paio di titoli da proporre se qualche studente fosse arrivato a chiedermi di assisterlo per la tesi, ma non pensavo che sarebbe successo.
-Se davvero sei sicura non posso che accettare. Che ne dici se ci rivediamo alla fine di questa sessione per discutere titolo e modalità? Se ben ricordo ti manca ancora un esame..-
Il suo volto fu illuminato da un sorriso radioso.
-Grazie! Le prometto che non se ne pentirà!-

Cominciammo a lavorare assieme all’inizio di marzo del 2010. La tesi per la laurea magistrale richiedeva un lavoro di almeno sei mesi, e non ero intenzionato a fare sconti. Avevo ricavato a Arianne un piccolo spazio nel mio ufficio, dove veniva a lavorare per tre giorni a settimana. Il suo arrivo non passò inosservato nel nostro dipartimento, in cui la presenza femminile era una rarità. Potevo percepire l’invidia di colleghi e professori più anziani, e vedevo gli sguardi che uomini più o meno giovani le rivolgevano quando passava nei corridoi.
Da parte sua sembrava non accorgersi di nulla. Continuava a vestirsi in maniera elegante ma estremamente femminile, mettendo in risalto più che nascondere le linee del suo corpo. Lavorando gomito a gomito cominciammo a conoscerci. Mi raccontò della sua famiglia e dei suoi hobby. Scoprii che parlava in maniera corrente francese, inglese, arabo ed ebraico, oltre che l’italiano. Avevamo in comune la passione per il mare e per gli sport, in particolare per quelli marini. Aveva viaggiato molto al seguito del padre, che si era spostato in diversi Paesi per lavoro. Forse per questo motivo era più matura di quanto dicessero i ventidue anni della sua carta d’identità.
Dopo tre mesi di lavoro si era ormai inserita perfettamente nel dipartimento. Il suo contributo era prezioso, la qualità del suo lavoro molto superiore a quella di un normale tesista. Per questo motivo Martini mi suggerì di farla venire con me ad una conferenza a Firenze in cui avrei dovuto presentare parte del lavoro del gruppo. Avrei dovuto partecipare con il mio mentore, ma lui aveva dovuto rinunciare per un impegno “politico”. Mi disse che aveva avuto modo di conoscere le qualità Arianne e che probabilmente dopo la laurea le avremmo proposto un dottorato, quindi sarebbe stato giusto coinvolgerla fin da subito. Soprattutto considerando che parte dei risultati che avremmo presentato erano dovuti al suo lavoro.
Riferii la proposta a Arianne senza troppe aspettative. Era venerdì e la conferenza sarebbe iniziata il lunedì successivo, quindi il preavviso era troppo breve per organizzarsi. Al contrario Arianne accettò con entusiasmo.
Martini aveva prenotato le stanze d’albergo già dalla domenica sera, un piccolo vantaggio della sua posizione di cui per una volta avrebbero goduto due sottoposti. Arrivammo in hotel alle sette e mezza, appena in tempo per sistemarci e cenare nel ristorante dell’albergo.
Martini non aveva badato a spese: l’hotel era un quattro stelle con piscina, e il menu del ristorante era degno di uno chef stellato. Invece di assaggiare qualche piatto elaborato ci accordammo per una fiorentina con patate e verdure, scelta che contribuì ad aumentare la mia stima nei suoi confronti. Accompagnammo la cena con una bottiglia di Bolgheri, un vino che Arianne non conosceva ma a cui fece ampiamente onore.
Mi piaceva la sua compagnia: avrei voluto uscire per fare una passeggiata notturna a Firenze, ma dovevo ultimare gli ultimi ritocchi alla presentazione del giorno successivo. Ordinai un caffè e le dissi le mie intenzioni, scusandomi se non ero di compagnia e promettendole che la sera successiva l’avrei accompagnata. Per un attimo sul suo volto si dipinse un’espressione delusa, ma poi mi sorrise dicendomi che era giusto che pensassi prima al dovere.
La accompagnai alla sua camera e la salutai sulla porta baciandola sulla guancia.

Ero intento a rileggere per l’ennesima volta la presentazione quando sentii bussare alla porta. Guardando l’orario sul mio portatile vidi che erano le undici, quindi era già più di un’ora che lavoravo.
-Chi è?- Chiesi alzandomi dalla scrivania. Mi bruciavano gli occhi e avevo la testa piena di cifre e di statistiche.
-Sono Arianne.- La voce giovane e musicale mi fece sobbalzare.
Rimasi per qualche secondo immobile, chiedendomi come mai Arianne fosse venuta a bussare alla mia stanza. La situazione rischiava di diventare equivoca, persino sconveniente. Quando alla fine andai ad aprire non mi trovai davanti la ragazza sofisticata e sempre in tailleur che avevo conosciuto in università. Arianne indossava un paio di pantaloni corti che le arrivavano a mezza coscia e una t-shirt bianca, che non lasciava il minimo dubbio sull'assenza del reggiseno. Si era struccata, ed era una di quelle ragazze che senza trucco riescono ad essere ancora più attraenti. Nonostante fosse estremamente sexy il suo volto sembrava quello di un adolescente. E praticamente lo era, mi dissi costringendomi a non guardarle le tette.
-Ciao. Cosa... ti serve qualcosa?-
-Ti ho portato una tisana.- Avevamo iniziato a darci del tu nel momento in cui si era trasferita nel mio ufficio. Solo in quel momento vidi il bollitore che teneva in una mano, all'altezza del fianco. -Stavi ancora lavorando?-
-Sì. In realtà avevo quasi finito, ma la presentazione di domani mi mette un po' d'ansia.-
Restammo per qualche secondo in silenzio a guardarci, poi lei scoppiò a ridere.
-Pensi di lasciarmi entrare o vuoi che beviamo la tisana qui sulla porta?-
Scossi la testa confuso, spostandomi per lasciarla entrare. Mentre mi passava di fianco aspirai il profumo dei suoi capelli. Sapevano di fresco e di arancia. Appoggiò con cura il bollitore sul tavolino, lontano dal mio portatile, quindi si sedette sul bordo del letto.
Chiusi la porta e la raggiunsi, prendendo due bicchieri dal ripiano vicino al frigo bar. Mentre mi sedevo la guardai. Sembrava tranquilla, per nulla imbarazzata di trovarsi mezza nuda nella mia stanza. Se qualcuno ci avesse scoperti in quel momento avrei rischiato il posto, ma per fortuna non c'era nessuno.
-Sei sempre così agitato prima di una presentazione?- Mi chiese mentre le servivo la tisana.
-In realtà no, è la prima volta che succede. Mi sembra sempre che ci sia qualcosa che non va, qualcosa che deve essere cambiato.-
-Secondo me andrai alla grande... con noi a lezione funzionava. Perchè non fai una prova con me?-
-Vuoi che provi il mio intervento con te?-
-Esatto. Meglio che startene lì a cambiarlo e ricambiarlo fino alle due di questa notte. Ci sono modi più intelligenti di passare il tempo.-
Evitai di incrociare il suo sguardo per evitare di immaginare doppi sensi che sicuramente non erano voluti. Mi alzai dalla sedia e le feci segno di sedersi al mio posto.
-Va bene. Siediti lì e dimmi cosa ne pensi.-
Presi una seconda sedia e mi posizionai di fronte a lei, in modo che entrambi vedessimo lo schermo del portatile. Lanciai la presentazione e cominciai a parlare, enunciando i termini della mia ricerca. Non era un intervento lunghissimo, era previsto che parlassi circa per un quarto d'ora. Mentre parlavo percepivo il suo sguardo su di me, con la coda dell'occhio vedevo il suo petto alzarsi ed abbassarsi con il respiro.
Improvvisamente sentii un piede sfiorarmi la gamba, poco sotto il ginocchio. Spostai la gamba e continuai a parlare pensando ad un colpo involontario, ma dopo qualche secondo il contatto si ripetè. Sentii il suo piede nudo strusciarsi contro il mio polpaccio salendo verso il ginocchio.
Mi bloccai di colpo fissandola.
-Perchè ti sei interrotto?- Mi chiese sorridendo. -Non devi farti distrarre da quello che succede attorno a te, continua.-
Cercai di continuare senza pensare a quello che stava facendo, ma quando sentii il piede appoggiarsi al mio pube non riuscii più a fare finta di nulla.
-Arianne, fermati. Sono un tuo professore, ma sono anche un uomo e tu sei una ragazza stupenda.-
-Cominciavo a pensare che fossi asessuato… o che non ti piacessero le donne.-
-Certo che mi piacciono, ma non mi porto a letto le mie studentesse.-
La pressione del suo piede sul mio cazzo si fece più decisa. Lo massaggiava con la pianta e con le dita, esperta. Non avevo dubbi che avesse sentito la mia erezione.
-Tra pochi mesi non sarò più una tua studentessa, e non sono una ragazzina che non ha mai scopato. Puoi anche lasciare perdere le seghe mentali sulla mia età. Mi piaci, Giovanni, sono mesi che faccio di tutto per fartelo capire. E credo di non esserti indifferente.-
Non appena ebbe finito di parlare si alzò in piedi. Con un gesto fluido sfilò la t-shirt e la lanciò sul letto. Si fermò di fronte a me con le braccia lungo i fianchi, fissandomi in attesa di una reazione. Scivolai con lo sguardo lungo la vita sottile, il ventre piatto su cui si intravedano gli addominali. Risalii ancora fino ai seni generosi, che sfidavano a fatica la forza di gravità come solo a quell’età può succedere. Doveva portare almeno una terza abbondante, forse una quarta. I capezzoli scuri spuntavano dalle areole larghe come monete da due euro. La tentazione di quel corpo era troppo forte per poter resistere. Sapevo che stavo per fare qualcosa di deontologicamente sbagliato, ma in fondo non sarei stato né il primo né l’ultimo. Pensai alla differenza di età: per certi versi Arianne era ancora un’adolescente, ma entro pochi mesi sarebbe entrata nel mondo del lavoro e sarebbe stata trattata in tutto e per tutto come un’adulta.
Mi alzai in piedi, trovandomi a pochi centimetri da lei. Arrivavo quasi al metro e ottanta e la sua fronte arrivava poco sotto al mio naso. La fissai negli occhi per qualche istante, cercando segni di incertezza che non trovai. Alla fine alzai le mani e le portai sui suoi fianchi, salendo fino a raggiungere i seni. Erano sodi e morbidi come avevo immaginato, pesanti ma sostenuti dalla muscolatura pettorale. Li accarezzai a mani aperte, quindi li strinsi leggermente. Arianne si morse il labbro. I suoi occhi erano lucidi, il respiro rapido. Le piaceva quel tocco, amava sentirsi toccata in quel modo. Li strinsi ulteriormente e lei gemette. Allentai la stretta e portai le dita sui capezzoli. Giocai per qualche istante, quindi li presi tra pollice ed indice e strinsi leggermente ruotandoli. Arianne spalancò la bocca e gemette ancora. La sentii appoggiarsi a me, una mano che raggiungeva il mio pube e lo stringeva con forza.
Volevo ancora giocare ed esplorare il suo corpo prima di arrivare al dunque. Allontanai la sua mano e mi lasciai cadere in ginocchio di fronte a lei. Spostai le mani sui suoi fianchi stringendo l’elastico dei pantaloncini. Restai fermo per qualche istante fissandola, quindi abbassai in un solo colpo pantaloncini e biancheria intima. Arianne alzò prima un piede, poi l’altro permettendomi di sfilarle tutto. Il suo monte di Venere era proprio di fronte al mio volto. I peli pubici erano corti, tagliati a formare un ampio triangolo. Non mi piaceva la depilazione completa vicino al sesso, la consideravo una moda figlia dei film porno. Avvicinai il viso al suo sesso. Aspirai a fondo il profumo della sua eccitazione, forte e acido. Un profumo puro, giovane. Arianne teneva alla sua pulizia: non sentivo altri odori se non quello del detergente e quello del suo lubrificante naturale.
Alzai lo sguardo e lei allargò leggermente le gambe. Sorrisi in risposta mentre portavo le mani sulle sue natiche. I glutei erano tondi, sodi e morbidi. Riuscivo a stringerli ognuno in una mano mentre la attiravo a me. Sfiorai il clitoride con la lingua, una promessa e un assaggio delle mie intenzioni. Subito la sentii inarcarsi e spingere il pube verso di me. Continuai a giocare con il clitoride per qualche secondo, quindi passai alle grandi labbra. La lubrificazione era abbondante, il suo sapore deciso e piacevole. La sentivo gemere mentre la tenevo stretta, le sue mani sulle mie spalle come a reggersi. Mi abbassai ancora e infilai la lingua nel sesso. Cercai di penetrarla più a fondo possibile, per tutta la lunghezza che mi consentiva il mio muscolo. Nel frattempo infilai un dito tra le sue natiche cercando lo sfintere. Non la sentii irrigidirsi, troppo concentrata sul piacere che le regalava la mia lingua. Con l’indice sfiorai il forellino posteriore, lo massaggiai e poi provai a forzarlo. La sentii cedere lentamente, fino a fare entrare la punta del mio dito prima di irrigidirsi. Intuii che il sesso anale non era una novità, ma che era ancora inesperta. Ripresi a leccarla con decisione, lunghi movimenti della lingua dal basso verso l’alto che incrementarono le sue secrezioni. Quando mi alzai in piedi avevo le labbra e le guance umide dei suoi umori. Il suo petto si alzava ed abbassava rapidamente: era arrivata a un passo dall’orgasmo, ma avevo deciso di rimandare quel momento.
Mi chinai per baciarla, chiedendomi come avrebbe reagito. Arianne rispose al bacio portandosi in punta di piedi, una mano dietro il mio collo per tenermi stretto. Ci baciammo a lungo, come due adolescenti alle prime esperienze. Temevo che si sarebbe rifiutata di baciarmi dopo che le avevo praticato sesso orale, ma aveva passato a pieni voti quell’esame. Baciava bene, senza farsi prendere dall’affanno. Quando finalmente ci staccammo avevamo entrambi il fiatone.
-Adesso è il mio turno.-
L’espressione del suo volto mischiava innocenza e malizia. In lei c’era qualcosa dell’adolescente innocente ma al tempo stesso qualcosa di estremamente perverso, e quel gioco di contrasti la rendeva irresistibile. Mi slacciai la camicia mentre lei si occupava dei pantaloni. Lasciai che mi spingesse sul letto e la aiutai a rimuovere pantaloni e boxer. Sorrisi quando la vidi piegare con cura i miei indumenti prima di appoggiarli sulla sedia. Il mio cazzo era dritto come un fuso, in piena erezione da diversi minuti. Si inginocchiò ai miei piedi e lo studiò con cura, accarezzandolo con le due mani. Il suo respiro sulla mia cappella mi faceva rabbrividire.
-Stai cercando di decidere se ti piace?-
-No, quello l’ho già deciso. Mi piace molto: è dritto e largo. Mi piace di più così… tutti parlano di lunghezza, ma è la larghezza che conta secondo me.-
-Ne hai visti tanti?-
Il suo sorriso malizioso fece scattare il mio cazzo verso l’alto.
-Per questa informazione dovrai aspettare… Ti dispiace se lo assaggio?-
Senza aspettare la mia risposta lo lasciò scivolare tra le labbra. Lo succhiò lentamente, come per conoscerlo. Mentre si muoveva su e giù la lingua esplorava ogni venatura cospargendolo di saliva. Dopo averlo succhiato per un po’ lo lasciò uscire dalla bocca, percorrendolo con la lingua dalla punta alla base. Dava rapidi colpi e lo leccava. Non si fermò quando arrivò in fondo: scese a leccarmi i testicoli guardandomi negli occhi, come per sfidarmi. Lo riprese in bocca, questa volta succhiandolo con più decisione prima di alzarsi e di raggiungermi sul letto.
-Hai un preservativo?-
Annuii e indicai la valigia. Mentre cercava nel piccolo trolley ammirai il suo corpo. Apprezzavo che me l’avesse chiesto, voleva dire che era attenta alla propria salute. E poi non avrei proprio voluto mettere incinta la prima studentessa a cui avevo assegnato la tesi. Tornò sul letto tenendo in mano la confezione già aperta.
-Te lo metto io.-
Lo estrasse dalla confezione e lo appoggiò sul glande, quindi si abbassò con la bocca. Facendo attenzione a non toccarlo con i denti lo srotolò per tutta la lunghezza del mio cazzo, aiutandosi solo un poco con le mani. Era un trucchetto che avevo già avuto modo di provare, ma mai con una ragazza così giovane.
Quando ebbe finito risalì a cavalcioni su di me, guidando il cazzo verso il suo sesso.
-Ti è piaciuto?-
-Un bel trucchetto, ma immagino che non mi dirai chi te l’ha insegnato.-
-Dovrai impegnarti molto per convincermi a darti queste informazioni, lo sai?-
Si chinò a baciarmi e si lasciò scivolare verso il basso. La sua figa era stretta ma accogliente. Portai le mani dietro la sua schiena, accarezzandola e scendendo verso le natiche mentre ci baciavamo. I movimenti del suo pube erano rotatori, lenti. Con un pizzico di orgoglio compresi che stava cercando di abituarsi alla mia presenza. A poco a poco sentii le pareti vaginali rilassarsi. Arianne si rialzò appoggiando le mani sul mio petto e cavalcandomi. Lo spettacolo del suo volto contratto dal piacere e dei suoi seni che ballavano davanti a me era eccitante. Li afferrai con le mani, palpandoli senza strizzarli. Lei si muoveva con gli occhi chiusi, le labbra semi aperte ansimando per il piacere.
Se non avessi indossato il preservativo sarei sicuramente venuto in un paio di minuti. Invece riuscii a resistere e sentii i suoi movimenti farsi sincopati, perdere il ritmo. Con un ultimo gemito inarcò la schiena e mi piantò le unghie nel petto, mentre sentivo la sua figa contrarsi per l’orgasmo. La guardai godere, mi gustai lo spettacolo del suo corpo sudato che si agitava su di me.
Quando finalmente la sentii rilassarsi la attirai verso di me e la baciai.
-Sei stanca o possiamo andare avanti? Io non sono ancora ko.-
-Sarei una stronza se ti dicessi di fermarci.- Mi baciò, lasciando uscire il mio cazzo e spostandosi al mio fianco. –E poi non tutti gli uomini ti regalano un secondo giro, mi conviene approfittare della rarità.-
Le sorrisi e scesi dal letto. La feci stendere supina, le natiche sul bordo del letto. Con le mani le allargai le gambe e le piegai le ginocchia verso il petto, come per un tuffo raggruppato. Reggendomi con le mani sul materasso affondai in lei lentamente. Il suo sguardo adesso era fisso su di me. Mi studiava come prima io avevo studiato lei.
-Te l’avevo detto che avrei avuto da imparare molte cose da te.- Mi disse mentre cominciavo ad accelerare il ritmo.
-Non ci sono professori qui. E’ come fare ricerca, si possono esplorare assieme diverse strade.-
-Sembra interessante...-
Mi chinai a baciarla. Le incertezze di pochi minuti prima erano completamente svanite. Arianne mi faceva impazzire. Non era solo bellissima, forse la ragazza più bella con cui ero stato a letto. Era anche calda e sensuale in un modo che non avrei saputo spiegare. Avevo la sensazione di poter esplorare con lei, di potermi spingere dove non mi ero mai spinto con nessun’altra partner. La scopai con forza, senza più cercare di prolungare l’amplesso. Era già durato abbastanza, ora avevo bisogno di portarlo alla sua conclusione. Ma non volevo farlo in questo modo. Sentii avvicinarsi l’orgasmo assieme al suo. Mi concentrai sul suo piacere, cercando di portarla all’apice prima di me. Il suo corpo rispondeva agli stimoli come uno strumento di precisione. Aveva appena goduto, eppure era già pronta ad un nuovo orgasmo. La portai oltre il limite, quindi uscii da lei e mi sfilai il preservativo salendo sul letto a cavalcioni sul suo petto. Indirizzai la mia sborra sulle sue tette e sul suo collo, guardai il seme formare disegni astratti sulla sua pelle scura. Alcune gocce arrivarono sulle sue labbra, subito leccate dalla lingua. Quando finii rimasi con le ginocchia larghe su di lei e il cazzo in mano, esausto ed estasiato.
-Sei un porco… potevi avvisarmi.- Mentre lo diceva i suoi occhi sorridevano. Non c’era rabbia, solo soddisfazione per ciò che era appena successo. Con due dita raccolse parte della mia sborra portandosela alle labbra, senza mai smettere di guardarmi.
In quel momento mi resi conto che mi ero innamorato di lei.
Note finali:
Per commenti sul racconto, domande o suggerimenti sui protagonist, scrivete a DarkKnight83@outlook.it