i racconti di Milu
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Mancavano ancora dieci giorni a Natale ed ero in viaggio per l'alta valle ai piedi del Monte Bianco dove viveva la mia prozia Olga.
Le ero molto affezionato soprattutto perchè mi aveva praticamnete fatto da mamma visto che quella vera mi aveva parcheggiato da lei per alcuni anni non sapendo dove mettere me e le mie sorelle.
Così ci eravamo trovati sparspagliati fra parenti vari. Mia sorella maggiore Mara dalla zia Monica, sorella di mamma, l'altra mia sorella Emy dalla nonna Tina ed io, appunto, da zia Olga sorella di nonna e quindi in realtà mia prozia.
Nonostante gli anni che avanzavano la zia aveva sempre conservato una certa giovinezza merito penso dell'aria pura e della vita sana che faceva vivendo in alta montagna. Da giovane aveva lavorato duramente nelle stalle mungendo mucche, tagliando l'erba e facendo il formaggio. Una vita rude che di certo l'aveva temprata nel fisico e nel carattere. Poi a quasi 40 anni aveva rilevato in società con la sorella Marina un ristorante/rifugio di montagna dove di certo non si viveva nel lusso visto che era a cinque chilometri dal mondo ma dove, di sicuro aveva fatto un bel po' di soldi che le avevano permesso a poco più di cinquantanni di lasciare Marina a gestire il rifugio da sola per ritirarsi in pensione.
Una cosa che mi aveva sempre stupito era come potesse essere comunque leggiadra una donna che pesava minimo 80 chili e di cui almeno dieci erano di tette e dieci di culo. Parliamoci chiaro, zia Olga aveva delle pere che chiamarle pere erano un insulto. In realtà era più appropiato cocomeri.
E non parliamo del bel culone che spesso si intravvedeva visto che, anche in baita aveva sempre le gonne corte che non aveva rinunciato ad usare anche in tarda età. Così ogni volta che si chinava, oltre a vedere i gancetti del reggicalze si scorgeva anche un bel po di chiappe...
Strano che una donna cosi bella e sexy non si fosse mai sposata vero? Infatti in famiglia girava voce che fosse lesbica anche se la cosa non l'avevamo mai accertata. In effetti nelle lunghe notti in baita lei e la sorella minore Marina dormivano (si fa per dire) insieme.
In seguito, quando eravamo entrati più in confidenza, la zia mia aveva pure confessato che molti escursionisti adoravano la sua baita perchè con modico sovrapprezzo potevano farsi fare da lei una bella spagnola fra le sue gigantesche tettone.
“Scopare no perchè non faccio la battona e ho paura di prendere il pisello di un estraneo dentro ma una leccata e un giro fra le gemelle glielo facevo fare volentieri”.
E brava la zia! Sangue di famiglia ovviamnete.
Naturalmente quando mi aveva fatto questa confidenza scopavamo già da qualche mese. La zia era stata una delle mie prime donne. Anche se la verginità me l'aveva levata la nonna qualche mese prima scopare con zia era stato fantastico. Per qualche anno eravamo stati come marito e moglie, forse anche di più perchè non so quante mogli facciano i pompini al marito ogni mattina appena svegli, non so quante diano ai mariti il culo come faceva Olga con me e non so quante siano sempre così insaziabili come zia Olga.
Per questo come regalo di natale in borsa avevo un pacco con dentro un bel cazzone di lattice. Di certo avrebbe gradito, tanto più che non era un semplice pisello replica comprato in un negozio ma era proprio il mio.
Il procedimento non è nemmeno complicato, basta pagare e trovare esperti del settore disposti a farlo. Ci si fa una bella sega fino ad arrivare alla massima erezione quindi si infila l'attrezzo in una sorta di gelatina verdastra. Si resta fermi per il tempo necessario quindi si estrae il pisello e lo si lava bene bene prima che la robaccia verde diventi troppo dura per staccarsi.
A quel punto dal calco del pene gli esperti ricavano un pisello del tutto identico in lunghezza e larghezza all'originale. Qualche foto scattata a quello vero permette anche di avere la replica di nervature, segni particolari ecc... Insomma un bel regalo utile e spiritoso tanto che ne avevo ordinati cinque pregandoli di non buttare lo stampo perchè magari più avanti ne avrei fatti fare altri.
Dei cinque tre li avevo nel bagagliaio. Uno era per la mia cara nonna che sarei passato a trovare di ritorno dalla zia Olga e l'altro per zia Marina.
E' si mi ero scopato anche lei! E non una scopata normale, un bel trio. Quando zia Olga mi aveva confermato che in effetti lei e Marina si erano scopate per anni con gli straphon non avevo resistito e avevo quasi implorato Olga di farmela scopare...
La zia Marina che in effetti era più che altro lesbica non aveva nemmeno fatto troppa resistenza e avevo pure scoperto che era vergine di figa.
“Vergine a 57 anni?”.
“Bhe sai una volta farselo mettere dentro dal primo che passava era un bel rischio e si perdeva ogni possibilità di trovare marito. Pensa che le future suocere venivano addirittura a metterti il mignolo nella figa per essere sicure che fosse chiusa. Io a differenza di Olga ero promessa sposa quindi ci stavo attenta...” spiegò la zia Marina.
“Però poi non ti sei sposata? Perchè?”.
“Bhe diciamo che la mia futura suocera ci ha preso troppo gusto a mettermi il mignolo e alla fine....”.
“A avete scopato!”.
“Si e il bello è che il mio fidanzatino e futuro marito ci ha proprio beccate sul letto a 69”.
“Che figata. Io mi sarei buttato in mezzo” avevo detto.
“Bhe lui diciamo che non so se si sarebbe fatto sua madre anzi la cosa lo fece proprio dar di matto. Ha abbandonato il paese il giorno dopo”.
“E non ti sei più sposata?” conclusi.
“La gente purtroppo mormora. Alcuni dicevano che non ero vergine e lui era rimasto deluso che fossi già aperta, alcuni dicevano che ero frigida e non lo soddisfavo, molti dicevano che andavo con Olga perchè ero lesbica”.
“E questo è pure vero” dissi.
“Bhe si. Comunque sono rimasta buona buona anche perchè gli unici che mi cercavano erano uomini già spostati che speravano di trovare una già aperta che la desse senza problemi.... E così ecco la mia fichetta ancora bella chiusa”.
“A quindi nemmeno con lo straphon la zia Olga...Un colpetto”.
In quel momento Olga, nuda accanto a me l'aveva fatta chinare in avanti e le aveva aperto le piccole chiappette sode... Ero rimasto sbalordito “Cazzo hai un culo che sembra una caverna”.
Così mi avevano spiegato che era pratica comune nel paese dare ai futuri mariti il culo per arrivare vergini alle nozze e che la stessa Marina già lo aveva preso dietro molto molto prima di fidanzarsi...
Storia interessante della troiaggine che dilagava per il paese ma, comunque, mezz'ora dopo anche l'ultima verginità di zia Marina era stata infranta dal mio uccellone...
A quel punto sentii un certo dolore e dovetti accostare l'Audi per scendere un attimo dalla macchina. Nulla di grave, a ripensare a quelle vecchie stroie mi era venuto duro come un palo e mi tirava nei panataloni.
Mi misi contro un pino come se dovessi pisciare, aprii la patta e diedi un po di libertà al mio manganello. L'aria era fredda e pizzicava un po e questo speravo placasse un po la voglia. Sempre con la patta aperta e l'uccello al vento mi accesi una sigaretta e mi godetti il panorama sulla vallata ancora poco innevata nonostante la stagione.
Ovviamnete avevo già deciso che appena arrivato da zia Olga avrei trovato il modo di placare la voglia... Ora però cominciavo a dubitare che sarei potuto arrivare da lei con i pantaloni allacciati.
Notai che pensare a zia Olga me lo faceva rizzare ancora di più quindi mi concentrai sul paesaggio. “Non devo pensare a scopare, non devo pensarci o mi tocca farmi una sega” mi dicevo.
Ma tra le tette di zia Olga che ricordavo in ogni millimetro e la sverginatura di zia Marina ero teso come un toro da riproduzione.
Fu in quel momento che mi accorsi di non essere solo.