i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Note:
A Lupo Alberto era piaciuto il racconto "la vendetta perfetta" di Esperia. Me lo ha segnalato ed è piaciuto anche a me. Entrambi pensavamo che meritasse un seguito e così ecco questo lavoro a 4 mani. Aggiornamento: Esperia, e lo ringrazio, mi ha risposto dandoci il permesso di utilizzare come base il suo lavoro. Ringrazio anche chi, non cito la mail per correttezza, mi ha segnalato un mio (e solo mio) grande errore: ho utilizzato come personaggio la madre che nel racconto di Esperia non c'era più. Ora ho corretto, accogliendo il suo suggerimento, sostituendola con il padre. Cambia poco nell'economia del racconto ma così è più coerente. Ah, sarebbe opportuno leggere prima il lavoro di Esperia e poi questo anche se sono due capitoli a sé stanti.
Buona lettura.
Era passato un anno da quella sera maledetta. Vittorio quasi ogni notte, prima di abbandonarsi al sonno, riviveva la conversazione avuta con Rita ricordando le parole dette, le lacrime di lei, la propria fredda determinazione. Non sapeva come era riuscito a controllare le proprie emozioni, a dirle ciò che le aveva detto, a chiudere con poche frasi un capitolo così importante della propria vita.

Il vuoto che provava dentro di sé era una costante, un crampo allo stomaco, una sensazione che lo accompagnava ventiquattro ore al giorno. Nulla pareva avere più senso per lui, solo con uno sforzo di volontà era riuscito a continuare a lavorare quando avrebbe voluto solo restare sdraiato sul letto a guardare il soffitto.

Aveva anche pensato di farla finita ma un qualcosa dentro di lui l’aveva bloccato. Doveva mantenere fede alla promessa fatta a Rita: non domani, non tra un mese, non tra un anno, ma avrebbe trovato un’altra donna, una donna sincera, leale, che gli volesse bene. Avrebbe ricostruito un futuro senza Rita e con una nuova famiglia l’avrebbe dimenticata. Quello sarebbe stato il completamento ultimo della sua vendetta perfetta, quando il ricordo del dolore provato sarebbe stato paragonabile a un piccolo incidente senza più importanza.

Intanto la sua vita sociale era zero. Finito il lavoro tornava all’appartamento affittato alla periferia di Milano e passava le serate sul divano, davanti a una TV di cui non vedeva nemmeno le immagini. Aveva sopportato i commenti inutili e spesso ipocriti di amici e parenti quando si era diffusa la notizia della fine del suo matrimonio. Stoicamente era passato attraverso la trafila legale per il divorzio riuscendo a ottenerlo in tempi brevi. Si era attenuto alla versione concordata, l’aver scoperto di non avere più nulla in comune, dribblando ogni domanda ulteriore e, infine, evitando di incontrare chiunque li avesse conosciuti come coppia. Il punto più difficile era stato evitare Gloria, la sorella di Rita, che ignara delle vere motivazioni lo aveva cercato più volte, forse per cercare di riallacciare il loro rapporto proponendosi come mediatrice. Non poteva incontrarla, parlarle, era sicuro che non sarebbe stato capace di tacere e l’avrebbe ferita, lei che più di tutti non lo meritava.

Povera Gloria, anche lei vittima, inconsapevole. Vittorio non aveva voluto distruggere anche il suo matrimonio e sicuramente lei pensava male di lui, ancora ciecamente fiduciosa nella sorella.

Alla fine la prigionia autoimposta era stata troppo anche per Vittorio che, forse inconsciamente alla ricerca del tempo perduto, aveva ripreso a recarsi in una spiaggetta del Naviglio della Martesana, vicino alla Cava Gaggiolo. Lì sedeva su un sasso ricordando le belle giornate passate con gli amici quando era ragazzo. Nell’aria frizzante della primavera scrutava l’acqua perso nei suoi pensieri fino a quando non tramontava il sole. Solo allora si scuoteva di dosso i fili d’erba e, ripresa la sua BMW, tornava a casa. Erano momenti di serenità per lui, in cui il vuoto interiore si attenuava sopraffatto dai ricordi felici, e una volta a casa riusciva a prendere sonno più facilmente.

- Sapevo di trovarti qui. Posso sedermi? –

La voce improvvisa alle sue spalle lo fece alzare in piedi di scatto. A pochi metri da lui c’era Gloria. Impacciata, insicura, si dondolava sulle scarpe col tacco alto tormentandosi le mani e l’orlo della giacca del tailleur grigio che indossava.

Vittorio non vide modo di risponderle di no senza essere cattivo. No, non avrebbe potuto esserlo con Gloria con la quale aveva avuto un ottimo rapporto fin dall’inizio. Aspettandosi una filippica sulla sorella si tolse la giacca stendendola a terra per farla sedere. Si rimise sul sasso facendole un gesto d’invito e attese.

Gloria accettò il gesto galante e sedette sulla giacca, abbracciandosi le ginocchia e posandovi il mento. Per diversi minuti entrambi guardarono l’acqua.

- Ho lasciato Dario –

La frase rimase tra di loro come sospesa per interminabili secondi. Vittorio non si aspettava questo esordio e non sapeva cosa rispondere. Perché Gloria era venuta lì a dirglielo?

- Quando tu e Rita vi siete lasciati ho cercato di capire cosa era successo. Non poteva essere che all’improvviso vi foste accorti di non volervi più bene. Non quando lei era continuamente in lacrime, non per come ti conosco. Ho cercato di chiamarti più volte perché volevo parlarne con te ma tu mi hai evitato –

- Sì, scusa, è che……… -

- Non c’è bisogno di scuse, fammi finire. Dicevo che avrei voluto parlarne con te ma, alla fine, non riuscendoci, ho messo alle strette Rita e lei mi ha confessato di averti tradito. Non ha voluto dirmi con chi. Ho cercato ancora di contattarti, immaginavo quanto tu stessi soffrendo, ma non rispondevi al telefono –

- Ho cambiato numero…… -

- Fammi finire ti ho detto. Ti sei fatto anche negare al lavoro quando sono venuta lì intenzionata a stanarti. Alla fine ho capito che non volevi vedermi perché ti avrei ricordato Rita e l’ho accettato. Sapevo che prima o poi ci saremmo rivisti. –

- E come sei arrivata qui? –

- Per caso ho visto la tua auto diretta da queste parti e mi sono ricordata di questo posto. Me ne avevi parlato come del tuo “rifugio sicuro”, ricordi? E’ passato un anno e ancora stai cercando la serenità. Povero caro, ho chiesto in giro: sei scomparso, nessuno ti ha più visto nei soliti posti. –

- Non ho voglia di vedere nessuno. Perché sei qui? Scusami Gloria ma non voglio parlarne nemmeno con te. Mi fa ancora troppo male. Hai lasciato Dario hai detto? Mi dispiace per te ma non sono certo la persona più adatta a sostenerti, e non mi interessa nulla delle vostre incomprensioni. Scusami ma è così. –

Vittorio reagisce al tono pietoso che Gloria ha usato nell’ultima frase. Parte della rabbia dei primi giorni si riaccende in lui e risponde in modo duro. Si trattiene, non vuole offendere Gloria, ma nemmeno ha voglia di conoscere i suoi problemi né di tenerle la mano mentre piange. Troppo forte sarebbe la tentazione di dirle tutto.

- No Vittorio, non sono qui in cerca di consolazione ma per farti una domanda: Perché non me l’hai detto subito? –

- Cosa? –

- Di Rita e Dario, il vero motivo per cui l’hai lasciata. –

La rabbia di Vittorio svanisce istantaneamente, subentra il panico.

- Come…… come l’hai saputo?

- Una mail anonima mi ha messo la pulce nell’orecchio. Mi sono recata a quell’hotel e li ho visti. Da quanto tempo andava avanti la storia? –

- Non lo so, non l’ho mai saputo. Anche a me arrivò una mail anonima. Si vede che qualcuno ci vuole bene –

Vittorio fa una risatina amara alla battuta che non ha saputo trattenere.

- Io ho fatto di peggio, Ho incaricato un mio vecchio amico….. e così ho perso anche lui. Tu cosa hai fatto quando li hai scoperti? –

- Ho pianto e avrei voluto colpirli, far loro del male, distruggerli. Poi ho riflettuto. Ho incaricato un investigatore privato di fornirmi le prove del tradimento da usare in tribunale prima di affrontare mio marito.

Quando sono stata certa ho cercato per casa. Rita abitava da noi e così ho frugato nella sua stanza alla ricerca di qualcosa che la giustificasse. Non volevo credere che mia sorella…… la mia sorellina……… mi avesse fatto questo. Pensavo che quel bastardo di Dario in qualche modo l’avesse costretta; già altre volte avevo avuto sentore che non mi fosse fedele ma non avevo mai approfondito, erano solo avventure passeggere e, in fondo, tornava sempre da me. Che stupida che sono stata: ho accolto mia sorella a casa mia e chissà che belle scopate si sono fatti alla faccia mia quando io non c’ero.

Nel cercare mi è capitato tra le mani un piccolo registratore tascabile. Nel prenderlo l’ho fatto partire e……. –

Vittorio trasale. Ricordava di aver lasciato il registratore a Rita e non pensava fosse stata tanto stupida da tenerlo. Lui aveva conservato solo la copia liberandosene quando, dopo il divorzio, non gli era servita più. Istintivamente racconta a Gloria del marchingegno e di come gli fosse servito per scoprire i fedifraghi.

- Eccone spiegata l’esistenza, me lo ero chiesta ma era ininfluente dopo aver visto le foto fatte dall’investigatore. E’ servito solo a farmi capire quanto sono stati malvagi e questo mi ha fatto scegliere come comportarmi.

Oggi ho preparato le loro valige e le ho lasciate in anticamera. Ho fatto venire anche nostro padre. Pensa che mi ha redarguito perché, credendo che fossero per il viaggio che io e Dario avevamo previsto, le avevo fatte troppo in anticipo. Povero babbo, non si aspettava quello che è successo. –

- Cosa è successo? –






Rita arriva a casa della sorella, dove abita da quando si è lasciata con Vittorio. Nell’anticamera ci sono alcune valige e si ricorda fuggevolmente che Gloria e Dario hanno deciso un viaggio. Possibile sia già giunto il giorno della partenza?

Non ci pensa oltre vedendo che, con la sorella, c’è il loro padre.

Le saluta notando che Gloria appare un po’ fredda nei suoi confronti. In quel momento la porta si apre ancora: è Dario che torna dal lavoro.

- Tesoro, ma hai già preparato le valige? Ci sono ancora alcuni giorni. Ciao Rita, ciao babbo, che bella sorpresa, come mai? …. –

Dario si ferma vedendo lo sguardo duro di Gloria.

Il padre, a cui Gloria non ha detto nulla, interviene sentendo l’atmosfera fattasi tesa:

- Mi spiegate che succede? Perché mi hai chiamato Gloria? –

- Mi dispiace papà. So di darti un dolore ma era giusto che tu vedessi, che tu sapessi come tua figlia, mia sorella, si è comportata con me. Tu sai quanto le ho voluto bene, ma ora la odio –

Le parole di Gloria, dette con un tono duro che non conoscevano, sbigottiscono i presenti, soprattutto Dario che inizia a chiedere spiegazioni:

- Ma che stai dicendo? Io…….. –

- Tu cosa bastardo? –

Platealmente Gloria getta diverse fotografie sul tavolo.

I tre le prendono. Rita e Dario sbiancano capendo di essere stati scoperti, solo il padre rimane confuso.

- Caro papà, queste sono le prove che quella troia di mia sorella si scopa mio marito. Ci siamo sempre chieste perché si fosse lasciata con Vittorio…….. eccolo il perché –

Confusamente i due amanti cercano di replicare dicendo che c’è un errore, che è tutto un malinteso.

- Malinteso? Anche questo? –

Nel dirlo Gloria fa partire il registratore. La voce roca di Rita riempie la stanza insieme a quella di Dario. In silenzio tutti ascoltano, il padre scoppia a piangere.

- Quelle valige là fuori sono le vostre, ci ho messo tutto quello che ho trovato. Prendetele e scomparite. Se troverò altre cose le brucerò. Non tornate indietro. Tu Dario parlerai solo col mio avvocato e non sperare di cavartela facilmente, se fai solo anche una piccola obiezione ti rovino, ti rovino veramente. –

Rita scoppia a piangere anche lei, supplica la sorella di perdonarla. Si inginocchia addirittura ai suoi piedi e Gloria avverte un senso di pietà che, forse, potrebbe farla tornare sulla sua decisione.

E’ il padre a sorprendere tutti alzandosi, il viso distrutto e coperto di lacrime. Guarda la figlia minore e parla:

- Vattene Rita, e non tornare mai più. Come padre avrei potuto perdonarti tutto ma non quello che hai fatto a tua sorella. Da oggi io ho una figlia soltanto. –

Dario prova a resistere:

- Io non me ne vado, questa è anche casa mia ricordatelo. Non puoi cacciarmi. –

Gloria lo aggredisce inviperita:

- Hai perso ogni diritto quando mi hai tradito con mia sorella. Vattene Dario, il mio avvocato concorderà col tuo che la casa resti a me. Te lo ripeto, e non sto scherzando: se fai anche una piccola obiezione io ti rovino per sempre –

I due, sottomessi, prendono le valige e escono dirigendosi verso la vecchia casa paterna di lui.







Vittorio e gloria restano a guardarsi in silenzio dopo che lei ha completato il racconto. Parla lui per primo:

- E ora? –

- Ora sto procedendo col divorzio, Dario non farà storie, ha troppo da perdere. La sua azienda si regge anche perché io, come funzionaria di banca, posso agevolarlo per prestiti vari. Inoltre sa che ho le prove e perderebbe una eventuale lite. E tu? –

- Io vivo, anzi vivacchio in attesa di tempi migliori……….. sono contento che sei venuta, una parte del dispiacere era perderti come amica. –

- Anche per me Vittorio, in fondo di tutta questa storia mi sei rimasto solo tu……… -

Le mani si incontrano sull’erba. Il sentimento di amicizia, reso ancora più forte dalle pene comuni, non li fa sentire soli, dà loro forza.





In auto Rita continua a piangere facendo reagire male Dario:

- Cazzo ti piangi, accidenti a te, dovevi proprio conservare quel registratore? –

Rita smette e reagisce a sua volta toccata sul vivo:

- E tu dovevi continuare a andare in quel Motel? Accidenti a te, stavamo tanto bene a casa, bastava solo fare attenzione che non tornasse ma no, lui non vuole cambiare le abitudini, quella stanza lo fa eccitare diceva….. accidenti a te –

Il litigio in auto continua finché non arrivano alla vecchia casa paterna di lui che non è mai riuscito a vendere. Gli torna utile ora anche se c’è tanto lavoro da fare per renderla nuovamente confortevole.

Iniziano così una convivenza non di amore ma di necessità. Rita non saprebbe dove andare ora che anche il padre l’ha cacciata, a lui in fondo basta che ci sia qualcuno che governi la casa e gli riscaldi il letto.

E’ difficile, sono costantemente nervosi e si accapigliano più volte al giorno. Nemmeno il sesso è come prima: privato dell’aspetto torbido, proibito, è solo una ginnastica da letto.

Rita comincia a rimpiangere Vittorio. Anche dopo un anno ne è ancora innamorata. Sa di non avere speranze ma il ricordare i momenti felici insieme la fanno stare bene per un po’, almeno finché non abbandona il sogno e torna alla realtà. La realtà è che ha solo Dario: gli amici comuni con Vittorio l’hanno abbandonata, frequenta solo gente che nemmeno gli piace e di cui sa di non potersi fidare. Persi il padre e la sorella è veramente sola. I suoi pomeriggi a casa sono costellati di lacrime.

Dario sta appena meglio. In fondo non gliene frega niente della moglie, ha sempre approfittato di ogni occasione capitatagli. La storia con Rita aveva un suo fascino particolare per il gusto del proibito, e anche per fare becco Vittorio che non gli era mai piaciuto.

Lui e Gloria avevano un’affinità intellettuale incredibile. Non era qualcosa di sessuale, semplicemente si comprendevano. Vittorio era stato capace di toccare corde emotive di Gloria che Dario nemmeno supponeva esistessero. Di questo era invidioso e renderlo cornuto gli era parsa una buona rivalsa.



Per Vittorio e Gloria invece il discorso è opposto:

Hanno cominciato a frequentarsi, inizialmente solo per amicizia, una specie di terapia consistente nel ricordare il comune passato spiacevole ed emendarlo, renderlo asettico e così meno doloroso.

Dopo due mesi che si frequentano i ricordi sono oramai tutti esaminati ed archiviati. Rimane il dolore sordo del tradimento ma si accorgono che intanto qualcosa è nato tra di loro. La loro amicizia è diventata qualcosa di più, il trovarsi bene insieme, il capirsi come non succedeva precedentemente con Rita e Dario, l’appoggiarsi l’uno all’altra, fa sbocciare un sentimento profondo che inizialmente negano a loro stessi fino ad una sera in cui, nuovamente sui navigli ma in altra parte, seduti su una panchina ad ammirare il sole calante, si baciano per la prima volta. E’ come l’aver aperto una diga: le labbra si cercano voracemente, le lingue si inseguono. Fuggono via dalla panchina senza parlare, diretti a casa di lui. Nel tragitto si tengono per mano e si guardano e poi, una volta a casa, si strappano gli indumenti di dosso e volano sul letto che li accoglie morbidamente.

Fanno l’amore inizialmente con furia, senza preliminari. Lui la penetra e lei geme roca sentendolo entrarle dentro. E’ da troppo tempo che le mancava quella sensazione di sentirsi aperta, di concedersi a qualcuno che ama, riamata. Gli va incontro con il bacino per sentirlo fino in fondo, rotea le anche e tocca a lui gemere.

La furia lascia gradualmente il posto alla tenerezza: i movimenti si fanno lenti, rilassati. Assaporano il piacere anche solo di sentire la pelle dell’altro, calda, a contatto con la propria, l’udire i battiti del cuore,il bere i gemiti dell’altro/a dalla bocca appiccicata alla propria senza che uno dei due voglia staccarsi. Poi il ritmo accelera nuovamente per l’urgenza che sentono entrambi. Lei lo incita, gli si fa incontro ogni volta, lui spinge più che può e quando viene dentro di lei restano così, abbracciati, le lingue che si carezzano lentamente. Il seme di lui sgorga in lei che lo accoglie con languore, pensando marginalmente che forse resterà incinta…….. e lo vorrebbe, lo vorrebbe veramente ora.

All’alba, sazi l’uno dell’altra, parlano ancora, impostano quello che sanno sarà il loro futuro insieme:

- Io non sono Rita, lo sai vero? –

La frase può avere mille significati ma quello che Vittorio capisce, e Gloria intendeva, è che non lo tradirà mai, che può contare su di lei.

- Ed io non sono Dario, lo sai vero? –

Si guardano intensamente e poi scoppiano a ridere insieme, per la gioia del momento, per quel sentirsi un’anima unita.

- Già, Rita e Dario. Chissà che staranno facendo ora –

- Non lo so e non me ne importa –

- A Me sì, ho in serbo un’ultima sorpresa per lui. Credeva di cavarsela con così poco? Appena firmato il divorzio lo scoprirà –

La risposta di Gloria è sibillina ma Vittorio non ci pensa già più distratto dalle labbra di lei che gli sfiorano il petto scendendo verso l’inguine, in una carezza che lo fa fremere e tendere fino a che lei non gli sale cavalcioni. Galoppano insieme verso un altro orgasmo. Sono insieme, null’altro conta in quel momento.





Per Rita e Dario la vita insieme è durissima. Passano il tempo a rinfacciarsi le colpe e litigare incolpandosi per la situazione che entrambi hanno provocato.

Rita ogni giorno di più avverte la mancanza del marito e della vita precedente, il confronto con Dario è impietoso per quest’ultimo. Sente di amare ancora Vittorio e questo amore perduto la fa soffrire terribilmente.

Ripensa a quanto è stata stupida, come quello che le pareva un gioco eccitante si sia trasformato in un incubo. E’ anche presa dal rimorso: sua sorella le è stata come una seconda madre aiutandola e supportandola in ogni frangente. Anche quando si è lasciata con Vittorio l’ha aiutata facendola andare a vivere con lei e Dario.

Quanto è stata sciocca. Ricorda come ha riso insieme a lui pensando che era proprio Gloria a favorire la loro intesa, che il loro incontro settimanale all’hotel si “arricchiva” di ogni occasione possibile dentro la loro stessa casa. Ricorda le sveltine fatte proprio mentre Gloria stava per rientrare, a malapena il tempo per rimettersi in ordine e il fascino del rischio, del proibito. Ora non ha più nulla, nemmeno l’eccitazione di quegli incontri nascosti; il sesso con Dario è diventato monotono, è più uno sfogo dei sensi, soprattutto per lui.

Le fanno ancora male le parole del padre, il senso di colpa di averlo fatta piangere così le stringe il cuore. Va avanti per forza d’inerzia, senza volontà di vivere veramente e starebbe ancora peggio se sapesse della storia tra Vittorio e Gloria che procede a gonfie vele. I due ogni giorno che passa si conoscono di più, si apprezzano, godono di ogni momento passato insieme, ogni parola, ogni gesto. E’ Amore, di un’intensità superiore a quello vissuto con i rispettivi coniugi se si fossero dati la pena di fare una comparazione; ma non la fanno, troppo presi a vivere la loro storia, felici di aver finalmente trovato la propria altra metà.



Dario ha altri problemi. La sua ditta ha sempre vissuto grazie alle banche che gli concedevano prestiti. La banca dove lavora Gloria, e se lo aspettava, ha smesso di farlo. Nessuna azione dura, solamente il no alle proroghe che ha chiesto. Per sua fortuna lavora con diverse banche, è stata dura ma prova un senso di soddisfazione profondo al pensiero che se l’è cavata bene dopotutto.

Rivede Gloria solo per firmare il divorzio, nemmeno una parola da lei, solo un sorriso beffardo dopo la firma, il sorriso di chi conosce un segreto. Da lì tutto gli va male.

Un giorno rientra a casa imbestialito trovando Rita amorfa sul divano.

Nemmeno si cura di lei e prende il cellulare per chiamare per l’ennesima volta un vice-direttore amico suo.

Rita lo sente bestemmiare:

- Che significa che non potete? Ho sempre lavorato con voi, ho sempre pagato tutto. Volete farmi chiudere? NO, CAZZO! NON POTETE FARMI QUESTO!!! –

L’aria sconvolta, Dario getta il cellulare contro il divano e pare accorgersi solo in quel momento di Rita.

- Tu, maledetta tu e tua sorella. Lo sai che mi ha fatto quella troia? LO SAI CHE MI HA FATTO? –

- Che succede amore, perché sei sconvolto –

Rita sa che quando Dario è così nervoso finisce sempre con una litigata che la lascia sconvolta. Tenta con l’unico modo che solitamente funziona: gli appoggia la mano sull’inguine stringendo lievemente. Inutile, questa volta Dario le scosta la mano con un gesto brusco continuando ad inveire.

- AMORE UN CAZZO! Quella troia di tua sorella ha fatto girare la voce che non sono più persona gradita alla sua banca, che non ha più intenzione di concedermi linee di credito. MA IO CON QUEI SOLDI CI LAVORO CAZZO! Fino a oggi mi aveva lasciato in pace. Perché, PERCHE’ ADESSO MI COLPISCE? Le altre banche mi hanno chiesto di rientrare, dicono che non sono più affidabile. PERCHE’ CAZZO! NON LO CAPISCO, PERCHE’ ADESSO? –

- Coraggio Dario, anche io sono stata colpita, mio padre mi ha rinnegata e..... –

- E CHE CAZZO VUOI DA ME EH? Ho già i miei problemi, se non trovo subito un finanziamento dovrò chiudere o svendere. Già ci sono quegli squali della concorrenza che non attendono altro per rilevarmi, dovrò perdere la ditta dopo tutti questi anni. CAZZO! CAZZO! CAZZO! –

- Ma io……. Dario, noi stiamo insieme……. Pensavo………. –

- PENSAVI COSA? Maledetto il momento che ti ho scopato per la prima volta, a averlo saputo non ti avrei toccata nemmeno con un dito, e pensare che non sei nemmeno quella gran scopata. CAZZO! CAZZO! –

- Ma Dario, che dici, tu mi vuoi bene……… -

- BENE UN CAZZO! SONO ROVINATO ED E’ TUTTA COLPA TUA. LEVATI DAI COGLIONI RITA, VATTENE VIA O NON SO COSA FACCIO….. –

Impaurita Rita fugge via. Sale sulla sua auto e corre per le vie della città. Non ha un posto dove andare, riflette freneticamente cercando una via di uscita ma non ne trova. Alla fine si ferma per caso, forse inconsciamente, vicino al lavoro di Vittorio. E’ indecisa, forse solo lui può aiutarla. Teme una sua reazione ma non vede alternative.

Cerca il coraggio per scendere e entrare nell’edificio e in quel momento lo vede. Sta per suonare il clacson quando si accorge di sua sorella che si avvicina. Li vede abbracciarsi baciarsi, ridere contenti.

In un solo istante rivede tutta la sua vita, i momenti felici, quando era lei al posto di Gloria, si rende pienamente conto di quello che ha perso e come.

Tra le lacrime mormora:

- Vittorio, amore mio –

Poi ingrana la marcia e riparte allontanandosi dai due che non si sono nemmeno accorti di lei. Nessuno ne saprà più niente.