i racconti di Milu
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Lei si stava opportunamente chiedendo se la differenza, se quella difformità tra il fare all’amore e lo scopare fosse la medesima faccenda, insomma che quell’illusione, quel dettaglio e quella sfumatura fosse solamente verbale, vale a dire esteriormente a parole. Il porno non le piaceva, poiché lo riteneva giudicandolo brutale, grossolano e rudimentale, l’erotismo con le sue espressioni figurate e metaforiche d’una doppiezza e d’un perbenismo tale da far venire perfino la nausea. Il sesso, secondo lei, doveva essere precisamente abbrancato e agguantato di petto così com’era, come si fosse presentato, giacché per lei il sesso era in prosa non in versi, perché era l’elemento inaspettato e insperato che ci scombina mettendoci fatalmente in disordine i piani quando siamo o crediamo d’essere organizzati.

Lei se ne stava placidamente seduta sul letto, dal momento che quel giaciglio odorava attualmente di lui, sì, perché lui e lei si erano rotolati sopra fino a poco tempo prima per il fatto che i genitori erano andati fuori. Lui aveva un maglione blu che profumava di pulito ed era caldo, in quanto le piaceva che prendesse l’iniziativa, perché lei era indolente e scansafatiche, così poco prima d’iniziare lui tirava le tende oscurando accuratamente la stanza, dal momento che sapeva bene che non le andava di compiere certe faccende con la luce del sole a tal punto guastafeste, invadente e spione, dato che lei affettuosamente apprezzava quel contesto.

A differenza di lui, che si eccitava visivamente e andava di netto in visibilio nell’osservare il suo corpo stretto e provocante, lei provava piacere in queste piccole attenzioni, nella cura e nella meticolosità che metteva nell’accarezzarla, nella lentezza dei movimenti, nel modo di far scorrere le dita sulla sua pelle o di girare la lingua, dovunque lui la facesse arrivare, soprattutto lei si eccitava quando lui le sussurrava di abbandonarsi, per il fatto che la mente nervosa e aggressiva di lei stretta fra gli artigli della tensione, percepiva quella malefica morsa allentarsi progressivamente, in quanto i muscoli del collo si decontraevano persuasi dai brividi che le causavano i suoi morsi sulla spalla.

Il suo abbraccio era morbido e in particolar modo deciso, dato che lei accettava cercando d’ignorare a ragion veduta il la costumatezza, l’imbarazzo e il pudore. Il letto era comodo, ma levarsi gli abiti invece era difficoltoso e problematico. Sfilati i jeans, a ogni modo il più era fatto, perché l’attendeva soltanto il piacere delle sue mani da pianista che le palpavano le cosce esplorandone i fianchi, lui le abbassavano un poco le mutandine permettendo alle dita d’intrufolarsi elegantemente dentro e fuori a loro piacimento con finta introversione, con una fasulla timidezza. Lei si lasciava scoprire arrendendosi alle coccole, chiedendogli con le labbra di proteggerla e di rassicurarla, perché godeva nel percepire che le sue dita l’aprivano dolcemente, dato che il suo corpo diventava un’indiscussa fonte di piacere per entrambi. Lui sapeva, infatti, che la sua fame aumentava man mano che la sentiva bagnarsi, poiché il loro in conclusione era una sorta d’amoreggiamento fondamentale e necessario, perché successivamente anche prendere la scatola dei preservativi aveva sempre un qualcosa d’ironico, soprattutto il lattice dei profilattici, dato che strizzava il membro facendolo sembrare una piccola salsiccia cruda con uno strano capellino, poiché pareva beffeggiare e deridere l’atto in sé.

Lei aveva letto un romanzo francese, in cui descrivevano le sensazioni avvertite durante l’atto sessuale, come paragonabili all’infilare la mano in un guanto troppo stretto, dato che era piuttosto calzante e realistica, sì effettivamente, perché a ben vedere quel corpo estraneo che s’introduceva all’interno di lei, aveva lo stesso innocuo distacco dell’anziano signore con il cappello che ci dice l’ora alla fermata dell’autobus. In un certo senso non la riguardava, dato che lei si confrontava soltanto con quel viso leggermente arrossato che la fissava a un centimetro dal suo. Lui non ansimava, perché era educato, la fissava però amorevole e premuroso di comprendere se tutto ciò le stesse piacendo, in quanto la sua apprensione nel soddisfarla lo inteneriva profondamente. Via via che accoglieva le spinte fra le gambe e prendeva confidenza con lui, lei si sentiva sempre più affabile, calda e disponibile, così come una gatta dal momento che la sua vagina si tramutava celermente in un tiepido panetto di burro, deliziosamente servito da un salsicciotto cotto, poi s’aggrappava a lui stringendolo di più e cominciavano ad accoppiarsi leccandosi.

Lei si era ugualmente sforzata cercando di collocarsi di sopra e affannandosi per agguantare in mano sapientemente il gioco, ma era irresoluta e si lagnava quanto una fanciulla, tanto che lui l’aveva ripresa bonariamente rincuorandola e ridendo. Lui l’accarezzava, l’incoraggiava teneramente, la manovrava dirigendola verso l’orgasmo, bramoso di guardarla in ultimo compiacendosi, perché quando lei ansimava socchiudendo la bocca, lui avvertiva un desiderio penetrante di sporcarla, allora l’incalzava senza stancarsi in maniera insaziabile stringendole la mano, in seguito premeva su di lei con passione provando un piacere delizioso nell’affondare fra le sue cosce, poiché lei era realmente un bocconcino stupendo. Lui in tal modo le strinse i seni tondi massaggiandoli con desiderio, vedendo i capezzoli rigonfi, perdendo la testa nel sentirla divulgare vocaboli deformi, sconci e scurrili. Lui sennonché le rispose brillantemente a tono intensificando i suoi movimenti e castigandola con scosse di piacere tenuto conto che andando molto a fondo, aspramente lei ebbe un altro inatteso orgasmo:

“Ti suggerisco io piccola, fidati di me” - disse lui. All’istante un rapido sussulto l’invase nuovamente facendola sussultare, lei ne ebbe un altro, lui brillantemente l’avvisò:

“Lasciami entrare tesoro, apri le gambe, sì così, sei davvero una femmina speciale” - perché lei avvertì lucidamente che ne sopraggiungeva fulmineamente un terzo, eppure lui la teneva ben salda squadrandola in volto:

“Sei davvero un fiore stupendo, una genuina e rara meraviglia della natura” - le sussurrò lui accalorato, animato e gioioso più che mai.

Lei non oppose più resistenza, s’abbandonò totalmente a quella piacevole pacificazione delle membra e dei sensi, in quanto lui le allargò beatamente le cosce e spinse profondamente il suo fervido cazzo all’interno di quell’accogliente, foltissima, segreta e vivace caverna, lei completamente rapita e trasportata dall’estasi ricevuta strillò per quell’impellente e irrefrenabile ondata in arrivo, che ancora una volta la scompigliò annientandola.

Tutti e due ottennero un fragoroso e strepitoso orgasmo nello stesso momento, eppure lui non si fermò, dato che per trenta lunghi secondi, fu come passeggiare apparentemente sulla superficie dell’acqua.

{Idraulico anno 1999}