i racconti di Milu
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“Vuoi vedere meglio?” - mi chiede lei entusiasta, ottimista e raggiante per l’occasione.

“Oh sì, mi piacerebbe tanto, davvero” - ribatto prontamente io elettrizzato e infiammato in modo fanatico.

“Vieni, guarda adesso mentre metto questa”.

Io mi piego verso di lei puntando lo sguardo sulla sua fica bagnata e seguo i movimenti delle sue dita, mentre la pallina sparisce al suo interno:

“Già così si sente a sufficienza, non credevo sai” - dice lei, spingendo con la mano su tutta la fica per assestarla per bene, poi si ricompone, mi guarda, ride fragorosamente e infine sostiene:

“Hai voglia di portarmi fuori per fare una passeggiata?”. Lì per lì io non capisco percependo realmente che cosa intenda, però speditamente lei incalza nuovamente il discorso rispondendomi:

“Visto che sei stato così carino a farmi questo regalo, io ti farò esprimere un desiderio”.

“Molto bene. Adesso tu mi farai selezionare con cura gl’indumenti e le calzature che vestirai quest’oggi per andare a spasso” - esordisco io siglando a quel punto il nostro carnale e intimo patto.

“Certo, nessun problema, tu hai l’autonomo lasciapassare e il completo permesso di rimestare nei miei tiretti e dentro la scarpiera, frattanto io paziento qua sull’ottomana” - conclude lei.

Io la osservo per bene ancora una volta per vedere il suo sorriso malizioso ed esplicitamente scaltro, vado in camera da letto e apro il tiretto dove so molto bene che là dentro conserva la biancheria intima. A dire il vero io ci ho già guardato insieme a lei svariate volte, però essere lì adesso da solo per frugare mi eccita stuzzicandomi ancor di più, così sfoglio fra le confezioni dei collant nuovi e ne trovo un paio che m’attraggono in special modo, poiché sono d’un colore grigio chiaro, dopo verifico sulla confezione che non abbiano il tassello in cotone e li prendo. Scelti i collant dopo apro la scarpiera, giacché oltre alla biancheria intima Rosanna ha una vera passione e un’autentica cupidigia per le scarpe con i tacchi alti, a dire il vero non l’infila spesso, tuttavia ha una collezione di calzature da far ponderatamente invidia a un negozio. Il mio sguardo percorre tutte le scarpe, finché non ne intravedo un paio di colore nero, perché essendo scollate con tanto di laccetto alla caviglia m’attraggono all’istante, io le afferro e vedendo che il tacco è abbastanza alto decido che sono quelle che cerco. Rientro in soggiorno portando i collant e le scarpe, mentre Rosanna è ancora sul divano che muove indolentemente le gambe:

“Adesso le sento, sai. Ogni volta che mi muovo le sento spostarsi in quanto vibrano dentro, è una sensazione insolita e pure divertente”.

“Eccomi qua, questi sono i collant e queste sono le scarpe”.

“Lo immaginavo, ormai conosco bene i tuoi gusti” - ribatte lei, chinandosi in avanti per raccogliere le mutandine, ma io in modo risoluto affermo bloccandola:

“No, ascolta, oggi quelle non ti serviranno”.

“Io avevo detto però un desiderio, non due, ricordi?”.

“Fa sempre parte dell’abbigliamento, sia quello che metti sia quello che non metti” - controbatto io convinto.

“Va bene”.

A quel punto appoggio le scarpe e apro la confezione dei collant distendendoli per bene. Rosanna acciuffa i collant, arrotola una gamba su d’un braccio e comincia a indossarli mentre io mi gusto la scena. Sono indossati fino al ginocchio, lei s’alza, tiene sollevata la gonna e li distribuisce sulle cosce aggiustandoli al meglio. Il mio sguardo è sulla fica che viene coperta dal velo del collant in trasparenza e dal quel filo che fuoriesce, giacché mi ricorda il giocattolino, dopo con calma indossa le scarpe sapendo quanto io adoro vederlo fare da lei:

“Sono a posto così?”.

“Girati”. Rosanna frattanto si gira.

“Alza la gonna”.

Rosanna solleva la gonna mostrandomi il suo morbido sedere coperto dal collant, io allungo una mano e la passo sulle natiche godendone appieno la morbidezza:

“Sì, così mi piaci. Andiamo?”.

Ci dirigiamo fuori città dove non corriamo il rischio che qualcuno ci riconosca e facciamo due passi nel giardino d’una villa d’epoca, mentre camminiamo e parliamo liberamente Rosanna si gira, mi guarda e inaspettatamente m’annuncia:

“Lo sapevi già, vero?”.

“Che cosa intendi dire?”.

“Ora te lo dico. Sai una cosa? Infilando questi tacchi alquanto alti, io devo muovere le anche perché la sferetta continuerà ad assestarsi e a stuzzicarmi, realmente così come illustrava il rotocalco”.

“Molto interessante. Voglio sapere che effetto ti fa?”.

“Sei proprio un tipo curioso, irriguardoso e pure sfacciato”.

Lei mi sorride e poi continua a camminare, io la osservo da dietro, guardo quei tacchi e i suoi fianchi che ondeggiano da una parte all’altra. Nel frattempo l’eccitazione che si era provvisoriamente assopita torna prepotentemente a manifestarsi nelle mie parti basse. Il sole tramonta e risaliti in macchina torniamo verso casa sua, ogni tanto il mio sguardo si posa sull’apertura del cappotto per vedere i collant di Rosanna e scende a squadrare quelle scarpe che io tanto adoro, però a un certo punto Rosanna mi svela:

“Vuoi proprio sapere realmente che effetto fa la pallina?”.

“Sì, volentieri, te le ho regalate e vorrei sapere se ci ho almeno azzeccato”.

Rosanna sbottona il cappotto e solleva la gonna, si sposta in avanti sul sedile per sdraiarsi un poco, apre le gambe con un modo di fare d’autentica e consumata troia pronuncia:

“Guarda”.

Io vedo il collant che proprio davanti alla sua fica è coperto da una macchia scura, segno chiaro ed evidente della sua abbondante eccitazione:

“Cavolo, dev’essere proprio bello”.

“Girati, sta’ attento, che altrimenti andiamo a sbattere” - mi dice ridendo.

Io rimetto per un attimo lo sguardo sulla strada e quando la rivedo purtroppo lei si sta risistemando, nascondendo quel delizioso spettacolo ai miei occhi. Arriviamo a casa e salendo uno alla volta per evitare problemi con i vicini ci ritroviamo in salotto, Rosanna ha tolto il cappotto ed è già sul canapè che muove le cosce e mugola, io appena entro sono colto da un desiderio di saltarle addosso e la consumo velocemente con gli occhi:

“Vieni, siediti” - io m’accomodo intanto al suo fianco come qualche ora prima.

“Ti sei eccitato?”.

“Sì, lo sono Rosanna, sono accalorato mentre m’hai telefonato nella mattinata”.

Lei s’alza, si mette di fronte a me, lentamente si toglie la maglia e scopre quel seno sovrabbondante oppresso e schiacciato dentro un reggiseno di pizzo, dove intravedo i capezzoli dritti che vorrebbero farlo scoppiare, in conclusione si curva e in maniera risoluta prontamente m’annuncia:

“Dai, calati la chiusura lampo, perché ne ho voglia”.

Prima di prendere la chiusura lampo, io afferro il bordo del collant che sporge dalla gonna e lo alzo percorrendo tutto il perimetro fino al davanti, accompagnato da un sospiro delizioso di Rosanna, in seguito abbasso la cerniera e con lentezza la gonna scivola per terra, dato che ho il suo magnifico sedere davanti alla mia faccia, fino a quando Rosanna non si gira nuovamente. Al momento vedo la sua fica attraverso il collant che brilla per i fluidi che lo hanno bagnato, visto che arrivano fino alle cosce inzuppandole fino a metà della gamba:

“Rosanna, ma sei bagnatissima”.

“Sì, lo so, asciugami come sai fare tu” - mi dice, mentre indietreggia divaricando le gambe.

Io mi metto in ginocchio per terra e con le mani inizio ad accarezzarle le gambe, nel frattempo la mia lingua inizia a percorrere l’interno delle sue cosce. Assaporo godendomi ogni centimetro del nylon imbevuto del suo sapore, mentre il cazzo si dimena, dato che mi scoppia nei pantaloni. Risalendo arrivo alla sua fica che odora e ha la fragranza di sesso, ormai non lecco più, per il fatto che succhio, bacio e annuso, intanto che con le mani stringo forte le sue formose chiappe. La sento gemere quando spingo con le labbra sul suo bottoncino, in quanto Rosanna alza una gamba e inizia a strofinare la punta delle sue scarpe proprio contro il mio cazzo:

“Senti qui che roba, ho voglia di vedere che effetto ti fa. Sì, dai mio bel valoroso”.

Rosanna si stacca e si rimette sul canapè, io m’alzo, mi giro e sbottonandomi i pantaloni li lascio cadere mostrando il rigonfiamento noto dei miei boxer:

“Va’ avanti” - mi dice lei, poi tolgo la maglia, le scarpe, i calzini e in ultimo i pantaloni.

Rosanna alza una gamba e con la scarpa mi sfiora passando dai testicoli all’asta, io non resisto e prendo la sua caviglia spingendo forte la suola contro il mio cazzo ormai gonfio:

“Toglili” - finalmente io libero il cazzo da quella costrizione, dato che è in preda a un’erezione possente, Rosanna nel frattempo s’alza e sbotta:

“Io non ce la faccio più” - ribatte lei frugando in un cassetto, da dove estrae delle forbici e una volta abbassati i collant li taglia di netto a metà, dividendoli in due e mostrandomi quel cordino che fuoriesce dalla sua fica bagnata.

Dopo si siede sul canapè divarica le gambe e con le dita d’una mano solleticando il bottoncino gonfio, mentre con l’altra tira il cordino facendo fuoriuscire la pallina per poi spingerla dentro nuovamente. Io sono in ginocchio, poiché la mia mano stringe il cazzo andando su e giù, strofinandolo un po’ sui collant e un po’ sulla scarpa di Rosanna, giacché lei ansima fino a quando dalla sua bocca non fuoriesce un gemito d’innegabile e d’incontrovertibile goduria:

“Sì, ecco, godo, che delizia, ma è fantastico” - io la guardo estasiato mentre viene. Lei è bellissima, è assai deliziosa squadrarla in quel frangente, accelerando il movimento della mia mano lei continua ad ansimare, tuttavia riesce perfino a dirmi:

“Su dai, ti prego, sborrami sui collant, perché voglio vedere tutta la tua intima e densa passione. Lo sai pure, che mi eccita tantissimo vedere quando tu eiaculi là sopra”.

Io continuo a masturbarmi e mentre lei è scossa da un intenso e prepotente secondo orgasmo, sento chiaramente il calore che svisceratamente m’avvolge il pene scompigliandomi, giacché un fiotto di sperma inonda rapidamente le scarpe e la caviglia di Rosanna, che continua peraltro a premere contro il mio cazzo. Alla fine spossata e rilassata Rosanna continua ad accarezzarsi mentre estrae seraficamente la pallina sorridendomi:

“Accidenti, però. Che razza di consigli dettagliati divulgano e illustrano sul quel giornale. Non ci credevo, cavolo”. Io rido e lei bonariamente entusiasta ed esaltata continua:

“Anche tu te la sei spassata, non è vero? Guarda lì che roba” - mi fa presente lei, guardando tutto lo sperma che nel frattempo cola dalle sue scarpe e dai collant”.

Dopo circa un’ora io sono sulla porta di casa, nel tempo in cui sto uscendo vengo fermato in modo inatteso dalla voce di Rosanna:

“Aspetta un attimo, ti dimentichi una cosa”.

Lei m’allunga malignamente di proposito ciò che resta dei collant, vistosamente imbrattati per l’appunto del mio sperma e dei suoi fluidi, infine senza sottintesi li annusa brevemente e me li porge come un cimelio:

“Su dai, prendili, ti faranno una lieta compagnia, in tal modo potrai richiamare alla memoria molto meglio questo bel pomeriggio. Ciao, a presto mio caro”.

{Idraulico anno 1999}