i racconti di Milu
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Ciao Silvana, quando inizia un nuovo giorno con la tua immagine nella mia mente le giornate per me sembrano meno insignificanti e in misura minore oscure, perché perfino le nuvole e la pioggia rendono alla vista tutto grigio. Ieri, invero, in quella piovigginosa domenica di febbraio t’ho sognato, ho fantasticato d’essere insieme a te e di fare l’amore adorabilmente e con passione al tempo stesso, con tutto quel fervore e quel trasporto che anche il solo tuo pensiero è capace di scatenarmi.

Appena ho aperto gli occhi avevo sulle mie labbra ancora il tuo sapore, la sapidità del tuo corpo e del tuo sesso, avevo ancora ben stampato nella mente lo stato di benessere e di soddisfazione derivante dall’averti sentita mia, dall’averti posseduta e dall’essermi donato a te completamente. Tutto sembrava così vero, l’aver trascorso una notte con te, aver fatto l’amore con te, averti posseduta e aver condiviso partecipando con te e fondendomi in quell’intimità che tanto desideravo, poiché m’ha testualmente lasciato in uno stato di rilassamento anche se soltanto mentale: io credo che tu possa chiaramente immaginare come il mio fisico a tali pensieri fosse indubbiamente e indiscutibilmente meno rilassato della mia mente.

Silvana mia adorata, non è la prima volta che io vagheggio di fare l’amore con te, di possederti e lasciarmi possedere da te, in un’intimità che va oltre i gesti e le parole, perché non è la prima volta che bramo raggiungere il piacere, immaginando che non siano le mie mani ma le tue a regalarmelo, però ieri è stato tutto eccezionalmente e particolarmente vero, la tua presenza nella mia mente era così viva che chiudendo gli occhi ho avuto per un attimo la reale sensazione che il mio cazzo non fosse accarezzato da me, bensì dalle tue mani e baciato dalle tue labbra, dato che un piacevole vuoto allo stomaco seguito da un intenso e interminabile orgasmo m’ha alla lettera lasciato esausto, privo di forze, stretto a te in un piacevolissimo abbraccio in ultimo scompaginandomi.

Silvana, un bacio sempre più grande, tutto e unicamente per te. Ciao tesoro, possiamo parlare di telepatia o di che cosa? Domenica qui non era una giornata piovosa di febbraio, bensì soleggiata e splendida senza nemmeno una nuvola all’orizzonte, una cosa davvero insolita qui nella Guyana francese. Io m’alzo presto, apro il balcone e mentre il caffè inizia il borbottio spargendo il suo aroma per tutta la stanza, io m’affaccio sul terrazzo e godendo dello splendido panorama la mia mente si rivolge immancabilmente verso di te: dove sei tesoro mio? Mi manchi, caspita quanto mi manchi. Io cerco di non pensare, poiché m’infilo sotto la doccia, indosso il costume, fascio i miei fianchi in un morbido pareo, prendo la borsa e scendo in spiaggia. Oggi è il mio giorno libero e ho intenzione di non lasciar sfuggire al mio corpo un solo raggio di sole, in quanto decido di restare al mare fino al tramonto e di non risalire nemmeno per pranzare.

Come sempre vado in fondo alla spiaggia, all’ultimo lettino, dove nessuno mette piede, mi spoglio del pareo e riduco il costume a un filo, stendo il telo sul lettino, mi siedo sul bordo, dato che il mio sguardo e i miei pensieri si perdono nel blu del mare e nell’azzurro del cielo. Dove sei tesoro? Il sole rovente picchia duro sulla mia pelle, il richiamo dell’acqua è irresistibile, m’alzo e lentamente m’avvicino all’acqua, arriva il primo contatto, i piedi si bagnano, avanzo fino a sentire l’acqua bagnare la mia fica, siccome resto ferma godendomi questa bellissima sensazione. Dopo m’immergo totalmente e mi lascio cullare dall’acqua galleggiando sul dorso, i riflessi del sole sull’acqua fanno brillare la mia pelle colorata, i miei capezzoli s’irrigidiscono. L’acqua salata m’invade dagli slip la fica e questa sensazione è bellissima, dato che resto ancora così assaporando questo sublime piacere. Più tardi esco dall’acqua, torno gocciolante verso il lettino, mi risiedo sul bordo e il mio sguardo si perde nuovamente nel blu del cielo e del mare con le braccia appoggiate alle ginocchia con la testa china, nel tempo in cui la mia mente vaga inutilmente alla ricerca della tua presenza.

Io mi dimeno, raddrizzo il busto e i raggi del sole baciano il mio seno succhiandone le gocce d’acqua salata, mi manchi tesoro. Sono però visibilmente seccata dal continuo passeggiare dei turisti sul bagnasciuga, che nel frattempo lanciano sguardi curiosi dalla mia parte, in tal modo distendo il busto sul lettino lasciando le gambe libere di muoversi e i piedi di giocare nella sabbia. Mi rilasso totalmente, m’appisolo e credo di sognare, perché a un certo punto sento che qualcosa sfiora il mio corpo: sì, ecco, si è alzata una dolcissima brezza, la sento su tutto il mio corpo, poiché accarezza la mia pelle, la sento sulle gambe, sul viso, sul seno, tesoro sei tu? La brezza diventa più forte, come diventa più intenso il calore del sole, in quanto è mezzogiorno inoltrato, perché tutti s’apprestano a rientrare per il pranzo, in effetti spariscono anche i passeggiatori curiosi, così io resto lì a godermi la pace che ha soltanto una voce, quella inconfondibile e unica del mare.

La brezza continua ad accarezzarmi, s’intrufola dappertutto nel mio corpo, istintivamente io divarico le gambe e la sento che entra cercando di sfiorarmi la fica; è bello, è magnifico, perché la voglia di liberami anche di quel minuscolo triangolino è forte, però non posso farlo, in quanto m’impongo un contegno. La mia mente, i miei pensieri hanno un solo denominatore comune, come dici tu, cercarti tesoro, sentirti vicino a me. Io ti penso intensamente, inizio a bagnarmi, capto distintamente quel familiare umido tra le mie cosce quando la mia mente è tua prigioniera. Io avverto quel singolare vuoto di piacere allo stomaco che paralizza tendendo i muscoli del mio ventre quando ti desidero. Io svincolo sennonché la mente e vorrei energicamente che tu fossi qui con me, per regalarmi quegli attimi di dolcezza e di passione, che finora hanno conosciuto solamente le nostre parole. Vorrei fermamente sentire le tue labbra affondare adesso nella mia fica bagnatissima, ambirei che non fosse la brezza, ma le tue mani ad accarezzarmi il seno e il viso. Ripensando a tutto questo io mi lascio andare al torpore di tale beatitudine sotto il sole caldo e la brezza marina, passo frattanto la lingua tra le mie labbra inaridite dal calore e dall’acqua salata, perché ho sete di te tesoro.

La frescura iniziale attualmente si è trasformata in vento, giacché è sempre più forte, com’è sempre più forte il desiderio di te, l’ambizione di toccarmi, di sentire quanto sono bagnata di te, ma qui non posso farlo, allora decido, salgo su in camera, per il fatto che sono sul mio terrazzo. E’ malgrado ciò un attimo, mi libero anche dello slip, mi sdraio sul lettino e lascio che il sole e il vento invadano a loro piacimento la mia fica contaminandomela e violandomela, in tal modo istintivamente si mette in movimento la mia mano. Io inarco in modo cadenzato la schiena alle contrazioni del piacere provocate dal sole, dal vento, da me e da te, finalmente sei qui tesoro e m’abbandono completamente a tale armonioso e duttile tormento.

Qui, in verità, devo riferirti che non è stata una domenica piovigginosa di febbraio, però t’ho sognato ugualmente anch’io nonostante il sole senza curarsi del caldo e a dispetto di tutto, perché è in questo modo che io t’ho sognato.

Un dolce e lungo bacio tesoro, sì, proprio lì, dove il tuo desiderio ne lamenta reclamandone il calore. A presto, la tua Silvana.

{Idraulico anno 1999}