i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Note:
Scrivendo "la vendetta 2" mi è venuto lo spunto per questo racconto. Questa volta a vendicarsi è lei, e lo fa in maniera spudorata scegliendo il modo più doloroso....... anche per sé stessa.
- Ssssshhhttttt, lasciami fare –

La voce di Gina risuonò lieve all’orecchio di Marco.

Nel buio della stanza di lei, appena entrati, mentre la baciava appassionatamente, aveva sentito qualcosa di morbido cingergli un polso e, alla sua domanda, accompagnata da un gesto di resistenza, quel sussurro era stato sufficiente ad acconsentire, curioso di quel che avesse in mente la sua ragazza che già in altre occasioni aveva saputo stupirlo.
Così si lasciò spingere attaccato alla parete sentendo un click metallico mentre anche l’altro polso, ora lui era a braccia aperte, veniva serrato morbidamente.
Il corpo di lei si staccò e la luce riempì improvvisamente la stanza.

Accanto all’interruttore c’era Gina e, seduto sul letto, Francesco, un loro amico.

Provò a muovere un passo verso di loro e si sentì trattenere. Girando la testa vide che era legato a due termosifoni con delle manette imbottite.
Provò ancora senza successo, era bloccato completamente. Girò la testa verso Gina..

- Che succede? Perché mi hai legato? Toglimele subito……. –

I due lo guardavano senza parlare. Gina si avvicinò al letto mettendo una mano sulla spalla di Francesco.

- Dai ragazzi, che scherzo è questo? Liberatemi subito –

Sinuosa come una vipera Gina gli si avvicinò a poco più di un passo.

- Perché amore mio, non stai comodo? –

La voce mielata era smentita dall’espressione truce.

- Vedi Marco caro, non posso scioglierti. Tra poco potresti aver voglia di intrometterti oppure di andare via ed invece devi rimanere e vedere tutto –

- Cosa devo vedere? Cosa vuoi fare? –

- Niente amore mio, solo renderti la pariglia per Giorgia –

Marco trasalì, Giorgia era un’amica di Gina con cui lui andava a letto da un paio di mesi. Non che avesse voluto veramente tradire, almeno la prima volta, quando Giorgia lo aveva tampinato in un locale e invitato poi a casa sua, però poi non aveva saputo interrompere, gustando anzi la doppia relazione. Restò a guardarla in attesa.

- Bravo, vedo che non provi a negare. Sei un bastardo intelligente –

La calma apparente di Gina sparì improvvisamente.

- COME HAI POTUTO? BASTARDO MALEDETTO. CON LA MIA AMICA POI…..TI ODIO FIGLIO DI……. TI ODIO COME NON HO MAI ODIATO NESSUNO……. –

Gina trasse un respiro e recuperò la calma. Aveva meditato questo momento da giorni, da quando aveva scoperto la tresca del suo ragazzo. Passata la crisi di pianto una fredda determinazione si era impadronita di lei. Aveva pensato a come vendicarsi e deciso di colpire dove più sapeva fargli male: la gelosia.
Marco era tremendamente geloso di Gina. Era stato protagonista di diversi episodi spiacevoli prendendosela con ragazzi colpevoli solo di aver ammirato la figura di Gina: bastava uno sguardo entrando in qualche locale e lui subito avvicinava lo stupefatto e incolpevole ragazzo. In un paio di occasioni si era sfiorata la rissa.
Per vendicarsi Gina aveva scelto Francesco, amico di entrambi, atletico e esperto di arti marziali, e quindi in grado di tenere a bada Marco. Soprattutto da sempre innamorato di Gina. Senza speranza, senza illusioni, ma sensibile alle lusinghe. Non c’era voluto molto per convincerlo.

- Ti è piaciuto sbatterti quella troietta? Bene, adesso invece vedrai Francesco che si sbatte me, spero apprezzerai lo spettacolo –

Le parole di Gina urtarono l’orgoglio di Marco che reagì tentando di scagliarsi verso di lei e sbattendo contro la parete per il contraccolpo. Non potendo muoversi usò le parole.

- Che cazzo stai dicendo Gina. Liberami subito e dimenticherò tutto, e tu non provarti a toccarla con un dito o ……. –

- O cosa? –

Francesco, che era rimasto seduto a seguire la conversazione, intervenne. Era ancora in parte titubante. Sì, Marco meritava una lezione, e in fondo era un gran coglione a tradire Gina con Giorgia, nemmeno lontanamente paragonabile come bellezza, però l’intera situazione non gli piaceva. Pacifico per natura non amava litigare ma il tono minaccioso di Marco lo spinse a reagire. Si alzò avvicinandosi ai due:

- Pensi che anche con le mani libere tu possa fare qualcosa di diverso dal prendere schiaffi? –

La figura torreggiante di Francesco fece calmare Marco ben cosciente della sua inferiorità fisica.

- No ragazzi, basta così. Va bene, avete scherzato e ci sono caduto ma ora liberatemi e non ne parliamo più –

- Ti libereremo Marco……… alla fine, ma adesso stai zitto e guarda attentamente –

Gina allungò la mano verso il cavallo di Francesco massaggiando apertamente il pene ancora nascosto nei pantaloni. La vista di quel gesto fece perdere le staffe a Marco che scalciò verso i due:

- TROIA, PUTTANA, TI AMMAZZO SE SOLO CI PROVI.mmmmhhhhh –

Gli insulti di Marco furono smorzati da un grosso pezzo di nastro adesivo che Gina, velocemente, gli pose sulla bocca mentre Francesco lo sbatteva nuovamente contro la parete.

- Stai zitto bastardo, ci dai fastidio. Tu devi solo guardare –

Giratasi verso Francesco Gina si inginocchiò slacciandogli la cintura e aprendo i pantaloni fino a far uscire fuori, subito duro, il pene del ragazzo.

- mmmmmhhhhhhhh, guarda che bello Marco, non fa venire voglia anche a te? Accidenti se è grosso, non me lo aspettavo proprio………mmmhhhhhhh sa anche di buono………. –

La lingua di Gina era saettata sulla punta dell’uccello mentre parlava, poi tacque impedita dalla grossa cappella che aveva preso tra le labbra. Succhiava l’uccello con perizia e dedizione, girando gli occhi verso Marco, gioendo dell’espressione furiosa di lui che, gli occhi fuori dalle orbite, si dimenava senza riuscire a liberarsi. Per un attimo Gina temette che le manette potessero rompersi tanta era la forza che usava Marco per liberarsi, ma erano di acciaio robusto e Marco se ne rese conto presto rinunciando a scuotersi, limitandosi a guardare con occhi inferociti la sua ragazza che con lentezza ed evidente gusto pompava l’amico.

- Accidenti se è duro, al confronto tu sei impotente “amore” mio –

Gina insistette nel dileggiare Marco, tirando fuori l’asta lucida di saliva, esponendola verso il ragazzo prima di imboccarla di nuovo e cercare di prenderne in gola il più possibile.

- mhhhhh….aaahhhh……. non ce la faccio accidenti, mi soffoca –

Francesco si stava godendo il pompino. Tranquillo guardava la testa bionda di lei fare su e giù, ascoltava le parole e sogghignava sapendo quanto Marco fosse furioso.
Dopo pochi minuti costrinse la ragazza a sollevarsi e prese a sbottonarle la camicetta.
Con un sorriso lei lo scacciò prendendo a spogliarsi da sola, muovendosi come in uno strip-tease per esacerbare ancora di più il ragazzo legato e per farsi desiderare maggiormente da Francesco. Al di là della vendetta cominciava a piacerle ciò che faceva; gli occhi di Francesco erano colmi di libidine verso di lei, parevano prometterle piaceri sconosciuti.
I due si spogliarono a pochi centimetri l’uno dall’altra, senza toccarsi se non con gli sguardi, poi si misero sul letto e Francesco scivolò tra le gambe di Gina allargandole e leccandole la micina.

La testa rivolta verso Marco, Gina, con intenzione, badava a far vedere espressioni di godimento. Poco dopo non dovette più fingere; la lingua di Francesco la toccava nei punti sensibili e la faceva sobbalzare, stilettate di piacere dal clitoride correvano al cervello.

Godette una prima volta così, per la lingua di Francesco, per l’espressione sconvolta e rabbiosa di Marco che vedeva attraverso una sottile nebbia di piacere. Strinse a sé la testa di lui, mugolò con forza spingendo col bacino e perse coscienza per un paio di secondi. Tornata in sé vide la faccia sorridente di Francesco, bagnata dei suoi succhi, che spuntava tra le cosce; a lato Marco si era afflosciato su se stesso, in ginocchio sul pavimento, le braccia tese in alto tanto da sembrare crocefisso, li fissava con occhi duri e rabbiosi.

Francesco salì sopra di lei, le cercò la micina col glande e lentamente la penetrò fino in fondo. Gina non era ancora pronta ma mugolò soddisfatta vedendo Marco sussultare come se lo avessero schiaffeggiato. Poi perse interesse per il suo ex ragazzo: l’uccello di Francesco scivolava avanti e indietro agevolmente dandole sensazioni stupende, facendola sentire piena. Le fiammelle del piacere si riaccesero e, stringendogli braccia e gambe intorno al corpo, restituì colpo su colpo, movimento su movimento, bacio su bacio fino a quando non udì l’uomo gemere rocamente e tendersi sopra di lei mentre le fiottava dentro gli schizzi del suo piacere.
Rimasero stretti ancora alcuni minuti, riprendendo fiato, muovendosi piano solo per il gusto di sentire il corpo dell’altro/a contro il proprio.

- Accidenti, sono un lago. Mi hai fatta godere tantissimo Francesco, alla faccia di questo cornuto –

Alzandosi dal letto e dirigendosi al bagno Gina non mancò di indirizzare un’altra frecciata velenosa a Marco. Pochi minuti e tornò, nuda, bella come una dea nella luce soffusa.

- Piaciuto lo spettacolo amoruccio? Hai capito finalmente cosa hai lasciato per quella troia? E non è finita qui. –

Inginocchiatasi gattonò verso Francesco prendendogli ancora in bocca il pene, succhiandolo fino a renderlo nuovamente duro e pronto all’uso. Con un sospirò di soddisfazione si girò verso Marco porgendo il culetto all’altro ragazzo.

- Lo volevi tanto vero? Mi hai pregato mille volte di dartelo ma ho sempre avuto paura. Ora lo darò invece a Francesco e non mi importa se mi farà male, non sarai tu il primo bastardo e mi vedrai mentre un altro prende quello che volevi tu –

Marco scattò ancora di rabbia. Non poteva essere, non era possibile che Gina, tanto impaurita dalla sodomia da aver resistito per mesi alle sue richieste, da non aver mai accettato nemmeno un dito, ora si preparasse a farsi sodomizzare da un altro.
No, era sua, doveva essere lui il primo. Mugolò di rabbia e di dolore sentendo le manette stringerglisi intorno ai polsi il dolore sordo che si estendeva alle spalle tese. La sua impotenza amplificava la rabbia e il vedere Gina sorridergli ironica lo faceva impazzire. Si dimenò per pochi istanti e poi tornò a rannicchiarsi in ginocchio guardandoli con odio.

Francesco invece provava ben altri sentimenti: Gina gli era sempre piaciuta ma visti nulli i suoi sforzi, vedendola far coppia con Marco, si era tirato da parte. Ora ……….ora, dopo che lui l’aveva appena scopata e lei gli aveva succhiato l’uccello con trasporto, ce l’aveva a pochi centimetri dall’uccello in tiro in attesa che lui la sodomizzasse. Era oltre ogni sua aspettativa, i rimorsi e i dubbi che aveva avuto nell’essere complice di quello “scherzo” a Marco svanirono davanti a quelle natiche tra cui occhieggiava il piccolo buchino grinzoso.

Non essendo un bastardo, e nel pensarlo gli venne istintivo di guardare ancora verso Marco che pareva sul punto di esplodere, scelse di essere il più delicato possibile. Sapeva che era la prima volta per lei e anche lui non aveva poi tanta esperienza in merito.
Si chinò verso i globi di carne separandoli con le mani, picchiettando con la lingua sull’ano per riempirlo di saliva, scendendo anche verso le labbra della micina. Si perse in quegli anfratti pensando solo a lavorare di lingua, inebriato dal sapore dei succhi di lei, tanto da non sentire la sua voce che lo chiamava.

- Francesco……… Francesco………… -

- Eh, che c’è? –

Gina rise d’istinto vedendogli la faccia confusa.

- Il lubrificante, è sopra il comodino –

Imbambolato e vergognandosi un po’ dell’essersi fatto sorprendere così preso, Francesco allungò la mano verso il flaconcino di gel. Francesca aveva pensato a tutto, glielo aveva anche spiegato ma…….. l’emozione di averla finalmente scopata e, ora, di stare per sverginarle il culetto lo faceva andare in tilt.
Unse per bene la rosetta indugiando a penetrarla leggermente con un dito, il piccolo gemito di lei lo bloccò ma la vide sorridere e annuirgli invitandolo a continuare.
Spinse ancora prendendo altro gel, sentendo lo stretto anello di muscoli cedere un pochino abituandosi all’intrusione. Già era dentro fino alla seconda falange; volle osare di più spingendolo fino in fondo, roteandolo. I gemiti di lei si fecero più acuti ma non parevano di dolore.
Continuò cambiando dito, sentendo il pene duro come se stesse per esplodere. Sentiva di non poter continuare a lungo ma si sforzò di resistere per prepararla al meglio. Fu lei a dirgli di smettere, che era ora di andare oltre.
Si unse per bene l’asta e l’appoggiò all’ano fattosi nuovamente piccolino.

- Fai piano Francesco, e tu bastardo guarda bene e….. EHY……. Che porco che sei. Guarda Francesco, il maiale si è eccitato. –

Francesco alzò gli occhi e, effettivamente, il bozzo era evidente sul davanti dei pantaloni di Marco tradendo un’eccitazione che invece non traspariva dallo sguardo incazzato che rivolgeva loro.

- Brutto maiale, ti eccita che Francesco mi stia per rompere il culo? E magari vorresti masturbarti mentre ci guardi. Sei un porco pervertito, stanno sfondando il culo alla tua ragazza e tu ti ecciti. Dai Francesco, non facciamolo aspettare, mettimelo dentro –

Marco era rosso come un peperone, se avesse avuto le mani libere avrebbe sfogato la sua rabbia su quei due, se avesse avuto la bocca libera li avrebbe insultati, però non poteva negare la sua evidente erezione. Vedere il culetto di Gina pronto ad accogliere il pene eretto del ragazzo, che dalla sua visuale pareva enorme, gli aveva fatto effetto e, contro la sua volontà, i pantaloni si erano gonfiati.
Francesco, anche se l’istinto gli diceva di perdere ogni delicatezza e pensare al proprio piacere, strinse i denti e appoggiò ancora la cappella al buchino. Viscida per il lubrificante tendeva a scivolare sotto, verso la micina. Allora si impugnò l’asta e, puntatala bene, spinse in avanti vedendo l’anello di muscoli dilatarsi e accogliere metà della cappella.

- Aaaahhhhhhhhhhh…….. piano, fai piano………. –

L’urlo di Gina lo scosse, ma già la mano di lei era corsa dietro impugnandogli l’uccello e guidandolo lei stessa. Vide di lato una grossa lacrima formarsi nell’occhio della ragazza che però non smise di tirare a sé l’uccello finché l’intera punta non fu dentro.

- Non ti muovere, resta così un po’ che mi abituo………… mmmmhhhhhhh –

Gina aveva provato dolore quando la penetrazione era iniziata, lacrime spontanee le avevano riempito gli occhi, però non poteva mollare. Lo sguardo fisso negli occhi di Marco, a sfidarlo, guidò lei stessa la sodomizzazione facendo entrare, millimetro dopo millimetro, la cappella enorme, così le pareva, nel suo piccolo ano martirizzato.
Quando non potè più tenerlo in mano la tolse portandola alla micina per masturbarsi.

- Resta fermo Francesco, fammi abituare………mmmmhhhhhhhh…….. ce l’hai enorme……..mi stai aprendo in due –

La voce roca di desiderio di Gina eccitò ancora di più Francesco che dovette fare uno sforzo per non spingere. Intuiva che era il momento topico, quello in cui il dolore poteva lasciare il passo al piacere, che penetrandola ora finoin fondo avrebbe potuto rovinare tutto.
Attese con impazienza udendo i gemiti di lei alzarsi di volume. Poi fu lei a spingersi verso di lui facendolo entrare ancora un poco, un centimetro alla volta, lentamente fino a quando i peli pubici di lui non furono a contatto con la morbida carne di lei.

- AAAAHHHHH……. Oddio Francesco, lo sento, sei tutto dentro di me……mmmmhhhhh……….aaaahhhhhhh….. nel…. Mio…… culo…….. mmmhhhhhhhh .
Prova a muoverti ora………. Oooohhhhh PIANO…….. piano, fammi piano, mi sto abituando. –

Francesco avrebbe meritato una medaglia per l’eroica resistenza alla voglia di spingere con forza. Sentiva il suo uccello stretto come in una morsa, serrato dai muscoli di lei, anche una lieve sensazione di dolore dove lo sfintere stringeva più forte strozzandogli l’asta. Poi la sensazione si fece più tenue, gli parve che il buchino si distendesse per accoglierlo. Anche i gemiti di Gina parevano meno di sofferenza e più di piacere. La prese per i fianchi e provò a farsi indietro: solo pochi centimetri prima di affondare ancora con cautela nell’ano che, dal suo punto di osservazione, pareva oscenamente dilatato intorno al pene.

Gina non disse nulla. Aveva provato dolore all’inizio, un dolore acuto sentendosi aprire per la prima volta. Stava per fermare Francesco, per dire basta, che non poteva sopportare il male, però vedere Marco furioso e eccitato insieme, gli occhi come di brace che la fissavano con odio, le labbra strette in una smorfia cattiva, la resero più determinata. Allungata la mano dietro di sé aveva afferrato l’uccello di Francesco guidandolo e trattenendolo per non sentire troppo dolore. Lentamente l’aveva fatto entrare resistendo alle stilettate di dolore che i muscoli violentati le facevano pervenire direttamente al cervello. Sapeva che la sua faccia era contratta in una smorfia di dolore e che Marco la vedeva, e era proprio questo che voleva, che lui vedesse come, nonostante il male sofferto, lei proseguisse a penetrarsi. Era la sua rivincita e la forte determinazione, la soddisfazione di vederlo imbufalito, quasi attenuava il dolore provato.

Tolta la mano se l’era portata davanti e gli stimoli avevano attenuato la sensazione spiacevole Mugolando si era spinta indietro verso Francesco. A questo punto lo voleva sentire tutto dentro, fin dove gli era possibile arrivare. La mano che correva veloce sul clitoride e la sensazione, nuova, di sentirsi riempita in modo diverso la stavano irretendo. Non era più dolore quanto la paura di sentirlo, non era ancora piacere quanto l’ansia di provarlo. Invitò Francesco a muoversi e presto sentì i suoi muscoli adattarsi all’intruso. Ora il pene rigido scorreva in lei con più facilità e lei si sentì illanguidire da una sensazione crescente di godimento che la prese all’improvviso, come se l’uccello dentro di lei avesse toccato un interruttore.

- SI… SI DAI…….. fammi più forte Francesco. Mi piace….. mi piace ora……. DAIIIIIIII. Dammelo tutto, tuttooooooohhhhhhh –

Francesco fu sorpreso dal cambiamento improvviso di Gina, ma era quello che anche lui voleva, che anche lui aspettava. Finalmente poteva muoversi come desiderava, come ne sentiva il bisogno. Facendo forza sui fianchi di lei cominciò a muoversi più velocemente scivolando con facilità dentro e fuori dall’ano ora accogliente.
Le grida di piacere dei due si confusero riempiendo le orecchie di Marco che, impotente, assisteva alla scena.
Impossibilitato a muoversi aveva solo potuto guardare con rabbia Francesco inculare quella che non era più la sua ragazza.
A pochi centimetri da lui, eppure irraggiungibile, aveva visto Gina soffrire e ne aveva provato soddisfazione, poi lo sguardo di lei si era incatenato a l suo e l’aveva vista reggere il dolore, sfidarlo mentre, in pratica, si sodomizzava da sola come se Francesco fosse solo uno strumento.
Aveva retto il suo sguardo finché aveva potuto e poi l’aveva distolto per un attimo dandogliela vinta. L’aveva guardata ancora e aveva assistito al momento in cui l’espressione di Gina era cambiata, in cui la sofferenza era sparita e gli occhi si erano fatti torbidi per un piacere per lei nuovo che lui non aveva mai saputo o potuto darle. Sentendo l’incitamento di lei al maschio che la stava montando si vergognò sapendo che, se avesse anche potuto liberare le mani, non avrebbe aggredito i due che lo stavano rendendo cornuto ma si sarebbe dato soddisfazione da solo tanto il suo uccello premeva contro i calzoni chiedendo una liberazione che non sarebbe mai arrivata.

Gina, persa nel piacere gattonò, tirandosi dietro Francesco, verso Marco. Allungò una mano inconsciamente. Forse lo fece per un’estrema umiliazione, forse per liberare l’uccello tesissimo dalla sua prigione in un gesto di libidine estremo, forse per pietà verso quel ragazzo che comunque aveva amato fino a pochi giorni prima. Non lo seppe mai nemmeno lei perché in quel momento fu squassata dall’orgasmo e mentre cadeva col volto al suolo, ancora incitando Francesco a incularla, a riempirla tutta, gridandogli che veniva e veniva di culo, la sua mano cadde sfiorando l’inguine di Marco.
Fu sufficiente. Il tocco leggero di quelle dita lo spinsero oltre il limite e Marco godette nei suoi calzoni all’improvviso, gemendo e scuotendosi frustrato dal non poter completare l’orgasmo muovendo incontrollabilmente il proprio ventre mentre lordava mutande e calzoni in un’evidente chiazza umida.

Francesco era al limite anche lui. Aveva tenuto duro per gustare fino in fondo le sensazioni stupende che quel bel culetto, ora non più vergine, gli dava. Le contrazioni dell’orgasmo di Gina si riflessero su di lui, i muscoli lo strinsero con forza vincendo ogni sua resistenza e facendolo gridare mentre godeva riempiendo l’ano di Gina col suo seme.

Passati un paio di minuti e ripresosi dalle emozioni appena vissute, tolse l’uccello che stava tornando alle dimensioni normali dal sedere di Gina notando come il piccolo anello si contraesse ancora facendo uscire piccole gocce biancastre.
Lasciando Gina ancora stesa a terra e stordita dal piacere prese le chiavi delle manette e liberò Marco stando attento a ogni sua possibile reazione. Non servì: il ragazzo a testa bassa, i pantaloni sporchi, appena libero si diresse verso la porta e uscì dall’appartamento senza voltarsi indietro.

Francesco, vista chiudersi la porta, si girò verso Gina vedendola con un sorriso di pura felicità sulla faccia ancora stesa a terra su una guancia. Si inginocchiò accanto a lei e la tirò a se lasciandola adagiarsi nell’incavo del suo corpo. Non era ancora finita, bastava aspettare ancora un poco.