i racconti di Milu
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Sapevo che l'intervento al seno mi avrebbe cambiato la vita, pensavo in meglio ed in effetti fu così, con i ragazzi soprattutto. Tuttavia le cose con mio fratello peggiorarono. Con Ernesto avevo un rapporto stupendo fatto di complicità e abbracci, giochi e prese in giro, ma sin dal giorno in cui misi piede in casa con la mia terza piena, prese a trattarmi come un'estranea, non più abbracci, non più sorrisi né giochi, mi evitava, fuggiva i miei sguardi, non mi rivolgeva la parola, non mi riservava più l'affetto consueto. Passarono diverse settimane e la cosa iniziò a farmi soffrire. Ne parlai con una mia amica che condivideva con me un intervento di mastoplastica additiva.

"Giovanna che devo fare? Non mi guarda più, non mi parla e tutto per queste due tette? Ho finalmente tutti i ragazzi attorno a me ma ho perso mio fratello, ti rendi conto?", le dissi nell'intervallo delle lezioni all'Università. Lei mi sorprese confessandomi con fare timoroso e voce incupita che aveva avuto lo stesso problema con suo fratello il quale, intimorito da quei seni, nei primi tempi aveva evitato ogni contatto con lei. Con tono sommesso mi disse: "La soluzione per me è stata un pò piccante ma magari se scegli di usarla può funzionare". "E cioè?", incalzai. Rispose: "E' semplice, mostragliele, fagliele vedere e magari fagliele pure toccare. E' l'unico modo per spazzare via subito ogni imbarazzo". Io la fissai stralunata, ma che cazzo diceva? Dovevo mostrare i miei seni a mio fratello? Le lezioni ripresero e con lei non riaprii più la questione, ma fui a lungo assorta nei miei pensieri. Le parole di Giovanna erano così forti, avrei dovuto fare come diceva? Non sopportavo di perdere mio fratello, ma mostrare i miei seni era la soluzione? Mi convinsi di fare come lei, rompere l'imbarazzo di Ernesto allo stesso modo in cui l'aveva fatto lei con suo fratello.

Tornata a casa ed accertatami che fossimo soli, raggiunsi Ernesto in cameretta: "Ciao, tutto ok?". "Tutto bene, niente di che", mi rispose senza togliere la testa dai suoi libri. "Che studi?", continuai. "Preparo Analisi due, è difficile", rispose. "Senti io volevo parlarti", continuai. Lui si voltò e mi guardo: "Bhe dimmi, che c'è?". "Ti sento distante - principiai - non sei più come prima con me. Che ti ho fatto?". "Nulla, ma che dici!", fece lui negando l'evidenza. "Dai lo so che mi eviti, lo vedo con chiarezza. Forse ti creano problemi i miei seni?", feci io. "Ma no Daniela, ti assicuro che ti stai sbagliando, non ho niente contro di te o i tuoi seni", mi rispose arrossendo. "Sai da quanto non mi abbracci? Da prima dell'intervento!", gli dissi e lui tacque. "Ti imbarazzano le mie tette, l'ho capito", continuai ma Ernesto provò a rassicurarmi: "Io ti voglio sempre bene ma... insomma non è che i tuoi seni mi creino imbarazzo semplicemente prima non c'erano ed ora ci sono. Se ti guardo ci sono, se ti abbraccio ci sono, se ti faccio il solletico ci sono. Ora sei diversa ecco. Sì, lo so che sei sempre la stessa, ma ora ti vedo come donna capisci?". Quelle sue parole mi convinsero che Giovanna aveva ragione, portai le mie mani sulla camicetta ed iniziai a sbottonarla. "Lo capisco", dicevo, "e proprio per questo non mi va giù, voglio che le cose tra di noi siano come prima". Mi sbottonavo la camicetta davanti a lui che arrossiva: "Hey che fai?". "Te le mostro, che problema c'è?", fu la mia risposta mentre tolta la camicia slacciavo anche il reggiseno, "così puoi finalmente mettere via il tuo imbarazzo". Si ritrovò sbalordito i miei seni nudi davanti. I suoi occhi furono immediatamente rapiti. Mi sembrò in preda ad un'apparizione estatica. Si stava godendo la mia terza misura, quelle forme tonde e piene, i capezzoli irti e proporzionati. Fissava le mie tette in silenzio poi allungò le mani chiedendomi: "Posso?". La sua voce era così dolce, quasi tremante, io gli risposi con un sicuro "sì", tanto anche Giovanna aveva fatto così col fratello. Ernesto prese a toccarmi le tette, le accarezzava, scivolava coi palmi sui miei capezzoli poi stringeva le dita affondandole nella carne, mi palpava così le tette alternando tocchi leggeri ad altri più maschi. Non levò mai lo sguardo altrove, era concentratissimo sui miei prosperosi seni. Qualche volta strinse pollice e indice attorno ai miei capezzoli, poi tornava a tastare con avidità, eccitatissimo. Confesso che le sue mani finirono con l'eccitare anche me, e molto anche, così quando improvvisamente Ernesto chinò il suo viso sulle mie tette afferrandomi un capezzolo tra le labbra, opposi una resistenza blanda. "Che fai, aspetta", gli dissi ma il piacere mi pervase subito. Giovanna non aveva fatto alcun cenno a tutto questo, però mi piaceva quanto stava accadendo. Mio fratello mi succhiava i capezzoli, li leccava, ci giocava, fingeva di prenderli a morsi e poi tornava a succhiare. Intanto le mie mani raggiunsero istintivamente la mia figa nei jeans. Presi a masturbarmi. Mi sfregavo il clitoride con le dita, spinsi le dita più a fondo e titillai delicatamente il glande. Ernesto mi succhiava i seni impazzito ed io raggiunsi un orgasmo mugugnando. Tolsi subito le mani dai miei jeans e mi allontanai da lui. "Basta ora fermiamoci", dissi con le dita unte che spingevano via Ernesto. Le sue mani ancora sulle mie tette, il suo viso lontano, avrei potuto fermare tutto. Ci sarei riuscita lo so, ma non lo feci. La colpa di quanto accadde fu solo mia. Me ne assumo la responsabilità. Imprecai e poi, in preda ad una voglia matta di fare sesso, mi sfilai scarpe e jeans fiondandomi sul corpo di Ernesto. Finimmo a terra, io a carponi su di lui che ancora si crogiolava con le mani strette ai miei seni. Ero troppo eccitata per fermare un treno in piena corsa. Era tutto inarrestabile. Capivo ben poco, ero vinta da una voglia matta di sesso. Glielo tirai fuori dai pantaloni senza troppe storie, lo volevo dentro di me e fu quello che ottenni. Era già in erezione. Lo condussi nella mia figa, mi ci schiacciai sopra e lo presi tutto. Lo sentii duro e massiccio. Non stavo comodissima ma la voglia che avevo non mi permetteva troppi pensieri. Iniziai a cavalcare balzando su di lui con un movimento violento, confuso e scomposto. Ero irruenta mentre le sue mani mi strizzavano i seni. Pochi attimi e già colavo indecorosamente sul suo cazzo. La mia voce gutturale si abbandonava in espressioni oscene. Cavalcavo ancora. Sentivo il rumore dei nostri corpi cozzare e strusciare sul pavimento freddo. Saltellante come un’ossessa, sudata e col fiatone, venni ancora disastrosamente urlando qualcosa tipo: “Godoooommmmmuuuuuhhh”. Fu allora che mi assalì l’imbarazzo. Mi fermai, guardai mio fratello, come diavolo ero finita in quella situazione? Che stavo facendo! Troppo tardi per certe domande, mio fratello mi tirò a se e prese a scoparmi lui da sotto. Si mosse violento dentro di me, mi scopò con una passione bellissima, sembrava tutto così selvaggio e coinvolgente. Non resistetti a lungo e, ho un po’ di vergogna a dirlo, spruzzai tutto fuori con abbondanza. Sì, rilasciai così il mio fluido, caldo e denso, come fossi una fontana. "Cazzo!", esclamò Ernesto. Gli bagnai maglietta e pantaloni, senza parlare del casino che combinai sul pavimento. Lui disse: “Wow”, poi rise. Mi sfilai il suo cazzo e mi sottrassi a lui in preda alla vergogna finendogli accanto. “Dove vai, fammi venire!”, reclamò. Mi ci riavvicinai. Ernesto, con un movimento che mi sorprese, fu col suo cazzo tra i miei seni. Li usò per masturbarsi. Geniale come tecnica, ne avevo sentito parlare ma per la prima volta la vedevo dal vivo. L'unico problema fu che mi venne in faccia. Mi schizzò la sua sborra calda sul viso. Mi sporcò anche i capelli. Decisamente disgustante, ma glielo perdonai visto che io l'avevo insudiciato tutto. Così, ci abbracciammo e tra noi precipitò il silenzio. Mi godetti il suo affetto, caloroso di nuovo come un tempo. Fu subito chiaro che il rimedio di Giovanna aveva dato i suoi frutti.

Appena potei la chiamai. Ero entusiasta, intendevo ringraziarla. Ok forse ero andata un pò oltre i suoi consigli ma non volevo raccontarle tutto, mi sarei fermata alle palpatine. Bhe, dovetti fermarmi molto prima: "Giovanna tesoro devo ringraziarti, avevi ragione, ha funzionato!". "Ma cosa?", chiese lei. "Come hai detto ho mostrato le tette a mio fratello", presi a raccontarle ma fui interrotta dalla sua grassa risata: "Ma dai Dani, non dirai sul serio? Io ti prendevo in giro!". Tacqui allibita. Il mio cuore raggelò. Ero sbigottita. "Ti prendevo in giro Dani, non dirmi che tu davvero hai mostrato i seni a tuo fratello?", continuò dimenandosi nelle risa. Io provai a riprendermi e, sforzandomi di sembrare convincente, le dissi sorniona: "Ma certo che ti prendo in giro stupida! Mostrare le tette ai nostri fratelli, ma come ti vengono certe cose?". Risi con lei, ma dentro di me mi sentii sconcertata. Riattaccai presto. Che stupida che ero, che stronza! Non avevo capito che Giovanna mi stava canzonando! Merda! Come avevo fatto a cascarci in pieno! Non me ne capacitavo e la cosa mi rodeva dentro. Però, in fin dei conti, almeno avevo ricucito il rapporto con mio fratello e soprattutto mi ero goduta una gran bella scopata.
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