i racconti di Milu
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In questo momento entriamo in quella camera, io esamino il bagno in quanto è decente e perfino ben pulito, l’arredamento è moderno e semplice, tutto il colore che domina è composto dalla gradazione del noce, alla fine noto un quadro insignificante sopra il letto e ti guardo: tu sei un po’ a disagio, ormai sei imbarazzata e turbata non per il pudore ma per la stanza, per il letto che non conosci, perché sai che lì in quel letto si sono compiuti e consumati moltissimi amplessi di tutti i tipi, assurdi, intensi, noiosi, ridicoli, primi, ultimi e persino tristi, alla fine io t’indico il bagno suggerendoti:

“Adesso risciacquati, dove tu immagini”.

La stato di cose che t’appaiono non ti fanno a dire il vero enormemente piacere, però sopporti, sottostai e ubbidisci. Io mi guardo intorno, in quanto l’odore è quello d’una classica e presentabile camera d’un motel, dal momento che la finestra è coperta da una pesante tenda che non lascia intravedere nulla verso l’esterno. Io m’avvicino al bagno dove tu non hai chiuso la porta, giacché la modestia e il pudore in mia presenza non esiste. Io ti scruto e ascolto il rumore dell’acqua, nel frattempo t’alzi e t’asciughi sempre con quella gomma da masticare in bocca, visto che non fa rumore e la tua mandibola lavora. Ti guardi allo specchio, sorridi e poi smetti, io mi sposto dalla porta del bagno per farti passare, tu mi sorridi e poi desisti, infine interrompi come se sapessi già tutto quello che succederà, in seguito t’avvicini al letto, ti siedi per toglierti le scarpe con i tacchi alti nel tempo in cui io ti riferisco:

“No, su dai, per adesso non toglierle”.

Tu mi guardi un po’ disorientata e innegabilmente spaesata, ma comprendi subito alzandoti dal letto, io m’avvicino dato che in un linguaggio italiano poco comprensibile e scusabile rapidamente mi chiedi:

“Non ti spogli?”.

Io malgrado ciò non ti rispondo, però sfioro con le dita i tuoi seni, le tue labbra, i tuoi occhi, intanto le palpebre si chiudono tremanti, dato che non sai che cosa fare, eppure lasci lecitamente agire. Tu vorresti dirmi qualcosa, il silenzio ti sembra disagevole e imbarazzante, ciononostante mentre t’accarezzo intuisci subito che non c’è nulla da dire. Io vorrei spogliarti, però ti bacio sul collo, dato che il tuo profumo fresco penetra nelle mie narici spingendomi lontano, poi m’abbasso e bacio le tue caviglie, mi rialzo e guardandoti fisso negli occhi ti comunico:

“Spogliati”.

Tu non perdi tempo, ti senti insolita, giacché non te l’aspettavi, eppure sai che cosa devi fare. In quell’occasione rimani con il tuo completino provocante, mentre adesso due occhi grandi verdi mi fissano, al momento il tuo corpo marmoreo è d’una bellezza incredibile, visto che mi ricorda la vita, il calore, il sangue, il piacere e il profumo. Tu continui a masticare la tua gomma che evidenzia le perfette labbra dal colore rosso smeriglio, io m’avvicino e le bacio molto dolcemente. Tu smetti immediatamente di masticare, adesso quelle labbra le sento morbidissime, tenuto conto che s’adagiano sulle mie con una dolcezza infinita, per il fatto che le bacio ancora una volta più dolcemente, sento il tuo respiro e non capisci che cosa succede.

Io accarezzo le tue braccia sfiorandole, sento le tue mani incerte e leggermente tremanti, attualmente però sono indeciso, che cosa faccio, mi spoglio? No, t’accarezzo, t’obbligo dolcemente con le mie mani sulle tue spalle a girarti e a porgermi la schiena bianca, stupenda e vellutata, giacché è un’opera naturale, visto che nessuno mai potrà ripetere, nemmeno la natura stessa. E’ un dono, unico, mortale, ma irripetibile. Io mi perdo con gli occhi a guardarti, dolcemente slaccio il reggiseno e tu con un solo movimento lo lasci cadere, avvolgendoti con le braccia io accarezzo con la punta delle dita i tuoi capezzoli, loro sono già duri, tu sei agitata, perché adesso mastichi molto più velocemente, per il fatto che vuoi ascoltare, vuoi ascoltarti, vuoi sentirmi.

Con la punta della lingua io sfioro il centro della tua schiena e poi vado giù, poi risalgo, ti sento vibrare, il tuo respiro si fa più pesante, non mastichi quasi più, le mie mani scorrono all’esterno delle tue cosce, istintivamente non riesci a controllarlo, appoggi entrambe le mani sul letto, pieghi la schiena e ti tolgo gli slip. Tu sollevi dolcemente prima un piede e poi l’altro, lo spettacolo che si presenta e folgorante, le tue natiche perfette sembrano disegnate, sembrano costruite, urlano la loro bellezza, il loro candore avvolgente, in quanto mi agita e mi eccita. Io le accarezzo, tu socchiudi gli occhi, ti spaventi e ti chiedi che cosa ti stia succedendo. Con la lingua sfioro le tue cosce e le perfette natiche, tu non puoi farne a meno, dal momento che ti lasci scivolare, io sento le tue scarpe scivolare sul pavimento, adesso sei più aperta ma sempre ben piazzata, siccome vuoi aprirti, dato che vuoi essere pronta.

Nella testa mille pensieri ti confondono sovvertendoti, però senti un forte calore nel tuo corpo, intanto che la mia lingua corre sulle tue cosce, prima fuori e poi all’interno. Adesso sei aperta, cosicché io riesco agevolmente a leccare l’interno della coscia, perché c’è calore, tanto calore e piacere. Io appoggio le mie mani sulle tue spalle e t’obbligo a girarti, guardo i tuoi occhi e rimango sorpreso, perché ti stai perdendo nel piacere. Guardo il tuo seno meraviglioso, giacché esprime e rispecchia la vita, i capezzoli rossi e duri, caldissimi e persino sconcertanti.

Io inizio a godere giocandoci con la lingua, ti sento respirare profondamente, tu non riesci a capire, però avverto distintamente che ti piace. L’ombelico, quel bizzarro ricordo, ma essenza e sintesi dei ricordi. Io scendo con lo sguardo verso il monte di Venere attraverso quei foltissimi peli ribelli, rimango un attimo immobile, perché capto che devi togliere dalla bocca la gomma, tu sei eccitata, io non resisto più, perché lecco con cupidigia il tuo sesso tenendoti forte con le mani le natiche e ti sento gemere, il sapore è molto forte, l’odore è penetrante, mi bagno la bocca, il mento, dato che adesso è un insieme di me e di te. Tu continui straordinariamente a gemere e con le mani vuoi guidare la mia testa, ti muovi per dirigere il gioco, io so che tu ne vuoi ancora, perché vuoi sentire di più. Adesso sei persa, in quanto non c’è più ritorno, perché stai godendo, scatenandoti, vivendo e volando nell’estasi, dal momento che il calore t’avvolge incartocciandoti, giacché è fuoco, tutto e tutti, nulla e nessuno, vita e morte.

Io non resisto più, mi rialzo, abbasso la cerniera dei pantaloni e ne esce la mia verga concitata e infuocata, la sfioro con le dita, in quanto è caldissima e durissima, poiché mi sembra d’impazzire. Con la mano destra sotto il tuo ginocchio sinistro sollevo la tua gamba che si lascia guidare ciecamente, mentre con l’altra mano guido la mia verga, sfioro con il mio membro le tue grandi labbra, i tuoi gemiti sono adesso più vivi. Io gioco per un po’, poi un colpo deciso, i tuoi strilli di dolore e di piacere sono dentro di te, immediatamente sollevo anche l’altra gamba, in quanto sei obbligata ad attaccarti al mio collo.

Con tutta la mia forza inizio a farti salire e scendere sul mio sesso, tu t’aggrappi, stringi, gridi di piacere, chiudi gli occhi, poi mi baci, spingi la tua lingua nella mia bocca come se cercassi qualcosa, dopo continui a salire e a scendere, in quanto si sente il rumore del tuo sesso investire e urtare con foga sul mio, si sentono le tue grida di piacere, sento caldo il liquido che cola dalle mie gambe, godo come un pazzo, il tuo corpo è caldissimo, umido, l’ultimo colpo, forte, completo e deciso. Infine un ultimo tuo grido, dato che mi lascio cadere sul letto, io sono esausto, tu continui a gemere, allora mi rialzo. Il mio membro completamente gocciolante ricade su se stesso pesantemente, lucido di liquido, io non ho più fiato, sono sudato, mi sento forte, tu sei sfinita, però intanto continui a godere con gli occhi chiusi.

In seguito sollevo la cerniera, tolgo il portafogli dalla giacca e poso una banconota da cento euro sulla sedia, tu riapri gli occhi, mi guardi abbattuta, scoraggiata e spaventata, infine scoppi a piangere. Io non so giustamente che cosa fare, capisco, giacché mi sembra d’assimilare e di capire, sennonché non posso fare nulla.

Attualmente ho nella bocca il tuo sapore, poiché continuo a degustarti e a fissarti, sennonché mi giro, vado verso la porta, apro maldestramente e richiudo rapidamente, fintanto che sento il tuo pianto affranto, desolato e inconsolabile allontanarsi.

Addio mia cara, amabile, educata e graziosa Florência.

{Idraulico anno 1999}