i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Piccolo esperimento!
Per commenti e contatti scrivetemi a: mimaracconti@gmail.com
Mi farebbe molto piacere!
Si dice che la bellezza del posto di lavoro sia un fattore importante per il rendimento di una persona: più questo ispira gioia più il lavoratore sarà fruttuoso e riuscirà a vivere con maggiore serenità la sua giornata. Il mio lavoro è quello della studentessa e il mio luogo è ciò che c’è di più deprimente al mondo. Si sa, gli ingegneri sono persone pragmatiche, razionali e un tantino noiose e la sede della mia università riesce a centrare in pieno tutti e tre gli aggettivi: un edificio grigio, squadrato, disegnato e costruito senza la minima traccia di fantasia, vecchio, decadente e, ciliegina sulla torta, adornato da tende di color grigio ad ogni finestra.
Si dice anche che combinino assieme ai loro rivali maggiori, gli architetti, due figure opposte, il primo fin troppo realista, il secondo un sognatore e facendo un severo rendiconto della mia vita fino a quel momento posso affermare con certezza che la mia indole da sognatrice avesse portato solo guai e che il realismo fosse stato l’unica via di fuga che avevo trovato.
Eppure ultimamente quel lato che avevo tanto cercato di nascondere cercava di battersi fortemente per uscire allo scoperto e fu anche per questo che quel giorno decisi di deviare la mia strada e rifugiarmi in un altro polo universitario, ospitante la facoltà di architettura che é è,come si può ben immaginare, l’esatto opposto della sua controparte razionale, ovvero colorato, nuovo, vivo.
Solo una strada a due corsie divide le due sedi e, per chissà quale motivo, queste sono collegate da un ponte.
Mi sono sempre chiesta a cosa servisse un ponte quando il tratto di strada da attraversare sia cosi breve e percorso da poche macchine, era come un albero in mezzo alla strada, un oggetto fuori posto che stonava con l'ambiente e che sembrava fosse lì senza alcun motivo.
“Uno spreco di soldi insomma.” Pensai. Eccola, la parte razionale che voleva ancora avere la meglio e cosi,per dimostrare a me stessa di non essermi chiusa in un mondo monotono, decisi di oltrepassare quel piccolo ponticello, come segno di libertà, di scelta. Ero ancora immersa nei miei pensieri quando a metà strada avvistai un ragazzo che stava percorrendo il ponte in senso inverso, passo svelto, libro in una mano, sguardo dritto. Ci incontrammo poco dopo, uno scambio di sguardi veloce e fui di nuovo sola sul mio cammino. Un evento banale insomma, ma era scattato qualcosa, era inutile mentire a me stessa. Quel ragazzo teneva in mano un libro, ma non un libro universitario, un libro che io avevo a cuore, un libro mio, un libro che una volta avevo posseduto, regalo di compleanno fattomi dal mio ex fidanzato, di cui mi ero disfatta quando la storia era finita perché fin troppo pieno di ricordi dolorosi. Non riuscivo a calmarmi, quelle pagine era piene di note scritte da me, ovunque, alla fine di ogni facciata, di ogni capitolo, racchiudevano pensieri, segreti, sogni. Insomma, era come se tra le mani di quel ragazzo ci fossi io, completamente nuda davanti a lui. Nei giorni seguenti guardai spesso in giro cercando tra i vari studenti quella figura singolare, quella persona a me completamente estranea ma che probabilmente mi conosceva più di ogni altra al mondo.
“È strano da pensare, io non so nemmeno chi sei mentre tu conosci ogni mia singola sfaccettatura. Mi piacerebbe incontrarti” pensai rivolgendomi ad un ipotetico Lui. Lo facevo spesso ormai, mi immaginavo di incontrare nuovamente questo ragazzo e parlarci, chiedergli cosa ne pensasse di ciò che leggeva, come si era sentito ad entrare nell’intimità di un’altra persona, della mia persona.
Cominciavo a sentirmi attratta da questo estraneo che mi possedeva senza saperlo.
Il tempo passava ma la sua presenza era sempre più viva nelle mie giornate, era diventato un tarlo che si insinuava sempre più a fondo nella mia mente e lo bramavo, perché solo lui al mondo sapeva chi fossi veramente, lo desideravo ogni giorno di più, mi immaginavo la sua voce, le sue mani, il suo respiro e quella visione creatasi nella mia mente mi eccitava ogni giorno di più, quell'uomo che mi possedeva la mente, senza che me accorgessi aveva iniziato a possedere anche il corpo ed io non potevo fare altro che cedere e lasciarmi andare agli impulsi.
Volevo poterlo dominare anche io, volevo il suo animo, i suoi pensieri, il suo cuore, volevo riuscire a violarlo così come lui aveva violato me, entrare nella sua mente e non uscirne più, stringere il suo corpo al mio e fargli sentire l’effetto che mi faceva.
La mie mani scivolavano velocemente sul mio corpo mentre mi immaginavo la sua pelle liscia, il suo tocco su di me, le nostre anime avvinghiate che bramano solo di potersi unire in un bacio che non ammette pause, le lingue che si cercano, si respingono,si intrecciano, il suo respiro sempre più veloce come il mio che, intanto, aumentava man mano le dita si insinuavano nella mia intimità, simulando una penetrazione lenta e decisa, mentre tu nella mia mente mi stai torturando i seni e io spingo la tua testa per sentirti di più, ancora di più.
Ormai sono al limite, il ritmo delle dita è sempre più veloce, leggeri sussulti percorrono il mio corpo, tenui gemiti scivolano via dalle labbra e si perdono in un'aria ormai pregna del mio odore.
Le tue braccia mi stringono forte mentre il tuo membro si fa strada dentro di me, sempre più in fondo, non aspettavo altro e te lo faccio capire spingendomi sempre più verso di te, facendomi possedere come solo tu potresti fare,facendomi sentire profondamente tua.
Il piacere tanto agognato arriva di colpo lasciandomi inerme per alcuni secondi ad assaggiare il potere che hai sul mio corpo.
Il respiro irregolare inizia piano piano a diventare sempre più lento, rimango così, stesa sul letto, sola.
Sola, ma con te.

Mi svegliai per l’ennesima volta pensandolo.
“Smettila, tu e i tuoi castelli in aria. Probabilmente ha già buttato via il libro, a chi interessano i deliri esistenziali di una ragazza?” Mi sgridai mentalmente.
Il grigiore di quella giornata di metà autunno mi fece diventare cupa. Mi serviva un luogo in cui pensare, mettermi il cuore in pace e lasciarmi alle spalle quella stupida storia che continuava a tormentarmi.
Salgo senza nemmeno accorgermene le scale del ponte, inizio a percorrerlo piano piano e poi, eccolo li, appoggiato alla sponda sinistra col libro in mano, aperto.
“Dio, sono completamente impazzita, ora me lo immagino pure”
Cerco di percorrere il ponte con uno sguardo svogliato, cercando di non lasciar trapelare l'eccitazione che in quel momento mi stava pervadendo.
Gli passo vicino, lo supero. Non è successo nulla.
“Cosa mi aspettavo? Non siamo mica in un film.”
Già, la mia mente da romantica mi aveva tradito ancora una volta, la realtà è ben diversa e purtroppo non ammetteva eclatanti scene d'amore con protagonisti due sconosciuti.
Ma poi perché davo per scontato che a quel ragazzo interessasse qualcosa di me? Non ne potevo più, dovevo chiudere quella storia e farlo adesso.
Tornai sui miei passi e andai decisa verso di lui.
“Ciao!” esordii “io.. ecco..mm”
“Merda" pensai "perché non mi sono preparata un discorso, che cazzo sto facendo”
“ciao, ti serve qualcosa?”
Sentii per la prima volta la sua voce, trasudava calma eppure alle mie orecchie suonò soavemente erotica.
“Io..ecco..mi chiedevo se..ti piace quel libro?”
“sinceramente non molto”
“Ah..” mi sentii sprofondare, ero stata così stupida, mi ero emozionata come un adolescente e ora soffrivo per la realtà sbattutami in faccia.
“Però gliene sono grato” continuo lui.
“Ah.. perché?” cercai di apparire normale, nonostante fossi ancora scossa.
il suo sguardo era perso verso l'orizzonte , come immerso in un mare di pensieri sconnessi.
“beh..penso mi abbia fatto conoscere una persona speciale”
Rimasi in silenzio cercando di assimilare le parole che avevo appena sentito.
“Tu sei un'ingegnere vero? Il vostro mondo è pragmatico e razionale. Il mio invece è ciò che c’è di più irrazionale al mondo. Mi sono innamorato di una ragazza attraverso le sue parole, facevano trapelare mille sue sfaccettature: é ingenua, romantica, paranoica e profondamente erotica.”
“non..non vorresti conoscerla?”
“ci ho pensato varie volte però.. no, non vorrei. sai qual è il peso sulle spalle di un architetto? Il fatto che sia costretto a vivere nell’irrazionalità ma non riesce mai a domarla.
Ciò che sfugge dagli schemi, dai pensieri non può essere ingabbiato anche se l’uomo continua a provarci. Le sculture, gli edifici, i monumenti, sono gabbie del pensiero irrazionale dell’artista .
Ma io..beh preferisco che questo flusso rimanga libero, non voglio legarlo a nessuno schema, a nessuna immagine. Voglio che continui a fluire attraverso le sue parole, attraverso la mia mente.
I sentimenti..é meglio lasciarli liberi. Quando li si lega a qualcosa, a qualcuno, diventano troppo pericolosi”
Rimasi in silenzio pensando al significato di quelle parole.
“Beh, ti ringrazio per la chiacchierata” disse sorridendo e alzandosi.
Se ne andò senza dire niente altro e lasciandomi immersa nei miei pensieri.

In quel ponte sospeso tra due mondi agli antipodi il tempo si era come fermato.
Non gli avevo nemmeno chiesto come si si chiamasse, ma ne ero felice, nemmeno io avrei voluto ingabbiarlo, nemmeno io avrei voluto rovinare la magia che ci legava: me al mio tarlo effimero, colui che era riuscito a possedermi senza mai sfiorarmi. irrazionale, fuggente, erotico.
Note finali:
Piccolo esperimento!
Per commenti e contatti scrivetemi a: mimaracconti@gmail.com
Mi farebbe molto piacere!