i racconti di Milu
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Quella sera Marco aveva poca voglia d’andare a quel noioso e ripetitivo banchetto organizzato di frequente dai suoi compagni di lavoro. Era stanco, in quanto avrebbe desiderato vivamente stendersi sul letto, perché voleva semplicemente non fare nulla, abbandonare la giacca e la cravatta d’ordinanza, stare pigramente davanti al televisore cambiando da un canale all’altro perfino lasciandosi andare, sennonché un rapido sguardo all’orologio lo richiamò alla realtà scuotendolo sbrigativamente, poiché era sopraggiunta l’ora di partire. Lasciò in fretta la camera dove ancora aleggiava il profumo che Giorgia si era lasciata dietro prima d’uscire, sì, Giorgia per l’appunto, mentre proprio in quest’istante si chiedeva da quanto tempo non facevano più l’amore.

Lui, invero, in qualità di preposto e di devoto referente di quell’importante reparto e settore dei guadagni, non poteva indubbiamente tralasciare d’essere presente a quel negoziato con quei collaborati d’oltre oceano, a quel punto azionò lo stereo: prontamente risuonarono le prime note del delizioso brano “Heaven” di Annie Lennox, ai suoi primi tempi con Giorgia quando ancora lui credeva totalmente nella passione e nel perenne trasporto, dal momento che quella partecipazione sembrava dovesse durare per sempre, abbondante, inesauribile e infinito sentimento per l’appunto. Lui al presente rimembrava quelle favolose scene molto bene, perché proprio su quelle note di quel brano udite tante volte, entrambi avevano fatto l’amore. Quando? Quanto tempo fa? Lui s’impose intimandosi di pensare al momento, al pasto serale, agli statunitensi e alla sua professione che procedeva ogni volta maggiormente, paragonandola in analogia e in misura differente rispetto alla sua vita privata.

Nel tempo in cui rimestava questi pensieri entrò frattanto nella sala giacché i pezzi grossi erano tutti accomodati, lì infatti c’erano i due responsabili statunitensi, Berto, il suo dirigente con Anna, la collaboratrice con la quale aveva avuto una vicenda tempo addietro, sì ma quando? Sei mesi, otto mesi, un anno forse? L’ultima volta che aveva fatto l’amore? L’amore compiuto con entusiasmo, passione e trasporto s’intende, perché con Giorgia ormai era diventata un’abitudine, un adattamento, quasi un’assuefazione, un’evidente, lineare, semplice e pura formalità come d’altronde le assemblee, le cene, i ritrovi e le telefonate di lavoro, dato che solamente al momento della presentazione di quel cerimoniale s’accorse che la ragazza accanto a Berto non era Anna:

“Oggi la signorina Licia sostituisce Anna, visto che ha avuto un inaspettato contrattempo”.

“Può chiamarmi Licia” - gli disse, tendendogli una mano bianca dalle unghie corte e senza smalto.

S’accomodò a fianco del presidente della filiale statunitense, Mr. Johan e del suo braccio destro, tenuto conto che là davanti aveva Licia e Berto:

“Il dottor Martini è il nostro direttore per gli acquisti” - esordì Berto, con quella voce acuta e quasi stridula.

“E’ stata sua l’idea di proporre il nostro nuovo prodotto per il mercato agricolo americano”.

Lui restava concentrato su Licia, poiché era indubbiamente la prima volta che la vedeva, o per lo meno che si soffermava su lei, dato che aveva una condotta e una movenza alla buona, infine si destò:

“Sì, ho pensato che grazie ai prezzi concorrenziali nella compravendita della branca biochimica, per mezzo della nostra abilità e del nostro accorto piano la riuscita possa essere vincente”.

Lei era senza trucco, ecco che cos’aveva. Sì, perché non l’aveva osservata dapprima? Lui a tal punto emotivo e suggestionabile, addirittura alle discrepanze più impalpabili che differenzia una donna dall’altra, ovverossia senza trucco, senza smalto e con i capelli raccolti per l’occasione.

“Dottor Martini?”. La voce di Berto gli fece ritrovare il filo d’un discorso che tanto gli americani nemmeno ascoltavano, poiché trovavano la pasta italiana molto più appetitosa, interessante e invogliante rispetto all’argomento del momento.

“Tutto questo ci permette pertanto d’inaugurare il prossimo trimestre con un orientamento e una tendenza in ascesa”.

Anche lei lo stava fissando con quegli occhi azzurri che sembravano acqua, attenta però al movimento delle labbra e non alle parole:

“I love italian wine” - disse ad alta voce Mr. Johan, afferrando con piacere la pregiata bottiglia di vino del Chianti sulla tavola.

Marco gliela sottrasse dalle mani e nel tempo in cui stava per versarlo Licia celermente ma signorilmente lo bloccò, e appoggiando il tocco della mano sulla sua prontamente gli enunciò:

“No grazie, io non bevo vino, grazie comunque per il gentile gesto”.

Ecco, pensò Marco, l’acqua, tutto mi ricorda in lei l’acqua, come in maniera sinuosa t’avvolge, gli occhi celesti, i suoi gesti rotondi come le onde, poi s’accorse che qualcosa s’insinuava fra i suoi polpacci e gradualmente risaliva, fin tanto che un movimento lieve andava a premere intenzionalmente tra le sue gambe:

“That’s wine it’s great” - Mr. Johan scrutava attratto e incuriosito l’etichetta dell’ampolla, sebbene il suo avviso si fuse mischiandosi con il frastuono dei piatti e delle forchette, assieme ai brandelli di quella fragorosa conversazione.

Lui per la circostanza, invece, avrebbe voluto appoggiarsi deliziosamente alla sedia e socchiudere gli occhi per abbandonarsi in ultimo a quell’angelico e insperato massaggio. No, socchiudere gli occhi no, perché voleva continuare a squadrarla con accuratezza, dal momento che la vista del suo piccolo seno, che peraltro emergeva appena dalla giacca nera sopra la sua pelle bianca, lo conduceva sensatamente a pensare come là di sopra un uomo avesse potuto esaudire chissà quali lascive e variegate voglie. A quel punto si tolse di conseguenza la giacca, in quanto avvertiva chiaramente d’essere stato improvvisamente infervorato da quella fervida e veemente stella di mare, a tal punto osò senza tentennamenti infischiandosene, così senza dare nell’occhio sbottonò i pantaloni e liberò il cazzo a questo punto già bello compatto. Bruscamente si sentì sfregato delicatamente da un piede scoperto, visto che lei non indossava i collant, tenuto conto che si muoveva con un gesto rotatorio per poi contenersi e fermarsi, schiacciando ammodo con un metodo più marcato, per poi proseguire nuovamente quell’erotica e stravagante opera. Lui avrebbe certamente sborrato magnificamente, con imbarazzanti e spiacevoli conseguenze se solamente lei avesse perseverato, ma per sua insperata coincidenza era sopraggiunto in modo propizio il conteggio da parte del cameriere togliendolo da quell’impiccio. Il primo naturale impulso fu quello d’andare in bagno per continuare con lei o da solo, però lui non voleva che quell’istante terminasse esaurendosi mestamente all’interno d’un desolato e infelice gabinetto d’un ristorante. In conclusione ambedue si salutarono e lui l’esaminò ammirandola per la prima volta in piedi.

Lei non era alta, era tuttavia slanciata con i fianchi un po’ arrotondati e i piedi chiusi all’interno di scarpe basse, in quanto non sapeva come aveva fatto a non esplodere perdendo il controllo dei sensi quando lei gli aveva proteso la mano. In macchina s’appoggiò al sedile e socchiuse gli occhi, intanto qualcuno aveva aperto la portiera e si era seduto sul sedile accanto al suo. Lui s’accorgeva di quelle mani benevole e garbate che lo vezzeggiavano, ma addirittura coprenti e insidiose quanto dei tentacoli, giacché passavano sul collo, sulle sue labbra e sul petto. Lei fu sopra di lui con la bocca a contatto con la sua, mentre con movimenti ondeggianti lo faceva sprofondare sempre di più nella sua carnosa e cedevole acqua stagnante. Con gli occhi chiusi restò immerso nel buio del suo aroma, sennonché aveva la sapidità e lo spirito dell’oceano, fino a che abbandonò totalmente dentro di lei il flusso appassionato, incandescente e prorompente del suo piacere:

“Ecco qua, è pronta, questa è la pratica completa da far firmare prima di consegnarla nelle mani di Berto” - enunciò lei con il tono di voce cavernoso e cupo, in maniera quasi equanime e indifferente, nel frattempo che una mano dalle unghie corte e senza smalto inserì una cartella sotto il suo naso.

Lui la fissò con lo sguardo allontanarsi con i suoi istintivi modi ondeggianti e tremolanti così come farebbe una medusa dentro un tailleur, tutto eseguito in un rapido istante, ma al tempo stesso con austera, contegnosa e voluttuosa parvenza.

{Idraulico anno 1999}