i racconti di Milu
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Non poteva essere vero, non poteva essere lui, non doveva essere lui. Mi girava la testa, avevo la nausea, no, tutto questo per un’insignificante e un inatteso ma giusto e sensato cartello stradale che m’ha peraltro costretto in ultimo obbligato imponendomi di compiere una sciagurata deviazione. A ben pensare, infatti, non sarei dovuta neppure uscire, viceversa invasa dall’impazienza, dall’insofferenza e dalla noia d’un sabato pomeriggio che in realtà dovevo trascorrere in pieno riposo, in tal modo m’organizzai e stabilii di gironzolare per ristudiare da vicino quel negozio di biancheria intima che aveva solleticato e stuzzicato notevolmente a fondo le mie lubriche e voluttuose fantasticherie. Meno male che c’era il sole pensavo io dentro me stessa, dopo tanti giorni di pioggia e di freddo finalmente una bella giornata, una di quelle che ti mette addosso l’allegria, la distensione e la spensieratezza, allora perché restare chiusa in casa a oziare?

Nel tempo in cui guidavo i miei pensieri erano tutti per lui, giacché avevamo passato il mercoledì sera insieme in un ristorantino grazioso, con pochi tavoli in piena armonia, la cucina era raffinata, per il fatto che eravamo avvolti in un’atmosfera d’intimità e di confidenze davvero indimenticabili e magnifiche. Quella bottiglia di vino così fresco e frizzante ci aveva mandato un po’ su di giri e guardandoci profondamente negli occhi avevamo incominciato ad accarezzarci le mani, mani che avevano tanta voglia d’esplorare e di sondare i nostri corpi, che già fremevano al pensiero anticipando chiaramente e schiettamente che cosa sarebbe successo più tardi. Intanto la mia gamba si era insinuata per libera scelta tra le sue, in verità quel contatto gli aveva provocato un sussulto, siccome io sapevo come eccitarlo, perché mi piaceva vederlo così smanioso e voglioso di me, in quanto sapevo che in quel momento la sua eccitazione stava per esplodere, io avrei voluto sentirlo contro di me formoso e umido, a tal punto decisi bruscamente che la cena sarebbe finita là, sennonché ci avviammo verso casa mia animati, elettrizzati e un po’ brilli, mentre percorrevamo le strade del centro vedevo le insegne dei negozi illuminate girarmi intorno, noi non parlavamo, dato che eravamo come ammaliati e dominati da un solo pensiero. Sfrecciavamo nel traffico con addosso l’affanno e l’ansia di chi ha paura di dissipare il tempo così prezioso per noi e per i nostri incontri d’amore, pertanto dopo neanche mezz’ora eravamo a destinazione, non appena entrati nel portone lui mise la sua mano sotto la mia gonna e quasi ridendo mi disse:

“E se adesso ti scopassi qui?”.

Un brivido m’attraversò la schiena, perché lui già sapeva che quella era una mia fantasia taciuta e sottintesa già da lungo tempo, io nel frattempo avevo un gran caldo e ammiccando gli risposi stuzzicandolo oltremodo:

“Non penso né credo che tu abbia il coraggio di farlo”.

Io sapevo malignamente che avrei cozzato colpendolo convenientemente nel segno, dato che era come un diretto incitamento, una schietta provocazione, una sfida bella e buona con i fiocchi. Pochi secondi dopo io ero con le spalle contro la porta della cantina, la gonna tirata del tutto verso l’alto e la sua lingua affondata dentro la mia pelosissima e nera fica. Io stavo sudando, cercavo di dominarmi trattenendo i gemiti di piacere per paura di farmi sentire, però non riuscivo a smettere. A un tratto lui portò la sua mano sulla mia bocca e celermente mi zittì, io ero interamente conquistata e invasa da una voglia d’essere scopata, le mie gambe s’aprirono invitanti, lui mi fissava accorto e malizioso, quindi baciandomi sul collo mi riferì segretamente:

“Te lo supplico, te lo rivendico, non deludermi” - io avrei voluto naturalmente strillare, ciononostante la sua cavità orale sprofondò inabissandosi nella mia.

Lui in quell’occasione mi penetrò con animosa e sfrenata brutalità, per il fatto che quei lunghi e poderosi colpi mi facevano mancare il fiato, il ritmo aumentava sempre di più diventando più consistente, il mio corpo era un tutt’uno con il suo, lui mi tirò su tutte e due le gambe e continuò a spingere sempre di più. Le nostre bocche s’incontrarono di nuovo, la mia saliva si mischiava alla sua e questo era piacevole, a un tratto cominciò a darmi piccoli morsi sul collo sapendo che anch’io sarei presto esplosa da quel sovrastante godimento:

“Sì, ancora di più, così” - io non riuscivo a dire altro, in quell’istante vidi i suoi occhi illuminarsi, giacché erano alquanto estasiati e rapiti, visto che l’orgasmo arrivò violento, incontrollato e addirittura simultaneo.

Senza prefazioni di nessun genere, infatti, d’improvviso lui mi sborrò addosso tutta la sua linfa vitale cospargendomi il suo caldo seme sul viso e sulle tette, qualche schizzo sennonché arrivò perfino sui capelli. Io rimasi lì a leccare comodamente quell’amabile e delizioso nettare dal suo cazzo guardandolo negli occhi, sorvegliando e vigilando il suo viso alterato e stralunato dalle smorfie di quell’intimo e naturale piacere. In quella piccola via, dove a questo punto le auto erano in coda da quasi cinque minuti, io mi sentivo quasi frastornata e intontita da quanto stavo vedendo e non volevo crederci, però a bruciapelo il suono d’un clacson dietro di me mi fece tornare a quella brusca e inclemente realtà, perché lui era lì poco distante da me, le sue mani tra i capelli d’una piccola e minuta brunetta, visto che la stava baciando con passione, poi l’afferrò per una mano e insieme scomparvero dietro a un portone.

Io non ho pianto, in verità non ho neppure riso, però ho continuato a guidare senza richiamare più alla memoria quale fosse la mia destinazione, in tal modo appena sono uscita dall’ingorgo ho fermato la mia auto e ho incominciato a camminare respirando profondamente, in quanto i miei pensieri s’annodavano intrecciandosi tra dolci e gradevoli ricordi, mischiati assieme a una rabbia agitata, furiosa e turbata. Quasi certamente me lo sono meritato, ho ripetuto subdolamente verso me stessa, eppure non riuscivo né potevo capire dove avevo realmente sbagliato, perché lui aveva avuto bisogno di un’altra donna, io non potevo credere né immaginare che il suo amore fosse una falsa e una snaturata speranza, una deformata e malvagia illusione.

Un abbaglio e una cantonata non dura indubbiamente due anni, i nostri progetti erano stati solamente parole disperse e scagliate in aria? A questo punto mi rimaneva solamente un’alternativa: sparire o affrontarlo? Ho acciuffato per mano opportunamente il coraggio e la spregiudicatezza necessaria, sono tornata sui miei passi, tuttavia mi sentivo inadeguata, incapace e vuota di prendere qualsiasi decisione, a quel punto la soluzione migliore era tornare verso casa e reagire ribellandomi di netto. Al mio arrivo ho trovato un messaggio nella segreteria telefonica, l’ho ascoltato accuratamente, infatti era lui, lì sono definitivamente insorta dissentendo:

“Amore, ascoltami. Stasera andiamo a cena fuori, però ti voglio molto provocante e seducente come solamente tu sai essere”.

Quella frase è diventata in ultimo per me l’aspro e stridente rimprovero, la ruvida stoccata finale, perché io alla fine mi sono seduta davanti al telefono e dopo aver riascoltato accuratamente quel messaggio almeno dieci volte, mi sono decisa e ho chiamato sua moglie spifferando tutta la faccenda.

{Idraulico anno 1999}