i racconti di Milu
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Quella volta bastò uno sguardo febbrile, fulmineo e inatteso, giacché capimmo immediatamente che non ci saremmo più lasciati. In quel periodo, invero, io rientravo verso casa al termine d’una faticosa giornata di lavoro piuttosto stremata, però giammai abbondante per dedicare pressappoco quell’ora di viaggio in treno alla musica, perché in quell’istante infilai le cuffie e diedi l’avvio al piccolo apparecchio nascosto nella tasca del cappotto. Il mese di marzo era iniziato già da un po’, il freddo invernale andava adagio scomparendo e gli alberi sembravano risvegliarsi più velocemente degli anni passati, salii a fatica sul vagone affollato di quel treno quotidiano stracolmo di pendolari e m’appoggiai alla parete, giacche era inutile cercare un posto per sedere. Salì nel frattempo altra gente, uomini, donne, studenti, vecchi e giovani, il treno lasciò la stazione con soltanto dieci minuti di ritardo, circostanza quest’ultima abbastanza inconsueta per come siamo abituati giornalmente a sopportare come avvenimento quotidiano.

Battendo il ritmo del tempo con un piede e muovendo le labbra, seguendo il testo della canzone, guardai di fronte a me e notai un ragazzo appoggiato alla parete dinanzi alla mia, che fissava il paesaggio fuori dal finestrino della porta scorrevole immerso nei suoi pensieri. Io ero concentrata e raccolta nella musica, ciononostante l’osservai per un attimo. Lui aveva i capelli ricci, suppergiù sul metro e settanta d’altezza, un fisico normale e un bel viso, immancabilmente lo zaino multicolore appoggiato ai suoi piedi mi diede in conclusione l’idea che fosse uno studente come tanti altri. Io abbassai lo sguardo e rialzando gli occhi iniziai a squadrare più attentamente l’avvenente giovane in prima linea dinanzi a me. La sua espressione era tranquilla, peraltro sorridente, sennonché mi chiesi che cos’avesse da sorridere guardando il panorama scorrere veloce all’esterno del treno, però fu soltanto un attimo, perché lui sollevò lo sguardo e appoggiò i suoi occhi nei miei, dato che un brivido si diffuse rapidamente lungo la schiena e senza dire nulla io di rimando abbassai gli occhi. Lui si era spiccatamente accorto che io l’osservavo, ma come diamine faceva? I suoi occhi erano così grandi e deliziosi, ebbene sì, doveva essere un ragazzo piuttosto affettuoso e cordiale, questa fu la prima e immediata percezione che io ebbi di lui. Arrivai alla stazione, scesi sulla banchina e cominciai ad avviarmi progressivamente verso il sottopassaggio, mentre una mano calorosa e robusta afferrò la mia, per il fatto che mi costrinse a girarmi dalla parte opposta. Era lui, sorrise senza dire nulla, di rilancio io gli restituii il sorriso e pensai che avesse sulla mano un dolce tepore e avvicinò il suo viso al mio:

“Mi guardavi vero? - esordì lui, senz’aggiungere altro.

“Sì, lo so, è vero” - accennai malinconicamente io un pochino punzecchiata sul vivo.

Il suo profumo avvolse intimamente a fondo i miei sensi impacchettandoli, vaneggiando io lo desiderai immediatamente in modo irresistibile, lui in modo quasi indomabile s’allontanò in direzione del secondo binario e senza pronunciare nient’altro salì sulla coincidenza del treno diretto per Novara. Quando il treno si mosse lui mi salutò con la mano scomparendo dalla mia visuale, io rimasi ancora lì per qualche istante come sbigottita e del tutto disorientata sulla banchina fissando sconfortata il binario vuoto, poi mi girai e con un accomodante e bonario sorriso scesi lungo le scale del sottopassaggio. Il giorno dopo passò velocemente, però mentre lavoravo avevo radicalmente i suoi occhi stampati nella mia mente assieme al suo sguardo armonioso che mansueto m’incantava di continuo, come se fosse presente in quello stesso istante. Al termine uscii puntuale e mi recai in stazione, salii i gradini che portavano al binario con il cuore a mille immaginando che lo avrei rivisto, la mia emozione si spense però immediatamente perché lui là non c’era. Attesi fino all’ultimo momento, poi salii sul treno e arrivai a casa perfettamente in orario, tuttavia con un senso di cedevolezza e di piena inconsistenza addosso, accompagnato peraltro da un vuoto insolito, nondimeno da un incomprensibile e da un inspiegabile senso di sconvolgimento e di sconquasso allo stomaco.

Il giorno dopo la stessa emozione m’accompagnò uscendo dall’ufficio fino alla stazione e nello stesso modo la mia apprensiva e trepidante attesa si spense quando vidi che lui non era presente accanto al binario. Per due settimane attesi di vederlo sul solito treno, poi progressivamente l’emozione diventò più assente e il pensiero rivolto a lui divenne sempre più distante. Io ripresi di questo andare la mia rituale consuetudine e non attesi più di vederlo, perché il mese di marzo passò in fretta e il mese d’aprile iniziò velocemente portando con sé qualche calda giornata di sole. Io sgusciai via dall’ufficio un po’ più tardi, m’avviai verso la stazione, salii la scalinata e sul binario mi bloccai. Lo zaino multicolore spuntava tra un cappotto e l’altro tra i pendolari, m’affacciai un po’ di più e vidi che era lui, lì in piedi a pochi metri da me, in quanto era realmente stupendo. Io gli passai davanti senza dire nulla, ma con il cuore che mi faceva male tanto batteva al presente velocemente. Con l’estremità del mio sguardo, di sbieco, controllai che innalzava la faccia e rideva a fior di labbra, salii sul treno e m’appoggiai alla solita parete, lui era di fronte a me, io lo guardai negli occhi e non distolsi lo sguardo nemmeno per un istante, infine scendemmo, lui m’agguantò per la mano, mi tirò verso di lui stringendomi tra le sue braccia:

“Mi sei realmente mancata, lo sai questo” - mi manifestò lui caldamente con leale schiettezza e con viva sincerità.

Fu così che in modo repentino le sue labbra s’impadronirono in modo impulsivo e passionale della mia bocca, dal momento che il suo bacio fu quanto di più amabile e delizioso io potessi mai desiderare, così risposi acutamente al suo richiamo d’amore con le labbra, finché lui non si scostò da me sorridendo leggermente e guardandomi negli occhi con un’espressione benevola e coscienziosa chiedendomi subito d’uscire con lui quella stessa sera. Io mi preparai al meglio, diedi un ultimo sguardo allo specchio e scappai fuori di casa con qualche minuto di ritardo, perché lui era già arrivato anzitempo sul luogo dell’appuntamento, parcheggiai la mia autovettura e salii sulla sua dove mi condusse in un luogo stupendo. In quell’occasione gli alberi erano già tutti verdi e ricchi di gemme colorate, la luna tra l’altro piena e bianchissima illuminava completamente la campagna di fronte a noi con i raggi che si riflettevano su d’un piccolo laghetto. Io appoggiai il viso alla sua spalla, il silenzio ci avvolse completamente, infranto solamente dai nostri respiri, mi voltai verso di lui e lo baciai.

Lui rispose brillantemente al mio bacio con un’amorevolezza e con una premurosità incalcolabile, poi m’agguantò tra le braccia stringendo il mio corpo contro il suo. La sua bocca diventò ben presto più audace e licenziosa, le sue mani divennero meno impacciate, la sua lingua esplorò la mia bocca, poi digradò sul collo e concluse la sua ricerca sul mio seno messo a nudo dalle sue mani appassionate, estroverse e gentili. Scese con la mano continuando a baciarmi il seno fino a raggiungere l’inguine, abbatté la barriera del mio perizoma e m’accarezzò teneramente. Un gemito riempì l’aria quando mi penetrò con le dita, in quel frangente facemmo l’amore nel modo più impensabile, inatteso e soave che avessi per nulla al mondo conosciuto. I suoi movimenti, infatti, fluenti e al tempo stesso decisi seguivano perfettamente i miei fremiti, dando prova d’una sintonia azzeccata, ideale e perfetta. Quei gemiti, infatti, riempirono focosamente il silenzio della campagna circostante mentre facevamo l’amore in un intreccio di braccia, di bocche e di mani, alla fine venimmo godendo insieme, poi ricominciammo di nuovo facendo l’amore per ore, lui m’agguantò tra le sue braccia avvolgendomi contro di lui e mi baciò la fronte:

“Ti voglio, come non mai” - espresse palesemente accalorato ed entusiasmato lui.

“Ti voglio anch’io” - rivendicai io immediatamente animata in maniera briosa, con un nitido e ardente fervore stringendomi forte a lui.

In quel momento io avevo avuto la libera traccia, lo sgombro indizio e il netto preciso sentore, perché sapevo che non ci saremmo mai e poi mai più lasciati, perché eravamo compatti, omogenei e uniti nell’anima, nell’intelletto e nella psiche, sì, perché quando si è totalmente immersi precisamente in quel soffio vitale lo si percepisce lucidamente, per il fatto che è semplicemente e sinceramente chiamato amore.

{Idraulico anno 1999}