i racconti di Milu
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Il freddo ed il brutto tempo invernale mi hanno fatto pensare, per contrasto, al piacere provato lo scorso settembre sulla spiaggia nudista vicino a casa mia in compagnia di Thea e Teo. Il sole che ti scalda la pelle senza più bruciarla, la giusta brezza che ti porta refrigerio quando serve ed il panorama, ma non del mare! Già, avere vicino quella donna nuda che senza il minimo pudore si lasciava guardare ed ammirare mi avevano portato a chiedere e domandare loro, quasi fossi un confessore, tutto quello che poi mi sono divertito a raccontare nelle storie che qui vi ho riportato.
Non mi sembrava vero di averla lì vicino sdraiata accanto a me, nuda, impudica. Faceva ancora caldo e si sudava al sole e vedevo una gocciolina di sudore che dal collo le scendeva tra i seni per poi perdersi tra quelle colline deliziose e io seguivo il percorso di quella goccia e mi eccitavo, pensavo che poteva essere la mia lingua a percorrere quel tragitto ondulato. Lei con gli occhi chiusi prendeva il sole e allargava le gambe, con la scusa di abbronzare la parte interna delle cosce, ma mi faceva vedere le labbra della figa allargate e gonfie, il clitoride appuntito, un velo trasparente che cominciava a fare capolino man mano che si eccitava. Io ero costretto a stare sdraiato a pancia sotto per non palesare la mia eccitazione e avevo il capo praticamente all altezza dei suoi piedi, per cui ero a poche decine di centimetri da quel paradiso.
Ad un certo punto lei chiese a Teo se poteva spalmarle la crema solare, cosa che lui detestava fare per via delle mani che dopo restavano unte, le rispose di chiedere a me di farlo e continuò a prendere il sole. Lei mi guardò, mi sorrise, vide che ero dispostissimo. Mi porse il tubetto e io mi inginocchiai accanto a lei e cominciai.  La spalmai sul collo, sulle spalle, passai al ventre evitando le tette (ero già su di giri così), ma lei mi fece presente che la voleva dappertutto.  Affrontai il seno col batticuore, mi vedevo lì ad impastarle le tette morbide, i capezzoli che si indurivano e cercavo di non pensarci, perchè più lo facevo più mi indurivo anche io. Ventre, ombelico, ero sceso quasi alla fica e la situazione peggiorava. Le persone erano poche, ma non volevo dare spettacolo col cazzo duro, per cui non sapevo come stare. Mi inginocchiai al suo fianco più che potevo per fare in modo che il pisello mi scomparisse tra le gambe che tenevo serrate per non farlo vedere e anche il suo corpo mi riparava un pò. 
Arrivato all interno cosce la faccenda diventava complicata. Dovevo fare assorbire la crema anche ai lati del pube e la peluria non era eccessiva, per cui vedevo allargarsi e richiudersi per effetto del massaggio quel frutto di mare il cui profumo mi inebriava. Quando le dissi che avevo finito tirai un sospiro di sollievo, ma lei candidamente mi rispose che dovevo metterla anche dietro.
Si girò e si sdraiò a pancia sotto tenendo le mani lungo il corpo con le palme in su, per me ricominciò il tormento. Le spalle, la schiena, le gambe; restava il sedere, ma lo affrontai deciso. Cominciai a massaggiare le natiche spalmando la crema. Erano sode a allo stesso tempo morbide e cedevoli. Massaggiandole le aprivo e vedevo il suo buchetto allargarsi e richiudersi mentre le mie mani vagavano su quelle mele deliziose, viste centinaia di volte nelle foto e ora lì tra le mie mani. Sfiorai lo sfintere col polpastrello e lo sentii fremere: forse era un impressione e lo toccai di nuovo. Quasi mi scivolò il dito unto dentro. Non avevo forzato, allora era lei che lo aveva mosso coi muscoli. Aveva le gambe leggermente aperte e mi sembrava di avere dimenticato della crema sulle labbra della fica. Non era crema, era bagnata fradicia. Mi feci coraggio, approfittai della situazione e misi la mano come per continuare a spalmare la crema, ma col pollice mi appoggiai allo sfintere e con le altre dita alle labbra che cominciai piano a divaricare. Thea era un lago, ma non si muoveva e continuava ad abbronzarsi. Io continuavo  massaggiare la schiena con una mano, ma con l altra ero ben piantato sulle sue parti intime e feci scivolare piano piano il pollice dentro il sedere mentre con le altre dita mi ero insinuato dentro la vagina e sentivo il clitoride appuntito immerso in un lago vischioso.  Gli altri bagnanti erano lontani e sembrava davvero che le stessi spalmando la crema solare, comunque per prudenza essendo inginocchiato accanto a lei allargai le gambe più che potevo per abbassarmi al massimo e farmi scudo col suo corpo perché non si notasse la mia erezione. Abbassandomi mi sentii afferrare le palle. Era lei che aveva le mani con le palme in su e una volta prese le palle risalì fino ad afferrare il cazzo che cominciò a menare piano piano. Non era possibile che succedesse una cosa simile, insperata. Apparentemente era immobile mentre io le massaggiavo la schiena, ma avevo il pollice che andava dentro fuori dal suo culo e  le dita che scivolavano ai lati del clitoride e la sentivo già agitarsi. Non passarono più di tre minuti e la sentii tremare mentre i suoi fiori segreti si aprivano e richiudevano a ondate. Aveva avuto un orgasmo, ma mai aveva smesso di menarmi piano il pisello. La situazione mi aveva talmente eccitato che come un adolescente venni talmente rapidamente che quasi non me ne resi conto, ma lei non mollò la presa fino a quando non ebbi finito completamente. Nessuno si era accorto di nulla, lei era rimasta immobile tutto il tempo. Nemmeno Teo se ne era accorto, o forse sì. Non sono mai riuscito a saperlo.

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Avevo sempre ammirato Thea, ma dopo questo la mia devozione era aumentata. Le cose che mi aveva raccontato mi venivano tutte alla mente, ma io ero avido e  ne volevo sapere sempre di più. Una cosa mi mancava ancora. La mia curiosità era troppa e quando si tratta di sesso perdo ogni remora. Volevo sapere quando e come era iniziata la passione per esibirsi da parte di Thea, ma volevo sentirlo raccontato proprio da lei, senza la presenza di Teo che secondo me poteva frenare il racconto della mia dolcissima amica. Come fare? Dato il rapporto che si era istaurato nella settimana alla spiaggia insieme ci eravamo scambiati i numeri di telefono. La chiamai, giusto con la scusa di farle gli auguri di San Valentino e pian pianino portai il discorso sul tema vacanze.

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-Tornate al mare qui da me la prossima estate?-

Da qui passai a chiederle quello che più mi interessava in quel momento:

- Ricordi i lunghi discorsi di questa estate? Fra parentesi voglio anche ringraziarvi per tutte le immagini che mi avete poi spedito anche se non faccio una bella figura con il mio pancione sulla spiaggia con voi. Bene, vorrei chiederti alcune cose ancora, ma solo a te, perchè vorrei scrivere un altro racconto.-

La risposta mi spiazzò un pochino.

 - Scusa Vecchiobambino, ma io mi vergogno a parlare di queste cose al telefono, non sarei sincera e ti nasconderei troppe cose che so già tu, con la tua curiosità, vorresti sapere. Poi avrei paura che qualcuno mi possa sentire raccontare, come potrei essere tranquilla qui in ufficio? Peggio a casa, lo sai benissimo. Sono sicura che non sono solo due domande quelle che mi farai. -

 -Come possiamo fare? - le chiesi.

- Che ne dici se invece di parlare ci scriviamo? La sera in chat, intanto che guardiamo la televisione e Teo dorme come il solito sul divano, tu mi scrivi quello che vuoi sapere ed io vedo di risponderti. Che ne dici? -

Accettai senza entusiasmo, pensando a quanto era più divertente ascoltare i racconti dalla sua voce, ma feci buon viso a cattiva sorte. Mi sbagliavo e se avrete la pazienza di leggere quello che man mano mi racconterà ve ne accorgerete anche voi: intanto i racconti sono fatti da una donna e non dal solito porcello di un uomo (che sarei io), ma ve li riporterò con il copia incolla, proprio come Thea me li ha scritti. Spero solo che non si arrabbi troppo con me per questa violazione della sua intimità, ma la dolcezza della sua esposizione sarebbe altrimenti rovinata da tutte le fantasie oscene di Vecchiobambino!
A presto!

Note finali:

Come sempre, se qualcuno mi vuole contattare per consigli o chiarimenti, la mia mail è adorante@outlook.it