i racconti di Milu
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Ero felice. Fresca reduce d’una intensa scopata con due giovani conosciuti al veglione di capodanno, avevo fatto nuove compere in un delizioso negozietto di biancheria femminile. Due passi in strada con i miei acquisti in una busta e la mia felicità fu interrotta. Mi trovai davanti mio figlio Emilio. Gli sorrisi, lui principiò subito con le imbronciate ramanzine che gli erano consuete: “Sempre la solita. Alla tua età, conciarti così!”. "Sembri tuo nonno. Come sarebbe alla mia età?", provai a difendermi dalle sue stupide considerazioni. Sapevo già che era inutile, ormai le uscite di mio figlio erano diventate ordinarie. Era così retrogrado eppure aveva solo diciannove anni! "Sei volgare, troppo appariscente", insistette lui. Indossavo una pelliccia bianca corta in vita con maniche tre quarti, tenuta aperta a mostrare la scollatura con rifiniture in pizzo d'un vestitino nero aderente ed anch'esso corto, una spanna sopra il ginocchio. Con autoreggenti, tacchi 12 ed un rossetto purpureo ero certamente sensuale, ma non volgare. Allora replicai risoluta: “Emilio smettila di fare il parruccone, sono ancora giovane e guarda che piaccio anche ai tuoi amici!”.

Accidenti! Non avessi mai detto quella frase! Mio figlio sbiancò, poi parve divenire verde. Vittima di una incazzatura che gli montava dentro incontrollata, iniziò ad urlare: "Allora è vero!". "Abbassa la voce. C’è gente…", risposi angosciata e sommessa. "Allora è vero!", continuò con la voce che gli vibrava di rabbia. "Abbassa la voce, abbassala…", risposi guardandomi intorno colta dalla vergogna. "Dì la verità!", si contenne col tono ma non smise di mostrare tutto il suo astio. "Cosa?", continuavo a non capire. "Hai fatto sesso con Luca e Carlo!", proferì con le labbra violastre e contratte dal nervosismo. Io tacqui. Come diavolo faceva già a saperlo! Erano passate poche ore e quei due gli avevano spifferato tutto, almeno potevano dirmelo che erano amici di mio figlio, forse non sarebbe cambiato nulla ma sarebbe stato corretto che io lo sapessi! Ad ogni modo tacqui di nuovo poi negai tutto, ma inutilmente: "Ci hai fatto sesso!", ancora urlò contro di me. Mi feci coraggio e risposi con voce flebile: "Abbassa la voce e sta calmo. Ok, sì è vero, ma non sapevo che fossero tuoi amici". "Come non lo sapevi!", fece lui ritornando ad urlare. "Tieni la voce bassa, c'è gente, ci guardan tutti. Ti prego sta calmo…", e gli misi le mani sul viso fissandolo negli occhi. "Ascolta - seguitai a parlargli - dico sul serio, non sapevo che fossero tuoi amici”, lui imprecò e mi maledì. "Devi star calmo, non ha senso urlare...", mi sforzavo di tranquillizzarlo. Ci guardammo per un po' in silenzio, finalmente si quietò. Lasciai il suo viso e prendemmo a passeggiare tra la folla. Emilio era d'umore pessimo e la causa ero solo io. "Sembri una squillo, una troia!", mi diceva ed io restavo in silenzio. "Mia madre è una bagascia, una zoccola", ripeteva a se stesso ed ancora tacevo non sapendo come reagire davanti a quelle parole così dure, ma meritate. Mi sentivo davvero male perché vedevo che l’avevo ferito. Mi fissò e mi disse: "Basta guardarti per un solo secondo e subito si capisce che sei una zoccola in cerca di maniaci". Io lo pregavo di calmarsi e cercavo le parole giuste per acquietarlo. "Non esagerare, vivo solo la mia vita. Perché mi dici queste parole? Dovresti anche tu divertirti...", ma non finii la frase che mi spinse in un vicoletto cieco e buio con una violenza che quasi mi faceva capitombolare sull'asfalto. Proruppi un "che diamine!" e lui restò fissarmi.

C'era qualcosa di strano nel suo sguardo. Una voglia malsana, carica di astio, ed il peso di una scelta troppo spinta per la sua morale. Capii che avrebbe voluto andare oltre, voleva ma non riusciva. Cogliere quelle voglie nel volto di mio figlio mi disorientò. Avrebbe voluto trattarmi da troia, scoparmi, divertirsi con me come avevano fatto i suoi amici, ma non ce la faceva a spingersi così oltre. Lo guardai e non so dire cosa mi prese ma, come colta da una attrazione potente ed ignota, fui io ad andare in contro ai suoi desideri, a soddisfare quella sua perversione. Mi disposi col viso contro la saracinesca d’un negozio e sollevai il mio vestitino mostrando il mio culo col tanga. Lui indugiava. Lo attesi, mi voltai a guardarlo, ma se ne stava lì impalato. "Che c'è? Non è questo quello che vuoi?", gli dissi con voce rilassata. Era lì, con la mente travolta dal sesso ma ancorata ai suoi tabù. Per un attimo mostrò l'aria di chi sa che ha di fronte una cagna, poi le sue remore ebbero la meglio. "Io.. io.. copriti e torniamo a casa", proferì incerto. Indubbiamente quella risposta non era ciò che volevo.
La verità è che l'idea di essere scopata in quel vicoletto buio e sporco ed addirittura di essere presa con rabbia nientemeno che da mio figlio, dal mio Emilio, di saggiare la sua assenza di freni, di essere montata a briglia sciolta, mi aveva letteralmente mandato gli ormoni in frullamento. Non poteva finire tutto così! Mi voltai e mi accostai a lui. "Ti faccio solo un pompino su, così ti calmi un po' " e mi impossessai con la mia consueta maestria del suo cazzo liberandolo da jeans e boxer. Il suo cazzo era rigido e pareva scoppiare, una bella spranga, non c'è dubbio. Succhiai le palle, saggiai poi la cappella e mi detti da fare con ciucciate profonde. Sentii subito salire qualcosa di salato, l'asta pulsava, insistetti sicura di quel che facevo. Tornai a baciare la punta estrema della sua lucente e viscosa cappella. "Dammela tutta mi raccomando", gli dissi assetata e fissandolo con la bocca spalancata presi a masturbarlo. E sì, lui venne, venne grugnendo e rilasciandomi in faccia fiotti di sperma bollente. Gli tastai i testicoli assicurandomi che si svuotasse tutto ed altri sprizzi balenarono sul mio volto, insozzandomi i capelli, colando sul vestito, sporcandomi senza ritegno. Fu fantastico. Avvolsi la sua cappella con le labbra e gli ripulii il cazzo con la lingua. Ebbi cura di pulirmi con dei fazzoletti, poi mi rialzai risistemandogli l’affare nei pantaloni. “Quando ti sentirai pronto ti darò anche il resto. Te lo meriti. Hai ragione ho sbagliato", furono le mie parole. Lui mi seguì fuori dall'angusto vicoletto, incapace di parlare. Era visibilmente appagato, come me del resto, ma la mia quiete presto fu scossa.

Ci ritrovammo di fronte Luca e Carlo che uscivano da un bar. Sfilarono davanti a noi sorridenti ma solo io li salutai, mio figlio invece manco si degnò di guardarli, sembrò che non li avesse neppure notati. Lo fissai stranita: "Bhe potevi pure salutarli no? Tanto ormai è tutto superato, no amore?”. “E chi li conosce!”, fece lui prontamente. Io sbalordii: “Avevi detto che erano tuoi amici!”. “Ma non li conosco. Chi sono?”, mi rispose. “Come chi sono? Non conosci Luca e Carlo? Che cazzo dici! Ti ho fatto un pompino e quasi te la stavo dando perché mi hai accusato di averci scopato!”, stavolta urlai io. “Non aspetta mamma, sta calma... abbassa la voce. Quelli non sono Luca e Carlo, o perlomeno non sono i Luca e Carlo che sono anche amici miei”, replicò con uno sguardo sincero. Mi lasciò interdetta: “Quindi non ho scopato coi tuoi amici?”. Lui fece spallucce. "Scusa quando ti hanno detto che ci avrei scopato?", gli chiesi curiosa. "Bho è roba di due anni fa", mi rispose. "Roba di due anni fa... di due anni fa... e me lo dici ora? Io con quelli ci ho scopato oggi pomeriggio!", borbottai poi tacqui meditabonda. Iniziai a passeggiare fissando le vetrine dei negozi con la mente piena di pensieri poi mi rivolsi ad Emilio: "Bisogna porre rimedio", lui mi fissava stralunato ed io continuai: "A questo punto combinami un appuntamento con i Luca e Carlo tuoi amici, non so, inventati qualcosa, digli che li aspetti a casa e poi non ti fai trovare, in modo che restino soli con me". Lui però respinse la mia proposta: "Che? Non esiste proprio! Ti pare che ti lascio fare sesso con dei miei amici!". Alzai un po' la voce e senza indugio gli ricordai che aveva avuto un pompino gratis e quindi mi doveva la scopata con Luca e Carlo, non c'erano discussioni da fare su questo punto. "Ma scusa ero io che dovevo avere anche il resto no?", insisteva. "No, ora tutto è cambiato. Non dovevi avere manco la mia bocca caro!", gli risposi e lui precipitò nel silenzio. Passeggiavamo ed io mi godevo le vetrine d'una sartoria, poi gli riformulai la proposta: "Il resto l'avrai se mi farai scopare con i tuoi amici". Soffermai la mia attenzione su un vestito verde morbido e trasparente, nel frattempo lui mi rispose: "D’accordo mamma". Guardai la mia immagine riflessa nella vetrina e sorrisi compiaciuta di me stessa.

Pochi giorni e come previsto Carlo e Luca furono miei. Mio figlio aveva atteso quel momento con ansia. Loro avevano da poco lasciato casa nostra ed io ero ferma allo specchio, ancora nuda, accaldata, carica di sesso. Sentii mio figlio entrare in casa e camminare con passo affrettato in direzione della mia camera. Lo vidi comparire alle mie spalle. Restò immobile a guardarmi attraverso lo specchio, mi fissava attratto dalla mia completa nudità, dal sedere, dalle le labbra rosse macchiate di bianco, dai miei seni così pronunciati, con i capezzoli che quasi sfioravano lo specchio. Avevo vissuto il sesso con i suoi amici col mio solito fervore, accolto la loro sborra appassionatamente, mi aveva divorato il piacere. Restai a pettinarmi i capelli corvini che cadevano lisci sulle spalle. Chissà se già altre volte m’aveva vista completamente nuda, ad ogni modo sembrava magnetizzato. Lui fissava me, io lui. Era rapito dalla mia figa ancora traboccante dei liquidi di Luca e Carlo. La fissava, completamente assorto dalle sue fattezze e da quel luccichio che le donava la sborra che andava intiepidendosi. Fece qualche passo verso di me e mi poggiò una mano sul sedere, l'altra su un seno. Il suo tocco era morbido, subito però si fece avvolgente. "E’ il tuo momento maialino", gli dissi senza pudore. Lui spostò una mano dal culo alla figa e l’altra prese a palpeggiarmi il seno. Non aggiunsi altro, mi limitai a coprire con la mia mano la sua poggiata sulla figa e gli spinsi due dita dentro. Emilio agitò le dita dentro di me ed allora altra sborra dei suoi amici colò giù percorrendo le mie cosce. Levai gli occhi giusto in tempo per osservare, sul suo volto riflesso nello specchio, la curiosa trasformazione dal tormento di una eccitazione immorale alla risoluta e tanto attesa decisione di scoparmi, una metamorfosi dissoluta. Ritrasse la mano che aveva sul mio seno, tirò fuori il suo cazzo, lo impugnò, poi con gli occhi semichiusi me lo conficcò tutto dentro. Che goduria, la mia figa giuliva aveva il suo terzo cazzo della giornata! Mio figlio prese a sbattermi. Mi bersagliava col suo cazzo. Più forte, ancora di più, ancora e ancora. La foia si impadronì di lui. Colpi a raffica mi sventrarono. Mi espugnò la figa. Godetti delle sue botte decise ed accompagnai con gemiti e volgari vocalizzi la sua sfrenata cupidigia. Venni con un primo orgasmo gridato. I miei seni si muovevano come travolti da una tempesta. Mi sbatacchiò con dolci manganellate, bordate irresistibili, colpi disordinati e roventi. Venni ancora ripetutamente sballottata. Emilio scuoteva il suo bastone dentro di me raggiungendo sempre nuove profondità ed io venivo investita da quella pioggia di colpi. I seni andavano su e giù in movimenti scomposti e lui spalancava gli occhi per godersi il loro balletto osceno. Mi stava demolendo e continuava a rimpinzarmi di cazzo. “Con chi mi farai scopare la prossima volta?”, riuscii a dirgli con un tono da troia fatta. “Con tutti quelli che vuoi mamma basta che poi potrò scoparti”, fu la sua richiesta.

Il suo cazzo palpitò e con un’ultima timbrata mi scatenò dentro una incredibile colatura di sborra bollente. Lo guardai attraverso lo specchio e gli dissi: “D’accordo”.
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