i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy webcam Chat  | ChoCam Mature webcam  |  Live18 |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Note dell'autore:
Chiedo scusa in anticipo a Virginia Woolf per il modo con cui ho storpiato le sue parole hah
Jo era stesa sul prato in una bella giornata di sole. Il vento muoveva gli steli d’erba con carezze soavi, i raggi caldi filtravano attraverso gli alberi e la calma regnava sovrana in quel piccolo rifugio in mezzo alla natura che solo lei conosceva.
Aveva appena finito un libro di Virginia Woolf, “una stanza tutta per sé”, ed era ancora assorta nei pensieri che quella conferenza scritta le aveva destato.
Lei era una donna forte, emancipata fin troppo per quei tempi e si ritrovava quindi come consolata dalle parole della scrittrice. D'altra parte si sentiva anche tristemente afflitta nel pensare che nulla fosse cambiato dopo la fine della guerra.
Certo, la grande guerra aveva destabilizzato gli animi umani: poeti e scrittori si erano sbizzarriti in ogni modo nel raccontare quel periodo. La sua generazione era stata battezzata come la “lost generation” da un certo Hemingway e lei trovava quel termine poetico e malinconico allo stesso tempo.
Erano passati ormai una ventina d’anni dalla fine della guerra, ma quel senso di smarrimento e rassegnazione era ancora forte nei paesi colpiti, le ferite non erano ancora del tutto emarginate.
“ Sai Virginia, molte cose che hai scritto sono irrealizzabili e probabilmente non cambieranno mai” pensò con un impeto di rabbia, scagliando il libro aldilà di una siepe poco vicina.
“Ma che modi sono questi” una voce maschile riecheggiò nell’aria facendo balzare in piedi la ragazza.
Una testa mora fece capolino dall’altra parte della siepe, il libro tenuto saldo in una mano, gli occhi verdi fissi su di lei.
“Buonasera signorina, è suo questo libro?”
“Io..si..si, scusi immensamente, non pensavo ci fosse qualcuno..io.. sono desolata, davvero”
Il ragazzo rise fragorosamente.
“Nemmeno io pensavo di fosse qualcuno nelle vicinanze, credevo che questo fosse un luogo della quale ero l’unico visitatore. Magari adesso scopriamo che c’è anche qualcun altro”
Cosi dicendo mise le mani davanti alla bocca mimando un megafono e urlò:
“Eehy, qualcuno vuole unirsi a me e alla Signorina per un the caldo?”
Jo scoppiò a ridere, quell’uomo la incuriosiva, aveva i modi di fare di una persona di buona famiglia ma allo stesso tempo era spontaneo e spigliato.
“Vuole venire a sedersi vicino a me?” chiese lei.
“Volentieri!”
Scoprirono di essere coetanei e di avere in comune molte cose: entrambi avevano perso persone care nel conflitto, amavano Chopin ed erano avidi lettori. Inutile dire che fecero amicizia in fretta.
I loro incontri si fecero sempre più frequenti, il loro rifugio era diventato il loro luogo di ritrovo ed entrambi si sentivano liberi da qualsiasi costrizione sociale appena varcata la famosa siepe.
Discorrevano di ogni cosa: musica, letteratura, politica, si raccontavano aneddoti divertenti presi dalle loro vite quotidiane.

“sai, io non penso che l’uomo abbia davvero imparato la lezione a proposito della guerra” esordì lui un giorno.
“In che senso?” chiese lei.
“Questo nuovo regime che abbiamo..e quello che ha preso il potere oltralpe.. ho un brutto presentimento sul nostro futuro”
“Ma dai” lo riprese lei “tendi sempre ad essere fin troppo negativo, secondo te dopo tutto quello che l’umanità ha dovuto passare negli anni passati ci potrà ancora essere qualcosa di simile?”
“Spero tu abbia ragione” concluse lui, riservandole un sorriso malinconico che lei aveva imparato a conoscere bene.
“ehy” disse prendendolo per mano “prendendo per vero quello che hai detto, non abbiamo ancora molto tempo da passare assieme, giusto? Quindi, ti va di sposarmi?” lo guardò dritto negli occhi e scoppiò a ridere poco dopo, seguita subito dalla risata di lui.
“Signorina Jo, è oltraggioso che una donna faccia una proposta di matrimonio, non glielo hanno insegnato durante le lezioni di bon ton?” la prese in giro lui.
Si fissarono per un minuto intenso, le loro espressioni mutarono dal divertito all'attratto anche se entrambi cercavano di reprimere quel nuovo impulso.
Le loro labbra iniziarono ad avvicinarsi quasi impercettibilmente, i loro corpi si muovevano l’uno verso l’altro mossi dalla passione che si faceva strada nei loro cuori richiamando a gran voce il contatto con l'amato.
“Scusa..non posso”
La voce della ragazza spezzò quel momento magico.
“Hai paura che veda questo momento come una fuitina e lo utilizzi per costringermi a sposarmi?” cercò di sdrammatizzare lui.
“Scusa..non posso” ripeté la ragazza.
Solo allora il ragazzo si accorse del panico negli occhi di lei.
“tutto bene?” chiese lui provando ad abbracciarla, ma per tutta risposta lei si divincolò e alzandosi di scatto si mise a correre verso casa.

Correva veloce, ma da cosa?
Dai suoi pensieri.
“Ho passato tutta la vita a leggere libri che esaltavano la formazione individuale, ho sempre pensato di essere completamente immune a qualsiasi costrizione sociale, mi sono sempre definita emancipata, femminista.
Eppure mi sono sentita sporca”
La crisi d’identità che la affliggeva da un po’ di giorni la teneva chiusa in casa, solo di tanto in tanto si avvicinava alla finestra e gettava lo sguardo verso il suo piccolo rifugio dove, ne era certa, il giovane la stava aspettando.
Ma lei non aveva il coraggio di affrontarlo, era ancora troppo imbarazzata dagli ultimi avvenimenti e, cosa peggiore, si sentiva così in conflitto con se stessa che temeva di non riuscire più ad essere spontanea nei suoi confronti, rischiando di ferirlo ulteriormente.
Era ancora immersa nei pensieri quando il suo sguardo cadde sulla grande libreria che aveva riempito nel corso del tempo.
Si avvicinò lentamente e chiuse gli occhi.
Scelse il primo libro che la sua mano aveva incontrato e quando riaprì gli occhi fu percorsa da mille ricordi appena ne lesse il titolo.
“Una stanza tutta per sé”, la rilegatura color oro metteva ancora più in risalto le parole che sembrava volessero mandarle un messaggio in codice.
“Una donna con cinquecento sterline ed una stanza propria poteva liberarsi da tutti i limiti imposti dalla società patriarcale” pensava mentre ricordava le parole della scrittrice e ripeteva quel pensiero nella mente come per imprimerselo bene.
Chiuse il libro sorridendo, aveva finalmente ritrovato se stessa.

Si vestì con il suo tailleur più bello, il suo colore blu scuro risaltava la sua carnagione chiara, pettinò i capelli corvini formando dei boccoli morbidi che le ricadevamo dolcemente sulle spalle, sistemò per bene la sua nuova cloche e si avviò con passo deciso verso il suo piccolo rifugio.
Era quasi arrivata quando le venne un dubbio che cominciò a tartassarla.
“E se non ci fosse? Se se ne fosse andando?” si spaventò nel pensare a questa evenienza e accelerò il passo.
“Finalmente ti sei decisa tornare!” Il sorriso del ragazzo la accolse non appena superata la siepe e il suo cuore poté tirare un sospiro di sollievo.
Lui poggiò il giornale che stava leggendo e la guardò a lungo, felice.
“Come siamo vestite bene oggi, devi andare ad una festa?” notò lui.
“in realtà oggi è il nostro matrimonio, te ne sei dimenticato?” disse lei, ridendo quando il ragazzo le rispose con un’espressione confusa.
“Mi dispiace per come ho reagito la scorsa volta, ma ora so cosa voglio.
Con una stanza e cinquecento sterline posso essere libera da qualsiasi limite imposto dalla società. Ma non ho mai avuto né l’uno né l’altro” Continuò lei volgendo lo sguardo verso di lui “ho riflettuto a lungo ma non mi ero accorta di una cosa: avevo già entrambe.”
“Continuo a non capire”
“questo nostro rifugio è sempre stato il nostro luogo di libertà. È questa la mia stanza. Le cinquecento sterline rappresentano l'indipendenza, quel qualcosa che ti fa agire per conto tuo, seguendo soltanto passione e istinto, senza doverne rendere conto a nessuno. La mia indipendenza sei tu”
Finita la frase si spostò davanti al suo uomo, lo prese per le mani e si avvicinò lentamente a lui, stampandogli un bacio affettuoso sulle labbra.
Era la sua prima volta, si sentiva come una bambina che imparava a camminare, non sapeva come muoversi, come toccarlo, si lasciava guidare dall'istinto ma si sentiva goffa e impacciata. Aveva iniziato lei il tutto ma si era accorta di non saperlo portare avanti.
“Stai tranquilla” sussurrò lui notando la sua insicurezza.
Iniziò a sbottonarle lentamente la giacchetta del tailleur, accarezzando la pelle che piano piano veniva scoperta.
Il cuore di lei batteva all’impazzata, il rossore sul suo viso era ben visibile e le sue mani tremavano, eppure sentiva una nuova sensazione dentro di sé, una sensazione che le donava vita: si sentiva libera, libera da ogni etichetta, da ogni confine. L’eccitazione la pervase piano piano e si ritrovò a ricercare il corpo dell’amato, liberandolo dalla camicia che si frapponeva tra le sue mani e il petto dell'uomo.
Quando poggiò finalmente la mano sul torace di lui sentì per la prima volta il suo cuore battere e, notando come anche il battito del ragazzo fosse accelerato come il suo, lo guardò negli occhi e sorrise.
Le loro labbra si riunirono in un bacio sempre più vorace mentre i loro vestiti si ammucchiavano sul prato soffice.
Le loro mani viaggiavano timide e goffe sul corpo dell’altro, mentre le menti cercavano di imprimere le forme e la morbidezza della pelle, il profumo che questa aveva, i sospiri che si facevano sempre più veloci quando le dita sfioravano le intimità l’uno dell'altra .
Così come il ragazzo trovava i seni di lei morbidi e delicati, lei si meravigliava di quanto il corpo di un uomo fosse robusto e sodo e di come reagisse in quella situazione.
L’erezione del ragazzo ormai era evidente e, anche se lei non aveva ancora avuto il coraggio di abbassare lo sguardo, tra le mani sentiva un’asta dura ed eretta. Istintivamente provò a muovere la mano su e giù finché non sentì un rantolo di dolore provenire dalle labbra del suo amato.
“Sto..sto sbagliando qualcosa?”
“non devi tirare troppo” rispose lui con tenerezza, prendendole la mano e cercando di guidarla nel movimento.
Jo sentiva il membro che cresceva sempre di più nella sua mano, le piaceva come sensazione, la faceva sentire come se quell'uomo potesse essere posseduto solo da lei, come se solo lei potesse fargli quell'effetto .
Un gemito le scivolò dalle labbra mentre la bocca di lui torturava avidamente i suoi seni generosi regalandole sensazioni che mai aveva provato, rinnovando quella nuova sensazione di libertà mista ad eccitazione di cui ormai era dipendente.
Erano entrambi quasi al limite, così lui fece sdraiare la ragazza sul prato e si issò sopra di lei divorandole le labbra con un altro intenso bacio che lasciava entrambi senza fiato ma che nessuno dei due voleva interrompere per niente al mondo.
Jo non si scordò mai, negli anni a venire, le sensazioni che provò mentre era stesa nuda su quel prato, con gli steli d’erba che le accarezzavano la schiena e il corpo dell’amato che si imprimeva sul suo, mentre le loro labbra si assaporavano a vicenda e le loro lingue danzavano al ritmo della passione.
Non scordò mai nemmeno la paura che sentì quando il membro di lui si appoggiò alla sua vagina, ormai colma di umori, e del dolore che arrivò come una lama tagliente quando venne violata.
“Non temere, smetterà presto” la rassicurava lui.
Si fermò per farla abituare al corpo estraneo che la stava penetrando mentre lei si mordeva ancora il labbro per trattenere i piccoli gemiti di dolore.
Quando ricominciò a muoversi il dolore era sparito quasi del tutto e in lei si faceva strada quella nuova sensazione, sempre più forte, sempre più viva.
La possedeva e la inebriava.
Il ragazzo uscì da lei di colpo, dopo pochi minuti, in tutta fretta.
Quell'improvviso ritorno alla realtà scombussolo non poco la ragazza che si mise a sedere guardandolo con fare interrogativo.
“Scusa..… che..era la prima volta anche per me e.. è gia tanto che sia durato tutto questo tempo in realtà”
Disse lui arrossendo.
Jo scoppiò a ridere abbracciandolo.

Mentre erano ancora abbracciati buttò uno sguardo sul giornale vicino: 10 giugno 1940, l’Italia era appena entrata in guerra, il popolo era spaventato e anche lei lo era. Alla fine i sospetti di lui si erano rivelati fondati e il futuro davanti a loro era più incerto che mai.
Abbracciò forte il suo uomo e nascose il viso nel suo petto.
Nessuna guerra sarebbe arrivata in quel prato, quel prato che era il loro rifugio, quel pezzo d'erba che aveva visto nascere l'amore in un mondo dove, ormai non c'era dubbio, regnava l'odio, un soffice angolo verde dove il mondo esterno non poteva arrivare con le sue regole e la sua follia.
Quella era la loro stanza.
Una stanza tutta per loro.
Note finali:
Per impressioni e contatti scrivetemi qui: mimaracconti@gmail.com
Mi farebbe molto piacere!