i racconti di Milu
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E’ un bel mattino di primavera, perché quel cielo nitido lo raffigura rendendolo particolarmente luminoso. I raggi del sole sono già caldi e l’aria è più che gradevole come se si trattasse d’un giorno d’estate, in quell’istante Susanna si guarda allo specchio e con una mezza smorfia borbotta più che decisa:

“D’accordo, va bene che oggi fa caldo, però questa gonna di jeans non è troppo corta per la messa? Nemmeno la madre ha obiezioni né rilievi da recriminarle:

“Su dai, due dita sopra al ginocchio, che cosa vuoi che siano, quando ormai in chiesa ci sono ragazze anche in minigonna”.

Un golfino blu buttato sopra alla camicetta bianca e le scarpe con un poco di tacco, il rossetto leggero e via. E’ tardi e oggi è festa grande, perché si celebra il Santo Patrono. Lei arriverà in ritardo, però non importa, perché si potrà fermare con le amiche verso il fondo della chiesa per discorrere sottovoce, starà in piedi, così non dovrà nemmeno angosciarsi né preoccuparsi ulteriormente della gonna. Al suo arrivo la parrocchia è già piena di gente, lei e le sue amiche si sistemano accanto a uno dei portoni d’accesso laterali, defilate e riparate opportunamente dall’attenzione generale dei presenti. Quella là, infatti, è una posizione strategica, peraltro agevole, comoda e cruciale, dove potersi scambiare qualche frase sussurrata, tuttavia a dissestare il momento rovinando tutto, ci pensa ben presto il canonico che con energia e con fermezza le spinge verso l’altare, dove prevedendo la quantità di fedeli ha preparato due file di seggiole ai lati proprio accanto al prezioso coro di legno intagliato.

Susanna supera i quattro gradini che portano alla tavola liturgica quasi in apnea, dato che non rischia la genuflessione, limitandosi a un cauto e furtivo segno con la mano destra. Lei e le sue amiche vengono convenientemente fatte accomodare proprio in prima fila, lei soprattutto, davanti non ha alcun riparo e teme che il proprio abbigliamento la possa far notare dal vecchio parroco o da qualche anziana del paese sempre pronte alla critica, al giudizio e alla maldicenza. In verità, ripensandoci bene, non che Susanna sia particolarmente pudica e vereconda, malgrado ciò soltanto il luogo la pone in ansia e in tangibile trepidazione, cosicché avallando e sostenendo nel migliore dei modi quella situazione s’accomoda con cautela e moderazione, lisciandosi in conclusione la gonna aderente e serrando strette le gambe guardandosi soddisfatta da dietro le rotonde lenti. Tutto è passabile, tenuto conto che attorno a lei nessuno sembra notarla, giacché tutti sono radunati e visibilmente concentrati sui canti liturgici che aprono la lunga funzione religiosa.

Per tutta la prima parte della cerimonia le cose vanno al meglio, tanto che Susanna palesemente in sovrappensiero non ricorda nemmeno più il disagio né l’evidente impaccio di poc’anzi, perché nonostante i vari su e giù lei si muove disinvolta, spigliata e tranquilla, ma è durante il lungo intervallo d’una noiosissima predica che accade l’impensabile e l’inimmaginabile, perché il suo sguardo un po’ assente e distratto finisce tra le prime file dell’assemblea incrociando e individuando quello d’un ragazzo dal fisico prestante e con i capelli cortissimi, proprio come di solito usano gli atleti. Lui le sorride tranquillo, anche lei risponde con un sorriso, poiché non ricorda d’averlo mai visto. Dopo un attimo lo cerca inseguendolo ancora con gli occhi, domandandosi come in quel piccolo borgo poteva essergli sfuggito un tipo così avvenente. Forse arriva da fuori, può essere persino ospite per quell’occasione accasato presso dei parenti pensa rapidamente lei. Lui sembra osservarla ancora, ma non verso il suo viso, in quanto ha lo sguardo fisso e sbatte le palpebre mentre adesso ha il volto teso. Susanna cerca rapidamente di comprendere che cosa stia guardando quel ragazzo tanto aggraziato, in tal modo segue la linea immaginaria dei suoi occhi e finisce per fissare le proprie ginocchia: ecco che cosa sta osservando.

Lei non se n’era resa minimamente conto, maledetta gonna stretta, dal momento che era salita notevolmente, ebbene sì, parecchi centimetri sopra al ginocchio, forse dieci, va bene, nulla di grave né di preoccupante per adesso, ma abbastanza da metterla in agitazione scompigliandola, anzi, a ben vedere è lo sguardo del ragazzo che l’agita turbandola. A questo punto lei lo osserva in modo costante per esaminare i suoi innati effetti e nel contempo l’ardore dentro il suo organismo si dilata incrementandosi, giacché persino i battiti del cuore per l’occasione accelerano notevolmente. Lei si ritrova di nuovo in piedi, ma la situazione non migliora, anzi, le guance diventano leggermente rosse mentre si guarda attorno, poiché nessun altro l’ha notata. Potrebbe risedersi con la solita cautela, basterebbe quest’aspetto per sistemare le cose, malgrado ciò il suo sangue circola veloce, dato che nemmeno le amiche annoiate la guardano.

Susanna s’accomoda scivolando un poco in avanti e lasciando le gambe così leggermente socchiuse, roba di pochi centimetri, in realtà se qualcuno la guardasse adesso non troverebbe nulla di strano, se non il rossore delle sue guance e il petto che s’alza ritmicamente. Anche per il ragazzo la situazione sembra la stessa e dalla faccia sembra piuttosto colpito e manifestamente disorientato dalle manovre della ragazza, in tal modo lei tenendolo d’occhio cerca di capire quanto lui possa vedere dalla sua posizione del suo corpo teso, eppure capisce che non può vedere nulla, proprio nulla. Rendendosi conto di quanto quella situazione la stia eccitando, perso ogni timore cerca di rendere quest’attimo ancora più intrigante e più stuzzicante, perché attende il prossimo cambio di posizione per esagerare, infatti, sedendosi tiene le mani sui fianchi e la gonna inevitabilmente sale, stavolta davvero finendo a metà della coscia. Con il cuore in tumulto incrocia i piedi e allarga le ginocchia, suda e sente la schiena rigida, il respiro diventa affannoso e convulso, lei si guarda, poiché attualmente le gambe sono davvero scoperte e l’interno della coscia è in bella mostra.

Il ragazzo sembra accusare manifestando il colpo, anche il suo volto si arrossa, stropiccia gli occhi e anche lui sembra visibilmente in affanno e chiaramente in apprensione. Lo sguardo di Susanna si dirige ancora alla gente di fronte, poi alle amiche, ancora una volta nessuno fa caso a lei. La funzione religiosa è al termine, lei fissa il ragazzo e cerca d’ideare immaginando se da laggiù possa vedere magari una piccola porzione del suo intimo, lei avverte i fluidi scorrere, la gola invece è diventata asciutta, giacché deglutisce a fatica. La messa al momento è finita, eppure prima d’alzarsi per l’uscita in preda e vittima del suo spasimo fisico, ignorando ogni cautela allarga ancora un poco le cosce per dieci secondi appena, fissando in faccia il ragazzo ormai diventato paonazzo in viso.

Il patimento assieme a quella tortura finiscono e Susanna quasi correndo s’avvia verso l’uscita. Al presente non vede l’ora di ritornare a casa, perché si sente appiccicosa e sudata, giacché ha urgente bisogno d’un bagno e di restare da sola con sé stessa per qualche minuto, in modo da potere trovare uno sfogo a tutta quella tensione e a quel turbamento accumulato arrivato in modo inatteso. Anche il giovane esce in fretta, perché anche lui non ne poteva più di quella lunghissima cerimonia, giacché la luce violenta dell’esterno gli provoca un altro dolore agli occhi già ben visibilmente irritati. Non riesce a respirare, perché quel fastidioso e maledetto raffreddore lo aveva messo a terra, di certo aveva anche un po’ di febbre. Della funzione non aveva capito una sola parola, dal momento che quella mattina non era riuscito nemmeno a sopportare le lenti a contatto, a tal punto che con gli occhi pieni di lacrime faticava a vedere chi aveva attorno.

Al momento poteva finalmente correre verso casa per prendere qualcosa cercando d’attenuare il fastidio, cionondimeno di quella bizzarra mattinata rammentava unicamente un repentino baratto di sguardi con una ragazza che era sull’altare. Non era certo d’essere riuscito a vederla con chiarezza, però sembrava proprio piacevole e con un sorriso conquistante e piacente.

A ben vedere, però, quasi certamente valeva la pena e sarebbe stato in modo definitivo fruttuoso e propizio, riconsiderare ed essere lì presente qualche altra domenica per assistere a quella funzione domenicale, però stavolta con l’accortezza, con l’aiuto e con il sostegno quantomeno delle lenti.

{Idraulico anno 1999}