i racconti di Milu
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Quattro donne, quattro episodi. Intrecci incestuosi buffi, bizzarri, spiazzanti. Due sorelle, Margherita e Gianna, due famiglie, i Rossi, con papà Alfonso, marito di Margherita, ed i fratelli Sara e Guido, ed i Bianchi, con papà Umberto, marito di Gianna, ed i fratelli Ilario e Carmela. Il primo episodio è narrato con le parole di Margherita. Buona lettura.

***

Ero concentrata, determinata, non mi sarei fermata senza prima ottenere la mia vendetta. Spalancai le cosce mostrandomi a lui senza intimo, le richiusi subito e lo fissai ammiccante con la lingua che mi leccava il labbro superiore. Mia sorella Gianna se ne stava dietro il bancone della cucina a preparare il pranzo ed a parlare chissà di cosa a ruota libera, io ed Ilario, suo figlio, eravamo faccia a faccia a flirtare. Afferrai una banana posta lì sul tavolo in un recipiente con altra frutta, la sbucciai e cominciai a giocarci. Me la strusciai sulla bocca, la ficcai in gola senza morderla poi spalancai le cosce e lentamente la condussi sin sulla figa sfregandomela un paio di volte. Era certo che, nascosti dall’isola, mia sorella non avrebbe potuto vedermi. Lei continuava logorroica a parlarci ma noi non la seguivamo. Porsi la banana a lui che, vistosamente eccitato, diede un morso e fui io a dare gli altri due continuando a fissarlo. La buccia la lasciai sul bancone ed allungai una mano sui suoi pantaloni. Sussultò. Pasturai la sua bella erezione al riparo dallo sguardo della madre. Era grossa e pronta. "Filo un attimo in bagno", dissi a sua madre di spalle con le mani nel lavello, ed invece mi abbassai a succhiarglielo. Poche ciucciate, ma belle profonde, che lo fecero vibrare davanti alla mamma tornata sul bancone a tagliuzzare qualcosa. Fui accorta a rialzarmi solo quando mia sorella fu nuovamente di spalle balzando dai fornelli al lavello.

“Ehm.. Ilario passando davanti camera tua per andare in bagno ho visto che hai una nuova chitarra!”, dissi. “Sì zia è nuova”, fece lui. “Ohh me la porti a vedere?”, gli proposi, lui annuì e ci allontanammo senza che mia sorella si insospettisse. Finimmo in camera sua, mi sfilai l’abitino e mi lasciai cadere sul letto trascinando mio nipote sopra di me. Iniziammo a chiavare. Mi fotteva ed io gioivo in espressioni sfavillanti e grottesche. Ansimavo, agitavo la testa, gemevo e lui ci dava dentro con colpi serrati coi fianchi. Venni forse alzando un po’ troppo il volume e fu così che mia sorella si precipitò in camera da noi. Ci scoprì, urlò come una matta: "Che cazzo stai facendo? Sei venuta a scoparti mio figlio fin dentro casa mia!". Le risposi a tono: "Dovevo scoparmelo in un motel come hai fatto tu col mio?". Ilario, ancora tra le mie cosce, ci guardò senza parole. La mamma sgranò gli occhi poi per un breve istante si portò l’indice sul naso come a zittirmi. “Ma che dici?”, rise nervosa. “Non negarlo!”, urlai. Lei, imbarazzatissima, si morse le labbra e stette in silenzio. “Su bello di zia, su”, dissi ed Ilario riprese ad ingropparmi concentrandosi solo su di me. Mia sorella rosa dalla vergogna e stizzita ci lasciò soli. Tenni ben aperte le cosce e suo figlio seguitò a fottermi, fu burrascoso come i miei orgasmi disordinati, poi palpitò ed io trasalii sentendomi riempire il ventre di proiettili di sperma. Davvero una bella scopata, non c’è che dire.

Tornammo in cucina entrambi soddisfatti. Chiodo scaccia chiodo, mi dicevo felice. Camminai sculettando con Ilario che mi palpava il culo, dietro di me. Attraversammo il corridoio ed intravidi la sagoma di mio figlio in cucina che, a mezzo busto, si ergeva dietro il bancone. “Guido?”, corsi verso di lui precipitosa. Mi aveva confessato la sua storia con mia sorella incastrato da un messaggio sul telefonino, ma non gli avevo rivelato i miei piani di vendetta. La sua presenza, proprio quel giorno, era misteriosa, senza spiegazioni. “Guido che ci fai qui?! Non dovresti stare a preparare l’esame?”, dissi preoccupata. Mio figlio era in piedi dietro l’isola con gli occhi che gli sembravano scoppiare. “E’ impegnato, lascialo stare”, sentii la voce di mia sorella provenire da dietro il bancone. Restai ferma, presagendo quel che stava accadendo. Arrivò pure Ilario, suo coetaneo e collega d’università: “Ciao Guido”. “Hey”, smorzò mio figlio poi io e suo cugino ci avvicinammo a lui. Chinammo lo sguardo e sbalordimmo con un meravigliato “ohhh”: mia sorella era inginocchiata e se lo sbocchinava a due mani.

Si fermò, mi guardò e disse: “Restate a pranzo qui oggi?”.
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