i racconti di Milu
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Mio fratello Michele aveva giÓ da tempo concordato con i miei genitori che avrebbe rinviato la festa dei suoi diciotto anni a dopo l’esame di maturitÓ. In ogni caso i miei, il giorno del suo compleanno, vollero lo stesso organizzargli qualcosa di speciale, di molto speciale direi.

Agli occhi di Michele non dovette sembrare nulla di eclatante andare a mangiare una pizza fuori, ma chiaramente non si aspettava quanto sarebbe accaduto. Era da tempo che non mangiavamo una pizza insieme e gli parve che la cosa fosse gradita soprattutto a mamma per rompere la routine quotidiana e distrarsi un po’. L’idea della pizza invece fu di mio padre e quanto avvenne, senza dubbio, non solo sorprese mio fratello ma gli cambi˛ pure la vita.

Noi sapevamo bene quanto sarebbe successo, aspettavamo da tempo con ansia quell'evento. Mio fratello era finalmente maggiorenne e potevamo serenamente metterlo a conoscenza delle nostre abitudini sessuali e magari renderlo partecipe in tutta tranquillitÓ. Io, in particolare, non vedevo l’ora di poterlo avere a mia disposizione ma credo che lo stesso valesse anche per mia madre.

Finimmo dunque in pizzeria attorno ad un tavolo per due, piccolino per noi quattro, ma scelto di proposito da mio padre. Michele era proprio di fronte a papÓ ed insieme, seduti da poco, procedemmo all'ordinazione. "Complimenti amore", disse mia mamma al festeggiato. "Dunque abbiamo un altro uomo in casa", aggiunse papÓ. Anche io ribadii quelle parole, "un altro uomo in casa" e quanti pensieri sconci mi affluirono alla mente! Michele arrossý in silenzio per quei complimenti, senza accorgersi che giÓ qualcosa di strano stava accadendo...

Arrivarono le pizze e mio fratello, rapito dal buon odore, inizi˛ a tagliare la sua, non si accorse che quasi contemporaneamente, erano apparse sul tavolo la mia mano sinistra e la mano destra di mamma per tagliare la pizza. Mangi˛ senza badare a questi dettagli. "E' buona" disse. “Ottima direi”, fece papÓ mentre mamma non perse tempo: "Ops..." e fece cascare volutamente il suo coltello. Fu sotto il tavolo e vi pass˛ almeno tre minuti. "Mamma ma l'hai trovato?", chiese ingenuamente Michele. "Tranquillo", feci io sorniona, "lo trova sempre" e sorrisi a papÓ che si godeva la bocca di mamma lasciandosi scivolare sulla sedia. Ancora pochi attimi e mamma risalý col coltello: "Eccolo!". “Visto?”, dissi io ghignando. PapÓ si risistem˛ sulla sedia, mio fratello non aveva capito nulla: "Aspetta lo cambiamo no? E' caduto, sarÓ sporco", ma mamma precis˛: "Tanto Ŕ una pizza, la mangio con le mani".

Pochi attimi e la mano mia e quella di mia madre si rincontrarono sul cazzo di papÓ per masturbarlo e massaggiare le palle. Mamma con affabilitÓ, guardava Michele mentre masturbava papÓ. "Sono proprio orgogliosa di te", diceva a mio fratello che intanto sorrideva imbarazzato da quegli elogi. Lo sapevamo tutti come era fatto, non amava certe smancerie, fuggiva da tante moine ed encomi. "Non vedo l'ora di completare il percorso, di iscrivermi all'universitÓ, di costruirmi un futuro", sbott˛ lui come nauseato dai nostri apprezzamenti ma cosý facendo se ne conquist˛ di nuovi: "Il mio uomo!", disse mamma sospirando e, lasciando il cazzo di papÓ, con la stessa mano accarezz˛ il viso di mio fratello. Lui forz˛ un sorriso, a me fu chiaro che l’idea di avere "un altro uomo in casa" generava un torrente di pensieri libidinosi anche a mamma.

Michele fu il primo a finire la pizza. Sembrava tutto procedere in tranquillitÓ come altre volte. Il progetto di papÓ era quello di lasciare che mamma e Michele andassero insieme nei bagni dopo cena ed invece fummo tutti colti di sorpresa quando mio fratello proruppe deciso: "Stasera ho mamma e sorella monca". Ammutolimmo. "Si pu˛ sapere perchÚ nascondete le vostre mani?", ci disse mentre ancora impugnavamo cazzo e palle a papÓ. Fu mamma a rispondergli, sollev˛ la mano e la riabbass˛ subito: "Ma chi le nasconde! Vedi? La tengo solo rilassata un p˛, sai con tutte le pulizie di casa devo aver fatto infiammare un nervo". Fu una mossa intelligente sebbene per qualche istante mostr˛ a Michele la sua mano palesemente unta dei liquidi di mio padre. Michele ci guard˛ poi allungo il collo verso papÓ sollevandosi col sedere dalla sedia. Io provai a togliere la mano, ma papÓ si spinse in avanti col busto per coprirgli la visuale. "Che c'Ŕ ? Non stai comodo sulla sedia?", intervenni io mentre Michele cercava invano di spingere lo sguardo sotto la pancia di mio padre. Senza rispondere lui fece per risedersi. Ci tranquillizzammo poi inaspettatamente lui afferr˛ con le mani il tavolino tirandolo a se. Piatti e bicchieri ballonzolarono e si ritrov˛ davanti il cazzo eretto di papÓ stretto nella mia mano mentre mamma col pollice gli stuzzicava le palle.

Rest˛ sbalordito con gli occhi sgranati. PapÓ rise, mamma pure. Altro che spaventati! I miei erano divertiti dalla piega che aveva preso la serata.

Mamma proseguý a massaggiare, io feci lo stesso, e Michele guard˛ col volto impallidito le nostre mani vogliose che si alternavano su quell'arnese scappellato e lucente. Sembrava prossimo allo svenimento, prov˛ a parlare ma non aveva voce, infine si lasci˛ cadere sulla sedia come senza forze. Mia mamma gli bisbigli˛: "Tranquillo tesoro" poi lasci˛ solo a me il cazzo di papÓ.

Noi continuammo come se nulla fosse, lei si pulý la mano col tovagliolo, poi afferr˛ quella di Michele che rabbioso le sfuggý e con voce cavernosa proferý: "Ero convinto che... insomma stavamo mangiando una pizza... Anna ma che cavolo fai Ŕ papÓ! CioŔ vi rendete conto che state facendo? E’ papÓ mamma! Anna lo sta...", diceva evidentemente scosso. "Lo sta masturbando", concluse la frase mia madre, "calmati non c'Ŕ nulla di strano". Poi papÓ intervenne: "Davvero Michele, stai calmo. Intendevamo farti una sorpresa. Era tutto pensato per te” e mamma spinse la sua mano sotto il tavolo fino a tastargli tra le cosce: "Volevamo farti capire...", lui la guardava basito mentre lei gli sbottonava i jeans, “volevamo farti capire, ora che sei maggiorenne, certi discorsi da adulti", gli disse sussurrando. Michele prov˛ a parlare ma di nuovo sembr˛ non avere fiato nei polmoni. "Faccio una sega anche a te, te lo meriti, sei un tesoro di ragazzo", gli disse. Lui terrorizzato si guardava attorno sebbene papÓ lo rassicurasse: "Non ci vede nessuno, sta tranquillo". Mamma prese a masturbarlo dolcemente, dalle sue parole capii che il cazzo di Michele rispondeva bene: "Che tesoro di ragazzo. Il mio uomo col cazzo duro e grosso per me". Incuriosita mi spinsi a guardarlo e glielo vidi dritto ed enorme, poi fissai il suo volto, era preda del piacere.

Mamma sorrideva ma il suo, fidatevi, non era un normale sorriso materno, era molto di pi¨. Poi moll˛ quel cazzo, si abbass˛ sotto il tavolo e disse: "Aspetta tesoro, ora ti faccio vedere cosa ho fatto prima a tuo padre". Michele intuý quanto stava per accadere ed impietrý: "Mamma che..." e sentimmo lei rispondergli: "Su tesoro, ti piacerÓ", rise e raggiunse il suo cazzo sotto il tavolo. Michele si chin˛ sullo stomaco travolto dalla sua voracitÓ. Io e papÓ ridevamo del suo tentativo goffo di nascondere il piacere che stava provando. Le sue palpebre di tanto in tanto gli si chiudevano e la testa ondeggiava. "Lo sta facendo impazzire", mi sussurr˛ papÓ mentre la testa di mamma spuntava tra le sue gambe: "Posso avere la sua prima sborrata in famiglia?". "Ma sý tesoro!", le rispose papÓ e col suo consenso mamma torn˛ al cazzo di suo figlio inghiottendolo di nuovo avidamente. Il viso di Michele si contraeva in espressioni di godimento. PapÓ mi raccomand˛: "Anna se dovesse scappargli un urlo tappagli la bocca come sai fare tu". Io accelerai la masturbazione a papÓ ed uno schizzo di sborra zampill˛ sul tavolo sporcando la tovaglia ed suo il piatto, poi presi a tenere sott'occhio Michele, vidi le sue mani sul tavolo irrigidirsi. Mamma ci stava dando dentro, mio fratello non resistette pi¨ e si lasci˛ andare. Era il mio momento: mi spinsi verso di lui e lo baciai, la mia lingua gli tapp˛ un violento mugolio di piacere mentre sborrava nella gola di mamma. Sotto lei non si staccava e continuava a succhiare prosciugandolo. Lo ripulý pure con la lingua mentre io lo baciavo morbosamente.

Quando mi allontanai da lui, mi guardava con la mente vuota, mamma risalý su e si pulý accuratamente col tovagliolo, papÓ pure si servý del tovagliolo ma per pulire il suo cazzo. "Piaciuto tesoro?", chiese mamma. "E' stato bellissimo", rispose Michele imbambolato. PapÓ si ricompose felice e poi raggiunse la cassa, mamma guardandomi asserý: "Che splendida serata, molto intrigante, non ne trascorrevo di cosý da un pezzo". Convenni con lei, poi noi tre ci alzammo ed uscimmo dal locale. Io e mamma eravamo abbracciate a Michele.

"Cinzia", proruppe papÓ con tono di rimprovero, "quando finisci un pompino ricorda sempre di chiudere la zip", e ammiccando indic˛ Michele che aveva la lampo aperta. Ridemmo, lui invece no, sembrava provenire da un altro pianeta, forse non credeva ancora a ci˛ che era successo.

Mamma continuava a tastargli il pacco, io baciavo papÓ poi mi allungavo per baciare anche lui. Raggiungemmo l'auto che Michele aveva di nuovo una vistosa erezione, lo notai, gli sorrisi, sembr˛ imbarazzato. "Tranquillo", gli dissi pregustandomi il suo sapore. Il tempo di entrare in auto e gli salii a cavalcioni sul cazzo tirandoglielo fuori per farci sesso, papÓ contemporaneamente metteva in moto con la testa di mamma china sulle sue gambe. "Tanti auguri Michele", gli dissi mentre il suo cazzo scendeva nella mia figa spalancandomela. Fui sconvolta dall'eccitazione. Lui era cosý duro e con le mani mi stringeva a se mentre la sua bocca sfiorava la mia e chiedeva baci e baci a non finire. "Fottimi, fottimi, fotti tua sorella", gli dicevo vittima del piacere. Eravamo faccia a faccia, lo guardavo negli occhi e tirai fuori le tette. Mi spingevo con le ginocchia sul sedile dell’auto e i capezzoli che si muovevano solcandogli il petto. Tenne le sue mani sul mio fondoschiena e tacque con gli occhi scintillanti dalla voglia. Io mi muovevo col suo cazzo dentro, mi spingevo su e poi mi lasciavo cadere piantandomelo nella figa fino alle palle. Ripetevo quel dolce movimento come ipnotizzata. Tenevo le mani adagiate con leggerezza sulle sue spalle e divoravo il suo cazzo. Aumentai il ritmo, sgroppai all'impazzata e andammo fino in fondo, saziammo la nostra lussuria. Cosý anche io, dopo mia madre, abbattei i suoi tab¨. Non avemmo limiti o regole, ci sfamammo nell'auto diretta verso casa assaporando il piacere dell'incesto, privi di ogni remora, di ogni tentennamento, con mamma che succhiava il cazzo di papÓ seduta davanti. Strinsi a me Michele e ci avviluppavamo lasciando che il desiderio mutasse in vischiosa crema, densa e calda.

ChissÓ se sospettava che a casa avrebbe trovato i nostri parenti pronti con noi a far festa tutta la notte.
Note finali:
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