i racconti di Milu
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Alcune volte può accadere di fantasticare vaneggiando impulsivamente d’un proprio collega o d’una collaboratrice: a chi non è mai capitato fino a oggi? Rendersi conto, sentirsi talvolta sciogliersi dentro quando hai occasione di scrutare la sua figura passando lungo il corridoio, magari con quell’andatura esperta e sicura, intercettare e percepire un brivido ogni volta che posa i tuoi occhi sui tuoi, per lasciarsi infine trasportare dal suo sorriso verso i sogni più illeciti, immorali e peccaminosi che esistono. In quel momento allora lo senti, sì, senza alcun dubbio né esitazione, quell’aspirazione, quel desiderio, quella smania alterata, convulsa e irrefrenabile di passare le dita tra i suoi riccioli scuri, per percepire il sapore della sua pelle sotto la lingua, d’assaggiare il suo sapore e in seguito d’annegarti in lui. Può diventare un problema? Forse, può darsi.

E’ grandioso e altrettanto magnifico immaginare durante le riunioni d’essere acchiappata e presa su quel tavolo di legno lucido e vedere la dolcezza sparire e farsi prendere come una furia animale, avvertire le sue mani dappertutto sotto la maglia, non avere più la maglia né la camicetta, così a un tratto lasciarsi sfuggire un gemito, laddove la sua lingua s’avvolge appassionata intorno al capezzolo duro, perché in tal modo cogli captando distintamente il calore laggiù in basso, poi le sue dita che con perizia s’introducono e poi ti penetrano competenti ed esperte, mentre ti stringi al suo collo e ne respiri il suo profumo ansimando, poi avverti lucidamente il suo cazzo possente che preme su di te.

Tu avverti di quest’andare febbrile il desiderio di gustarlo, di provarlo, d’inebriarti e d’entusiasmarti del suo personalissimo e inimitabile assillo, ma è in special modo la sua intima essenza odorosa l’unico elemento e il solo fattore che magicamente e irrimediabilmente t’attrae. E’ un attimo però, perché tu sei di fronte a lui in ginocchio mentre lui s’appoggia al tavolo, dato che adesso ce l’hai in bocca tutto quanto. T’accorgi, avverti e senti chiaramente il suo calore, il suo fervore, la sua urgenza, mentre tu con la lingua colpisci freneticamente il glande stuzzicando e stimolando accortamente il frenulo facendolo uscire di senno. Al presente lo senti pulsare, poi quando finalmente ce l’hai tutto tra le labbra cominci a farlo scorrere dentro e fuori, in quell’istante alzi sapientemente lo sguardo e quello che vedi t’eccita stuzzicandoti maggiormente: il suo viso deformato e stravolto dal piacere, gli occhi sono offuscati, la testa è reclinata di lato e il respiro pesante che diventa un gemito d’incomparabile e di straordinario godimento.

Quello che cogli è un soave suono che blandisce, che coccola e che vizia ogni tuo gesto, intanto che lo lecchi lungo l’asta con calma prima d’affondare di nuovo su di lui. L’eccitazione adesso diventa spasimo, struggimento, urgenza e lussuria di soddisfazione, di benessere diffuso, d’appagamento totale, per il fatto di potergli urlare, sì prendimi, scopami per bene con tutto il fiato che hai in gola. Infine l’ultimo tratto, quello d’arrampicarsi e di salire su quel tavolo, allargare le gambe, accoglierlo tutto, godere d’ogni colpo, d’ogni gemito e d’ogni spasimo fino a sentire il piacere che straripa, dato che travolge, lascia stupiti e senza fiato. In conclusione avvertire e captare apertamente il suo calore, l’impeto dello sperma sparso e disteso qua e là sul tuo ventre.

Ebbene sì, quel profumo di sesso che colpisce e che investe appieno e per intero il naso e dà svisceratamente alla testa, con quel desiderio innegabile e lampante di ricominciare. Talvolta può diventare un grattacapo, persino un ignorato e inedito problema, se certe fantasie e certe stravaganze finiscono per impedirti ostacolandoti di poter lavorare, tuttavia date le circostanze e le condizioni io continuerò e riprenderò a sognare amplessi incontrollati e sfrenati, ignorando interamente, trascurando concretamente e tenacemente che sei un omosessuale.

{Idraulico anno 1999}