i racconti di Milu
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Lo amavo… amavo alla follia. Per lui avevo perso chili, mi ero fatta un nuovo taglio, modificato il look e cambiato stile di vita. Per lui avrei fatto tutto insomma, pur di non perderlo. Eppure una sera, durante una stupida cena tra amici lo tradii.
 
 Andiamo con ordine. Il mio nome è Sonia, ho 27 anni sono laureata in economia e da poco meno di due anni lavoro in uno degli studi commerciali più importanti di Milano. Uno di quelli che si occupa di fusioni societarie di grandi gruppi con un intero edificio in pieno centro come sede, insomma un posto davvero prestigioso. Probabilmente venendo da un’università statale non sarei mai riuscita ad entrare in un posto del genere se non fosse stato per Anita, una ex compagna del liceo. Lavorava lì da poco quando seppe che la segretaria di uno dei commercialisti se ne sarebbe andata. Pensò subito a me ed anche se all’inizio si trattava di un inserimento in stage con stipendio da fame, accettai. Non ero alla prima esperienza lavorativa, ma rispetto a dove ero impiegata in precedenza mi sentivo in difetto. Varcare la soglia dell’immenso atrio composto interamente da vetri e specchi mi faceva sentire una formica in procinto di essere schiacciata da una grossa calzatura. Di nascosto guardavo le altre ragazze vestite firmate dalla testa ai piedi sfilare per i corridoi del piano. Anche se avessi avuto il denaro non avrei mai potuto diventare come una di loro. Per prima cosa non ero magra nonostante sfoggiassi con orgoglio la mia taglia 44. Avevo delle forme piene, e quando dico piene intendo che durante il ciclo il seno non mi stava in una coppa C. Per il resto ero abbastanza alza, con un paio di occhi nocciola ed una massa di capelli castani ne liscia ne riccia. Quella via di mezzo che li faceva gonfiare ogni volta che pioveva, ed appiattire nelle giornate di sole. Per tagliare la testa al toro avevo preso il vizio di legarli in uno chignon alla base della nuca semplice e pratico. Quindi non ero proprio l’emblema della ragazza anoressica che pullulava in quegli ambienti, ma ero brava sul lavoro e terminato il periodo di stage venni assunta. Per festeggiare Anita ed altri colleghi mi convinsero ad uscire per un aperitivo in un locale che generalmente frequentavamo durante la pausa pranzo e dove ci andavano anche i “pezzi grossi” (il significato di queste parole lo compresi molte ore più tardi). Indossavo i classici indumenti che può sfoggiare una segretaria a lavoro: tailleur scuro composto da gonna aderente al ginocchio con uno spacco su retro, sotto giacca verde petrolio senza maniche con una scollatura a “V” che rendeva giustizia al mio decoltè e giacca aderente che però al secondo giro di super alcolicI avevo abbandonato insieme alla borsa sullo sgabello vuoto accanto al mio. Pareva che tutta Milano si fosse riversata in quel locale. Era decisamente strapieno. Per spostarti era un continuo domandare “scusi” “permesso”. E’ mentre andavo al bagno all’ennesimo “chiedo scusa” che un idiota mi diede una spallata facendomi perdere l’equilibrio. Ero pronta all’impatto con il terreno ed ai calci che avrei sicuramente ricevuto finendo a gambe all’aria ed invece un paio di mani forti mi presero per i fianchi. Finii contro il petto del mio salvatore, ampio e robusto. Sicuramente doveva fare palestra, ma la cosa che più mi colpì fu il suo profumo. Un odore che avevo già sentito e più di una volta ma a cui, in quel momento non riuscivo a dare un nome. Poi mi voltai, accaldata ed agitata e capii: Luca De Giorgi, una delle menti più brillanti dello studio, con tanto di occhi chiari e sorriso divertito che mi fissava. Io? Presi a ridere come un’idiota consapevole che non sapesse nemmeno chi fossi. Non si azzardava ad uscire con nessuna delle scope rinsecchite che popolavano il palazzo, figuriamoci se mi aveva vista seduta all’ingresso dell’ufficio.
 
«Ti sei fatta male?» continuava a sorridere come me d’altronde che incapace di fiatare scossi la testa.
 
«Complimenti per l’assunzione Sonia. Sono convinto che lo studio abbia acquistato un ottimo elemento» vi rendete conto? Non solo sapeva che ero stata assunta, ma anche come mi chiamavo!
 
Ci misi un attimo a rispondere «G…grazie!» imbarazzata come non mai abbassai lo sguardo su quelle mani che ancora mi accarezzavano i fianchi. Lui se ne accorse e con un sorriso le scostò approfittando della vicinanza per raggiungere il mio orecchio e sussurrare «A lunedì» mi stampò un caldo bacio sulla guancia e poi si allontanò.
 
Porca vacca! Sapeva chi fossi, sapeva cosa facevo ed evidentemente come lo facevo.
 
I colleghi naturalmente avevano visto tutto e non appena tornai al tavolo fui travolta da fischi, urla e complimenti per quel “gran pezzo di manzo” che avevo abbordato. Che figura! Passai il week end pensando a quello che era successo, ma senza dargli molta importanza. D'altronde se non mi aveva mai salutata a lavoro, perché mai avrebbe dovuto iniziare proprio ora? Il problema è che lo fece e non si limitò solo a quello: si fermava a chiacchierare del più e del meno quando ero alla macchinetta del caffè, oppure mentre ero intenta a fare delle fotocopie. Iniziai ad abituarmi alla sua presenza, alle sue battute (perché oltre ad essere un gran pezzo di figo sui 35 era anche divertente!) fino a che mi chiese di uscire per un aperitivo. Ovviamente dissi di si e la sera dell’appuntamento mi rinchiusi nel bagno della società per rinfrescarmi e rifare il trucco. Profumata come una prostituta all’inizio del turno mi stavo per dirigere a piano terra quando arrivò un messaggio. Era lui. Doveva concludere alcune pratiche e mi invitava a raggiungerlo nel suo ufficio due piani più sopra. L’edificio si stava svuotando abbastanza velocemente, ormai non erano rimasti che pochi uffici con la luce accesa tra cui quello di Luca. Bussai alla porta socchiusa prima di spingerla lentamente e farmi notare. Era bello come il sole, sfatto, stanco e tremendamente sexy. Maledicendomi per non aver portato un abito di ricambio entrai chiudendo la porta. Lasciai giacca e borsa su una delle poltrone sistemate di fronte alla scrivania e poi lo raggiunsi per controllare su cosa stava lavorando. Lui si stiracchiò ed io appoggiai il sedere al piano così da averlo di fronte.    
«Stanco?» chiesi.
«Abbastanza»
«Posso fare qualcosa?» servizievole come sempre.
«Potresti distarmi» sorrise.
«E come? Vuoi che ti racconti una barzelletta?» ridacchia passandomi la lingua sulle labbra.
«Baciami» sicuro di se con tono di sfida.
Io ovviamente rimasta di sale non volevo passare ne per la facilona ne tanto meno per la solita timida del cazzo «Non credo che sia il luogo appropriato e poi… se ti dovesse piacere?» scherzavo con il fuoco, ne ero consapevole.
Lui buttò uno sguardo sulla porta chiusa prima di tornare su di me ripetendo «Baciami».
La carne è debole, ed io lo volevo così tanto che accantonai i mille motivi del perché fosse sbagliato abbassandomi su di lui e baciandolo. Trascorsero pochi istanti prima di sentire la sua foga crescere, il mondo da verticale diventare orizzontale e lo spigolo del portatile pungolarmi il fianco. Ero sdraiata sulla scrivania con le mani sulla sua nuca a gemere come la migliore pornostar. Mi strizzava i seni con una foga che non avevo visto in nessun uomo con cui ero stata prima di lui. I bottoni della camicia in pochi secondi erano stati slacciati o strappati, il reggiseno abbassato ed indice e pollice tartassavano i capezzoli duri come roccia con pizzicotti di varia intensità.
«Non sai quante volte ho sognato di strizzartele» diede un’altra strizzata a piene mani facendomi sussultare dal dolore. Sul desto ci mise ma bocca succhiando forte il capezzolo, il sinistro era nella sua mano mentre l’altra scendeva a raccogliere la gonna del tailleur sui fianchi. Ansimavo come una vacca da monta, premendolo contro di me «Ed io non vedevo l’ora che mi scopassi» bastarono quelle parole ad accedere del tutto il vulcano con il sorriso del diavolo. Non si preoccupò di abbassarmi le calze, squarciò il Nylon con le dita scostandomi la mutandina ed infilandomi due dita dentro. Ero fradicia e lo potevo capire dal suono delle sue nocche contro il mio sesso. La bocca lasciò un seno per succhiare per bene anche l’altro mentre gemevo a ritmo con le spinte. Le dita da due divennero tre e quando si accorse che avrei preso volentieri anche un quarto si abbassò la cerniera dei pantaloni. Era un mostro anche lì sotto. Non ne avevo mai visto uno dal vivo di quelle dimensioni, solo nei film porno e non di certo di quel rosa acceso, quasi rosso di un uomo caucasico. Lo appoggiò sulle labbra bagnate, afferrandomi saldamente per i fianchi prima di spingere ed impalarmi con un unico movimento. «AHHHHHHHHHHHHHN» grosso, caldo e duro come l’acciaio lo fissai interdetta negli occhi. Lui prese a scoparmi velocemente con un dentro & fuori profondo che mi faceva sentire piena ad ogni colpo. Lasciò i fianchi per afferrarmi le tette strizzandomele forte ed aumentando il ritmo, tanto che non ci volle molto per farmi venire con un’intensità che non avevo mai provato. Urlai, come un’ossessa e dopo qualche spinta anche lui si scaricò uscendo in fretta dal mio corpo per scaricarsi sulla mia pancia. La nostra relazione iniziò così, con una scopata selvaggia ed il mio senso di inadeguatezza nei suoi confronti. Lui era tutto, io nulla.
Andammo avanti per mesi ad incontrarci di nascosto per scopare fino a che la cosa si fece più seria. Lui voleva sistemarsi, era stufo di semplici avventure ed io sinceramente non vedevo l’ora di passare dallo status di amante a quello di fidanzata. Informammo colleghi e superiori della nostra relazione e diventammo una coppia. Iniziammo ad uscire con altre coppie, a programmare le vacanze insieme ed a parlare di una convivenza. Insomma una vita ordinaria e comune come quella di tanti altri. Io stravedevo per lui e per stargli accanto avevo iniziato a vestirmi meglio (soprattutto firmato), ad andare in palestra con una tale energia che ormai la taglia 42 mi stava quasi larga. Schiarii i capelli ed inizia a lisciarli evidenziano i lineamenti del viso con del trucco ad hoc. Ero finalmente orgogliosa di me e questo si riflesse sia sul lavoro che sui rapporti con amici e colleghi. Forse fu proprio per quella sicurezza a portare a tradire l’uomo che amavo.
 
Dovevamo partecipare ad una cena a casa di amici, quattro coppie in tutto, ma Luca doveva chiudere delle pratiche per una delle più importanti aziende nostre clienti. Mi disse che mi avrebbe raggiunta non appena possibile così sbuffando andai sola alla cena. Conoscevo tutti ma mi sentivo comunque un pesce fuor d’acqua. Gli altri lo capirono dal mio essere tanto taciturna e per cercare di risollevarmi la serata proposero di fare qualche gioco di società creando due squadre: maschi contro femmine. Da lì fu discesa, soprattutto perché ci portammo sul tappeto un paio di bottiglie di bianco che avevamo già avuto modo di apprezzare a cena. Dopo Risiko e Monopoli, non avevamo voglia di altri giochi impegnativi ed una delle ragazze proposte il gioco “Dire-Fare-Baciare-Lettera-Testamento”. Erano quindici anni che non mi prestavo ad una cavolata simile, ma stuzzicata dai segreti che sarebbero potuti emersi, accettai. Ridemmo come ragazzini divertiti delle penitenze e di quelle domande tanto indiscrete che avrebbero fatto arrossire un monaco, fino a che non fu il mio turno e indovinate cosa uscì? Baciare. Porca vacca! E pensare che da ragazzini era quello a cui aspiravano tutti ma ora, quasi vicina ai trenta, non era poi così tanto allettante. Ma era un gioco no? Tra amici per di più. Quindi ridendo accettai di baciare uno dei ragazzi presenti anche lui accompagnato. Non c’era nulla male, se non fosse che proprio mentre premevo le labbra su quelle di lui arrivò Luca e ci colse in quel gesto tanto infantile quanto fastidioso.
 
Riconobbi subito l’ira sul suo volto oltre che alla delusione che mascherò di fronte agli altri con un sorriso finto e qualche battuta spiritosa. In cuor mio sapevo di avergli fatto male. Di aver tradito la sua fiducia. La serata si concluse ed io ripresi la macchina per andare a casa. Non mi chiese di andare da lui come faceva di solito. Risalii sulla macchina e partì a gran velocità. Passarono 3 lunghi ed infiniti giorni prima di ricevere risposta ad uno dei tanti messaggi che gli avevo scritto. Era ancora freddo e scostante ma sembrava essergli passata tanto che mi chiese di uscire. Un appuntamento elegante nel ristorante stellato di uno dei più bei alberghi di Milano. Accettai naturalmente, cogliendo lo spunto per prepararmi come si doveva alla serata. Sarebbe stato un nuovo inizio, più bello ed intenso del precedente, ne ero convinta. Mi diede precise indicazioni sull’abbigliamento che ovviamente rispettai. Dovevo vestire un abito aderente nero fino al ginocchio con una generosa scollatura, completo intimo in tinta, autoreggenti scure, tacchi alti e sottili e rossetto rosso. Ero un fuoco oltre che una gran figa quando scesi dal taxi, dirigendomi verso l’ingresso dove lui in completo scuro mi attendeva. Ci baciammo sulle guance, cosa a cui non diedi peso ma che trovai estremamente stravagante «Sonia, ho pensato che prima della cena avresti gradito un aperitivo, accomodiamoci al bar» mi porse il braccio ed io accettando lo seguii sistemandomi su uno degli sgabelli del bancone. Ordinò due super alcolici a base di Gin che il solo odore mi dava alla testa prima di tornare a parlare in modo molto pacato e cordiale «Mi ha dato molto fastidio quello che è successo la settimana scorsa. Non immaginavo che potessi… farlo. Per questo ti ho portata qua stasera. Farei di tutto per te Sonia e sono certa che tu faresti altrettanto per me, non è vero?» iniziavo a non capire dove volesse andare a parare, ma risposti comunque «ovviamente. Certo che farei qualunque cosa per te. Qualunque cosa mi chiedessi.» il sorriso, quello bastardo e maledetto che gli vedevo fare quando concludeva un succoso affare gli apparve sulle labbra «Brava, è proprio quello che volevo sentirmi dire.» inizio a frugare nella tasca interna della giacca estraendo una tessera che mi allungò. «Sali all’ottavo piano, camera 856, ti ho lasciato un biglietto, segui le istruzioni  alla lettera. Prendo da bere e ti raggiungo» mi strizzò l’occhio ed io ancora inebetita afferrai la tessera prima di allontanarmi verso l’ascensore.
 
E’ da un’ora e mezza che lo aspetto. Ho trovato una lettera sul letto ed ho eseguito ogni sua indicazione. Mi sono fatta la doccia, profumata la pelle con la fragranza che ho trovato in bagno, truccata con una generosa dose di matita, eye liner e mascara rigorosamente neri ed un rossetto del colore del fuoco. I capelli sono asciutti e lisci sulle spalle. Addosso ho le autoreggenti, le scarpe con il tacco a spillo ed il completo intimo: perizoma e reggiseno a balconcino, ma di lui nemmeno l’ombra. Avevo addosso anche la mascherina da notte in seta che mi ha chiesto di indossare ma per paura di addormentarmi l’ho levata. Il letto è comodo e la luce che arriva dal caminetto a gas (unica fonte di luce nella stanza) non aiuta a mantenermi concentrata. Di sicuro sono eccitata. Cioè lo ero fino a mezz’ora fa, forse un’ora, ma adesso sono stufa. Doveva solo prendere da bere ed invece è scomparso. Inizio a pensare che si stia vendicando di quanto è successo una settimana fa. Farmi preparare ed eccitare e poi evitare di presentarsi, sarebbe una bella rivincita e di sicuro ci rimarrei molto male.
 
Avete sentito? Era il trillo dell’ascensore che è arrivato al piano. Sarà lui? Per non sbagliare rindosso la maschera e mi siedo sul bordo del letto con le gambe incrociate e le mani puntate accanto ai fianchi. Sorrido sentendo la porta che si apre. Percepisco dei passi attutiti dai tappeti che ricoprono il parquet avvicinarsi a me. Una mano calda mi accarezza la guancia per poi scendere lungo il collo, raggiungere il solco dei seni e poi più giù lungo gli addominali fino all’ombelico. Inarco la schiena, scavallando le gambe e puntando in avanti il bacino nella speranza che scenda sotto le mutandine. Cosa che purtroppo non fa, accarezzandomi la pelle liscia attraverso la stoffa e stringendo la mano a coppa sul mio sesso umido. Gemo. Il tocco svanisce sostituito dalla voce divertita del mio uomo all’orecchio
 
«Sapevo che ti sarebbe piaciuto questo gioco» con la lingua mi stuzzica il lobo suggendolo delicatamente «Perché tu sei così Sonia e faresti di tutto per me, vero?» ancora quella domanda, ed ancora mi ritrovo ad annuire e dare il consenso con un flebile ed ansimante “si”. Lo voglio. Lo vuole la mia mente e lo vuole anche il mio corpo. «Brava Sonia, non mi deludi mai» mi bacia la fronte con delicatezza «Sarò qui vicino se avrai bisogno di me... non mi voglio perdere un solo secondo di questa serata» la sua mano mi accarezza la guancia mentre cerco di capire cosa cazzo sta succedendo. Cosa accadrà stanotte e perché mi dice di stare tranquilla e che sarà lì vicino a me. Dove diamine dovrebbe essere se non come me, dentro di me? La porta si apre di nuovo. Passi. Molti passi si avvicinano a me. Un ultimo sussurro «Lasciati andare». Il materasso cede alla mia destra, una mano mi accarezza le labbra e poi scende sul seno. E’ calda e molto ruvida. Non è quella di Luca. Farei di tutto per lui no? Ansimo, lasciandola scavare nel reggiseno, raccogliere parte del seno e strizzarlo mente indice e pollice rendono turgido il capezzolo. Il materasso cede anche alla mia sinistra e questa volta una mano più fresca mi afferra sotto al mento facendomi ruotare il viso. Un dito mi entra in bocca facendomela spalancare e prima che me ne renda conto al posto del dito mi ritrovo un cazzo dalle medie dimensioni non del tutto duro. Succhio mettendosi tutta l’energia che impiegherei nel fare un lavoro con i fiocchi a Luca fino a che qualcosa di metallo duro mi viene appoggiato sulla pancia. Un paio di forbici che con due colpi decisi mi liberano di perizoma e reggiseno. Quello di destra mi afferra la mano mettendosela sul cazzo per farselo segare. Cosa che faccio. Un paio di mani mi afferrano i fianchi, tirandomi ancora di più verso il bordo, spalancandomi poi le gambe e puntandomi la fighetta gonfia e bagnata con un paio di dita. Scivolano dentro velocemente iniziando a scoparmi ed io godo, anche se ho la bocca piena mugugno e più loro sentono il mio apprezzamento più si fanno rudi e spavaldi. Il cazzo che ho in bocca esplode dopo poco. Ingoio, leccandomi le labbra. Inizio a sudare prima di ritrovarmi un altro cazzo in bocca. Succhio, sego con entrambe le mani e mi faccio scopare da tre dita ora. Saranno solo quattro gli uomini invitati da Luca? Non credo. Questa è una vendetta e se pensa che io mi pieghi per così poco si sbaglia di grosso. Le tre dita se ne vanno ed al loro posto arriva un cazzo. Mi scopa. I seni generosi ballonzolano e qualcuno sul fondo della stanza inizia a commentare.
 
«Che gran troia Luca, avevi ragione, ed io che non ti credevo» ridacchia lo stronzo, mentre uno dei segati si avvicina al mio viso per schizzarmi in faccia e quello che mi scopa si scarica dentro di me. Prendo fiato con la bocca ruotando il viso dalla parte opposta mantenendo la labbra schiuse, sicuramente ci sarà qualcuno che la riempirà a breve ed infatti è così. Improvvisamente vengo, non so come ma vengo bagnando del mio piacere il cazzo di turno che non accenna a diminuire il ritmo «si troia così!!! Visto? L’ho fatta venire, ed ora la sfondo come si deve» risate, una mano mi schiaffeggia sul viso un’altra mi strizza il seno mentre il ritmo aumenta. La situazione sta degenerando. La porta si apre ancora e nuove voci si aggiungono a quelle già presenti «E’ qui la festa? Ho portato con me un paio di amici… com’è la zoccola?» i passi si avvicinano ed altri schizzi mi imbrattano il viso «Senza un pelo… bene, non dovremo faticarla a vedergliela quando ce l’avrà rossa come un peperone» il cazzo che ho in bocca viene, deglutisco e con la poca dignità che mi rimane ribatto allo stronzetto «Sempre se non vieni dopo due colpi stronzo!» tutti si fermano per ridere e sfottere il tizio. Mi sento afferrare per i capelli prima di avere la sua voce all’orecchio. «Ridi pure troia, ti ci vorrà una settimana per tornare a cacare senza perdere sangue» uno sputo in faccia che si va a mischiare allo sperma ed al sudore. Tutti ridono nuovamente e fomentati dalla baldanza dello stronzo mi fanno alzare, mettere a quattro zampe sempre sul letto e scopare da dietro. Un cazzo mi torna in bocca, qualcuno strizza il seno, qualcun altro mi schiaffeggia forte le natiche. «Ce l’ha così larga che ce ne stanno due…» commenta quello che mi scopa e subito qualcuno si stende sotto di me strusciandomi il cazzo sulla figa. «Scopiamola in due… ti piace troia eh? Dillo che lo vuoi e che ti piace… avanti» una nuova sberla sul seno che inizia a bruciare strappandomi un lamento prima delle parole che chiedono «mi piace… si… scopami con forza». Nemmeno il tempo di dirlo e sento la mia figa riempirsi. Urlo mentre entrano in sincrono aprendomi come mai era accaduto fino a quel momento. Il cazzo che ho in bocca viene come gli altri due che mi riempiono ancora. «Luca, la possiamo legare?» non sento la risposta del mio uomo, ma per lo meno la richiesta mi fa capire che è ancora in camera e chissà perché mi tranquillizzo. Sono pazza, o forse solo una gran troia come dicono gli stronzi che mi scopano. Trascorrono pochi istanti senza che nessuno mi tocchi. Le braccia e le gambe mi tremano e mi accascio sul letto ansimante. Ho sperma ovunque. Lo sento in bocca, in faccia, sulla pancia, sui seni e colare dalla mia figa. Dei passi si avvicinano, una ventata di aria fresca mi fa rabbrividire «Levati la maschera» è Luca ad ordinare. Porto le mani all’elastico, allento la stretta e sfilo dalla testa quella seta imbrattata di seme maschile. Bruciano gli occhi e la poca luce della stanza mi fa lacrimare gli occhi. Sbatto le palpebre diverse volte prima di mettere a fuoco lui, il mio uomo in piedi accanto al letto con la cerniera calata ed una di quelle scope rinsecchite dell’ufficio nuda ed inginocchiata di fronte a succhiargli il cazzo.  Ride il bastardo «Guardati intorno» e mi fa un cenno con il mento. CAZZO. La stanza è piena di gente. Qualcuno vestito, qualcuno nudo, chi si sega, un paio di ragazze si stanno facendo su di uno scrittoio ed hanno tutti qualcosa in comune…. «Dottor Castaldi… Avvocato Barozzi… » sono tutti dipendenti della società per cui lavoro. I due anziani soci di cui ho sussurrato il nome mi fissano vogliosi dai piedi del letto. Alle loro spalle scorgo qualche altro impiegato, uno stagista ed anche degli amici miei di Luca, tra cui il ragazzo che ho baciato  la settimana scorsa. «Mi vedi ora troietta? Tra un po' il tuo culo sarà mio» è lui lo stronzo che mi vuole scopare dietro. Alzo gli occhi su Luca inorridita. Oltre a trasformarmi in una troia vogliosa mi ha sputtanato la carriera. Continua a ridere afferrando per i capelli la bionda ossigenata per strozzarla con la sua minchia abnorme «Ti ho organizzato una belle festicciola, non sei felice» allenta la presa sul capo della poverina allontanandola per farla respirare e tossire. Rivolgendosi a lei duramente «Ora ripulisci per bene la mia donna ed ingoia tutto… da brava» questa fa una smorfia ricevendo un sonoro schiaffo che mi fa sobbalzare «e vedi di farla godere o il mio cazzo te lo scordi» detto ciò lei si volta con la guancia rossa come un peperone per valutare lo stato in cui sono: un disastro. Si avvicina al viso iniziando a leccarmi la fronte, il naso le guance e bevendo tutto quello che ho addosso. Noto luca abbassare una mano sul culo della ragazza e poco dopo lei geme di piacere. Un dito? Una mano? Figa? Culo? Domande che smetto di pormi quando mi ritrovo la sua lingua nella mia bocca e la sua mano toccarmi il clitoride. Non c’è amante migliore di una donna. Conosce perfettamente il corpo e sa quando aumentare il ritmo e quando fermarsi per non farti venire. Maledetta. Ci sono andata vicina già un paio di volte. Inarco la schiena, spingendo il bacino verso l’alto e lei svelta me lo copre con la bocca. Con due dita cava lo sperma da me e con labbra e lingua mi martella il clitoride. Rialzo le palpebre nell’istante in cui Luca si sistema dietro di lei e la prende con forza guardando me. Sto godendo come non mai prima, affetto la testata del letto, tendo tutti i muscoli del corpo ed alla fine vengo inesorabilmente nella bocca della ragazza. Umori e sperma si mescolano ai suoi gemiti ed alle spinte secche di Luca che dopo poco esce dal corpo di lei afferrandola duramente per i capelli e tirandosi la bocca sull’uccello per venirle in bocca. Ansimo come se fossi io quella ragazza dentro cui si scarica, leccandomi le labbra e consapevole di ciò cosa si prova a guardare l’uomo che si ama mentre riceve piacere da un’altra donna. Sorrido. Si, sto sorridendo a Luca. Una folle, lo so. Mi metto carponi sul letto continuando a guardarlo. Accenno ai due anziani soci di avvicinarsi al bordo del letto. Afferro il cazzo di uno e dell’altro ed inizio a spompinarli a turno. «Oh Sonia…. Faremo grandi cose insieme» bofonchia il primo accarezzandomi la testa «Alla prossima trasferta in Olanda non dovrai mancare» gli fa il verso l’altro contraendo i muscoli per venire sul mio seno. Il tempo di ripulirlo e pure l’altro esplode complimentandosi con me. Di cosa non lo so, ma non sto troppo a chiedermelo mettendomi dritta con la schiena per avvicinarmi alla bionda sporca dello sperma di Luca che come un cagnolino attente ai suoi piedi. Le afferro la testa la avvicino al mio seno «Lecca» ordino ma questa non pare essere dell’idea fino a che Luca non le da uno scappellotto «Esegui». Il gioco piace a me quanto piace a lui e se lei inizia a ripulirmi seni e capezzoli io richiamo l’attenzione del nostro amico, lo sbruffone, già pronto a prendersi il mio culo. «Siediti qua» ora sono io a dare gli ordini e lui si sistema al centro del letto. Mi allargo  la figa ancora umida prima di retrocedere e sedermi sul suo cazzo. Lo scopo quanto basta per bagnare per bene l’attrezzo poi afferro l’uccello alla base e lo punto al centro del mio sfintere. Approfitto della forza di gravità lasciandomi cadere. Fa male, un male assurdo ma lo prendo tutto. Afferro la bionda per i capelli e strattonandola le metto la bocca sulla mia figa. Fisso Luca «Mettiglielo nel culo» e mentre inizio a muovermi per sfilare qualche centimetro di quello che mi sta aprendo in due lui non se lo fa ripetere e con un ghigno degno del diavolo la prende rude. Urla la bionda, urlo io ed insieme diamo il via ad un amplesso selvaggio, malato e senza regole con Luca che si tende verso di me per infilarmi la lingua in bocca nonostante tutta la sborra che ho bevuto fino a che i cazzi esplodono ed io vengo per l’ennesima volta come una troia sottomessa.
Questa è la mia storia. Di come amando un uomo mi sono concessa altri trenta. Non so cosa aspettarmi da domani, quando rientrerò in ufficio. Di sicuro a testa alta come sempre e con la consapevolezza che anche essere una troia ha i suoi vantaggi.