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Il sollievo

Mi chiamo Sophie; ho 34 anni e sono madre di due splendidi ragazzi. Ovvero uno è un maschio: Pippo e l’altro è una femmina Gianna. Sono nati a distanza di un anno l’uno dall’altra. Il loro padre mi lasciò dopo 10 anni di vita coniugale. Sparì. Di lui non seppi più nulla ed ancora oggi non so che fine abbia fatto. Chiesi il divorzio per abbandono del tetto coniugale. Mi fu concesso. Il tribunale mi assegnò la patria potestà dei miei due figli e mi nominò curatrice del patrimonio immobiliare e finanziario assegnato ai due ragazzi che ne sarebbero diventati possessori alla maggiore età. Dopo il divorzio non ho più avuto e ne cercato altre relazioni. Di corteggiatori non me ne sono mai mancati. Ero e sono ancora una bella donna. Bionda con occhi azzurri. Alta 175 cm e 60 kg di peso; misura seno 102 cm (V^); giro vita 60 cm; fianchi 98 cm. Il mio pezzo forte sono le mie mammelle. Sono ancora sode e si tengono su abbastanza bene. Sono armate da due grossi capezzoli che spiccano al centro di due larghe e rosee areole. Sembrano due siluri. Anche il culetto fa la sua parte. Dopo l’abbandono da parte di mio marito si scatenò la caccia. La preda ero io. Nessuno però è riuscito a prendermi. Il mio nido non ha più ospitato uccelli. È sempre, anche se la voglia di riempirlo era immensa, rimasto vuoto. Il mio tempo l’ho dedicato ai miei due figli che mi sono sempre stati vicini. Viviamo in una villa in collina lontani dal caos cittadino. La villa è fornita di una piscina non molto grande. Sono distesa su un asciugamano a bordo piscina. Sono in topless e mi sto godendo il sole. Non ho mai avuto problemi a mostrarmi seminuda ai miei figli. Una leggera brezza mi ha fatto indurire I capezzoli. Chiudo gli occhi; sposto le mani sulle tette e con le dita aggancio i capezzoli e li strizzo. Una fitta parte dal cervello e raggiunge il mio inguine. La mia passera pigola. Una delle mie mani lascia uno dei capezzoli e scende fra le mie cosce. Si infila nel bordo dello striminzito pezzo di stoffa nella parte inferiore del bikini e raggiunge la mia passera. L’accarezzo. Cinguetta. Comincia a lacrimare. Capisco cosa vuole. Le dita della mano si infilano fra le grandi labbra e mi penetro. La mano scivola verso l’interno fino al polso senza trovare difficoltà. Raggiungo l’utero e lo accarezzo; è fantastico sentirlo pulsare sotto le carezze delle mie dita. Poi imprimo alla mia mano un movimento di dentro fuori. Mi chiavo con la mia stessa mano. Pochi colpi e l’orgasmo giunge liberatorio. Grido e vengo. Ritiro la mano dalla mia vagina. È inzaccherata dei miei umori. L’avvicino alla bocca; tiro fuori la lingua e lecco il prodotto del mio orgasmo. È squisito. Sa di yogurt. Quando mi rendo conto che la mano è completamente nettata apro gli occhi e mi accorgo che mia figlia, anche lei in topless, mi sta guardando. Ho un sussulto e balzo a sedere.