i racconti di Milu
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Non è mai una buona idea presentarsi a casa mia in canotta e pantaloncini corti. Anche se hai vent'anni, anche se hai la doppio 0 di reggiseno e anche se fa caldo.
Innanzitutto perchè potrei venire ad aprire nudo, esattamente come era successo.
Secondariamente perchè i miei 28 centimetri sono già sull'attenti e in tiro.
Terzo perchè sei una troietta che mi sbatto da due anni.
Quarto perchè sapendo che stai partendo la voglia di salutarti nel modo giusto arriva...
Era proprio quello che era successo quel giorno alla cara Letizia figlia di Assunta del terzo piano. Una troietta magra come un chiodo, alta e slanciata con lunghi capelli castani e occhioni blu da cerbiatta che avevo sverginato molto tempo prima, appena la legge lo aveva consentito.
In fondo però, mi sa, che Letizia era venuta proprio a cercare quel tipo di saluto quando mi aveva detto quasi in lacrime che, a colpa della crisi lei e la madre sarebbero andate ad abitare vicino a Roma, dove aveva trovato un lavoro e che avevano affittato il loro appartamento nel nostro lussuoso palazzo per tirare su un po di soldi.
Io le avevo detto “o cara come mi dispiace” e lei aveva approfittato della vicinanza per allungare la mano sul mio uccello duro.
Un attimo dopo ci eravamo già spostati in cucina. Io in piedi, lei chinata e poggiata di schiena al lavello che mi faceva il miglior pompino che la sua bocca da baci potesse tirare.
Senza perderci in fronzoli la canotta era volata via, i pantaloncini e gli slip anche e sempre chinata sul lavello l'avevo presa da dietro infilandoglielo in figa fino ai coglioni.
“Oooooo quanto mi macherà questo cazzone” sospirava Letizia.
“Ummm dai se passo da Roma vengo a trovarti”.
“Si si magari.... ummmm ecco dai che vengo”.
Aggrappato ai fianchi pompai più forte che potevo. Letizia fra le gambe aveva già un lago.
“Dai dai siiiiiii” belava lei mentre i miei colpi la sconquassavano tutta di piacere.... “Si fichetta siiiiii” ululavo io.
“Non abbiamo tanto tempo tra un po mia madre viene a cercarmi”
Io continuai a pompare senza freni indeciso se dirle o no che con la signora Assunta scopavo da molto più tempo che con lei e che giusto ieri sera era passata a darmi anche lei il suo porcoso saluto...
“Un salutino al culetto d'oro posso tesoro?” chiesi.
Lo chiamavamo culetto d'oro perchè era piccolo e stretto. Dopo averci infilato innumerevoli volte la lingua e un dito finalmente un anno fa l'avevo convinta a farmici mettere il cazzo.
La cosa era stata non poco dolorosa e si era conclusa troppo presto quando letizia era dovuta correre in bagno con un attacco di diarrea ma da allora le cose erano cambiate.
Ora lo aveva bello largo, bello sodo e sempre accogliente tanto che fu lei a prenderselo in mano, farlo uscire dalla figa e piazzarlo nell'ano.
“Dai spingi... Goditela”.
“O si... O si che bel culo che hai Letizia.... O si mi viene da sborrarci dentro siiii”.
“dai dai... Inculamiiii.... inculami tutta siiiiiii” implorava la cagnetta.
Di nuovo guardava l'orologio “Cazzo devo proprio andare”.
“Dai dai che sborro... dai che ti sborro il culo siiiii” mugugnavo io tenendola stretta per i fianchi e pompando a tutta forza.
“dai dai.....” incitava lei godendo a sua volta.
E fu a quel punto che bussarono alla porta.
“Ma cazzo” sbottò.
“Letizia sei qui? Letizia aprite per favore” era davvero quella vacca di sua madre.
Non volendo mollare afferrai il corpo magrissimo della ragazza e presi a muovere il cazzo nel suo culo a una velocità assurda. C'ero quasi, c'ero... Siiiiiiii” e svuotai un mezzo litro di sborra.
Letizia senza neanche il tempo di godersi la cosa prese ta terra gli slip e i pantaloncini, se li infilò meglio che poteva e subito andò a cercare la canotta.
Io col cazzo che ancora gocciolava sperma presi la vestaglia appesa alla porta, la infilai e aprii la porta mentre Letizia si nascondeva in bagno “dille che dovevo pisciare” sussurrò a bassa voce.
Aprii e c'era la signora Assunta con i suoi 130 chili, il suo culone a baule e le sue tettone a mongolfiera stretta in un abitino nero con gonna corta che metteva in mostra le sue cosce a salsicciotto.
“George ma letizia è qui? La cerco da mezz'ora”.
“Si è andata un attimo in bagno tranquilla”.
“A ottimo così ti posso ancora dare un bacio mentre non mi vede” e prima che potessi dire si o no mi aveva già messo la testa fra le tettone. Ci baciammo, con la lingua e trovò anche il modo di farmi una carezza al cazzo.
“Mi manchi già lo sai”.
Diciamo che le mancava il cazzo....
Poi dalla borsetta tirò fuori quello che sembrava un fazzoletto e me lo porse. Solo quando lo presi in mano capii che erano mutande nere traforate “Quelle che ho messo ieri dopo che abbiamo scopato... Sono tutte piene del mio ododre.... Un ricordino”.
Le portai alla bocca e le odorai. Più che altro sapevano di piscio schifoso ma non lo dissi. Finsi con gli occhi un'espressione estasiata e finsi di annusarle a fondo “Ummm grazie amore mio”.
Lei sorrise certa di avermi fatto contento.
Poco dopo apparve Letizia perfettamente rassettata. “Allora ragazza si va o no?” chiese la madre.
“Pronti” annuì la figlia e con un ultimo bacio di entrambe, stavolta sulle labbra, si allontanarono. “Senti non ce la daresti una mano con le ultime valigie?” chiese la madre.
Mi guardai... ero poco più che nudo ma...”Va bene ok”.
Strinsi al petto la cintura dell'accappatoio più dura che potevo e le seguiii.

Scendemmo in ascensore e con i due valigioni uno per mano che mi mozzavano la circolazione alle braccia le accompagnai fino all'auto dove, da buon cavaliere le caricai in auto.
Fu proprio in quell'istante che una signora attempata over sessanta piccolina, bruttina e coi capelli tinti si avvicinò e ci squadrò col suo sguardo rugoso.
“Salve signora XXX, le abbiamo lasciato le chiavi attaccate alla porta. Se ci sono problemi mi telefona” disse Assunta.
“George lei è la nuova inquilina” spigò Letizia.
Porsi la mano “Tanto piacere, George e vivo su all'attico”.
“Tanto piacere” rispose lei a pappagallo con una freddezza disarmante. Da come si muoveva e da come parlava pareva avesse un palo nel culo.
“Come mai in kimono? Cosa sei giapponese?” chiese la vecchia.
“No ho solo caldo” sorrisi.
“Direi che non fa così caldo da girare mezzi svestiti” mi rimbeccò ancora.
Capita l'antifona dissi “Si ha ragione allora è meglio che vada su a cambiarmi. Buon viaggio ragazze e buone cose signora...”.
Le due madre e figlia salutarono con affettoe calore, la vecchia alzò appena un sopracciglio.
Al cambio ci avevo di certo rimesso. Una fichetta giovane che lo prendeva anche in culo e una madre tettona che faceva delle bellissimi spagnole in cambio di una vecchia acida che probabilmente aveva messo il muschio fra le gambe da chissà quanto.
Che sfiga...