i racconti di Milu
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Notai come il suo corpo emanasse un calore inebriante ed un profumo strano per me. Eravamo così vicine. Per una frazione di secondo ci fissammo negli occhi mentre una ridda di pensieri turbinava nelle nostre menti poi ci ritrovammo con le tette l'una contro l'altra a limonare. Le nostre lingue si intrecciarono in una danza erotica i cui ritmi venivano dettati dalle spinte che ricevevamo. Io e mia sorella eravamo davvero delle troie. Guardavo le sue espressioni di godimento mentre mio marito inculava lei e suo marito inculava me, entrambi con foga, rabbiosamente. Balzavamo e miagolavamo soggiogate da un movimento violento e scomposto. Io venivo di continuo e così anche mia sorella che si dimenava e gridava felice di quella irruenza. L'ho sempre ringraziata per avermi convinta a realizzare questa assurda fantasia. Però ha sbagliato. Non doveva prendersi pure mio figlio. Questo non intendevo perdonarglielo.

Venne a farmi visita. Voleva darmi delle spiegazioni dopo la scenata che le avevo fatto a casa sua dove l’avevo trovata a galoppare su mio figlio. Intendeva fare pace in tutti i modi ed aveva già predisposto che la serata si sarebbe conclusa con una cena tra famiglie. I nostri mariti ci avrebbero raggiunti appena terminato l’orario di lavoro.

La accolsi fredda. Lei principiò la discussione, arrivammo al nocciolo, poi tutto precipitò.

“Michele sei tu? Dai non stare dietro la porta come uno spione, lo sai che origliare è da scostumati”. Le parole di mia sorella troncarono il nostro colloquio. Mio figlio aveva sentito tutto. Ora sapeva che io scopavo con suo zio e suo padre con sua zia, conosceva la nostra depravazione libertina e immorale, aveva udito delle nostre sfavillanti orge. Il ragazzo apparve al nostro cospetto turbato, col viso scosso e gli occhi incupiti. Come non capirlo! Era inquieto, pensava che l’unico problema era che l’avevo beccato a far sesso con sua zia ed invece si trovava in una casa di dissoluti. Mosse i suoi passi nella cucina, dove stavamo sorseggiando il nostro caffè, e mia sorella gli si rivolse ancora decisa: “Allora, cosa hai sentito?”. Michele mormorò frastornato: “Tutto zia”. Scambiai un’occhiata con mia sorella, sapevamo entrambe che la timidezza del ragazzo, accompagnata da quel giustificato stato di confusione, nascondeva un insano desiderio che aspettava solo di essere liberato. L’indizio era chiaro e l’avevamo subito notato entrambe: la patta dei jeans di Michele mostrava un effetto bombato sin troppo evidente.

Aveva solo diciannove anni, avrei voluto tenerlo fuori da queste perversioni, avrei voluto salvaguardarlo da questo oblio di piacere senza fine, ma ora era impossibile. Mia sorella allungò la mano e gli tastò il pacco gonfio poi rivolta a me disse: “Che dici? Sembrerebbe proprio che il tuo ragazzo non veda l’ora di divertirsi un po’”. Michele mi guardò. Attendeva perplesso il mio parere. Sospirai. “Perché farlo aspettare?”, le mie parole irradiarono il viso di mio figlio di una voluttuosa serenità. I suoi occhi si illuminarono, la bocca gli si spalancò perché, messami in piedi, iniziai a spogliarmi mentre la zia gli tirava fuori il cazzo. Guardava incuriosito i miei seni, le forme tonde e generose, la pelle liscia delle cosce. La zia diede la sua prima ciucciata, lui sospirò chiudendo gli occhi, io sfilai anche il perizoma, pronunciando un aggraziato "et voilà, le petit déjeuner est servi", memore dei miei lontani studi di liceali, e Michele tornò a spalancare le palpebre. La zia gli succhiava il cazzo, disinvolta e soddisfatta. Lui allungò le mani su di me, sui miei seni, sul mio sedere. Gli sorrisi niente affatto dispiaciuta: "Lo sai che queste cose sono da zozzoni?", gli biascicai vogliosa. "Questo ragazzo desidera un po' la tua figa", proferì mia sorella.

Le sorrisi e mi adagiai sul tavolo cosce aperte chiamando a me mio figlio muovendo l’indice. Mi fu dentro mentre mia sorella, da dietro, gli baciava il collo e gli accarezzava il petto. Si scatenò con botte lancinanti che mi costrinsero a strillare dal benessere. Una trama fitta di colpi incalzò dentro di me che godevo travolta da un piacere disperato. Lo guardavo, era un incanto così eccitato e sudaticcio. Il suo magnifico cazzo dal glande di ferro mi pungolava nelle più remote profondità. Chissà se capì tutte le volte in cui venni. Insisteva stringendomi le tette, io ero fradicia, e i suoi coglioni continuavano a penzolare e sbattere contro di me. Quel magnifico cazzo non smise di tartassarmi. Poi fu il turno di mia sorella e, ve lo confesso, la perdonai solo quando vidi le sue gambe colte dal tremore e la sua figa cospargere felicità sul pavimento.

Restammo appiccicate a Michele fino a sera. Demmo sfogo ai nostri desideri carnali ed ogni volta, all’apice del piacere, spruzzi caldi e densi si riversavano ovunque su di noi, si accendevano fontane di schizzi, zampillavano fiotti di sborra, sgorgavano umori copiosi come ruscelli. La lussuria sprizzava via e si trasformava in macchie unte e viziose poi in indecenti chiazze secche che solo una bella doccia avrebbe mandato via.

Quando fecero ritorno i nostri mariti mi ritrovarono schiava di mio figlio. Giacevo a terra colpita in figa da Michele mentre assaporavo la figa di mia sorella che mi sedeva in faccia. Lo stupore fu massimo, ancor più perché erano ignari persino del rapporto tra mio figlio e sua zia, poi loro si aggiunsero a noi. Si diffusero presto gemiti e soffici vocalizzi interrotti da mugolii ed espressioni oscene ed altalenanti. Col suo solito vigore giovanile, ero scopata da mio figlio in figa mentre suo zio mi fotteva la bocca. Accanto a noi mia sorella abbracciava mio marito e veniva scopata con stoccate di intensità crescente che la costringevano a gemere a tutto volume. Fioccarono gli orgasmi, sgorgavano torrenti di piacere e sembravamo non esserne mai sazi. Mio figlio e mio cognato si dettero il cambio, mia sorella fu inculata. Ansimavamo e strepitavamo, eravamo fottute senza tregua costruendo un meraviglioso groviglio di lussuria. Che spettacolare lascivia!

Circa un’ora e noi donne ci ritrovammo tutte inginocchiate a stringere i seni e spalancare la bocca vibrando sospiri da puttana. In un attimo i maschi ci tinsero di schizzi bianchi e cremosi i seni, i visi, i culi. Mio figlio respirò a polmoni pieni, lo guardai soddisfatta, poi baciai mia sorella. Ancora una volta, dovevo ringraziarla.
Note finali:
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