i racconti di Milu
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Milano Centrale. Sono le 8 di sera, di un’afosissima serata d’agosto. Mi preparo psicologicamente ad affrontare uno di quei viaggi della speranza che odio.
Da nord a sud. Tutto in una notte.
Cose che capitano, quando sei una studentessa squattrinata che organizza all’ultimo minuto una vacanza dalle parti del proprio ragazzo, giù in calabria. E la cosa peggiore è che il signorino è partito una settimana fa ed è già lì, quindi devo pure viaggiare da sola.
Con una certa fatica carico la mia valigia rosa sul vagone, percorro gli scompartimenti e raggiungo quello indicato sul mio biglietto, continuando a ripetermi che non solo sono talmente scema da non aver preso la cuccetta, ma me ne sono accorta ora, a 10 minuti dalla partenza.

Apro la porta dello scompartimento, attualmente vuoto. Per quanto tempo sarà ancora così?
Senza rompermi la schiena riesco a sistemare la valigia sulle grate in alto, sopra i sedili. La mia borsa invece la metto sul sedile al finestrino, e la uso come cuscino dato che con busto e gambe vado a occupare anche gli altri due. La fila intera. Con la speranza di non dovermi spostare.
Niente trucco, i miei capelli castani sono legati in una coda alta, e indosso degli abiti piuttosto succinti: una canotta nera con scollo a v, una minigonna di jeans, e converse ai piedi. Ho una felpa leggera nella borsa, ma se non si decidono ad accendere l’aria condizionata, potrei non averne bisogno.
Resto a fissarmi le cosce, con la porta dello scompartimento ancora aperta, e mentre mi perdo in noiosi pensieri su quanto sarà infernale passare la notte chiusa qui dentro, una voce mi riporta alla realtà.

“ciao” è una voce femminile
“ciao” rispondo io, distrattamente. Dio, ora non chiedermi di spostarmi, ci sono tutti i sedili di fronte liberi.
“ti sei messa comoda” prosegue lei
“si.. finchè si può” rispondo, mentre l’unica cosa che spero è che non ci sia altra gente al suo seguito
“hai fatto bene” risponde lei, e io tiro un sospiro di sollievo. La sua voce sembra trafelata, ora che ci rifletto, e capisco presto anche il motivo: il treno sta partendo proprio ora. Deve aver fatto una corsa per raggiungerlo.
La sento sollevare la sua valigia, probabilmente sta facendo la stessa cosa che ho fatto io per metterla in quei cosi infernali.
“serve una mano?” le chiedo. E giro appena la testa per guardarla. In effetti non ho nemmeno visto che faccia abbia.
“no.. grazie.. ho fatto” risponde tranquilla. Sembra leggermente più alta di me, e a giudicare dal fisico è anche più robusta. E più formosa, tra l’altro.
Sandali marroni, legati con laccetti alla caviglia. Una gonna lunga in lino, nera, con uno spacco laterale fino a metà coscia. Un toppino monotinta sotto una giacchetta sportiva. I capelli sono una massa di ricci neri, due occhioni color nocciola da cerbiatta. Trucco leggero, in tonalità rosa e marrone; piercing al naso, braccialetti alle mani, unghie corte, senza smalto. Avrà più o meno la mia età.

Ok, direi che l’ho squadrata abbastanza, posso tornare a fissarmi le gambe e trovare mille modi per morire di noia stanotte.
A differenza di me, lei sembra non voler occupare l’intera fila di sedie.
Chiude la porta dello scompartimento, e si siede su quello centrale, di fronte a me.
“tu dove scendi?” mi chiede
“Vibo.. e tu?”
“anch’io.. pronta a queste 13 ore?” mi chiede con un sorriso un po’ rassegnato
“cazzo. Non ricordarmelo o potrei suicidarmi subito per risparmiarmi l’agonia”
Ride, e cominciamo a chiacchierare, parlando un po’ del più e del meno.
Non mi dispiace la sua compagnia, e almeno mi aiuta a trascorrere il tempo.
Si chiama Anna, ha un anno più di me, calabrese emigrata a Milano per studiare. Sembra simpatica dai.

“ma… l’aria condizionata?” dice ad un tratto, interrompendo la nostra conversazione che dura ormai da più di mezzora
“sopportare un viaggio lungo non è abbastanza. Pure il caldo ci si mette. Vogliono proprio torturarci” rispondo io
La vedo togliersi la giacca, e restare solo con quel toppino, leggermente più accollato rispetto alla mia canotta, ma che di certo rende giustizia al suo prosperoso davanzale.
E mi ritrovo a fissarle le tette, lasciandomi sfuggire un “complimenti”
“mh…?” mi guarda perplessa. In effetti non è nella mia testa, per poter sapere a cosa stessi pensando.
E il tramonto fuori probabilmente ha nascosto il mio sguardo da mezza ebete e mezza pervertita.
Le rispondo in maniera silenziosa, toccandomi il seno con i palmi. Lei scoppia a ridere
“non mi sembra che tu hai molto da invidiare” risponde. E in effetti non ha tutti i torti.
“ho detto che sono belle, mica che te le invidio”
E finiamo col parlare di tette, di ragazzi, di sesso. Decisamente un ottimo modo per passare il tempo.
Mi metto seduta, per poterla guardare direttamente mentre parliamo.
Ha le gambe accavallate, le cosce parzialmente visibili per effetto dello spacco sulla gonna. Le mie ginocchia quasi sfregano contro le sue. Questi treni li fanno a misura di nano.
Ci raccontiamo le nostre prime volte, le ultime, le follie non fatte e quelle desiderate.
Siamo ancora sole, e fuori è notte. E nella mia testa ho dei pensieri abbastanza interessanti su di lei. E’ carina, e mi ci sto trovando bene.
Mi lancio.
“mai fatto in luoghi tipo questo?” le chiedo, nel tono della nostra conversazione.
Sembra arrossire un po’, mi guarda con i suoi occhioni da cerbiatta “in effetti, no.. e tu?”
In tutta risposta, da me riceve un bacio.
Ho disteso la schiena in avanti, e poggiato le mie labbra sulle sue, muovendole appena.
Un bacetto leggero, non proprio a stampo, ma dalle chiare intenzioni.
“e con una donna?” le chiedo, mentre l’unica cosa che spero in questo momento è che non scappi via. Il cuore mi batte all’impazzata, forse sono stata troppo avventata.
Ma ora sono le sue labbra a posarsi sulle mie.
Sanno di fragola. Buonissime.
Rispondo al bacio muovendo le labbra sulle sue, mentre poggio le mani sul suo viso.
Ci scambiamo un lungo e appassionato bacio, e con le labbra ancora sulle sue, sussurro “lo prendo per un si”
Mi sorride.

Mi alzo in piedi, chiudo la tendina dello scompartimento, e spengo le luci.
Rimangono solo quelle di emergenza, e quella della notte, fuori.
“atmosfera romantica” le dico con un tono a metà tra il sensuale e l’ironico, mentre mi siedo accanto a lei.
Ci avvinghiamo in baci profondi e appassionati, dove alle labbra si accompagnano le nostre lingue.
Ci accarezziamo, le nostre mani esplorano, tastano.
Mi percorre un brivido quando mi accarezza il seno, al di sopra della mia canotta.
Mi stacco appena dal nostro bacio, porto le mani dietro la mia schiena, sotto la canotta.
Ci metto un attimo a staccare il laccetto del reggiseno, e un altro a sfilarmelo via, poggiandolo su sedile accanto a me. Non è cambiato molto, il mio seno continua a star perfettamente su, stretto nel tessuto della canotta. Con la differenza che i capezzoli sono perfettamente visibili.
“libere, finalmente” commenta lei, palpandomi
“ora anche le tue, però” rispondo io, baciandola in bocca.
Lei sembra preferire non sfilarselo via, e si limita a spostare le coppe. Ma ora anche i suoi capezzoli risaltano contro il suo toppino.
Ci abbracciamo, sfregando il nostro petto l’una contro l’altra. È una sensazione così stimolante, e il profumo di fragola delle sue labbra mi sta inebriando. Le sue mani percorrono il mio corpo, e vorrei liberarmi del poco di stoffa che le separa dalla mia pelle, così come vorrei sentire la sua tra le mie dita.
Sento la mia eccitazione crescere, muovo le gambe, sfregando le mie cosce contro le sue, senza smettere di baciarla.
Le sue mani raggiungono il mio ventre, afferrano l’orlo della canotta, e la sollevano, arrotolandola sopra lo sterno, e scoprendo il mio seno.
Vi si avventa prima con le mani, stimolando i miei capezzoli già turgidi, e poi con la lingua, strappandomi un gemito che spero non si sia sentito da fuori.
Mi sta letteralmente facendo girare la testa, e sento una conosciuta e piacevole sensazione di umido tra le gambe.
Continuo a toccarla, e faccio per tirarle su il toppino, ma mi blocca. “dopo” dice semplicemente, prima di riaffondare le labbra sul mio seno.
Afferro i suoi ricci neri, stringendo la sua testa a me, mentre il treno continua a correre spedito nella notte. Quanto vorrei essere altrove ora.
Mi succhia un capezzolo, mentre la imploro di non smettere, e con la mano scende lungo il mio ventre, solleva appena l’orlo della minigonna, e accarezza le mie mutandine, trovandole umide.
Alza appena lo sguardo, e mi ritrovo a fissare i suoi occhioni mentre è intenta a succhiarmi una tetta. Vedo un barlume di sorriso, mentre mi spinge la schiena contro il finestrino. Distendo le gambe, poggiandole contro i sedili, mentre lei si siede sulle ginocchia, accovacciata.
Le sue labbra lasciano il mio seno, scivolano lungo la pancia, mi baciano la coscia. Brivido.
Le sue mani ora spostano quelle mutandine umide, e sembra mi stia contemplando, mentre mi accarezza le gambe.
“aspetta” ora sono io a fermarla. Sollevo le gambe in alto, sopra la sua testa. Le chiudo, e alzando appena il bacino, sfilo via anche le mutandine, mettendole dietro la mia schiena, assieme al reggiseno.
Sistemo appena la minigonna, e ritorno a gambe aperte con la mia figa depilata e umida davanti al suo viso.
Accenna dei piccoli versi di piacere, mentre con la punta della lingua raccoglie una goccia dei miei umori, e io non reprimo un gemito.
Mi assapora piano, gusta il succo del mio piacere percorrendo le grandi labbra con la punta della lingua, mentre le sue mani sono fiamme sulle mie gambe.
Quando raggiunge il mio clitoride, inizio a toccarmi i seni da sola, cercando di mantenere solo un briciolo di lucidità, essendo l’unica che ha la vista sulla porta dello scompartimento.
Mi sta letteralmente divorando, le sue labbra e la sua lingua non danno pace al mio sesso, che inizia a grondare, mentre infila prima uno e poi due dita dentro di me.
Gemo più forte, muovo il bacino cercando di prendere lo stesso ritmo della sua lingua e delle sue mani, mentre torno ad accarezzarle i ricci neri. La premo a me, contro di me, incitandola mentre cerco di non urlare.
Vengo tra le sue labbra, travolta da un orgasmo che mi fa tremare e mi lascia sudata e senza fiato. Il mio bacino ondeggia come avesse vita propria, mentre le sue dita torturano il mio clitoride e le sue labbra non perdono una goccia dei miei umori.
Quando i miei tremiti cessano, torna a sedersi accanto a me. La bacio, piena di passione e col fiato corto.
Le sue labbra dal sapore di fragola ora sanno anche di me, e la cosa non fa che eccitarmi.
“stai sudando.. sei venuta” mi dice piano. Non è una domanda la sua
“si” rispondo mentre prendo il suo labbro tra i denti. “ora è il tuo turno” continuo, sistemandomi la canotta a coprirmi il seno, mentre il treno rallenta. I capezzoli si notano in una maniera assurda, ma meglio che star con le tette al vento.
Le accarezzo il collo, esploro dall’alto il suo petto, mentre infilo l’altra mano nello spacco della gonna, accarezzandole le gambe. Ha una pelle liscia, e mentre sogno di averla completamente nuda tra le braccia, risalgo lungo l’interno coscia, utilizzando le unghie sulla sua pelle.
La vedo socchiudere gli occhi, e faccio lo stesso con l’altra mano, mentre il mio viso è tra i suoi ricci, la mia lingua sul suo collo.
E per poco mi viene un infarto quando sento la porta scattare.
Nel giro di un nanosecondo ritrovo tutta la mia lucidità, mentre sfilo le mani dal suo corpo. Nella posizione in cui sono non posso allontanarmi, così cerco di acciambellarmi per dare l’idea di essermi addormentata, e scatto non appena la porta si apre del tutto, fingendo di essere stata svegliata di soprassalto.
Sperando che le luci di emergenza non ci abbiano tradite.
“oh, scusate, non volevo svegliarvi” è una voce maschile. Prova superata. “immagino che accendere le luci vi dia fastidio” prosegue lui, mentre entra all’interno dello scompartimento
“decisamente” rispondiamo noi quasi all’unisono. Cazzo! Ho reggiseno e mutandine buttate dietro di me. Arretro appena con tutta la nonchalance che posseggo, sperando di riuscire a nasconderle con la mia schiena. Pensa se vedesse che ho i capezzoli che quasi sfondano la canotta, e (sicuramente) la minigonna bagnata.
“ce la faccio anche così…” dice lui, mentre sistema la valigia e si siede sulla fila di sedie di fronte a noi. Dove prima c’ero io, “..e poi spero di dormire un po’” prosegue, mettendosi seduto
Ecco bravo, dormi. Per fortuna è un gentiluomo, non ci ha fissate troppo. Dio, che imbarazzo. L’abbiamo scampata per un pelo!
Faccio un rapido cenno ad Anna, invitandola ad avvicinarsi a me. Si accoccola accanto a me, poggiando la sua testa vicino al mio seno.
“…e ora?” mi chiede con un sussurro bassissimo
“tranquilla..” le rispondo, baciandole la fronte “non ti lascio senza farti venire”
Note finali:
--- CONTINUA ---