i racconti di Milu
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Faceva un freddo cane quella notte al piccolo bar del centro. L'inverno era arrivato all'improvviso e si stampava sprezzante sui nostri volti. Ricordo ancora i movimenti inutili e bizzarri con cui cercavamo di allungare i succinti giubbotti che indossavamo sopra i nostri vestitini. Il tentativo di riscaldarci tra le braccia dei nostri amici imbacuccati come astronauti era vano. La musica era buona, i cocktail di gin e vodka pure, ma il freddo era davvero insopportabile. Provammo a resistere pensando di risolvere tutto con qualche goccia d'alcol in più nel corpo ma fummo costrette presto a rinunciare ai nostri propositi da quell'aria gelida che sapeva di neve. Ciascuna se ne tornò a casa sua, ciascuna con le sue speranze venute meno di divertimento, ciascuna con i suoi gradi d'alcol in più.

Entrata in casa così brilla, abbandonai il giubbotto. Raggiunsi lo stanzino della lavanderia, accanto alla cucina, e rubai uno dei boxer di mio fratello. Poi mi adagiai sul divano del salone, confortandomi col tepore dell’ambiente. Le luci accese, il silenzio assoluto ed il profumo dei boxer di mio fratello che, con la mano destra, tenevo accostati al naso: potevo masturbarmi comodamente.

Guido è sempre stato il mio “piccoletto affascinante con due occhi stupendi”, anche quando s’era ormai fatto grande ed iniziava a sperimentare la sua sessualità coi calzoni sempre impregnati di sesso e le mani aromatizzate di sborra, un balsamo che mi attraeva. Lo coccolavo, coprivo i suoi errori, lo proteggevo dalle ramanzine dei miei, gli prestavo le mie attenzioni con delicatezza, era così amorevole e sexy in ogni gesto, in ogni movimento. Lui chiaramente non era a conoscenza dell’incredibile attrazione che era nata in me per l’odore del suo cazzo, per la fragranza che trapelava da tute e pigiami. Quegli odori mi stregavano. E’ fantastico il senso di tenerezza che induce, in una sorella come me, un fratello minore che perde ore in morbose masturbazioni fino a cospargere i suoi panni di profumo di sesso represso! Pure mamma lo notava, quale donna non se ne sarebbe accorta, ma io ci impazzivo e cercavo continuamente le sue carezze sul mio viso con quelle mani odorose di sperma. Sì, trovavo Guido seducente, mi arrapava. Più alto di me ma appena ventenne, con gli occhioni azzurri ed il fisico scalfito da un decennio di pallanuoto, era il mio sogno scellerato. Ero lì sul divano e mi masturbavo.

Il calduccio assopì la mia pelle, mi riscaldò, chiusi gli occhi stendendo il capo sul divano e la mano sinistra sdrucciolò tra le mie cosce oltre il tanga. La mente in tilt tra sogno e realtà, ammaliata dall'odore di sperma, proiettava le mie più porche fantasie mentre le dita camminavano sul clitoride, passeggiavano tra le labbra, precipitavano nella vagina, l’ispezionavano, ne palpavano i lineamenti. Le cosce si aprivano sempre più e flutti di piacere iniziavano a sgorgare dolcemente. C’era lui davanti a me, Guido, ed io lo chiamavo. Pronunciavo il suo nome come infervorata. Lo vedevo masturbarsi con i suoi pettorali alti e la pancia scolpita, col cazzo già sporco ma ancora ben teso e proiettato verso di me. Lo chiamavo ancora, invocavo il suo sesso. Vivevo la mia bollente allucinazione titillandomi, la alimentavo con sempre maggiore impulso, mi massaggiavo la figa, la accarezzavo poi la picchiavo mentre affondavo le narici nei boxer di mio fratello e nuovi cavalloni di piacere mi sbaragliavano.

Improvvisamente avvertii un rumore, riaprii di scatto gli occhi, misi da parte i boxer. Le luci del salone erano spente. “Chi c’è?”, dissi impaurita, ma non ricevetti risposta. Avvertii una mano sulla mia spalla destra e ripetei: “Chi sei?”. “Sta tranquilla”, mi sentii dire e restai allibita: era la voce di mio fratello. La mano premeva e mi spingeva verso il basso. Seguii quella pressione e finii distesa sul divano. Sgranavo gli occhi per vedere qualcosa, ma era inutile. Ero immersa nel buio della casa, avvertii solo che lui si sdraiò sul mio corpo. Ero stupefatta, incredula, stordita. Non riuscivo a pensare. Quando percepii il suo pungolo farsi largo dentro di me, sospirai per l’immenso piacere. Turò il mio rovente vuoto col suo cazzo. Toccavo il suo corpo, era in pigiama, gli ficcai le mani sotto la maglia, gli tastai i muscoli, le spalle, lui mi scopava. Mi prese con foga e fu esaltante. Assestava colpi sempre più furenti ed io restavo tramortita e spiaccicata sul divano. Smaniai con incitamenti volgari: “Sii Guido, sii, scopami sono una troia, la tua schifosa puttana…”, poi venni scoppiando dal piacere, catturata dal quel fervore. Lui continuava, era sudaticcio e mi stava scassando. Mi chiese di stare zitta ma io blateravo come in delirio, non ero in me, venni ancora: “Spaccami sii, fottimiii…”. Mi tappò la bocca con un bacio e mi accorsi che la mia voce nella sua gola plasmava un insano gorgoglio confuso, un suono così triviale e disarmonico che di frequente era interrotto dallo scontrarsi dei miei denti con i suoi. Continuava a scoparmi ed io provai una successione frenetica di orgasmi. Tenevo le cosce avvitate sui suoi glutei e lui mi ramazzava per bene. Non mi chiese alcun permesso, fui io che al primo sentore dei suoi cedimenti gli scandii nella bocca: "Prendo la pil-lo-la, vieni-mi dentro, vie-ni den-tro di me...". Così accadde, venne dentro di me con una sborra pastosa e fragrante, così rovente da trasmettermi un calore inebriante. Fui travolta dal suo orgasmo come dai flutti di una diga che fracassa e stavolta dovetti io tappare il suo rantolo di passione.

Si calmò nel giro di pochi minuti, col cazzo nella mia figa mentre io gli accarezzavo il capo. "Ti desideravo da tanto", dichiarai. "Non lo immaginavo", mi confessò sfilandosi dalla mia figa e sistemandosi accanto a me in un abbraccio affettuoso. Pochi attimi, si sottrasse al mio corpo e nel buio della stanza mi sentii spiaccicare in bocca il suo cazzo di nuovo duro.