i racconti di Milu
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Sprofondata nel divano, osservavo la tenue pioggerella d’aprile sul terrazzo. I polpastrelli carnosi sotto le lunghe unghia rosse, aspersi di saliva, scorrevano sulla mia figa. Indugiavano sulle labbra, sprofondavano dentro e tornavano ad affiorare in superficie tormentando il clitoride, briose, febbricitanti.

Guardavo lui e gli sorridevo consumata dall'entusiasmo con l’altra mano che aveva da fare con un seno: "Eddai su, non fare il musone". Se ne stava sulle sue preoccupato per la presenza in casa di Andrea, mio fratello. Dovetti afferrargli la mano e trascinarmela tra le cosce. A volte è così soporifero! Guidai le sue dita e zittii le sue preoccupazioni mostrando tutta la mia sete di sesso. "E se ci scopre?", ripeté ansioso. "E' in camera sua, ha un esame la settimana entrante...", lo quietai io e lui, con la bocca, iniziò a divorarmi.

Boccheggiavo, rantolavo, sospiravo godendo e di tanto in tanto si svegliavano sul mio volto delle risa di felicità mentre la sua lingua compiva seducenti evoluzioni dentro di me, volteggiava tra le pareti, si induriva per reinventarsi morbida e donarmi ancora nuovi spasimi. Quando mi sentii ardere fui categorica: "Prendimi!". Così anche quel pomeriggio, mio padre fu mio.

“Fottimi, fottimi”, annaspavo e stringevo i pugni. Strepitavo, pulsavo volgarità ed incitazioni. Papà ci sapeva fare, quanta esperienza mostrava a sua figlia appena ventenne. Mi ghermì bruto e focoso come piaceva a me. “Di più, così, tutto, ti voglio tutto”, mi contorcevo e venivo. Fui smontata. Era così turpe e dolce, radioso e sconsiderato. Non riuscii a trattenermi, no, vociai le mie untuose palpitazioni e fu così che dovetti destar Andrea dalle sue faccende perché ce lo ritrovammo inaspettatamente in soggiorno.

Fu annunciato dal disorientamento di papà: “Merda Andrea!”. L'osservai sottosopra, sudata di sesso, ubriaca di depravazione, col viso deturpato dal piacere. Avevo la testa chinata all'indietro, penzoloni oltre il cuscino sul bordo del divano, e lui guardava impietrito me e nostro padre. “Continua”, sospirai a papà claudicante. "Continua", ripetei con voce graffiata e mio padre riprese a cavalcarmi mentre, ingorda, spalancavo la gola profonda dinanzi ad Andrea e gli scagliavo contro la mia lingua appiccicosa.

Poteva rifiutare un invito tanto appetitoso? Non osservai i suoi occhi, ma la sua patta, le sue mani ed il momento preciso in cui, vinto dalla libido, se lo tirò fuori e mandò all'aria ogni pudore. Il suo sesso fu dentro di me, mentre papà mi montava. Andrea, caldo e ghiotto, principiava una turbinosa erezione. Si sistemò sulle ginocchia per meglio dedicarsi a me. Aspirai, risucchiai, fu poi lui a darci dentro con un movimento fulmineo e continuato dei fianchi. Me lo schiantò in bocca. Fu arcigno, virulento, sfrontato contro la mia gola rovente. Gorgogliavo, sbavavo, soffocavo strozzando suoni ingordi. Afferrarono ciascuno un seno, lo strinsero fino a farmi male. Era terribile e lussurioso averli entrambi, tremendo e lascivo quel dolce immorale incubo, eccessivo e dissoluto vivere con loro i miei intensi orgasmi. Fui sconquassata da quei due e colai a picco negli abissi più viziosi del piacere con papà che mi rovinò dentro e mio fratello che mi sparò in gola il suo caldo dardo di sborra.

Sentii un sonoro schiaffo, dovettero darsi il cinque i porci, poi risero e recuperarono il respiro stappandosi da me. "Da quando? Incredibile! Da quando scopate?", chiese Andrea entusiasta. "Bhe tua mamma è sempre fuori e così…" rispose papà in affanno. “Starà sicuramente da zio Saro”, commentai ad alta voce ancora tramortita ed assopita. “Da zio? Che ci fa da zio?”, stupì mio fratello. “Già che ci fa da mio fratello scusa?”, pappagallò papà. Io tacqui con gli occhi di nuovo puntati sul terrazzo. Era tornato il sole.