i racconti di Milu
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Attendo!
Un misto di paura e di desiderio che non so dire.
Sotto le tue grinfie! Mi stendo, cercando di non pensare a quel che sono, a quel che diventerò, a quel che mi farai diventare, a cosa proverò, a cosa proverai,a cosa saremo dopo, io e tu.

Sono istanti, ma sembrano ore. Nessuno mi trattiene in questa posizione innaturale per me, eppure sono immobile come trattenuto da invisibili catene, pesanti catene che mi legano ai polsi e alle caviglie, schiavo della situazione. Potrò accettare il florilegio che mi dedicherà la tua brutalità. Leggerai in me e mi sfoglierai, dilaniandomi, strappandomi pagina dopo pagina, fino a soddisfare la tua bramosia?

Mi tremano le vene al solo pensiero di ciò che potrai fare di me, mentre mi griderai nelle orecchie: "Godi, puttana! Ti aprirò le valve; eviscerò le tue malandre, puttaanaaaaaaaa...!". E ti sentirò disserrarmi l'orifizio, vincendo ogni mia remora, ed entrarmi nella profonda intimità, senza che io possa o voglia battere ciglio. Il progredire della tua lama ottusa penetra le carni, ingravidandomi con la sua robusta, compatta presenza.

Non dico che sia fastidiosa, la tua ingombrante invadenza, ma un certo senso fa, a chi non è abituato. Potrei addirittura dare di stomaco e già sento le nausee, dilatando la bocca in un moto riflesso, ma, per fortuna,senza conseguenze. Come vorrei che tutto questo fosse solo un ricordo, un meraviglioso ricordo e non un incubo ancora da vivere!

Avverto il soffio del tuo fiato sul collo! Ti avvicini, mi tocchi...!Strofini le mie spalle, mentre ti acconci a cavalcioni su di me,nel modo a te più comodo. Scendi con le mani sotto le ascelle...verso i pettorali...i pollici e gli indici serrano i miei capezzoli e...Ahhhh! Ah, ah, aaaaaah! Continui a stringere fino a spillarmi lacrime di dolore. La bocca è spalancata, ma non un grido proferisce da quella gola arida, disseccata dal desiderio.

È appena l'inizio, lo so! Quello che non so è se riuscirò a tenerti testa sino alla fine. Continui a strizzare, ma ormai è subentrato l'indolenzimento e anche il piacere, dopo il dolore, è passato. Te ne accorgi da vero bastardo e allora cominci nella tua opera. Da vero chirurgo, conosci il corpo umano alla perfezione e hai un'ottima manualità e perizia nel manovrare i tuoi attrezzi. Sai esattamente l'effetto che ciascun colpo di bisturi avrà sula carne dilaniata.

Io sono lì, narcotizzato dal tuo anestetico. Ho provato il dolore che dà il piacere e sono pronto ad accettarne un'altra massiccia dose. E tu mi accontenti. Mi sollevi le anche disponendo un cuscino sotto il mio ventre in modo da sollevare la parte da mettere a fuoco, in cui si concentrerà l'azione. Respiro con calma ora, cercando di rilassare la parte. So quel che mi aspetta. Tu cincischi ancora, mentre avverto la durezza del tuo attrezzo che mi ballonzola sui glutei, provando il verso del suo taglio. Poi mi ungi le chiappe con un liquido vischioso, curando di inumidirmi l'ano. Mi chiudi e dischiudi le frogie, mentre il lubrificante discende sulle crespe, colando con lentezza esasperante verso l'interno.

Tu agevoli l'azione divaricando l'orifizio con le dita, invitandomi a rilassarmi. La tua voce profonda e carezzevole mi calma completamente e mi sembra di essere nelle mani di un bravo massaggiatore. Curi il mio corpo, mirando ad alleviare lo spirito. Comincio a provare piacere alla tua palpazione. Giungi a prendere in mano il mio gingillo che ha raggiunto le dimensioni massime sotto le tue sollecitazioni. Mi ritrovo in uno stato di beatitudine mai provato prima. Sonnecchio, quasi, mentre scuoti il mio giocattolo.

Un attimo di distrazione e mi porti a una lenta erezione. All'improvviso avverto il tuo fiato sul collo come una belva affamata, mentre il petto e il ventre mi schiacciano, premendo sul dorso.
Ma non è solo il tuo ventre a penetrarmi! È tutto il tuo essere, concentrato in quei venti o venticinque centimetri che divorano lo spazio, togliendomi l'aria e calandosi dall'unica bocca rivolta sotto il tuo bisturi.

Dolore improvviso, di un attimo. Termina non appena il glande supera l'ingresso, come il tappo infilato a forza sulla bottiglia di champagne. Ora la testa turgida si incunea, facendosi spazio, spinto da quel tubo enorme che pompa senza sosta. Piacevole, diventa, anche quando mi dà un senso di pienezza. Mi piace! Mi distendo per agevolare la penetrazione. Cerco di aderire, con la mia parte anatomica più esposta, i morbidi glutei, ai ripetuti attacchi di quel mostro che mi rovista le interiora, che mi scava nel ventre.

Trapano stupendo! Gioia e dolore sono un tutt'uno. Non c'è l'uno senza l'altro. Sono io a non arrestarmi, a pretendere di più, finché non arriviamo entrambi, senza fiato, senza forze, sul ciglio del burrone. E precipitiamo entrambi, uno nelle braccia dell'altro, bagnati dai nostri umori che si riversano fuori come lava incandescente dalle viscere... della terra. Coperti di lapilli incandescenti, trasformati in calchi pompeiani, restiamo immobili nel nostro spento ardore.

Così ti ricordo, mia Gioia, mio Dolore!
Note finali:
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