i racconti di Milu
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Note dell'autore:
Cominciò tutto così
Eravamo nei bagni del locale dove tenevamo la festa di laurea di Ivan, mio figlio. Quando entrò, si ritrovò davanti i suoi amici Fabio e Matteo con le braghe abbassate ed i volti travolti dal piacere. Non riuscì a vedere il viso di quella sconosciuta dai lunghi capelli neri che, dandogli le spalle, era inginocchiata sui loro cazzi e li lavorava con mani e bocca. "Hey ce ne è anche per me? Sono il festeggiato ricordate?", disse ridendo e si avvicinò liberando il suo cazzo. Si aspettava forse che i suoi amici proferissero qualche sconcezza, che salutassero il suo arrivo festosi, che lanciassero calorosi epiteti alla troia che li stava sbocchinando ed invece se ne stavano zitti con occhi di pietra e volti che scolorivano. "Ma che vi prende?", esclamò guardandoli taciturni e persi. Tacquero ancora poi Fabio venne trattenendo un grido di piacere soffocato e rauco, si tirò su i calzoni ed uscì in tutta fretta. "Oh Fabio allora?", disse mio figlio con aria guascona senza ricevere risposta. "Ma che cazzo c'ha quello?", chiese a Matteo, ma pure lui non proferì parola, col viso impallidito e l’espressione incupita. "Bella pensi anche a me?", si rivolse allora alla sconosciuta che adesso, sempre di spalle, si beccava in gola anche i frutti dell’orgasmo di Matteo. "Ma certo Ivan", fu la mia risposta sputacchiosa di sborra. Mi voltai verso di lui, col suo amico che si risistemava i calzoni, e così finalmente Ivan capì chi era la bocchinara sconosciuta.

Sollevai gli occhi curiosa di capire la sua reazione. Era impallidito, sembrava avesse visto un fantasma. Gli sorrisi, fui accorta a che il suo amico uscisse dai cessi poi gli afferrai il cazzo. Mi godetti la vista di quel bell’arnese carico e ritto poi lanciai un occhiata verso la porta socchiusa del cesso. Non riuscii a vedere bene ma un rumore secco mi fece capire che potevo procedere. Mio figlio sobbalzò: “Chi c’è!”. “Nessuno nessuno”, gli feci io. Mi gustai quel suo volto esterrefatto e così tenero ed, inginocchiata, presi a segarlo per poi passare ad un esuberante lavoro con la bocca. Lui balbettò incredulo ma ora il suo cazzo era mio, senza ostacoli. Pompai con maggiore foga. Lo masturbavo e lo succhiavo, lo sentivo duro indurirsi ancora, prepotente tra le mie mani, carnoso tra le mie labbra. "Mamma... sei bellissima", mi disse farfugliano e fui piacevolmente colpita, mi aspettavo che mi dicesse una porcheria invece mi arrivò quel complimento affettuoso. Che dolce mio figlio! L’avevo proprio educato bene! Lo guardai dal basso poi ripresi a ciucciare. Avevo troppa voglia, inghiottivo ed aspiravo quella mazza rigogliosa, lucente e ben oliata. Mi dissi che era il momento giusto, mi sollevai e mi poggiai sul lavandino. Con lo sguardo fissavo l'immagine di Ivan riflessa nello specchio.

Mi aspettavo di sentirmi una sua stoccata nella figa invece lui si eclissò. Allungò le mani sul mio culo e da dietro mi ficcò due dita nella figa. Che porco! Mi sentì mugolare. Spinse le dita più in fondo. Capì che mi piaceva e continuò a scoparmi la figa con un movimento delle dita che divenne incessante. "Siiii", guaivo come in calore, sopraffatta dal piacere. Iniziò pure a leccarmi. Frugava dentro di me, assaporava il mio sesso. Era eccitatissimo, lo avvertivo dalla bramosità con cui mi tastava le chiappe. Ero poggiata con le mani sul lavabo e tenevo ben alto il mio culo mentre lui persisteva a leccarmi la figa ed a ficcarci dentro le dita curiose. Sentivo la sua lingua solcarmi le labbra ed andarmi su e giù dentro, si contraeva e si dispiegava per poi infrangersi sul clitoride. Risaliva in superficie, scendeva in profondità poi tornava a schiantarsi sul clitoride. Aumentò il ritmo, la leccata divenne più vigorosa, insisteva, fu chiaro che voleva che gli venissi in faccia. Che bel porco! Lo accontentai abbandonandomi a brividi caldi. Gli insozzai tutto il viso. Quando si sollevò alle mie spalle, intravidi allo specchio il suo volto lurido, sporco, inzaccherato dei miei umori vaginali. Lo fissai negli occhi mentre procedeva a piazzarmi il suo cazzone nella figa. Mi afferrò con le mani vogliose i seni sotto la maglia, li strinse vorace e si spinse dentro di me. Fantastico! Prese a scoparmi selvaggiamente da dietro. Mi stringeva le tette, il suo cazzo sfondava nelle mie profondità. Attraverso lo specchio, lo fissavo disperata, drogata di piacere irrefrenabile. Lui insisteva e colpiva con impeto, mi sentivo mitragliata, continuava a scoparmi con l'asta ritta senza intenzione di cedere un solo goccio. Le mie mani stringevano il lavandino, ero sconquassata dalle botte potenti. Il mio corpo si contorceva, io boccheggiavo, lui continuava a martellare coi fianchi. Ero sua, ero sua e colavo come una porca. Mi feci venire dentro, sì, un po’ per caso gli feci questo regalo di laurea facendomi riempire del suo cremoso cioccolato bianco. Fui investita dalla sua energia densa e pastosa. Che goduria!

Lo baciai, lo abbracciai, ebbi per lui i complimenti più dolci che una donna può avere, ma se ne uscì dal bagno senza parole, un po’ confuso e vacillante nonostante un’aria decisamente appagata. Mi voltai verso la porta del cesso e dissi: “Allora ti è piaciuto?”. “Un casino”, fu la risposta che ricevetti da mio marito che, soddisfatto, veniva fuori dal cesso riallacciandosi la cintura.
Note finali:
Chi voglia contattarmi, faccia attenzione ad inserire l'indirizzo mail corretto per ricevere la mia risposta. Grazie