i racconti di Milu
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Quella notte i miei fecero più tardi del solito ed in camera con me c'era solo Pietro, mio fratello, disteso sul suo letto.

"Sara ma te cosa ne pensi?", mi chiese nel buio della stanza. "Cosa ne penso di cosa?", feci io destata dal sonno che appena aveva iniziato ad assopire il mio corpo. "Di questa vacanza, di quanto sta accadendo", riprese lui. "E' bella, è rilassante, magari ogni anno facessimo vacanze così. Tu sei ancora euforico per il giro all’Avana? Dai dormi che è tardi", gli risposi voltandomi dall'altra parte per provare a riprender sonno. "Ah. Quindi pensi sia normale?", seguitò ancora lui. "Ma che vuoi dire? E' una vacanza fantastica, cosa non sarebbe normale? Il Museo de la Revolucion deve averti mandato in tilt il cervello? Su dormiamo", replicai seccata. "Che c’entra il Museo. Mi riferivo a mamma con Felipe e col tizio strabico, quello che fa il facchino!". Fui scossa dalle sue parole così dirette. Mi sentii mancare il respiro, mi voltai levandomi col busto e lo fissai nel buio. Improvvisamente mi si aprì la mente ad una tempesta di immagini, idee, sensazioni. Mio fratello aveva ragione, era evidente, come avevo fatto a non notarlo! Mia mamma scopava con almeno un paio di tizi del villaggio, io conoscevo solo Felipe, ma a pensarci bene lei aveva un bel feeling pure con lo strabico. Per un attimo mi rabbuiai, non poteva essere vero, mio fratello stava dicendo una marea di cazzate. Volevo subito richiamarlo ad esser serio ma lui continuò: "E poi papà! Ho beccato papà con la moglie del giardiniere!". Io raggelai e stetti zitta colta da un'improvvisa sudorazione. "Cazzo vuoi vedere che ha beccato anche me con papà?! No speriamo di no, speriamo di no", mi ripetevo pensando alla colossale figuraccia che avrei fatto con lui. Mi decisi a prenderlo in controtempo: "E tu con chi scopi?". "Se te lo dico prometti di tenere il segreto?", fece lui. "Ok va bene, promesso. Sentiamo", gli assicurai io. "Bhe l'ho fatto proprio con mamma", mi disse a bassa voce nonostante fossimo soli in camera. Io lo guardai impietrita, lui mi disse qualcosa ma non lo seguii. Dentro di me pensavo a quanto fosse troia mia madre, non solo due sconosciuti del villaggio ma pure suo figlio! Poi il flusso di pensieri fu interrotto. "E' stata la prima volta per me", sentii dire a Pietro. "Cosa? La prima volta?", chiesi conferma senza accorgermi dell'aria divertita che avevo. "E sì! Che hai da ridere. E' stata la prima volta! Che c'è di strano!", disse lui innervosendosi mentre io sorridevo dinnanzi alla sua ingenuità: "No niente è che non pensavo fossi vergine". "Perché tu non lo sei?", mi disse ed a me scappò da ridere. Lui si innervosì sul serio: "Eeee senti insomma… se permetti, cioè, non ti capisco... invece di essere sbalordita per il fatto che ho fatto sesso con mamma sei sbalordita perché ero vergine? Sottolineo ero!", io tacqui, in effetti aveva ragione, il mio atteggiamento non doveva apparire proprio normale. "Bhe ma ti è piaciuto?", dissi interrompendo ogni pensiero. "Un casino!", fu la sua risposta poi aggiunse di soppiatto: "E tu non hai scopato con nessuno qui?". "Come no, con papà", gli risposi secca. "Ma dai non ti credo", replicò. "Insomma io c'ho creduto alla scopata con mamma e tu non credi a me che scopo con papà da due anni?", gli dissi. "Due anni?", chiese incredulo. "Sì", confermai. "E mamma non lo sa?", mi chiese ma io mi affrettai a chiarirgli come doveva comportarsi: "Senti non lo so se mamma ne è a conoscenza, ma io ti tengo il segreto e tu tieni il mio chiaro?". "Certo certo", fece lui poi tra di noi calò il silenzio. "Scopi con papà, incredibile", disse dopo poco ma io restai zitta. Passarono pochi attimi ed ancora parlò: "Io scopo con la mamma e tu con papà, cose da non credere!". Era davvero meravigliato ed entusiasta, non riusciva a dormire.

Io meditavo e mi arrovellavo in mille pensieri. Mamma era una bella donna, con una quarta ed i capelli d'un rosso acceso che gli incorniciavano un visino ancora giovane dagli occhi verdi e le labbra sempre tinte d'un rossetto fiammeggiante. A quanto stavo capendo, anche grazie alle intuizioni di Pietro, se la spassava con gli impiegati dell'albergo e credo che mio padre lo sapesse. Già il giorno dopo il nostro arrivo avevo notato stranamente come fissava un tizio che trasportava casse di bibite per il bar. L'uomo aveva una carnagione scura, nonostante avesse parlato inglese doveva essere un cubano, di statura media e corporatura asciutta e con bei muscoli alle braccia. Aveva qualcosa di animalesco, saranno stati gli occhi strabici o forse la barba a spatola su quel viso pelato, non doveva essere una persona affidabile. Era decisamente più carino il cubano baffuto sui trent'anni che mamma aveva preso in simpatia. Si chiamava Felipe e me lo sarei fatto anche io. Mio padre tradiva mamma. Anche se a me non avevano mai parlato con chiarezza, era evidente che certe cose le tolleravano, le accettavano, ne erano consapevoli e le vivevano con serenità. Non so però se mamma sapesse del segreto che univa me a papà, appunto da circa due anni, fatto sta che noi continuavamo a coltivarlo anche in vacanza, sin dal primo giorno. Del resto mio padre era un bell'uomo, dagli occhi chiari, i capelli biondini e la barba brizzolata, alto e robusto, in forma grazie alla palestra e ad un pò di jogging settimanale. Era sicuramente il miglior fisico del villaggio. Sapere però che mamma e mio fratello avevano scopato mi travolse. A poco a poco Pietro si addormentò. Io invece no, restai turbata e non riuscivo a chiudere occhio. Io ventenne, lui diciottenne. Era un bel ragazzo, poco più alto di me e con un torace ben formato. In quei giorni appariva pure buffo con i capelli sempre ridotti ad una criniera bionda ed arruffata dal vento e dall'aria salmastra. Non mi aspettavo fosse vergine, ma probabilmente ciò era solo colpa di quella noiosissima scuola privata in cui si era appena diplomato, tutta zeppa di bacchettoni. Più pensavo a lui e più capivo mia madre, lo ammetto, me lo sarei fatta pure io.

Non riuscii più a stare a letto. Mi alzai, indossai le prime cose che mi trovai davanti e finii alla reception. Con mia sorpresa, mia madre era lì, tra un gruppo di ragazzi seduto attorno al tavolo della Hall a chiacchierare ed a giocare a poker ma senza troppa convinzione. Facevano uno spuntino di tartine, patatine e bibite. Lei era assisa sulle gambe di un ragazzo biondo dall'aria nordeuropea e si dondolava lentamente coi fianchi. Io la guardavo, la fissavo studiando le sue fattezze. Il ragazzo parlava poco ed era colto da un evidente accaloramento. In generale spiaccicavano tutti un inglese medio ed erano in grado di intendersi tra di loro. Guardai meglio mia mamma e fu come un lampo, un’intuizione e cappii quanto stava accadendo. Lei, col suo movimento, si strusciava col sedere sul pacco del ragazzo biondo ed in lui si scatenavano tutte le strane sensazioni, difficili da contenere credo, che gli tingevano di rosso un viso bianchissimo come quelli baltici. Gli doveva essere venuto duro, solleticato dalle movenze di mia madre, e lei se lo godeva in silenzio. Indossava dei leggins attillati che evidenziavano le forme di gambe e culo, sopra aveva una t-shirt con cappuccio, color caffè. La guardai a lungo, ora sì, mi era chiaro: che troia! Muoveva il culo in modo quasi impercettibile e quando i suoi movimenti erano più marcati faceva in modo che sembrassero casuali. Si ordinava i capelli sulle orecchie e sorseggiava la sua coca continuando a muoversi col bacino dolcemente nonostante avvertisse il disagio del ragazzo. Lui forse provava a distrarsi per far defluire l'eccitazione, ma lei la accendeva di più, drizzava la schiena, si adagiava diversamente facendo peso più su una gamba che sull'altra e si riaccomodava sul suo pacco avendo sicuramente premura che l'asta le solcasse perfettamente le chiappe. Continuò a bere ed a prendere quegli stuzzichini, mentre lui, più deciso, le poggiò le mani sui fianchi. Quei due avevano la mente in subbuglio, erano eccitatissimi. Lei si voltò cercando il suo sguardo ma fu inutile, fece ondeggiare i capelli e poi tornò immediatamente a prendere una tartina. Lui se ne stava fermo, fingendosi interessato alle discussioni ed alla partita di carte, ma restando in silenzio come uno stupido, completamente in balia di lei che cercava i movimenti adatti ad apparire disinvolti e naturali e che pure però le permettessero di strusciarsi sul suo pacco. Raddrizzava la schiena, poi la curvava, inclinava la spina dorsale, smuoveva i capelli, si sollevava un tantino e poi ancora si riposizionava con piccoli movimenti di bacino. Capii allora che avevo molto da imparare da mia madre. Il caso poi volle che uno dei tizzi che era con loro abbandonasse prima il gruppo e così lei dovette per forza di cose spostarsi al suo posto. Credevo fosse finita così ed invece... La fissai bene mentre allungava la mano sotto il tavolo chiaramente per massaggiare la patta dei jeans del ragazzo nordeuropeo. Si accostò di più a lui e continuò a massaggiare. Continuò così a lungo e, solo quando il biondo smorzò in gola un rantolo animalesco, si fermò. Capii che mamma non si era limitata ad un massaggio ma gli aveva fatto una vera e proprio sega lasciando pure che esplodesse sotto al tavolo davanti a tutti. Lei si accostò alla sua bocca e lo baciò soddisfatta di ciò che aveva ottenuto. La osservai con maggiore attenzione. Servendosi anche dell'altra mano, coperta dal tavolo, gli sistemò il cazzo nei jeans poi educatamente prese un fazzoletto e si pulii la mano sporca senza mostrarla.

Pochi istanti dopo si congedava dal gruppo ed imboccava il corridoio verso la nostra stanza. La seguii, la chiamai, si voltò, mi avvicinai a lei. "Hey non sei a fare ninna tu?", mi disse sorpresa di trovarmi ancora in piedi. Io, che già avevo il sangue che mi ribolliva dentro per quanto avevo visto, non ce la feci ed appena fummo nel corridoio la spinsi spalle al muro e la baciai tastandole i seni. Lei restò interdetta, per un attimo mi sembrò di baciare una statua di marmo, poi si sciolse e mi piantò la sua lingua in gola. Limonammo, ci toccammo reciprocamente i seni e continuammo a baciarci. "E' vero che ti sei fatta Pietro?", le chiesi eccitata. "Anche tu?", fu la sua risposta da troia che mi mandò i sensi in visibilio. "Lo farò", gli promisi. Ci baciammo ancora poi riprese il discorso senza mai mollare i miei seni: "Chiaramente non ha l'esperienza di papà, ma è un buon torello". Non detti retta alle sue parole, ma, a pensarci ora, mi palesò così che sapeva di me e papà. Io le leccai le labbra e proprio in quel momento, alle nostre spalle, da una porta spuntarono mio padre e la moglie del giardiniere. Io e mia madre gli sorridemmo, lui si mostrò piacevolmente colpito dal vederci scambiare quel tipo di effusioni. "E Pietro?", ci chiese. "Dorme", rispose mamma. "Ma non spettava a te svegliarlo?", le chiese allusivo. "Già fatto caro", disse mamma poi intervenni io: "E domattina lo sveglio io". Papà ammiccò divertito e si avviò in camera. La moglie del giardiniere alle sue spalle non capì un tubo di ciò che c'eravamo detti ma riaprì la porta della stanza da cui proveniva e con un gesto del capo ci invitò a trascorrere la notte con lei. Era giovane, procace, con due belle tette sode ed un bel culetto pieno da cubana, non potemmo dirle di no.

Al mattino tornai in camera mia. La mia missione era nota ai miei che si diedero latitanti. Mio fratello dormiva serenamente con la sua t-shirt di Che Guevara. Lo guardai, aveva un'espressione così tenera e beata mentre chissà cosa sognava. Ammirai l'imponenza del cazzo, davvero un bel randello in quei boxer così attillati. Era tempo di entrare in azione. Mi accovacciai e presi a succhiarglielo con tanto amore. Si svegliò così, mentre io gli donavo quel bel bocchino. “Che fai?”, mi fece. “Non vuoi?”, fu la mia risposta. Distese il capo e stette a godersi il mio lavoro. Gli lustrai il cazzo per bene fagocitando la sua cappella, aspirando ed ingoiando, soddisfatta dei suoi mugolii di piacere. Mi stappai la bocca e, sorridendo, risalii sinuosa il suo corpo, distendendomi su di lui. Me lo ficcai dentro, provai a cavalcarlo, lui mi guardava con un viso stranito, un po’ sofferente. Lo cavalcavo, sentivo la sua bella mazza, ma lui se ne stava lì fermo come un manichino. “Ti piace?”, gli dissi. “Mi piace stare sopra”, fece lui. Fui sorpresa e lo lasciai fare. Ci staccammo e mi distesi io. Si tolse la t-shirt e fu sopra di me. Visto tra le mie cosce mi diede subito un'altra impressione, mi parve più deciso, più maschio. Mi spinse il cazzo nella figa poi mi infilzò volitivo. Prese a scoparmi con decisione cancellando dal mio volto quell'aria curiosa, un po' da mammina premurosa, che chissà perché avevo assunto. Mi scopava come uno che sapeva ciò che faceva. Dopo i primi colpi, si erse col busto, mi prese le caviglie e le spinse in avanti per farmi divaricare le gambe. Iniziò a dimenarsi agitando i fianchi, mi scopava e mi sapeva scopare. Mi fotteva, avevo la fregna in ebollizione. Sgranai gli occhi, contorsi la schiena e venni. Oh come muoveva bene i fianchi! Possibile? Una sola scopata con mamma ed era già così bravo? Dannazione chi l'avrebbe mai detto, era proprio un bel puledro, aveva ragione nostra madre. Ero colta da un turbine di piacere. Lui ci dava dentro senza sosta, sulla sua pancia sotto sforzo si scolpirono per bene i muscoli e fu una delizia venire ancora guardando le gocce di sudore che gli scivolavano sul corpo. Volle cambiare posizione ancora, lo accontentai stuzzicata dal suo modo di fare. Fu dietro di me che volentieri mi disposi come una gatta. Mi prese per il collo ed un gomito e mi fotteva che era una meraviglia. Mi spappolava la figa con la sua irruenza, io impazzivo di piacere ansimando, e gridando come la più depravata delle puttane. Stringevo i denti e venivo fottuta, mi reggevo sulle ginocchia ed i seni mi penzolavano come campane. Mi lasciai cadere su un fianco e finimmo accucciati a scopare. Tenevo alta la coscia destra guardandone il rossore sul ginocchio mentre lui continuava imperterrito a fottermi. Così lo potevo guardare in faccia, era sudatissimo e rosso, deciso a spaccarmi, a farmi vedere quanto era bravo. Mi distesi e presi ad accarezzarmi le tette. Eravamo rivolti verso la porta della stanza e fu allora che mia madre e mio padre entrarono. Pietro si fermò colto dallo sconforto. "Ciao!", dissi loro. "Buongiorno", risposero quasi all'unisono con i volti sorridenti. "Pietro non avere paura...", dissi a mio fratello muovendo io i fianchi per sopperire al suo immobilismo. "Lasciati andare amore", disse mamma e mi colse di sorpresa iniziandosi a spogliare. Papà si avvicinò a noi e prima carezzò i capelli di mio fratello poi si tirò fuori il cazzo porgendolo alla mia bocca. Mio fratello fu raggiunto da mamma che, in una strana postura, gli spalancò in faccia la figa. Solo allora si tranquillizzò. Lui si distese, lei gli si sedette sul viso, io mi impadronii del suo cazzo in figa shakerandomi col bacino mentre succhiavo il cazzo di papà.

Era la nostra vacanza a Cuba.
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