i racconti di Milu
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Oramai il suo cazzo non mi diceva più niente. Lo facevo chiavare tanto per farlo addormentare, 10 minuti di penetrazione, mi veniva dentro e poi mi andavo a lavare e mi masturbavo. 50 anni non si può rinunciare al cazzo, al sesso, alle emozioni dell'orgasmo ed accontentarsi del dito. Desideravo troppo venire con un cazzo dentro. vevo ancora un bel corpo, un pò grosso, coscioni e bel culo e tette molto sporgenti. Sono ester, moglie di un uomo, Francesco, di 60 anni e senza più abbastanza forza da sbattermi per farmi venire. Veniva quasi subito. mi dava persino fastidio.
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La metropolitana era un pò affollata, i viaggiatori stavano quasi a contatto. Io ero seduta e di fronte a me un uomo. Toccava con le gambe le mie ginocchia. lo guadavo davanti a me ed all'altezza del mio viso c'era il suo corpo, i suoi pantaloni. Alzai gli occhi e ci guardammo, intensamente. Gli sorrisi e lui fece un gesto da furbo: profittando di una frenata del treno spinse in avanti il bacino. Avrei potuto baciarglielo se mi allungavo di poco. Ci guardammo di nuovo e gli sorrisi; come dire "ho capito che non lo hai fatto apposta ma se l'avessi fatto apposta mi sarebbe piaciuto". Mi alzai per scendere e superando il suo corpo mi trovai a contatto; di nuovo la spinta del bacino. Stavamo afiancati vicino alla porta e nello scendere lui, con disinvoltura, passò una mano su un mio seno, sfiorandolo. Quell'uomo mi piaceva, accidenti, e forse non lo avrei più incointrato.
E invce non fu così, perchè il giorno dopo dovetti tornare da mia madre in metropolitana e feci in modo di prendere il treno alla stessa ora. Guardai il treno sfilare mentre si fermava e lo cercavo con gli occhi....e me lo ritrovai dietr mentre salico gli scalini. Quel giorno avevo indossato un reggiseno che mi ero modificato da me. Ho i capezoli grossi ed allungati, sembrano le punte di grosse dita e tenerli compressi nel reggiseno mi fanno malee mi danno fastidio. Così buco i reggiseni e li porto fuori, a contatto con la maglietta.Solo che, se la maglietta è roppo sottile, si notano. E quella mattina indossai apposta una maglietta sottile. Speravo che nella folla potevo farglieli entire e che, magari, me li avrebbe toccati. Aveva un giacca sportiva aperta e sotto solo la camicia, intravedevo i suoi capezzoli, e mi mossi in modo da finirgli di fronte. Lui capì e si spinse col petto verso di me, sentì i mieeeei capezzoli grossi e duri. Era confuso ed eccitato.
Quando scendemmo lui era dietro di me ed io gli pressavo il culo contro, lo sentiiduro. Uscendo dalla stazione , si avvicinò a me:
- Lei viene per via M.....
- Si
- Ha molta fretta?
- Bhe, no.
- Allora venga con me, ho la macchina in garace qui vicino.
Non gli chiesi perchè, non gli chiesi dove volesse andare, ci eravamo capiti e volevamo la stessa cosa. GUidò in silenzio veso la periferia e si fermò davanti ad un alberghetto. Lo seguii.
- Avevi così voglia di chiavarmi? - mi disse quando fummo nella stanza e dopo che ci eravamo baciati e toccati.
- L'avevi anche tu. Dai, facciamolo. Spogliamoci.
Aveva un cazzo non grosso, ma enorme. Gli i arrivava quasi a metà della coscia ed era grosso come un braccio.
- Una troia come te può prenderlo - mi disse
- Se sai farlo entrare, lo prendo - gli risposi
- L'altro giorno in treno, mi senbrava che stessi per farmi un pompino-
- Oggi no, voglio che mi chiavi nela fica, Vediamo se sei davvero capace di farmi venire con il tuo coso. Dai, sfondami.
Uscimmo da quell'alberghetto dopo 4 ore. Avevo la fica indolenzita ed ancora eccitata.
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Era cominciata così. Ma a Sandro gli ero entrata nel sangue, ero la sua troia.
Due giorni dopo mi chiamò-
- Che c'è Sandro.
- Voglio chiavarti ancora.
- Ascolta, mi metto d'accordo con l'infermiera che assiste mia madre, dico che vado da lei stanotte.
- Vieni da me.
La verità era che ci eravamo innamorati come due ragazzini.
Quella notte lui volle incularmi.
- Sandro, no. Mi ammazzi con il tuo coso, è troppo grosso.
- Sei la mia troia, non puoi negarmelo.
Mi fece sanguinare, ma ero contenta. Lo avevo sentito felice, lo avevo sentito godere. Mi consolò facendomi venire con la sua lingua svelta e insistente sul clito.
- Sai che ti amo? - mi disse, mentre mi baciava sulle labbra delicatamente.
- Tu mi fai morire. E' bellissimo quando mi tratti a troia e poi con amore.
Sandro era single, divorziato. Neppure lui aveva figli. Era abbastanza ricco. Mi regalò uno smeraldo molto costoso, stava diventando un vro innamorato. Mi telefonava:
- Oggi te l'ho detto che ti amo?
- Ami più me o la mia fica?
- Non è tua, è mia.
- Ah, voglio che mi schizzi in bocca il tuo sperma, amore.
- Ester, voglio vederti , presto.
Ma lui lavorava, non avevamo molto tempo.

- Ester.....
-Ciao Sandro.
- Vuoi chiavare con me?
- Sandro ascolta, una disgrazia, mio marito; è morto nel sonno stanotte.
- Mi dispiace, un bacio. Chiamami tu appena puoi.
Lo chiamai dopo dieci giorni.
- Sandro, stasera, vieni tu da me.
- Ester sembra un ordine. Certo che vengo.
- Si, è un ordine della tua troia, Voglio che mi vieni dentro la fica.

Ci eravamo spogliati, ci abbracciavamo, ci baciavamo, ci toccavamo.
- Un minuto - disse lui - vado in bagno.
Allora ebbi un impulso di libidine.
- Aspetta, vengo con te.
Lo feci mettere sul piato doccia.
- Pisciami sulla pancia in modo che scorra tra le labbra della fica.
Quella orina calda mi eccitò allo spasimo, glielo presi in bocca ancora bagnato. Poi mi lavai con la doccetta e lo raggiunsi sul letto.
- Mettiti sopra di me, fattelo entrare tutto. Voglio strapparti i capezzoli, te li voglio allungare e torcere perchè ti eccita quando te lo faccio.
- Vorrei che me li mordessi e me li succhiassi forte fino farmeli sanguinare. Sei il mio uomo, il mio padrone: del mio corpo puoi fare tutto quello che vuoi. Ti amo.

Oramai passavano i fine settimana insieme, dal venerdì al lunedì mattina. Passavano interi pomeriggi