i racconti di Milu
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"E' successo anche al mio!", esclamò, io le sorrisi smagliante come non mai e lei continuò il suo racconto: "Mi guardava, mi fissava, sembrava ipnotizzato. Dai movimenti del suo costume capii subito che apprezzava". Lei se la rideva: "Lo sapevo, ma come bisogna fare con questi maschietti! Adorano il topless!". Sorrisi anche io e tornai a sorseggiare il mio bitter. "E' che sei pure una bella donna, diciamoci la verità", mi fece. "Grazie Veronica, anche tu lo sei. Tette belle toniche e abbronzate meglio delle mie...", glossai ammiccante con gli occhi nella sua scollatura. Lei mi guardò con un fare carico di sensualità: "Per la nostra autostima, la reazione dei nostri figli è un bel fatto no?". Accavallai le gambe e confermai il suo parere: "Chi l'avrebbe mai detto, a quarantacinque anni, di piacere ad un diciannovenne!". "Sono soddisfazioni cara Giulia!", aggiunse prendendo un pasticcino, poi continuò: "Uno se le merita certe cose. Dopo un anno di lavoro, ritrovarsi in spiaggia con le attenzioni di un bel ragazzotto...". "Ah sicuramente!", feci io. Diede un morso poi ripose il pasticcino e mi fissò. Ci fu un attimo di silenzio in cui mi sentii scrutata, le labbra della mia amica si strinsero tre volte come se volesse bisbigliarmi qualcosa ma lasciò sempre perdere, come insicura, sciogliendosi in una espressione serena. Fui io a rompere gli indugi: "E poi siamo andati in cabina". I suoi occhi brillarono. "Tu e lui?", chiese con impeto. "Ma certo", proferii io e lei si lasciò andare ad una frase che mi parve essere più un'asserzione che un interrogativo: "E l'avete fatto". "Successo anche a te?", mi accaldai di botto. "Tesoro abbiamo tante cose in comune", sentenziò e stavolta accavallò lei le gambe. "Insomma galeotta fu la spiaggia!", feci io. "Galeotto fu il topless, vorrai dire", fece lei e scoppiammo a ridere.

Sorseggiai il bitter ancora una volta poi principiai: "Bhe allora ti spiego, a me è andata più o meno così. Eravamo in riva al fiume, solo noi due senza nessuno in giro, per la verità avevamo visto dei pescatori, ma molto distanti da noi. Io ero finita tette all'aria e mi godevo il sole e la frescura che emanava il fiume. Lui mi guardava come stordito e si muoveva goffamente, rosso in viso, tutto chinato sullo stomaco per nascondere l'evidente erezione. Era rapito dal mio topless e... diciamo che il suo cazzo si mise in sintonia col mio seno polposo e florido”. Ridemmo, anche lei assaporò del bitter quindi continuai: “Lo trovavo buffo e dovetti trattenermi per non scoppiare a ridere. Gli dissi che aveva fatto proprio bene a portarmi li, che non conoscevo quel posto e che lo preferivo alla spiaggia che era sempre affollata e caotica. Luì mi ribadì che li non c'era mai nessuno, si finse rammaricato dicendo che aveva mal di pancia il furbetto! Poi puntualizzò che in spiaggia non mi sarei mai messa in topless, al che risposi perentoria che pure lui non avrebbe mai vissuto l'erezione che lo costringeva ora a simulare un mal di pancia!”. “E lui che fece?”, mi chiese Veronica. “Si scusò. Ovviamente gli dissi che era tutto normale e lentamente lui prese a mostrasi a me senza più star chino. A quel punto andai oltre, gli chiesi se davvero non c'era mai nessuno li. Lui me lo confermò, allora gli proposi chiaro e tondo di liberarsi del costume". "E come reagì?", mi chiese ancora Veronica con una voce graffiante. "Si spogliò, ovvio", le risposi e continuai: “Sapessi che cazzo di eccitazione mi montò dentro! Sarà stato il tabù dell’incesto?”. "Probabile", mi disse eccitata. "Fatto sta che sentii l’istinto di spogliarmi e gliela spalancai in faccia, depilatissima e non poté che innamorarsi del mio diadema prezioso e del suo profumo", lei se la rise: “Sei una troia Giulia”. Le feci l’occhiolino, chissà se si rese conto che mi stavo elettrizzando tutta! Continuai: "Iniziò a leccarmi su e giù, ondeggiando e tornando a solcarmi la figa, poi ci mise anche le dita. Mi fece godere con mille impulsi. Non ci fu bisogno di aggiungere altro, si mise dentro di me seguitando con armoniosi colpi di reni". "E ti è venuto dentro?", chiese strabuzzando. "No questo no, meglio evitare certe complicazioni. E' venuto usando le tette!", le dissi poi la presi d'assalto: "Dai racconta tu ora!".

Veronica tirò un respiro profondo poi iniziò il suo racconto: "Bhe per cominciare ti dico che a me è venuto in bocca. Comunque… comunque accadde in altre circostanze, molto diverse dalle tue”. Incalzai: “E cioè?”. “Praticamente eravamo tutti e quattro a passeggio in centro solo che io ero decisamente nervosa perché mia figlia si era messa ad abbracciare mio marito in un modo che mi pareva un po’ spinto". "In che senso?", feci io. "Guarda, passeggiavano e si palpavano, lei diceva che era solo un gioco, che si fingevano fidanzati ma a me quell'aria a metà tra l'ingenuo e lo scaltro mi infastidiva anche perché mio marito ci stava!". Insistetti: "Che faceva? Non ho capito…". "Giulia, mio marito le palpava il culo! Ovviamente io mi ingelosii, quei due palesavano una perversa furbizia dietro quella goliardica sfrontatezza!". "Che strano", commentai. "Già" fece lei e sorseggiò poi riprese: "A quel punto presa dalla stizza, chiamai mio figlio Riccardo che gironzolava poco distante da noi adocchiando qualche ragazza qua e la. Lui si avvicinò a me ed io mi ci incollai subito addosso spiegandogli che stavamo giocando a fare i fidanzati". "E lui?", tornai a chiedere. "Mi prese per stupida ovvio, poi guardai ancora mio marito e mia figlia che proseguivano in toccatine fugaci allontanandosi tra la folla e così.. così andai oltre". "Che facesti?", domandai sempre più curiosa. "Baciai mio figlio", fu la risposta di Veronica. "Davvero?", dissi. "Sì, a stampo, lui restò perplesso ma io lo rifeci e gli adagiai pure una mano sul mio culo". La guardai stupefatta. "Ok, se ci ripenso non so dirti cosa cavolo m'era preso. Non so, non riesco a spiegarmelo. Non so come è potuto accadere, non me ne capacito. Forse è il tabù dell’incesto, come dici tu. So solo che la sequenza successiva fu un entusiasmante aggrovigliarsi di lingue e corpi”. Sorseggiò il suo bitter in tutta tranquillità mentre io dovetti apparirle sempre più indiscreta: “Racconta!”. “Certo certo”, fece lei e continuò: “Successe tutto così in fretta, pochi attimi. La lingua di mio figlio, le sue mani sul mio corpo, le mie sul suo, tutto concorse a mandarmi la mente in tilt. Il cuore batteva accelerato dall'eccitazione, sulla pelle il marchio di una valanga di sensazioni forti e contrastanti, nello orecchie e tra le labbra parole bisbigliate, a volte timide a volte così deplorevoli. Mio marito e mia figlia proseguirono la loro passeggiata, noi no, ci inoltrammo in un vicoletto". "E fu lì che accadde tutto? Nel vicoletto?", domandai. "Già, finii contro un muro, la bocca impastata di dolce saliva, un bruciore sottile nello stomaco e quelle energiche batoste così trascinanti, così calde, così maschie datemi da mio figlio. Un giramento di testa e soggiogai al primo amplesso, ed altre zaffate di piacere mi travolsero. Ero lercia, vittima di continui conati di umori, devastata dal movimento di mio figlio. Gli raccomandai di non venirmi dentro, gli dissi che l’avrei fatto godere con la bocca. Lui si placò lasciando il mio corpo e poi toccò a me fare il resto”.

"Che c'è? Tutto bene?", mi chiese Veronica. "Certo, certo", le risposi, ma quel racconto mi aveva davvero stravolto la mente, lei vedeva forse del pallore sul mio viso. In tutta sincerità c’era pure dell’altro: ero bagnata tra le gambe e, stando bene accorta, tenevo la mano sulle mutandine massaggiandomi la figa. “E dopo? Cioè ora dico, continuate a scopare o no?”, mi chiese. “Noi… noi sì, ma perché voi?”, rigirai la domanda. “Certo tesoro, è qualcosa di troppo appetitoso no?”, fu la sua riposta. Io sorrisi e morsi un pasticcino con la mano libera. Lei sospirò, forse agognando una prossima scopata col figlio, io lasciai il dolce e la riportai alla nostra discussione: “Ma non ho capito. Tuo marito scopa con tua figlia?”, le chiesi. “No, non credo, penso di no o forse si”, scoppiò a ridere. "E tuo marito e tua figlia?", fece lei. "Non ci ho mai pensato", le risposi meditabonda con le dita che scivolavano sulle mutandine seguendo il solco delle labbra. "Sai cosa ti dico?”, disse ridendo. “Cosa?", proferii stuzzicandomi sotto. "E’ vero, mi sono ingelosita nel vedere mia figlia fingersi la fidanzata di mio marito, ma se ci penso la cosa mi fa perdere la testa. A me piacerebbe da matti che si scopassero!". Io strabuzzai gli occhi poi imprecai: “Dannazione..”. “Che ti prende?”, mi chiese spaventata. Gorgogliai e mi agitai con un breve brivido. “Giulia tutto bene?”, tornò a chiedermi. “Certo.. una favola…", le dissi e sollevai la mano mostrandogliela ben unta e viscosa. "Mi hai fatto venire un orgasmo!” le dissi. Lei mi guardò esterrefatta poi scoppiammo entrambe a ridere.
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