i racconti di Milu
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.Adele oramai era una donna. A 18 anni aveva oramai un corpo bellissimo;i seni eretti, il culo tondo, le cosce belle e tonde, i capelli lunghissimi. Aveva un viso un pò tondo, la bocca larga, ma era bellissima. Quando lei la asciugava dopo la doccia le passava le dita tra i peletti del pube, la tastava, la baciava sulle braccia e sille cosce. Era la sua unica figlia, la adorava, era bellisima e somigliava a lei.

Ma lei aveva anche un altro amore. Un amante, un uomo grosso e forte; suo marito non la sodisfaceva per niente e lei si era incontrata con quest'uomo che l'aveva attirata, seguita, provocata finchè lei non aveva ceduto alle sue voglie. Non era bello ma era terribilmente maschio. Aveva sempre voglia e voleva chiavarla dappertutto, anche sotto le braccia. E aveva un cazzo davvero grosso, non esageratamente lungo, ma grosso, molto, che le faceva sentire la carne del culo o della fica tirata e tesa dalla sua pressione. Non lo amava, ma era succuba dei suoi desideri e dei suoi capricci. Non avrebbe potuto fare a meno di lui, lo voleva, lo voleva troppo. Quando lui la chiamava al telefono lei sentiva una contrazione nella fica, quando lo vedeva, anche da lontano, si sentiva eccitata; quando lui la toccava le dava piacere e desiderio. No, non lo amava, ma era il suo uomo, suo,e lei era la sua donna,sua, la sua fica, la sua troia disposta ad offrirsi ad ogni suo capriccio. Lui le aveva sverginato il culo, l'aveva abituata al pompino e soprattutto ad essere leccata fino a farla svenire nell'orgasmo. Quando dormiva accanto al marito, sognava il suo cazzo, apriva le cosce nel sonno come se aspettase di sentirselo spingere dentro di forza, come lui faceva, fino a pressarla sull'utero.Lei era succuba consenziente di quall'uomo, sua schiava sessuale, pronta ad obbedirgli in ogni capriccio, in ogni depravazione, in ogni oscenità. Una volta l'aveva costretta a farsi chiavare davanti a lui da un altro, solo per sapere se lo spettacolo lo eccitava ed un'altra a fare un pompino ad un altro suo amico, davanti a lui e l'aveva costretta ad ingoiare il suo sperma. Quando erano insieme, le ordinava di fargli vedere la fica.
A suo modo quell'uomo la amava perchè lei era ciò che lui voleva da una donna. Era bella, sottomessa, perversa, disposta a fare ogni cosa che lui volesse. Non avrebbe rinunciato a lei per nulla al mondo, ma il suo modo di mostrarle amore era prepotente, osceno, di sesso e di libidine. Ed amava usarla per le sue fantasie, farle fare la troia per i suoi capricci. Le proibiva di far chiavare il marito per gelosia, ma al tempo stesso, l'aveva fatta chiavare davanti a lui da un altro e le aveva fatto fare un pompino ad un suo amico facendole ingoiare lo sperma. E lei lo aveva fatto, incapace di opporsi, magari provando piacere di essere costetta da lui a prostituirsi ai suoi amici.
Suo marito volle divorziare da lei: le lasciò la casa, un reddito forte e la custodia della figlia. E lei sperò di vivere con lui, avrebbe voluto averlo sempre a portata di mano. E gli chiese di andare a vivere con lei. E con lei viveva la figlia.
Adele però non c'era quasi mai in casa. Studiava fuori e tornava il venerdì sera, poi ripartiva la domenica insieme ad una amica che le dava un passaggio nella macchina del padre. Adele aveva avuto alcune esperienze coi ragazzi. Baci, toccate, abbracci, ma il massimo che avesse fatto era stato far mettere ad un ragazzo il cazzo tra le sue cosce spinto sotto le mutandine. Si masturbava tutte le sere ed a volte anche al mattino se si svegliava presto. Lei avrebbe voluto farsi sverginare ma non aveva trovato un ragazzo che le piacesse abbastanza da farselo fare. A volte vedeva immagini di uomini sul pc. si immaginava come sarebbe stato farsi forzare la fica dai loro cazzi. E a volte sascoltava racconti delle amiche che già lo prendevano, che boccheggiavano. che lo avevano preso anche nei loro culetti. Si eccitava ad ascoltare ciò chele dicevano, le loro valutazioni sui cazzi dei ragazzi che le chiavano, ma lei non aveva ancora avuto quell' impulso forte che la portasse a farsi sverginare la fica.
Suo padre era andato a vivere dall'altra parte della città, lo vedeva la domenica mattina andando da lui. La delusione lo aveva spinto a sviluppare una omosessualità latente ma ben mascherata. Amava sua figlia, la manteneva e le aveva intestato la proprietà della casa dove abitava la madre ed altre e la manteneva agli studi, le dava soldi e voleva comprarle una automobile per renderla indipendente. Lei gli voleva bene e non dava peso a qualche chiacchiera sui suoi contatti omosessuali.
Nella casa della madre la sua stanza era in fondo ad un lungo corridoio, silenziosa, con un bagnetto indipendente. Quando tornava la madre provvedeva a lei, le faceva la doccia, le preparava i vestiti e la biancheria per la settimana seguente. Aveva molta confidenza con la madre. Una voltaa, lei era quasi nella pubertà, sua madre l'aveva sorpresa che tentava di masturbarsi. L'aveva baciata in fronte e le aveva detto:
- Ti fa vedere la mamma come devi fare.
e le aveva insegnato come eccitare il clito, i capezzoli e come penetrarsi con un dito. Quando la asciugava, dopo la doccia, le passava sempre una mano sulla fica, per mantenere quella confidenza ed anche perchè le piaceva toccare il suo corpo giovane. E la madre, toccandola, si accorgeva della sua fortissima sensibilità e del fatto che Adele aveva bisogno di stare sotto ad un uomo, di essere chiavata e soddisfatta, di avere orgasmi e desideri. Sfiorandole il clito la sentiva sussultare e sentiva i suoi capezoli indurirsi. Una volta la masturbo in piedi, con l'asciugamani addosso: insistette nel carezzarle il clito e la vide respirare affannosa e gemere ed allora la finì fino all'orgasmo. Un orgasmo che le fece capire che Adele aveva la sua stessa natura e la sua stessa voglia di fare sesso. Ma non voleva che fosse sverginata da un stupido ragazzo sul sedile di un'automobile: avrebbe voluta guidarla lei, farglielo fare come lei voleva, con un uomo, forte e bello che la amasse; e magari avrebbe voluto aprirle lei le cosce per farla penetrare e rompere.

Quando lei tornò il venerdì sera trovò l'amante della madre, Remo, che già dormiva in casa. Remo rimase stordito ed incantato dalla bellezza della ragazza. Le guardava i seni, il culo, la forma delle cosce sotto la gonna. Lei notò il suo sguardo e capì il desiderio che aveva suscitato nell'uomo. Arrossì, ma non era dispiaciuta dalla ammirazione dell'uomo. Lui non era bellissimo, aveva un viso maschio e duro, un corpo grande e forte, tutto muscoli ed una dentatura bianchissima che curava sempre. veva mani grosse e molto forti e quando le strinse una spalla come atto di amicizia, lei sentì un brivido di piacere.

Nel letto, parlando con Ada, la madre di Adele, disse:
- E' bellissima, chissà quanti ragazzi avrà divetito.
- Ma che dici,Remo? Adele è verginella.
- Ah, allora bisogna farglielo. Alla sua età deve poter godere l'uomo. Ada, facciamogielo noi due.
- Sei pazzo? Quella è mia figlia e se la tocchi ti scanno mentre dormi.
- Non voglio farle del male, voglio aprirle le porte del piacere. E tu me la darai perchè è meglio con me che con qualche ragazzetto infettato dalle puttane.
- Vuoi sverginare la mia bambina?
- Voglio che sia tu a darmela ed a convincerla a farselo fare da me, davanti a te, come un regalo. E se me la neghi, ti lascio per sempre. Se vuoi me, dammi lei.
(continua)