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Il sottile richiamo della depravazione

cap1
Rebecca si stava dirigendo a passo spedito verso la facoltà di economia, a breve avrebbe dovuto sostenere l’esame di analisi matematica. A dire il vero il dottor Levi, l’insegnante di matematica, la inquietava parecchio. Rebecca aveva capito fin da piccola che dal basso dei suoi un metro e sessanta gli bastava molto poco per condizionare il sesso maschile. Occhi verdi, nasino alla francese, un corpo scolpito negli anni di ginnastica, una spruzzata di lentiggini e uno sguardo malizioso erano per lei delle armi assai utili. Adorava attrarre l’attenzione del sesso maschile, le sue movenze, la sua innaturale timidezza facevano di lei il centro delle mal celate attenzioni maschili. Rebecca aveva avuto molto fortuna, da un lato la natura gli aveva regalato un seno sodo e prosperoso, due gambe magre e caviglie sottili e un sedere tondo e sodo. Dall’altro si allenava costantemente, tutte le volte che si infilava il suo striminzito top da palestra e quei pantaloni che gli aderivano come una seconda pelle e saliva le scale per entrare in palestra si bagnava tremendamente. Sapeva che tutti gli sguardi sarebbero stati su di lei e che spendendo quel tempo le sue armi sarebbero diventate sempre più affilate.
Questa sensazione di dominio sul sesso maschile la eccitava a tal punto che spesso dopo le lezioni di ginnastica, alla vista di tutti quei rigonfiamenti che svettavano dai pantaloncini degli astanti doveva correre nello spogliatoio e masturbarsi furiosamente col manico della spazzola.
A tutte queste grazie che la natura e il suo fervido lavoro gli avevano donato bisogna aggiungere che Rebecca era l’unica erede di una famiglia facoltosa e una madre oca giuliva e un padre assolutamente inebriato dalla bellezza della figlia gli concedevano di vivere nel lusso. Questo si traduceva in un guardaroba in continua evoluzione, abiti firmati, scarpe di ogni tipo e fattura.
Quel giorno non aveva resistito all’idea di sedurre quel professore burbero e distaccato che mai l’aveva degnata nemmeno di uno sguardo. Per lei nel corso del tempo era diventata un’autentica sfida questo l’aveva portata ad assumere atteggiamenti e un abbigliamento sempre più esplicito.
Il professor Levi però non aveva assolutamente ceduto a queste sue continue provocazioni e mai gli aveva dato il minimo segno di interesse, eppure giravano voci su quel professore che confermavano la sua eterosessualità e la sua passione per le giovani ragazze.
Pensando a questo Rebecca si era infilata un tubino nero e messa due scarpe col tacco di vernice nere. Semplicemente indossando questi indumenti sentì la sua vagina inumidirsi, l’idea che il professor Levi l’avrebbe guardata la stava eccitando terribilmente. Sentì il filo del tanga posizionarsi nel solco del sedere e con una mano iniziò ad accarezzarsi. Si costrinse a fermarsi, voleva che tutta quella carica erotica si riversasse sul professor Levi.
Si incammina verso la facoltà , anche se il suo fidanzato Marco si era offerto di accompagnarla, lei si rifiutò categoricamente per due ragioni. Prima di tutto non voleva che marco la vedesse così eccitata e vestita dall’altra proprio davanti alla facoltà c’era un gruppo di operai che stava ristrutturando una casa, la loro mal celata ammirazione e i loro commenti sconci non facevano altro che farla bagnare ulteriormente.
Marco, il suo fidanzato, era così bigotto e rintontito dalle ore di palestra che non avrebbe certo capito questo suo desiderio di essere ammirata.
A dire il vero il suo fidanzato era una frana anche a letto, i tanti muscoli non si erano tradotti in un gran pisello e la sua fantasia era minima. Tolti questi due aspetti Marco eseguiva gli ordini di Rebecca alla lettera e invece di infastidirla con quel suo ridicolo pisellino si accontentava di venire sulle mani ben curate di Rebecca. Lei se concedeva raramente e a dire il vero più che un atto sessuale la attraeva l’idea di umiliare quel gigante muscoloso.
Con questi pensieri in testa non si accorse che stava passando davanti al gruppo di operai che appena usciti dal bar stavano fumando una sigaretta. Si ricosse dai suoi pensieri quando ormai ancheggiante gli stava sfilando davanti, il primo l’apostrofò dicendo “che troia me la scoperei”; una fitta la prese proprio nel basso ventre. Il secondo le toccò il sedere, mentre quella mano si attardava sul suo culo sentì il suo sesso bagnarsi. Ma cosa le stava succedendo, lei era quella che dominava gli uomini, lei era quella che tutti volevano e nessuno aveva e ora come la prima delle troie si bagnava davanti a un gruppo d’operai? Quel professore la stava mandando fuori di testa, lo doveva punire per averla ridotta in questo stato. Si riscosse da questo stato confusionale e assestò una sberla sulla faccia del malcapitato operaio. Li guardò e urlò : io vi denuncio maiali. Questi si misero a ridere e ancora la apostrofarono con l’epiteto predente.
Rebecca avvampando di vergogna si precipitò all’ingresso dell’università, era in uno stato confusionale, le mutandine zuppe di tensione erotica e una voglia inconfessabile di essere scopata. Cosa le stava succedendo?

Quando superò l’androne dell’università riacquisto controllo e sicurezza. Questo era il suo mondo ogni singolo ragazzo la desiderava, ogni singola ragazza la guardava con malcelata invidia.
Si diresse baldanzosa verso l’aula dell’esame, aprì la porta con grazia ma decisione, appena si affacciò all’aula tutti gli occhi si puntarono su di lei, tranne quelli del professor Levi che nel suo completo grigio di spalle stava scrivendo sulla lavagna. Senza neppure girarsi il professore parlò: Rebecca l’esame è iniziato da quindici minuti lei è in ritardo, si sieda e aspetti il suo turno, visto il suo comportamento sarà ultima; un paio di ragazze sghignazzarono e altre la guardavano divertita.
Umiliata si sedette in prima fila, con le guance rosse e lo sguardo basso. Appena si sedette si accorse le che sua vagina come se avesse una mente tutta sua stava ammettendo liquidi e contraendosi con forza. Lei godeva ad essere umiliata? Lei che tutti gli uomini aveva ai suoi piedi si sentiva in mano a questo professore che non la considerava minimamente.

Il tempo passava e Rebecca sentiva la sua eccitazione crescere ad ogni studente che veniva interrogato, le sue amiche dopo aver passato l’esame la guardavano con aria ironica, come si guarda un fallimento seduto su una sedia, questo accresceva ancora di più la sua eccitazione; era in uno stato confusionale, doveva masturbarsi o sarebbe esplosa. Tutte le volte che vedeva l’elegante penna stilografica del professore affondare nel registro e poi sul libretto si leccava le labbra, avrebbe voluto strappagliela dalle mani e masturbarsi freneticamente con le cosce aperte seduta sulla cattedra.
Si riscosse quando Fabrizio, un suo orribile compagno di classe obeso, gli sussurrò all’orecchio: vatti a sciacquare si sente il puzzo di fica da qua.
Avvampò di vergogna, anche il l’ultimo tra gli ultimi si permetteva di canzonarla, lei che ieri era la regina dell’università. Proprio in quel momento si accorse che la sua vagina, impazzita, si stava contraendo in un orgasmo.
Fabrizio la guardò con un ghigno che non fece altro che aumentare la sua eccitazione e si alzò per recarsi a sostenere l’esame. Quella maledetta penna del professore era alzata e sfiorava le sue labbra, lei la avrebbe voluta avere tra le cosce e far vedere al suo professore come sarebbe stata brava.
Fabrizio dal canto suo non si lasciò scappare l’occasione e mentre si alzava fece sentire tutta la sua lurida eccitazione strusciando prima la pancia e poi il suo pisello sul braccio nudo di Rebecca. Ammutolita si lascio trattare come una puttana; quando una mano di Fabrizio , veloce, li strizzò il capezzolo ritto per l’eccitazione non riuscì a trattenere un gemito.
Levi con voce calma ma imperiosa disse: silenzio in classe, tu Fabrizio sbrigati devi sostenere l’esame e lei signorina non le basta essere venuta in ritardo?
Rebecca abbassò gli occhi e cercò di ricomporsi. Mentre la sua fica si contraeva ancora.

Quel bastardo di Fabrizio era preparato e l’esame finì rapidamente con un trenta, in breve si trovò da sola nell’aula. Lei che era venuta vestita come una diva per sedurre il suo professore si trovava adesso costernata, con le gambe strette per mascherare la sua eccitazione e la testa bassa.

Il professor Levi la chiamò e lei come una automa, senza più la sua baldanza si diresse verso la cattedra pronta a sedersi.
Ma prima che lo facesse il professore parlò: signorina non si sieda nemmeno. Rebecca sbarrò gli occhi. Levi continuò: Questo abbigliamento non è degno di un aula universitaria indicando con la penna il tubino di Rebecca. E il suo comportamento tanto meno. Prenda questa penna e questo quaderno e scriva finché non l’avrà compilato completamente “non mi vestirò più in una maniera inadatta per attirare le attenzioni degli altri”. Rebecca non riuscì trattenere le lacrime, un groppo alla gola la attanagliava. Passi il fine settimana a ripensare alle sue azioni e poi lunedì torni per fare l’esame, con il quaderno compilato e la mia penna perfettamente funzionante. Così si pronuncio il professore e lei se ne andò verso la porta con le lacrime che gli solcavano il viso e sciupavano il trucco.
Mentre stava per uscire il professore le disse: Rebecca ha sporcato la sedia su cui era seduta e si vede una vistosa macchia sulla sua gonna. Evidentemente le secrezioni di Rebecca erano tracimate fuori dalle mutandine e avevano compiuto l’irreparabile.

Rebecca corse in bagno e si chiuse dentro, piangeva a dirotto, nelle mani stringeva la penna del professore, non si accorse minimamente della porta che si apriva e del profilo di Fabrizio che la guardava ghignando. Rebecca lo guardò frastornata , non si accorse subito che Fabrizio sotto la prominente pancia aveva cacciato fuori un cazzo di dimensioni asinine. Rimase sbigottita e Fabrizio non si fece scappare l’occasione; strappò dalle mani la penna che tanto era cara a Rebecca e con le sue potente mani fece girare Rebecca di spalle, le alzo di colpo la gonna e gli ficcò la penna nel culo iniziando a stantuffarla. Come poteva sapere Fabrizio che era quello che avrebbe voluto fare con le sue mani. Perché si chiedeva Rebecca non reagiva, ma anzi sentiva la fica in fiamme mentre il suo vergine culo veniva profanato così brutalmente?
Rebecca fece quello che neppure al suo amato Marco aveva mai fatto, si accuccio tra le gambe di Fabrizio e inizio a succhiarli l’uccello.
Fabrizio la guardò con aria truce gli prese tra le mani la testa e inizio a scoparsi la bocca di Rebecca come se fosse una fica.

A bocca spalancata sentiva il cazzo arrivarli fino in gola, con una mano si martoriava le labbra della vagina e con l’altra faceva entrare ed uscire dal culo la penna del suo professore, quanto avrebbe voluto avere adesso il suo cazzo al posto della penna, farsi profanare il culo per la prima volta dal suo professore. Il solo pensiero la face venire e in quel momento il cazzo asinino di Fabrizio gli eruttò una montagna di sperma in gola. Lei, la reginetta, in ginocchio in un cesso, con in culo la penna del suo professore fece quello che non aveva mai fatto. Ingoio tutto lo sperma e venne ancora una volta.

Con il trucco disfatto, la mandibola dolorante e filamenti di sperma che le colavano fino alle tette sentì il click dello smartphone di Fabrizio. La stava immortalando così come una troia, come la peggiore delle troie.

Fabrizio senza una parola se ne andò e lei dopo che si riprese dall’eccitazione si ricompose come poteva.

All’uscità dell’università trovò Marco che la aspettava, il suo fidanzato tutto muscoli. Quando l’abbraccio e la baciò senti il suo pisello attraverso i vestiti irrigidirsi. Subitò pensò appena le labbra di Marco si posarono sulle sue: scoprirà tutto. Invece Marco la baciò voluttuosamente e poi le disse: che strano sapore hai oggi amore.
Marco sapeva?