i racconti di Milu
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Alessia girò la chiave e il motore si spense, ubbidiente. Proprio come lei. Appoggiò la testa contro il sedile e prese un lungo respiro. Era davvero sicura di quello che stava facendo? Questa era l'ultima possibilità che le era rimasta per girare i tacchi e tornare alla normalità.
Abbassò lo sguardo sul proprio corpo. Il lungo cappotto nero la copriva fino a metà coscia, impedendo a chiunque di indovinare cosa indossasse, o non indossasse. Per fortuna la mezza stagione le aveva permesso di camminare per strada senza morire di freddo o di attirare lo sguardo dei passanti, così da riuscire ad arrivare all'auto tranquilla e senza incidenti. Una volta chiuso lo sportello, l'ansia, la preoccupazione e la conseguente eccitazione per l'assurdità di quanto stesse facendo erano sparite. Forse non proprio sparite, ma sicuramente si erano ridotte, come se dentro l'abitacolo dell'auto fosse invulnerabile. Ora, tuttavia, doveva scendere e percorrere i pochi passi che la separavano dal cancelletto e, infine, dall'appartamento.
Era arrivata fin qui, che senso avrebbe avuto mollare proprio ora? Nessuno.
«Forza tesoro.»
Prese un altro lungo respiro e scese dall'auto, percorse quei pochi metri e suonò il campanello. Sentire lo scatto metallico della serratura, tuttavia, risvegliò di colpo tutte le paure e i timori che si erano sopiti. Ma al tempo stesso l'eccitazione al pensiero di cosa sarebbe successo la travolse come un pugno allo stomaco. Guardò l'auto. Guardò il portone del palazzo.
Si stava recando nella tana del lupo. Le venne in mente Cappuccetto Rosso, con la bestia che si mangia prima la nonna e poi la fanciulla, ma entrambe vengono salvate dal cacciatore coraggioso. Quella però non era una favola, era la realtà e se il lupo l'avesse divorata non ci sarebbe stato nessun eroe a salvarla.
Si chiuse il portone alle spalle facendo più rumore di quanto avrebbe voluto. Si aggiustò le autoreggenti e mille dubbi l'assalirono. Aveva messo quelle giuste? Gli sarebbero piaciute? E l'intimo? Era andata apposta per l'occasione a comprare un nuovo paio di culottes. Se non le avesse gradite? A lei erano sembrate tanto fini e delicate e allo stesso tempo sensuali, ma se lui le avesse trovate brutte o inadatte? Che figura avrebbe fatto? E il trucco? Ne aveva messo poco, proprio come sapeva piacergli, ma se avesse esagerato? Dubbi dubbi dubbi. Sentì le gambe tremare e un groppo in gola. Si costrinse a calmarsi.
Ad ogni gradino il tacco degli stivaletti risuonava più forte di quanto mai si sarebbe aspettata. Si sentì mortificata. Non voleva fare tutto quel rumore ma, per quanto si sforzasse, non riusciva a fare diversamente. E dire che sapeva che sarebbe successo, ma questa volta era tutto diverso. Era come se ogni gesto fosse una prima volta.
La porta era socchiusa. Come ogni volta che veniva a trovarlo. Accennò un sorriso. Non vedeva l'ora di vederlo, di guardare i suoi occhi, di poterlo stringere in un abbraccio e sentire il suo calore, il suo profumo. Di stringersi a lui e cancellare tutte le paure, le ansie e i nervosismi che il mondo le procurava. Lui era il suo mondo, tra le sue braccia Alessia riusciva a sentirsi libera, serena, protetta.
Non questa volta.
Questa volta sarebbe stato diverso.
Tenendo lo sguardo basso, quasi vergognandosi di trovarsi lì vestita in quel modo, entrò in casa e si chiuse la porta alle spalle. C'era un delicato profumo di fiori nell'aria.
«Ciao.»
Non aveva bisogno di alzare lo sguardo per sentire i suoi occhi bramosi su di sé. Sapeva che, in quel preciso momento, lui le stava studiando ogni dettaglio e si sentì terribilmente sotto esame. Allo stesso modo sapeva che se lui la stava fissando, osservando, scrutando, non era per muoverle critiche o giudizi, ma per godersi ogni dettaglio della sua persona.
Se solo avesse avuto un poco di più di autostima magari non si sarebbe sentita così inadatta. Aveva curato ogni sfumatura per essere perfetta per lui, ma ora le venivano in mente mille particolari che avrebbe potuto curare meglio. Ormai era troppo tardi per preoccuparsene.
«Ciao.»
Rispose timidamente, combattendo l'impulso di gettargli le braccia al collo. Da quando avevano organizzato quell'incontro Alessia non poteva pensarci senza sentire il suo corpo vibrare e ora che era lì, sapeva bene quanto si sentisse eccitata. Anche senza controllare.
«Come stai?»
Sono tutta un fremito, ho paura per quello che succederà e mi farai ma non vedo l'ora di iniziare.
Sento le ginocchia tremare, quasi mi dovessero abbandonare da un momento all'altro.
Sento il mio cuore battere tanto forte da far quasi male.
Sento lo stomaco in subbuglio e un groppo in gola.
Ma con te mi sento sicura e protetta.
«Sto bene, grazie.»
Matteo le si avvicinò e si portò alle spalle della ragazza, immobile. Fu con un gesto gentile e delicato che le spostò i lunghi capelli neri scoprendole il collo sinuoso. Un istante e Alessia poté sentire l'uomo avvicinare il viso al proprio collo e trarre un lungo respiro. Un delicato intreccio di vaniglia e mughetto, scelto con cura per l'occasione. Quel gesto, semplice e per nulla innocente, le fece scaturire un brivido che le attraversò tutta la schiena, scendendo lungo le curve del suo corpo e arrivando dritto al suo sesso che, come un'esplosione elettrica, le infiammò spirito e carni. Chiuse gli occhi per un lungo istante, assaporando deliziosamente quell'emozione.
Con gesti lenti e misurati, le mani dell'uomo scivolarono davanti a lei, iniziando a slacciare i bottoni del cappotto. La fanciulla sapeva che era solo l'inizio, ma la sola idea di spogliarsi, togliere quell'indumento che l'aveva protetta, sarebbe stato come accettare di aver fatto il viaggio tra le loro due case vestita a quel modo. E se ne vergognò. Una vergogna carica di eccitazione.
Al secondo bottone, collocato all'altezza dei seni, sulle mani di Matteo si posò, d'un tratto, una di Alessia. Entrambi restarono immobili, godendo l'uno della presenza dell'altra. Già solo quel piccolo, timido contatto, per loro, era molto di più. Nel loro essere, Alessia e Matteo stavano facendo l'amore.
La mano di lei era più piccola, più candida, più delicata, ma non per questo meno forte. Matteo sapeva, conosceva ormai la forza della ragazza. Il semplice aver accettato quel gioco era una, per l'appunto, una dimostrazione di quella forza. Notevole, tra l'altro. E ora era suo dovere averne cura, senza abusare della propria posizione.
Fu per questo che intrecciò la sua mano a quella di lei e la strinse per un lungo, intenso momento. Voleva, con quel gesto, farle sentire la sua presenza, farle sapere che lui era lì, con lei e per lei. Alessia rispose a quel semplice gesto, stringendosi la mano al petto. Piegò il capo da un lato, apprezzando il bacio che seguì un istante dopo. Sentire le sue labbra morbide sul collo le trasmise un nuovo brivido e fu abbastanza per farle lasciare la presa.
Con cura e senza fretta alcuna Matteo slacciò gli altri bottoni, prese gli orli del cappotto e risalì lentamente, come se fosse un magico rituale. In un silenzio spezzato solo dai loro respiri le mani del ragazzo salirono fino all'altezza delle spalle e lì, con delicatezza, allargò il cappotto.
Alessia, come una ninfa che esce dai flutti, fece un piccolo passo avanti, scivolando fuori dal vestito e rivelando tutte le sue curve, fasciate solo dalle autoreggenti, dalle culottes trasparenti dal motivo molto semplice e sensuale e dal reggiseno coordinato.
Restarono così per un lungo istante, con lo sguardo di Matteo che correva sulle sue curve, sulla sua schiena, sulle sue gambe, sui suoi glutei, senza che Alessia trovasse il coraggio di voltarsi.
«Girati.»
La voce di Matteo le giunse alle orecchie come un martello che colpisce un’incudine. Per quanto fosse consapevole che quel momento sarebbe arrivato, sentirlo così scandito fu tremendamente eccitante. Ormai era lì, non poteva più tirarsi indietro. Non lo desiderava nemmeno più ormai. Il suo corpo le stava mandando chiari segnali di apprezzamento per quegli eventi.
Prese un lungo sospirò e si girò.
Matteo era davanti a lei, ancora con il cappotto tra le mani, e i suoi occhi stavano brillando. Si sentì sciogliere. Quel suo modo di guardarla la faceva sentire unica e speciale e lei lo amava anche per questo. Perché sapeva che, per lui, lei era davvero unica e speciale, in un modo in cui nessun'altra poteva esserlo. E lei voleva farlo felice, voleva camminare al suo fianco e far sì che lui fosse orgoglioso della propria compagna. Alessia voleva darsi a lui come non aveva mai fatto con nessun altro.
Alessia era davanti a lui, immobile, proprio come le aveva chiesto di fare. Non aveva mai visto il completo che aveva indosso in quel momento, doveva averlo comprato per l'occasione. Un gesto per nulla scontato che dimostrava quanto lei ci tenesse a piacergli. Come se poi ce ne fosse realmente bisogno. Con lei riusciva a sentirsi tranquillo e sereno, certo della presenza della ragazza al suo fianco. Non poteva negare la gelosia che provava per lei, ma era certo che la fiducia che riponeva in Alessia fosse assolutamente inattaccabile. O non avrebbero avuto la complicità che tanto li univa. La guardò da cima a fondo. Conosceva le sue curve, ma ogni volta che lei si mostrava era come la prima volta. I tratti delicati del viso, il taglio degli occhi, le labbra come disegnate e quel nasino che gli ispirava tenerezza. Per scendere al collo e alle spalle, fino ai seni, così tondi, pieni, morbidi. Il ventre, con quel poco di pancina di cui lei si lamentava sempre, ma così bella e sensuale con quel piccolo neo accanto all'ombelico, con quei suoi fianchi che si stringevano. Il ventre, con quella carica erotica che non aveva trovato in nessun'altra prima di lei, a scendere le gambe, con quelle cosce tornite, la curva del ginocchio su cui adorava far scorrere le dita scendendo fino ai polpacci e alle caviglie sottili. Tutto, in lei, sapeva di gioia, di sensualità, di vita.
«Sei meravigliosa.»
Fu l'unica cosa in grado di dirle. Quelle parole arrivarono dritte al cuore di Alessia, scaldandole l'animo. Fu con un piccolo moto di timidezza che abbassò il viso, nascondendo le gote rosse per l'emozione.
Si liberò del cappotto in un istante mettendolo sull'appendiabiti con una cura che Alessia non gli aveva mai visto e si portò davanti a lei, prendendole le mani nelle sue. I loro occhi si incrociarono per un eterno attimo. Le loro labbra si sfiorarono, trasmettendole una scarica che la fece rabbrividire. Avrebbe voluto che la facesse sua subito, in quel preciso istante, che le strappasse via l'intimo e facessero l'amore. Che importanza avevano le parole o quello che avevano deciso davanti a tanta passione? Davanti ad un desiderio così forte che quasi le faceva male il cuore?
Non si stupì di trovarle le mani fredde. Lei era sempre così, anche sotto il sole di agosto. Si sentiva rapito davanti a tanta bellezza. Non c'era un solo dettaglio, in quella ragazza, che fosse fuori posto. E anche i difetti, ammesso che ne avesse, non facevano altro che arricchire e rendere uno e speciale quel meraviglioso quadro che aveva davanti agli occhi. Non c'era nulla al mondo che lo facesse sentire più... completo... sì, completo. Fare l'amore con lei lo faceva sentire completo. Non poteva, non era in grado, di immaginare nulla di superiore. Avrebbe voluto farla sua in quel mondo. Non c'era bisogno di preamboli con lei, non quel giorno. Le loro labbra si sfiorarono, nemmeno si rese conto che non stava respirando.
Matteo immaginò Alessia prepararsi per quella sera. Sapeva che doveva aver fatto un lungo bagno, prendendosi cura del proprio corpo e della propria pelle. Sapeva che non aveva lasciato indietro nessun dettaglio. Conoscendola sapeva con quale trepidante eccitazione si era vestita, se così si può dire, lentamente, con cura, senza trascurare nulla. Poteva immaginare l'attenzione riservata a quel velo di trucco che si era messa. Quello che non poteva immaginare era il coraggio della ragazza ad uscire di casa da sola, in intimo, coperta solo dal cappotto. Certo, aveva dovuto percorrere solo pochi metri, ma il pensiero che l'avesse fatto per davvero gli causò un'erezione che non poteva (e non voleva) nascondere.
La carne. È così facile cedere ai piaceri della carne.
Delicatamente la spinse contro il muro e la baciò. Con trasporto. Con passione. Con tutto l'amore che provava per lei. Il resto del mondo sparì, rimase solo Alessia, il suo profumo, il suo corpo.
Come opporsi? Non aveva la forza per dirgli di no. Ma prima ancora non aveva la volontà di farlo. Accompagnò le intenzioni di Matteo in silenzio e rimase piacevolmente sorpresa quando le loro labbra (quelle labbra! Come potevano essere così morbide, così irresistibili?) si sfiorarono ancora e le loro lingue si intrecciarono. Si abbandonò al piacere di sentire il corpo di Matteo contro il suo. Fu naturale e istintivo posar le mani sul petto dell'uomo e divaricare leggermente le gambe. Desiderava, bramava quel corpo. Non c'era altra cosa al mondo che la facesse stare meglio. Perché negarlo? Perché fingere che non fosse così? D'un tratto sentì le sue mani sul proprio corpo e fu come un'estasi. Ovunque la toccasse la sua pelle era come se s'incendiasse. Una fiamma che le arrivava direttamente al cervello e le avvolgeva l'anima, rendendola ancora più impaziente d'averlo dentro di sé.
Alessia aveva una pelle così profumata, morbida e delicata che sembrava seta. Se osservarne le curve era una delizia per gli occhi, accarezzarla era puro piacere. Così le mani di Matteo scivolavano sul corpo di lei esplorandone, come se già non le conoscesse, ogni più piccola curva. Fin quando la ragazza aprì le cosce con quel gesto spontaneo, un gesto a cui il compagno non poteva resistere. Scese con la mano sulla coscia, assaporandone la pienezza, e risalì, questa volta all'interno, giungendo fino al sesso.
E quando ci arrivò a entrambi mancò il fiato per l'emozione.
Ad Alessia, per il piacere profondo, non solo carnale, e pieno che ogni gesto di appartenenza a lui le faceva vivere.
A Matteo, per il trasporto completo e assoluto in cui si lasciava andare ogni qualvolta aveva il corpo della ragazza tra le mani.
Restarono fermi in quella posizione un tempo indefinito. Era un gesto intimo e così carico di significato per entrambi a cui, forse, solo il concedersi totalmente all'altro era superiore e ancora più intenso.
Con quella mano, con quel palmo fermo, eppure non immobile, sul sesso della ragazza pareva brandirla come si fa con un purosangue. Con quel gesto egli proclamava, allo stesso tempo, la propria forza su di lei e la responsabilità di aver cura di un fiore delicato. E Alessia, dal canto suo, ammetteva di mettersi completamente nelle sue mani, ma conferiva la responsabilità del proprio benessere e della propria serenità, non solo sessuale.
Quel gesto, per quanto semplice, era un vincolo, una promessa e un impegno dell'uno nei confronti dell'altra.
Fu lui a spezzare il bacio, arretrando il capo e aprendo gli occhi quella frazione di secondo prima di lei che gli consentì di vedere la ragazza allungare il collo per averne ancora. Una visione al contempo così dolce e così erotica che lo spinse a baciarla ancora. Delicato questa volta, labbra contro labbra e nulla più, ma non per questo con una minor tensione. Si scambiarono un dolce sorriso.
«Io ti amo», le sussurrò.
«Ti appartengo», disse lei.
Quelle due parole erano capaci di provocare in lui un brivido tanto intenso che non aveva altra scelta se non quella di chiudere gli occhi e respirare a fondo. Cosa può esserci di più profondo e completo di appartenersi l'un l'altra?
E ora, per quanto lui la desiderasse, per quanto lei lo desiderasse, non sarebbe accaduto quello che avrebbero voluto. Per quella sera avevano deciso qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno dei due aveva mai fatto prima, qualcosa che avrebbero scoperto insieme e li avrebbe resi ancora più uniti, più forti, più vicini.
Matteo fece un passo indietro, spezzando quel contatto. Quel gesto, quella separazione, le fece quasi male, tanto da farle mancare il fiato. Finché lui non la prese per mano e le sorrise.
«Andiamo.»
Alessia sapeva cosa significasse quella parola. In realtà poteva solo immaginarlo perché non aveva mai vissuto nulla di simile. Ne avevano parlato, certo, ma niente di più. Fino a quella sera. Immaginò se stessa, segnata dagli anni, raccontare quelle emozioni ai suoi figli.
Gli sorrise di rimando e annuì accennando un lieve sorriso.
Il rumore dei tacchi risuonò secco e deciso sulle piastrelle mentre attraversò il corridoio ed entrò in sala.
Buio.
La camera era avvolta nel buio. Solo poche candele, disposte con precisione attorno al divano, spezzavano l'oscurità. Anche se non era stata presente in quei momenti, Alessia sapeva che nulla era stato messo a caso e che Matteo aveva avuto cura nello scegliere ogni dettaglio di quella scena. Anche il cuscino, posato a terra vicino al divano, sapeva esser stato scelto e posizionato con attenzione.
Alessia era certa oltre ogni ragionevole dubbio della dedizione con cui il suo uomo aveva predisposto tutta la scena per un unico, semplice, vero motivo: sarebbe stata lei stessa ad esserne il centro ed il fulcro.
Matteo quasi trascinò la ragazza in sala, tenendola per mano, ascoltando il rumore dei tacchi. Lei era lì, con gli occhi che scivolavano su ogni dettaglio che aveva preparato con cura. Non avrebbero trovato nulla fuori posto. Lei era così seria, ma al tempo stesso così sensuale. Non poteva non sorridere davanti all'amore che gli riempiva il cuore. Nel momento in cui le posò le mani sulle spalle Alessia punto gli occhi nei suoi. Impassibile.
Le loro labbra si sfiorarono.
«Sei pronta?»
«Non lo so.»
La sua voce era una melodia per la propria anima.
«Vuoi rinunciare?»
Questa domanda risvegliò mille pensieri e Alessia seppe di non aver risposta. Avrebbe voluto essere altrove. Desiderava andare a fondo. Aveva una sola risposta a quella domanda.
«Voglio farti felice.»
Senza aspettare una risposta camminò tra le candele, portandosi davanti al cuscino. Sapeva di aver gli occhi di lui su di sé. E se lei stessa si sentiva così stranamente eccitata, cosa poteva dir di lui? Stava provando quello che provava lei? Si sentiva, in qualche modo, serena. Sapeva che Matteo non le avrebbe fatto male. Non più del dovuto, quanto meno. Nonostante questo la preoccupazione non l'aveva ancora abbandonata. Ma allora perché si sentiva così eccitata? Non aveva mai fatto nulla di simile in vita sua. Era forse per questo? Il trasgredire era davvero così eccitante? Cedere alle proprie perversioni era davvero così inebriante? Alzò lo sguardo su Matteo. Di chi era quella perversione? Non ricordava chi dei due l'avesse esternata per primo. Dopo aver fatto l'amore, mentre giacevano uno abbracciato all'altra, era emersa quella fantasia. L'avevano condivisa. Era successo e basta.
Sorrise.
Poteva vedere gli occhi di Alessia brillare nonostante l'oscurità dalla sala. La luce delle candele si rifletteva sulla sua pelle creando un gioco di luci a dir poco inebriante. Era bella, semplice e pura. Le era scivolata dentro piano piano, giorno dopo giorno, e ora lui non poteva più immaginare una vita senza di lei. Era stata la sua innocenza a conquistarlo. Quella purezza di spirito l'aveva avvolto e sedotto.
Lui l'aveva fatta crescere, le aveva aperto un mondo, invogliandola a vestire con capi più ridotti e sensuali. Si era lasciata guidare e lui aveva avuto cura di lei, senza mai torcerle un capello e proteggendola dal male del mondo. Ma ora stavano per fare qualcosa di nuovo. Per entrambi. Cosa sarebbe successo in seguito? Sarebbero cresciuti. Il loro amore sarebbe diventato ancora più forte, intimo e intenso. La guardò pieno di ammirazione, rispetto e amore.
L'osservò in silenzio.
Come se si fosse trattato di un antico rituale, Alessia piegò le gambe e si mise in ginocchio sopra il cuscino. Tenne la schiena dritta per pochi istanti. Con delicatezza posò le mani sul divano. Solo allora piegò il busto in avanti. Ogni gesto era stato compiuto con piena consapevolezza. Dalle sue movenze traspariva una qual fierezza, come a voler dire che non era stato lui a piegarla, ma lei a inchinarsi.
E ora era lì, immobile, in attesa. Sentì ogni passo di Matteo mentre si portava alle sue spalle.
Silenzio.
Dal nulla il rumore di una mano sulla sua natica. Lo schiaffo era arrivato leggero, quasi delicato, non proprio come si era immaginata sarebbe stato. Non le aveva provocato dolore. Restò in silenzio, con tutto il tempo per riflettere su cosa stesse accadendo. Troppo tempo.
Il secondo colpo arrivò più deciso, ma la mano scivolò via. Il rumore, pieno, le arrivò piacevole alle orecchie, creando un intrigante contrasto con il calore che sentì diffondersi sulla pelle.
La terza sculacciata fu forte e decisa, ben più delle precedenti. Una fitta di dolore si irradiò dalla natica colpita fino al cervello, attraversandole tutti i nervi. Sì, le aveva fatto male, ma un dolore che era in grado di sopportare. E in quel calore che si dipanava nel suo corpo a partire dalla zona colpita c'era qualcosa di provocante e piacevole.
La quarta volta fu più forte, non riuscì a trattenere un gemito, che le scappò con un'inflessione più sensuale che di dolore. Un dolore che le arrivò, contemporaneamente, al cervello e al sesso.
Dolore.
Piacere.
Non erano forse due lati della stessa medaglia?
Matteo guardò estasiato la natica arrossata di Alessia.
Dodici colpi.
Tanti? Troppi? Non aveva davvero importanza, era certo che quella fosse la misura giusta che lei poteva sopportare. Quanto meno per questa volta. E poi, pensò, quello che contava era il risultato. E, considerando il battito del cuore, era stato tutt'altro che deludente. Aveva fatto piano all'inizio, per timore di farle del male. Poi, vedendo che lei reggeva, aveva fatto sempre più forte. Ogni gemito di Alessia era stato un sospiro di puro piacere per lui.
Era il momento di ripetere il rituale, sull'altra natica. Il solo pensiero fu un contributo non indifferente all'erezione che spingeva nei pantaloni. Dapprima lentamente per arrivare ad assestare colpi forti e decisi dal quarto in avanti. Ogni volta che la colpiva il rumore arrivava alle sue orecchie pieno e armonico. Seguito un attimo dopo dal lamento di Alessia.
Aveva imparato a conoscere bene la ragazza e sapeva che i lamenti, i gemiti, che si lasciava sfuggire non erano di dolore. Sì, forse erano anche di dolore, ma non solo. C'era piacere. Molto piacere. E quei sospiri, per Matteo, erano come il canto di una sirena. Vedere la pelle di Alessia arrossarsi, poi, era qualcosa di tremendamente affascinante e seducente.
Non li aveva contati. Non le interessava sapere quanti colpi, quante sculacciate Matteo le avesse inferto. Voleva solo assecondarlo, farlo felice, far sì che fosse fiero di lei. Certo, sapeva bene che non lo era solo per questa sera ma, a modo suo, anche questo loro piccolo (se non proprio innocente) esperimento avrebbe contribuito. E se all'inizio aveva accettato timorosa, aveva poi scoperto che le piaceva. Sì, faceva male, forse avrebbe sofferto a sedersi il giorno seguente, ma non aveva bisogno di toccarsi per sapere che non era rimasta indifferente al gioco.
Quasi sobbalzò a quel nuovo contatto, ben diverso da quelli ricevuti pochi istanti prima, diretto sul suo sesso. Si scoprì terribilmente in imbarazzo al pensare che Matteo potesse rendersi conto così facilmente di quanto le fosse piaciuto quel gioco. Fu una carezza dolce, delicata, a cui fu un vero piacere potersi abbandonare.
E il piacere fu maggiore quando capì, dai rumori che le giunsero alle orecchie, che presto l'avrebbe posseduta. Quante volte avevano fatto l'amore? Tante da perdere il conto. Ma quella volta fu differente. Con la pelle ancora calda e arrossata sentire quel membro appoggiarsi con garbo al proprio sesso fu ancora più intenso. Per un attimo, un fugace attimo, Alessia si chiese come sarebbe stata se, oltre alle natiche, Matteo l'avesse colpita anche tra le cosce, proprio lì, nel suo punto più delicato e sensibile.
Scivolò dentro di lei con un'intensità e un piacere quale non aveva mai provato prima. Afferrò la fanciulla per i fianchi e affondò nelle sue carni. Fu estasi.

Fecero l'amore come mai avevano sperimentato prima.
Note finali:
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