i racconti di Milu
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Avevo da poco compiuto 18 anni ed avevo fatto amicizia con un ragazzo che si era appena stabilito con la famiglia nel mio quartiere.
Passavamo molto tempo insieme, avevamo parecchi interessi comuni tranne uno: gli antichi greci.
Lui ne andava pazzo, sapeva tutto sulle usanze, sui costumi, sulle abitudini e sulla storia di quel popolo e ne parlava sempre, aveva anche un sacco di libri sull'argomento.
Una domenica pomeriggio d'estate andai a trovarlo a casa sua, i suoi erano andati in vacanza e lui era rimasto a casa da solo, ci sedemmo in salotto e in televisione c'era un documentario che lui stava guardando in videocassetta indovinate un po' su che cosa? Ma sugli antichi greci!
Non sapevo che i ragazzi spartani passassero un periodo di addestramento durante il quale vivevano praticamente nudi in una sorta di caserma e quando lo appresi mi venne spontanea la battuta: “chissà quanto si saranno inculati fra loro”.
A quel punto il mio amico mi corresse dicendo: “non si inculavano fra loro, ma facevano sesso con il loro maestro, a quei tempi era normale per gli adulti sodomizzare gli adolescenti e si credeva che il seme dell'uomo maturo, iniettato nel giovane attraverso l'eiaculazione nel retto, gli conferisse la forza e la saggezza del maestro nonché addestratore alla guerra”.
Non seppi controllarmi e mi venne in mente un'altra battuta di cui subito pensai avrei dovuto pentirmi, ma ormai ero partito e non potevo fermarmi a metà: “beh, con tutta la conoscenza che hai tu allora, se mi inculassi vuoi dire che diventerei più colto?”.
Divenni subito tutto rosso, pensavo che si sarebbe scandalizzato e invece sorridendo mi rispose: “beh, che tu diventi più colto non lo so, ma io di sicuro mi divertirei parecchio nel cercare di farti questo favore”.
“Perché? Ti piacciono i maschi?” ribattei subito io.
“Anche” rispose lui, “perché credi che sia così affascinato dagli antichi greci?”.
Rimasi per un attimo in silenzio, cercando di nascondere il fatto che quell'affermazione per me era una lieta sorpresa e con molta ipocrisia cercai di approfondire l'argomento ribattendo: “e io che credevo ti piacesse la figa, invece ti piace il cazzo allora!?”.
“Mi piace il culo” rispose lui, “mi piace anche la figa, ma l'idea di prendere un maschio, sottometterlo e incularlo fino a venirgli dentro mi eccita da quando ho iniziato a segarmi”.
Non sapevo cosa dire, io al contrario di lui mi segavo da sempre pensando a quella volta che un bulletto, dopo una partita di pallone in un campetto dove andavo sempre a giocare, mi fece tenere stretto da due suoi amici, mi abbassò i pantaloni e le mutande e si fece una sega strofinando il suo cazzo contro il mio culo fino a sborrarci sopra. Mi sentii molto umiliato ed ero arrabbiato per quello che mi aveva fatto tanto che non andai più a giocare al campetto, però nella mia fantasia avevo immaginato migliaia di volte a come sarebbe stato se invece di limitarsi a masturbarsi mi avesse davvero sodomizzato.
Forse quella era la mia occasione, e se lo era non potevo lasciarmela scappare così cercai di andare avanti nel discorso finché mi disse: “non lo dirai a nessuno, vero?”.
Io: “ma no, è una cosa che sappiamo solo noi, scherzi?! anzi sai cosa ti dico? Che questi antichi greci cominciano a interessare anche a me, immagina io e te a quei tempi, io il tuo allievo e tu il mio istruttore”.
“Ti saresti fatto inculare da me?” mi chiese.
“Beh, avrei pensato che se mi tocca mi tocca, chi sono io per rompere una tradizione?” risposi ridacchiando.
Riprendemmo a guardare il documentario che adesso mi interessava parecchio più di prima, una volta finito e tolta la cassetta dal vhs mi disse: “che vuoi fare? Usciamo?”.
“Perché invece non mi inculturi un po'?” gli risposi con una risata a metà fra l'isterico e l'imbarazzato.
“Davvero lo faresti?” rispose lui con gli occhi che gli brillavano.
“Beh, se rimane il nostro segreto perché no?” risposi io.
Mi prese per mano e mi tirò quasi correndo in camera sua, si spogliò in un secondo e mi ordinò di fare altrettanto, io obbedii e una volta nudi uno davanti all'altro non sapevamo cosa fare... l'imbarazzo era tanto, nessuno dei due prendeva l'iniziativa finché io salii a gattoni sul letto e gli dissi: “fai quello che va fatto, maestro”.
Si mise a ridere e mi disse: “ma sei pazzo? Così ti farei male, ho letto molto anche su questo argomento che non riguarda i greci, però è sempre una cosa che mi interessa, dovremmo iniziare con un po' di sesso orale se non ti fa schifo, siediti sul letto, dai!”.
Mi spostai da quella posa che, me ne rendevo conto, mi aveva messo in ridicolo davanti a lui, mi sedetti sul letto e lui si mise davanti a me, in piedi, il suo cazzo era già durissimo e all'altezza della mia faccia.
“Non devi succhiarlo subito, giocaci un po', prendici confidenza, quando sarai pronto apri la bocca”.
Gli diedi ascolto, presi in mano il suo cazzo mentre con l'altra gli accarezzavo le palle, a momenti lo segavo, altri lo scappellavo e lo ammiravo, mentre lo facevo mi diceva: “ci pensi? Fra non molto sarà dentro di te”.
Dopo un po' mi venne spontaneo iniziare ad aprire la bocca ed assaggiare quella meraviglia, dapprima lo leccai furtivamente, gli diedi qualche bacetto, e di li a poco me lo misi quasi in gola.
Mi eccitava molto la cosa, stavo facendo un pompino, mi sentivo troia ed ero sicuro che se mi fosse venuto in bocca avrei bevuto tutto il suo seme.
Dopo un po' mi disse: “bene, direi che è il momento, sei pronto?”
“Credo di si” risposi io con voce un po' tremolante.
Mi rimisi nuovamente nella posizione di prima, a gattoni sul letto, ma lui si mise a ridere ed esclamò: “hai proprio il chiodo fisso! Se non l'hai mai fatto quella posizione non va bene, fidati di me, stenditi su un fianco, io mi metterò dietro di te e cercherò di penetrarti, se ti farà male potrai scappare in avanti e prenderti il tempo per rilassarti”.
“Ma io me l'ero sempre immaginato così” risposi.
“Per farlo così devo prima allargartelo con le dita, te la senti?” disse lui,
“no, mi vergogno” risposi.
“Allora dammi retta, mettiti come ti ho detto io”.
Mi misi quindi sul letto, disteso su un fianco, mostrandogli il sedere e lui mi disse di aspettarlo un attimo, uscì dalla stanza e quando tornò aveva in mano una noce di burro, me la spalmò facendola sciogliere sull'ano e quello che gli rimase sulle mani lo usò per ungersi quella magnifica asta di carne.
Si mise dietro di me, con la mano guidò il suo cazzo fra le mie natiche fino ad appoggiare il glande al mio ano e premette, io d'istinto scappai in avanti, ritentò e scappai di nuovo.
“Fa male?” mi chiese.
“No, ho paura” risposi io.
“Ti sei mai infilato nulla per gioco?” continuò lui.
“Si, diverse cose, bottiglie di shampo col tappo a punta mentre facevo la doccia ad esempio, le appoggiavo sul piatto della doccia e mi mettevo accovacciato come per defecare sulla turca, impalandomici sopra” gli confessai.
Si allontanò da dietro di me e si stese a pancia in su, poi mi disse: “fai finta che io sia la bottiglia dello shampo”.
Mi misi a cavalcioni sopra di lui, passai la mano dietro di me, afferrai il suo cazzo e lo puntai al mio buco del culo, indugiai un po' mentre la sua cappella premeva ansiosa di entrare poi lentamente mi lasciai cadere sulla sua asta impalandomici sopra.
Fu facile e non fece male, eppure il suo cazzo non era per niente piccolo, anzi!
“Vedo che hai fatto un buon addestramento con le bottiglie di shampo” mi disse sorridendo.
Io a mia volta gli sorrisi poi iniziai a muovermi su e giù, ero completamente in calore e chiaramente anche a lui la cosa stava piacendo molto.
Il mio amico mi stava scopando il culo, o meglio io mi stavo scopando il suo cazzo, e mentre lo facevamo ci scherzavamo sopra come se fosse la cosa più normale del mondo, c'era una complicità innata fra noi due. A un certo punto mi fermai col culo sollevato dal suo bacino, tenendo dentro solo la punta del suo cazzo, poi gli dissi: “io sto fermo così, adesso sbattimi un po' tu, muovi quel bacino li sotto, altrimenti faccio tutta la fatica io”.
Non se lo fece dire due volte, cominciò a muoversi lentamente e pian piano il ritmo aumentava finché le sue stantuffate non ebbero raggiunto la frequenza di due o tre colpi al secondo.
Io ansimavo e mentre lui sbatteva il suo cazzo su e giù dentro di me mi chiese: “ti faccio male? Vuoi che rallenti?”
“Se ti fermi te lo taglio!” esclamai.
Mi mise le mani sui fianchi e prese a pomparmi nel culo ancora con più forza, a un certo punto sentii una sensazione molto intensa, quasi un fastidio, il mio cazzo schizzò due fiotti di sperma senza che ne io ne lui lo toccassimo ed ebbi un orgasmo talmente intenso da far persino male, una cosa che non avevo mai provato prima.
Lui mi strinse ancora di più i fianchi e mi disse: “sto per venire anch'io!”.
Ma io in quel momento non volevo più niente nel culo e fra un colpo e l'altro smontai da cavallo lasciandolo li a metà.
“Ma che cazzo fai?!” mi chiese con un tono particolarmente arrabbiato, “stavo per venire!”.
“Scusa” gli risposi, ma non voglio più, adesso mi sento una merda...
Mi rannicchiai sul letto, su di un fianco, voltandogli le spalle, e lui si mise dietro di me abbracciandomi e dicendomi: “non devi preoccuparti, non ti aspettavi che ti piacesse ed è normale, anche perché sei uno dei pochi fortunati che alla loro prima volta provano l'orgasmo anale, c'è gente che lo cerca per una vita e non lo trova”.
“Non mi interessa!” gli risposi, “adesso per colpa tua sono ufficialmente frocio!”
Mi accarezzò e mi disse: “I greci che si facevano inculare dal loro istruttore poi, una volta diventati grandi, smettevano di farlo e prendevano moglie, la figa ti piace?”
“Certo” risposi.
“E allora vedi?” disse lui, “non sei frocio, ti piace divertirti, d'altra parte il corpo reagisce agli stimoli e questo è uno stimolo piacevole, che male c'è? Ci siamo divertiti fra amici, non ci siamo mica innamorati...”.
Il senso di sporco, di vergogna, di colpa e di umiliazione che avevo provato pian piano stava svanendo, non so se sono state le sue parole o cosa, ma non mi sembrava più una cosa così sbagliata essere venuto mentre mi fotteva.
Mi sentivo in debito verso di lui, l'avevo lasciato senza culo mentre stava per venire, allora gli dissi: “se vai a lavartelo provo a farti un pompino” ma lui: “no, facciamo una cosa, ti metti a pancia in giù, mi siedo a cavalcioni sulle tue cosce, tu ti apri il culo con le mani mostrandomi il buco e io mi sego fino a sborrarci sopra”.
“Va bene” risposi, “ma promettimi che non mi inculi”.
“Fidati!” mi rassicurò lui.
Mi distesi a pancia in giù sul letto con la faccia appoggiata di lato sul materasso dopo che avevo cacciato via il cuscino, allungai le mani lungo i fianchi, mi afferrai le natiche e le aprii per mostrargli l'ano che fino a pochi minuti prima stava sfondando, lui si sedette a cavalcioni sopra le mie cosce come accordato e cominciò a segarsi.
Andò avanti per un po' ma non veniva, così gli chiesi se qualcosa non andasse e mi rispose che l'aver interrotto la scopata prima, mentre era li li per venire, l'aveva come bloccato.
“Vuoi che faccia io?” gli chiesi.
“No, se non posso venirti dentro voglio almeno sborrarci sopra, deve essere di buon auspicio per la nostra prima volta”.
A quel punto ormai tutta la vergogna era passata ed io ero tornato esattamente la troia di prima, così gli dissi sfacciatamente: “vuoi incularmi in questa posizione?”.
“Davvero me lo lasceresti fare?” rispose lui meravigliato.
“Io fossi in te non mi darei il tempo di ripensarci” ribattei maliziosamente.
Si distese sopra di me, appoggiò il suo cazzo al mio buco e lo spinse dentro senza troppi complimenti, io ebbi un sussulto perché parte del burro che avevamo usato per lubrificarlo era stato assorbito ed in più, sicuramente, il mio povero culetto era infiammato da prima.
Feci un urlo e lui mi tappò la bocca con la mano, poi mi disse: “taci troia, non scappi più da qua, sei mia adesso, per i prossimi minuti sarai la mia femmina!”.
Prese a incularmi con forza, a ritmo molto veloce e allo stesso tempo con movimenti molto profondi, poi mi sussurrò all'orecchio: “fa male?”,
Io avevo ancora la sua mano che mi chiudeva la bocca, emettei un mugolio e feci cenno di si con il capo, allora lui mi sussurrò di nuovo nell'orecchio: “se fa un po' male è ancora più bello, non credi?”.
Non si aspettava la reazione che ebbi, feci nuovamente cenno di si con il capo e lui ne rimase stupito, mi tolse la mano dalla bocca e mi chiese: “davvero ti sta piacendo?”
Io non risposi, gli presi di nuovo la mano e me la misi sulla bocca, facendogli capire che volevo essere scopato così.
“E brava la mia puttanella!” esclamò, poi sempre tenendomi la bocca chiusa con la mano si mise a scoparmi ancora più forte, io inarcai la schiena offrendogli ancora di più tutto il mio culo, lui mi scopò così ancora per qualche secondo poi scoppiò dentro di me.
Sentii chiaramente il suo cazzo pulsare e il suo seme caldo inondare il mio intestino, si fermò dentro di me per un attimo, poi riprese a fare su e giù per un po' quasi come se prima non avesse finito del tutto.
“Tutto bene?” gli chiesi.
“Dovrei chiederlo io a te” mi rispose, “comunque per me si, anzi meglio di così non poteva andare”.
Rimanemmo così per un po', lui sopra di me col cazzo dentro al mio culo, finché gli si sgonfiò ed uscì, rotolammo su un fianco e ci mettemmo a cucchiaio, lui mi abbracciava da dietro, non dicevamo nulla e nella stanza c'era uno strano senso di calma.
Ruppe il silenzio: “grazie davvero”.
“E di cosa?” risposi io,
“di esserti lasciato scopare” mi disse.
“Promettimi che lo farai ancora” gli risposi voltandomi indietro verso di lui e sorridendogli maliziosamente.
“Puoi scommetterci!” esclamò dandomi una sonora sculacciata.
Ci addormentammo esausti e ci svegliammo che era ormai ora di cena, ordinammo due pizze a domicilio e dopo cena decidemmo di farlo ancora.
Sarei rimasto volentieri a dormire da lui ma dovevo andare a casa, avremmo avuto molte altre occasioni per divertirci così.
Note finali:
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