i racconti di Milu
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Alcune volte accade e si verifica anche questo, dal momento che una mattina con grande disinvoltura e con un’inaspettata e similmente naturale scioltezza lei raccontò spensieratamente tutto a sua madre, che incredula, sospettosa e tra l’altro un po’ sconvolta ascoltava imprecando e maledicendo in silenzio quella cronaca:

“Mamma, sai una cosa? Per quanto mi riguarda io attualmente sto bene così, perché con loro sono appagata, felice e fortunata, giacché mi fanno sentire una regina. Sì, può essere, magari è una cosa che dura poco, che si romperà da sola, però finché si manterrà io la voglio avere. Tu pensa solamente per un istante, se Patrizio incontrasse una fidanzata gelosa e se ne stesse unicamente con lei e non venisse più da me? Se Pietro si stancasse e mi chiedesse di non vedere più Patrizio io lo seguirei. In aggiunta a ciò devo riferirti che Patrizio è un regalo che m’ha fatto il mio amore e non voglio buttare via tutto quello che continuamente senza prezzo mi dà”.

Che cosa poteva mai assumersi, aggiungerle, riferirle e sostenere una madre dopo aver appreso e udito tutto ciò? Lanciarle insulti? Rimproverarla? Sgridarla? Strigliarla? No, quello non glielo disse, lo pensò fortemente, tuttavia non glielo manifestò apertamente, perché accettò ammettendo questa follia e questa sconsideratezza della figlia, così come si sobbarca una croce qualsiasi, confidando e sperando che durasse molto meno di quanto fosse già durata la sua. Di Pietro in realtà non pensava nulla, pur capendo che era più colpa e malefatta sua che della figlia, in quanto di lui non ipotizzava nulla, anzi, pensando a suo marito che a dire il vero se n’era andato dopo vent’anni di matrimonio in modo acceso e burrascoso, quasi anteponeva quella sua individuale disfatta preferendo e scegliendo in conclusione le stravaganti spavalderie e le singolari bravate di Pietro. In tal modo appena Delia calmò la madre, si rifugiò di fuori andando a prendersi una boccata d’aria in cortile e passeggiando proseguì fin verso casa, avventandosi infine come una furia addosso al solito vicino ricoprendolo d’affronti, di bestemmie e d’insulti vari:

“Che cos’hai da trattarmi così? Non te lo permetto. Che cosa te ne frega di quello che io faccio?”. Della mia esistenza dispongo come mi pare e piace”.

“Certo che me ne frega. Io ho una figlia di diciassette anni e con tutto il parapiglia e il trambusto che create, me la fate diventare una ninfomane, così proprio come te, che bell’esempio”.

“Guarda e sappi bene, che tua figlia seppur così giovane ne sa molto più di noi due messi assieme a livello di sesso, perché non sono di certo io quella che può insegnarle qualcosa in queste focose e lascive faccende”.

“Addirittura la mia signora malgrado ciò borboglia reclamando di frequente per le tue indiscrete condotte, giacché da una parte all’altra della parete s’ascolta candidamente ogni cosa”.

“Tua moglie è stata gentilissima con me, perché m’ha addirittura detto che ti ecciti e che quando sei accalorato lei ci guadagna abbastanza, perché proclama che quando mi guardi le tette sul balcone rientri in casa e poi te la scopi subito, eppure mi dispiace che non riesci a vedere il resto per il fatto che la balaustra è alta”.

“Che mi eccito è vero, poiché ti guardo volentieri. Ammetto onestamente anche che guardarti ieri pomeriggio il culo sia stato veramente meraviglioso, però resta il fatto che sei una cagna in calore e che io vorrei tanto servirmi di quel ben di Dio”.

“Vorresti approfittarne? Ecco che cosa, tutto questo per potermi fare. E se io ti dicessi che potresti farlo non scapperesti via?”.

Una sfida, un tangibile incitamento, una palese provocazione stava per essere servita. Al presente non sapeva nemmeno perché lo assaliva, oppure forse era lui che aveva sfidato lei? Non lo sapeva, non conosceva né immaginava che cosa sarebbe potuto realmente succedere, se avesse vinto la sfida cacciandolo o prendendolo, non capiva nemmeno perché non lo lasciasse lì con le sue libidini inespresse e con il suo manico goffo e inutile:

“Hai paura? Provi apprensione? Se adesso t’invitassi a salire su in casa da me, verresti? Se ti facessi vedere il letto in cui abbiamo scopato ieri, scapperesti via o che cosa?”.

“Non mettermi alla prova, non credo proprio che scapperei via, visto che finirei indubbiamente per violentarti”.

“Violentarmi? Se io non lo volessi, tu non mi toccheresti nemmeno con un dito. Vuoi provare?”.

Lei aveva già aperto la porta della casa e adesso lo invitava sollecitandolo, pungolandolo oltremisura per salire senza sapere nemmeno come se ne sarebbe liberata, lui pertanto s’intrufolò dentro per davvero, salì quegli scalini, raggiunse la cucina, si guardò attorno, squadrò quella finestra che s’affacciava sul balcone, quel frigorifero e quel pezzo di figliola che lo attaccava sfidandolo e spronandolo irrevocabilmente in maniera impudica e spudorata:

“Vieni Attilio, dai avvicinati, così potrai vedere il letto: te l’ho promesso e te lo farò vedere, su dai coraggio, che cos’aspetti?”.

Lei nell’antro della porta gli rivolgeva frattanto la schiena, lui troppo eccitato per l’evento la cinse forte a sé baciandole il collo, in quell’istante la sentì irrigidirsi appena accompagnato da un timido accenno di resistenza, un’indecisione fra il cedere e il non cedere, che fu però cruciale per entrambi perché le mani di Attilio adesso non mollavano, bensì carezzavano, impastavano e stimolavano con estrema dovizia. La lingua sul collo era diventata smisurata e tremenda, il letto disfatto pieno di secrezioni, i muri intrisi dalle grida e dai raschi di gola d’un famelico vicino guardone e pettegolo, che adesso era ormai troppo vicino, quasi internamente per quanto vicino. Inoltre va detto per inciso, che lei non lo aveva ospitato lì per turismo, no, non lo sapeva bene nemmeno lei, tuttavia lo aveva portato lì perché quella era la tana, in quanto la lupa trascina le prede nella sua tana. Lei s’accorse che lo voleva nel momento stesso in cui lui l’agguantava, in tal modo si rese conto che la sfida non avrebbe visto un vincitore, perché non c’era nulla d’aggiudicarsi, tenuto conto che quella contesa avrebbe visto soltanto cedere uno dei due per arrivare al dunque finale.

La sfida non era di quella sorta, poiché era l’attuazione e il compimento di tanti piccoli passi non potevano che portarla lì, dato che non riusciva a tenere fuori dalla sua vita quell’uomo che tra l’altro conosceva da quando era una giovanissima inesperta, per il fatto che il suo farsi vedere, farsi sentire e farsi desiderare, non era in conclusione altro che l’introduttivo preliminare d’un contratto molto più impegnativo e laborioso. Attualmente le sue mani stringevano forte le sue carni, tormentavano sapientemente quei seni, esplodevano come bombe sul sesso e sulle sue natiche, al momento sapeva che lo aveva sempre energicamente voluto. In tutto quel subbuglio lei si ritrovò distesa sul letto, baciata da quella bocca e straziata smisuratamente da quelle fameliche mani. Lei lo spogliò, lo divorò di baci mentre lui la denudava e quando trovò finalmente il cazzo non ebbe più attenzioni che per lei. Attilio, in quel focoso istante, perso nell’eccitazione di quella lasciva e smodata circostanza nella quale giammai avrebbe potuto sperare, s’abbandonò quasi incosciente a tutto quel suo lavorare e dopo poco più d’un attimo le esplose in bocca tutto il suo appassionato e vivo entusiasmo, il suo denso e lattiginoso impeto, lei sorpresa sennonché dal primo fiotto di quella sborrata che non s’aspettava, pretese gli altri schizzi come un lieto omaggio, continuando a tenerselo in bocca fino a che non ritornò quasi floscio del tutto:

“Scusami, se sono durato così poco, è colpa dell’eccitazione che trattenevo da anni, mi dispiace per davvero. Non avrei voluto, però non m’aspettavo che la tua bocca fosse così accogliente, lussuriosa e piacevole, sei magnifica”.

“Nessuna catastrofe, non pensarci, io sono rimasta soddisfatta, perché soltanto adesso m’accorgo lucidamente che ti bramavo da parecchio tempo, poi ti confesso e ti rivelo che mi piace tantissimo osservare il maschio che geme quando sborra”.

“Mi raccomando, non dire niente a mia moglie, altrimenti ci troveremo davvero nei guai con parecchie rogne e pasticci da sbucciare”.

“In caso contrario io credo che se lei sapesse s’ecciterebbe come una dissennata, in quanto non ti lascerebbe più un grammo di roba per me. Me l’ha detto tante volte: mi sa tanto che mio marito ti farebbe volentieri la festa mi raccontava, perché non le dispiacerebbe per niente, tanto poi ti scopi lei con più entusiasmo”.

“E’ vero, però io non l’ho mai tradita. Questa è ufficialmente la prima volta che trasgredisco, sai questo”.

“Lo so, lo dice sempre che non hai disatteso la sua fiducia. Dimmi una cosa: perché pensi di suscitarle un torto? Anche lei come Pietro non lo trova come un sopruso, lo segnala invero come un autentico e valido regalo”.

“In verità non sono lealmente informato, sarà pure discutibile, ti dirò che non ne abbiamo mai discusso assennatamente, però le racconto di te e lei si eccita a dismisura, parlo dei tuoi seni e le dico che cosa capto chiaramente dietro il muro”.

“Può darsi, che oggi, lei sia lì dietro al divisorio origliando apertamente come fai tu d’altronde”.

“No, lei è scesa giù in città con Michela, in casa al momento non c’è nessuno”.

“Allora scopami forte, può darsi che un po’ di rumori rimangano incollati ai muri come testimonianza delle nostre libidinose mansioni”.

La seconda volta durò ben più della prima, perché riuscirono a passare un paio d’ore senza che lui si tradisse. Certo, i ritmi di Attilio non erano quelli di Patrizio, i suoi baci e le sue carezze non erano quelli di Pietro, tuttavia l’insieme era certamente impetuoso e travolgente. Delia riuscì a godere almeno quattro volte e nemmeno una volta pensò che cos’avrebbe detto nei confronti di Pietro, se fosse riuscita a raccontargli anche questo depravato e dissoluto particolare. Ci pensò soltanto, quando stravolti e sorridenti, sentirono le voci della mamma e della figlia che entravano nella casa a fianco, sicché veloci e in silenzio si rivestirono, poi lui le sussurrò che sarebbe uscito per primo, lei avrebbe atteso di sentirlo in casa, la baciò un’ultima volta e se ne andò. Qualche giorno dopo invasa da un sacco di pensieri coraggiosamente esordì:

“Sai Pietro, devo riferirti che ho commesso una cosa eccessiva, credo terribile, non so nemmeno se riesco a raccontartela”.

“Che cos’hai fatto di così tanto spaventoso?”. Dimmi pure”.

“Il giorno dopo che siete venuti su, il mio vicino m’insultava talmente tanto, che attualmente non capisco come sia successo. Io l’ho invitato a salire su in casa, visto che volevo soltanto dimostrargli che di lui non m’importava niente, che far l’amore con voi per me era bello e naturale, però che non doveva minimamente immischiarsi nei miei affari, invece me lo son ritrovato dietro che m’agguantava baciandomi il collo. Non so che cosa mi sia effettivamente successo, insomma è finita che ci sono andata a letto, capisci, a letto con il mio vicino”.

“Ti ha soddisfatto l’evento?”.

“Sì, che discorsi, ma tu non t’arrabbi?”.

“No, me lo aspettavo, più da lui che da te, però schiettamente me lo aspettavo”.

“Allora? Mi ami ancora? Non mi cacci via?”.

Il discorso termino lì bruscamente senz’ulteriori commenti, passarono alcune settimane, si rividero ancora tutti e tre a casa di Pietro, mentre Patrizio tornò a trovarla a casa daccapo svariate volte. In quella casa lei ci portò anche Attilio verso la fine d’ottobre, in quell’ottobre molto caldo lei arrivò a casa di Pietro, intanto che gli altri già l’aspettavano e senza perder tempo inutilmente si sfilò l’abito intero che indossava senza nulla sotto, tranne che un paio di calze che decise di tenere:

“No Pietro, non spogliarti, aspetta, perché devo parlarti. Tu invece spogliati subito e vieni sul letto accanto a me, dal momento che devi sapere tutto Pietro, devi saperlo oggi, subito. Patrizio è venuto a trovarmi di frequente, ultimamente più sovente del solito, da qualche settimana facciamo anche una cosa che con te non ho mai fatto: lo porto in camera mia e facciamo l’amore in casa”.

“E tua madre? Non protesta, non reagisce?”.

“All’inizio sì, adesso non recrimina più. E’ successo per caso un giorno che lui veniva su a casa, dato che non sapevo come sbrigarla ho provato a protestare, ma lui è più cocciuto d’un mulo, Patrizio era già per strada, gli ho detto di salire in casa, la mia mamma lo conosceva e sapeva quello che ci facevo, mi sono perciò spogliata e sono andata ad aspettarlo sulla terrazza, prendendo un po’ di sole nuda come mia abitudine. Mamma era lì in cucina che sfaccendava e quando ha suonato il campanello ho lasciato che fosse lei ad aprirgli, lei lo ha fatto entrare e m’ha chiamato, io naturalmente gli sono corsa incontro senza coprirmi e la faccia di mia madre è diventata tutto un programma, poi stimolata proprio dalla sua espressione mentre lui mi baciava il collo, io le ho annunciato che ci avviavamo in camera mia”.

“In camera tua?”.

“Sì, ha protestato anche lei, insorgendo e lamentandosi naturalmente”.

“I tuoi zii di sotto? Come hanno reagito? Avranno sentito tutto, immagino abbiano persino disapprovato sconfessandoti”.

“Lascia perdere gli zii, ho detto a mia madre che non m’importava nulla e che avevo voglia di scopare con Patrizio, di non disturbarmi e di farsi placidamente gli affari suoi, dopo l’ho portato dentro, giacché lui era più imbarazzato che eccitato, dal momento che c’è voluta quasi un’ora per renderlo degno”.

“Sì, va bene, ho capito, però questo che cosa cambia?”.

“Questo quasi niente, ma aspetta, perché non ho finito. Devi sapere, che da allora Patrizio mi prende sempre nella mia camera, perché ha trascorso perfino qualche notte con me, in quanto mi sono fatta tranquillamente scopare perfino sul poggiolo della cucina, con mio zio di sotto che mi guardava e perfino Attilio se n’è accorto”.

“Apriamo per un istante il capitolo Attilio: io ho menzionato a Patrizio tutto in ugual modo, sai lui non è astioso né geloso, per il fatto che mi lascia scopare con il vicino quando preferisco. Adesso, tornando al discorso della terrazza, Patrizio mi ha placidamente schizzato sulla schiena eiaculando quasi sui capelli, tuttavia nel tempo in cui lui finiva di sborrare abbiamo sentito la porta aprirsi. Lui ha fatto in tempo a ricomporsi quasi del tutto, mentre io ero nuda con la schiena piena di sperma, in quell’istante ho tentato di girarmi, però mia madre se n’è accorta lo stesso e quasi rimproverandomi mi riportava:

“Girati, fammi vedere come hai la schiena” - m’indicava lei con gli occhi quasi fuori dalle orbite, pareva indemoniata.

“Dopo, durante la cena con lui e mio fratello presenti, ha voluto continuare il discorso. Patrizio non voleva neppure fermarsi per dormire da me quella sera, ma quando m’ha visto piangere si è talmente commosso che non m’ha lasciato da sola. Quella sera abbiamo parlato molto e stanotte abbiamo deciso di vivere insieme, considerato che viene a stare con me nella casa, però a un patto: che io non faccia più l’amore con te, mai più, chiaro?”.

“E’ una questione assurdo e insensata. Lui è forse geloso di me?”.

“Non credo che sia assillo né diffidenza né gelosia, suppongo che sia soltanto per mettermi alla prova, un esame però che mi costa molto, però che accetto volentieri. Io voglio vivere con lui anche a costo di rinunciare a te, è questa è una cosa che mi costa molto, sappilo. Adesso t’ho detto tutto, al momento farò l’amore con Patrizio e lo farò qui a casa tua, per dimostrare a lui, a te e a me stessa, che riesco a fare l’amore con lui anche se non posso più farlo con te”.

Se vorrai, potrai restare a guardarci, puoi anche eccitarti e infine sborrare da solo come un re pensando alla mia pelosissima fica che adori tanto, perché a me farebbe solamente bene, semplicemente uno spropositato piacere vederti che spasimi per me”.

{Idraulico anno 1999}