i racconti di Milu
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Esco di casa, prendo la macchina e vado al solito angolo, quello dove mi fermo in attesa dei clienti.
E’ un luogo un po’ defilato ma, almeno, lì non c’è concorrenza. Al vialone non mi posso nemmeno avvicinare, ci sono le straniere, quelle mi fanno la pelle.
Invece nella zona artigianale ci vado solo io, ci sono dei capannoni, poche abitazioni isolate.
Nonostante questo trovo sempre da lavorare.
Ho dei clienti fissi ma tutte le sere ne capitano di nuovi. Spesso tornano, sono quelli che diventano fissi.
Possiamo fare una cosa veloce, in macchina in fondo alla strada dove c’è un parcheggio appartato, oppure per approfondire si va in camera, una sorta di albergo ad ore. Costa un po’ di più ma almeno possono fare tutto, veramente tutto. Mi propongo anche su internet ma solo di giorno, batto in casa, guadagno bene anche solo così, ma la notte mi piace stare sulla strada, mi fa godere vendermi in quel modo.
Troia fino in fondo.
Sono euforica, perché finalmente posso sfoggiare le tette nuove. Una bella terza coppa “C”. Proporzionate al mio fisico, nulla di eccessivo.
E’ finita la convalescenza ed adesso non si nota più nulla.
Prima mettevo dei reggiseni, imbottiti, ma appena appena, per non creare delle false illusioni.
Avevo, comunque, dei bei senini, due coni con un grosso capezzolo in cima, dovuti al fatto che, fin dall’adolescenza, ho assunto degli estrogeni, degli ormoni femminili. Volevo modificare il mio aspetto, essere una ragazza.
Ora mi sento veramente donna, una femmina col cazzo ma questo è solo un dettaglio.
Sono ciò che cercano precisamente quelli che mi vengono a cercare.
Minigonna inguinale e stivaloni tacco dodici, filo interdentale d’ordinanza fra le chiappe, un classico. Le labbra carnose color rosso fuoco.
E’ circa mezzanotte ed arriva il primo, ha un’utilitaria tutta scassata.
“Ciao bella… di... di bocca, qua… quanto vuoi?”
E’ un moretto giovane decisamente carino, più o meno la mia età, è imbarazzato e balbetta un po’, mi è simpatico.
“Amore se mi dai trenta euro ti faccio un pompino da impazzire, con cinquanta ti faccio scopare, ho un buchino stretto stretto, in camera sono cento me non te ne pentirai, se vuoi me lo puoi succhiare anche tu, lì facciamo tutto quello che vuoi”, rispondo io.
Lo vedo indeciso, poi: “Sei molto bella ma per questa volta mi basta una po... pompa, però ho sola… solamente venti euro”.
Generalmente non sono a buon mercato e non tratto sul prezzo ma lui è carino e non c’è nessun’altro in giro, quindi annuisco e salgo sulla sua macchinetta, lo indirizzo al parcheggio, in fondo c’è una rientranza protetta da un muro di cinta ed alcuni alberi, ci appartiamo lì.
Si cala subito la lampo e lo tira fuori, sono sorpresa: è veramente un bel cazzo. Non gigantesco ma della misura giusta, ne grosso ne piccolo.
E' già duro, presumo che ce l'avesse così da un po', probabilmente è venuto da me proprio per quello.
Allargo la camicetta, abbasso il reggiseno firmato e gli faccio vedere le tette, provo un certo orgoglio nel mostrarle.
Tiro fuori un preservativo dalla borsetta dove ho infilato i soldi che mi sono fatta consegnare, ma lui: “Mi… mi piacerebbe senza niente”.
Valuto un attimo, mi sembra un tipo a posto, anche se per venti euro… vabbè… ripongo il profilattico e scendo giù con la testa, però solo dopo avergli detto di avvertirmi quando sta per venire, non voglio che mi sborri in bocca. Non che abbia problemi in quel senso, ingoio sborra da sempre, ma ora riservo questa cosa ad alcuni clienti particolari, importanti.
In realtà non me lo dicono quasi mai che stanno venendo, eccitati come sono, a volte me ne accorgo, altre no, ma di certo non me la prendo.
Il mio giovane occasionale cliente si fa coraggio e mi accarezza il culo che, visto i minuscoli pezzettini di stoffa che lo ricoprono è chiaramente in vista, accenna timidamente al fatto che gli piacerebbe mettercelo un po’ dentro, avrebbe ancora dieci euro che aveva riservato alla benzina ma che se volevo…
Ma si! E’ bello ed un po’ di cazzo nel culo non cambia nulla, anzi, mi stimola: “Ok, va bene ma non voglio altri soldi, però solo qualche colpetto, senza venire”, tiro fuori un preservativo dalla borsetta ed in un istante glielo infilo, smanettandolo. Mi accomodo con la testa appoggiata sul sedile, porgendogli le chiappe che allargo con le mani.
Mi penetra abbastanza rapidamente, ansimando, è infoiato come un caprone, duro come il ferro.
Si muove velocemente, colpisce forte, gli dico di rallentare, che è più bello, gli avevo detto solo qualche colpo, ma ci sto prendendo gusto. Non c’è niente da fare, fin da ragazzina, dalle prime volte che mi hanno scopato, quando ho dentro lo sfintere un cazzo che mi piace non capisco più niente, anche se fosse il decimo del giorno. In più lui me lo prende in mano e mi sega mentre mi incula.
Come avevamo stabilito esce prima di venire, presumo con un certo dispiacere (la cosa è reciproca).
Quando ricomincio a lavorarlo di bocca non ci mette molto a venire, lecco e succhio la rosea cappella solamente per un paio di minuti mentre gli massaggio le palle, poi mi stacco ed indirizzo gli schizzi verso l’alto, il getto mi sfiora la faccia prima di sporcare il tettuccio. Geme, quasi urla, picchia i pugni sul cruscotto.
Invece mentre torniamo sta in silenzio, prima di scendere gli dico di tornare a trovarmi, che mi piacerebbe andare in camera e sentire ancora il suo cazzone nel mio buchino, ma questa volta più comodamente e fare anche qualche giochino strano: “Ti farei impazzire!”. Esclamo.
“Ve... verrò senz’altro” risponde, lo bacio sulla guancia poi se ne va.
Sono di nuovo lì da sola, mi infilo un giubbottino corto di pelle che prendo in macchina, inizia a fare freschino. Serve a poco, non si allaccia bene, è di prima delle tette nuove ma almeno le mette in risalto. Anche la macchina è nuova, ho la patente da poco e l'ho acquistata col sudore della fronte, pardon! Volevo dire del culo.
Nottata fiacca, passano poche macchine, qualcuno rallenta ma nessuno si ferma.
Mi sta venendo in mente di andarmene, in fondo anche oggi, grazie ad internet, ho già guadagnato dei bei soldi.
Non faccio in tempo a decidermi che spunta una grossa berlina. Accosta.