i racconti di Milu
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In questo preciso istante sento che quel bisogno irrimandabile mi sta prendendo in ultimo avvinghiandomi, in quanto è davvero curioso e singolare, però non so perché mi succede, sennonché di colpo ne avverto apertamente il bisogno, manifestamente lo riscontro, visto che è alla maniera d’una voglia prettamente sessuale che m’assale abbarbicandosi, dal momento che tu me l’avevi genuinamente detto:

“Se apprezzi e ti soddisfa scrivi pure” - come per dire, tanto a me non fa né caldo né freddo.

Da allora, invero, non ho più scritto nulla e adesso ne risento in modo marcato il desiderio, sì ma di che cosa in effetti? Onestamente non lo so di preciso, perché scriverò qualsiasi espediente, qualsivoglia artificio e pensata che mi salterà in mente, per il fatto che non mi chiederò se questa trovata, o meglio questa scappatoia avrà un senso logico, di certo sarà un gioco corrotto, immorale e perverso. Sarà forse artefatto o sincero? A ben vedere artefatto e manipolato sì, sincero e schietto non saprei, perché sono una specialista, siccome è come se fossi distesa sul lettino dallo psicanalista, per il fatto che mi rilasso e non penso a niente, mentre ecco le immagini che comodamente riaffiorano, riaffacciandosi e spuntando qua e là dal mio regresso invadendomi totalmente la mente. Una giovane donna sdraiata sul pontile, un approdo infinito che s’infila nel mare all’orizzonte dove si congiunge con il cielo azzurro con una nota sola, un diapason.

E’ già estate, il sole è bollente con quelle rifrazioni che costringono la vista a uno spasmo, adesso io vedo solamente te, tu sei palesemente nuda, sei bella, oh come sei incantevole, tuttavia quel minuscolo tanga danneggia francamente quell’abbronzatura perfetta, perché soltanto io m’illudo, poiché ne conosco i segreti che nasconde. Osservo quella corazza d’amore, quei seni che rilevano la perfezione dell’immagine di quella delicata beatitudine unicamente d’ammirare, gli occhi sono coperti dal coprisole di color fucsia, dello stesso colore è pure il minuscolo dissuasore di cattive intenzioni che ti si stringe ai fianchi, troppo piccolo per contenere la tua esuberanza, sì, quel color fucsia sulla fascia che s’insinua fra i capelli raccolti in gruppo mentre tu sei supina come l’ultima volta. Nel frattempo i nervi cedono, ma io devo andare avanti, dopo ti raggiungo, mi stendo al tuo fianco, eppure tu fingi di non esserti accorta di nulla, dal momento che ne assorbi la potenza come un pannello solare. Io accosto le mie labbra alle tue bollenti, adesso bruciano. Hai la febbre? Io non riesco a staccarmi da te, perché una corrente elettrica mi trattiene imprigionandomi, dal momento che quella sensazione del velluto della pelle mi fa rabbrividire di piacere, dato che è come se mi risucchiasse in te.

Io ho paura, al presente un’armoniosa ed euforica angoscia m’avvolge, vorrei salvarmi senza sapere come. Sarà poi la salvezza o è piuttosto salvifica la completa distruzione dell’essere, la riunificazione nell’unico spirito? Tu però mi trattieni, ma io non so con che cosa, dato che le tue mani sono immobili, eppure avverto il tuo sesso che strofina il mio, lì mi domando: sono io in te, oppure sei tu a essere in me? Il sudore? Io non posso distinguere se sia freddo o perché mi sciolgo dal caldo, in quanto le tue tette sono sulle mie, i tuoi capezzoli sbattono contro i miei. Io sono in affanno, oppure sei tu che t’affanni e ti preoccupi oltremisura? Tu baci le mie intimità, o sono io che faccio lo stesso con le tue? Tu mi porti all’esaltazione, al fervore, mentre io vedo nascere il tuo orgasmo, perché se ben ti conosco fra poco non potrai più trattenerti e mi porterai con te nel risucchio completo della passione. Sì, la passione, ma che senso può avere? Io non voglio pensarci, dato che m’abbandono a te come tu fai con me. Dai su, avanti, prendi tutto di me.

Noi siamo al momento un groviglio smanioso di corpi, un sesso nell’altro fino al completo sfinimento, io noto che ti contorci senza distrarti dal compito che t’assorbe, visto che vorresti che non finisse mai proprio come lo voglio io, di questo andare quel soave strazio gradevolmente continua. Io non so se cedere e sottomettermi al desiderio di venire in te, siccome attendo che sia tu a decidere nel prendere l’iniziativa e ad avere l’ultima parola, dato che te l’ho sempre concessa. I tuoi glutei sono sodi nelle mie mani, allora li stringo per bene, io m’aggrappo a te per non soccombere, per non mostrarmi ancora una volta debole né influenzabile, per soddisfarti per intero come vuoi tu, tutto questo finché vuoi tu amore mio. Ecco, che dispotico, inatteso e a tratti rabbioso un fiotto mi colpisce, sì, è il tuo carnale e inconfessato getto, a ben vedere non è urina, bensì è uno spruzzo che ha il tuo intimo sapore acido e brusco, a dire il vero neppure troppo, tuttavia carico d’amore, di passione e di slancio per te. E’ il mio naturale miele tutto per te, perché in quell’attimo ci sono anch’io, giacché crollo su te, tu gridi il mio nome, io faccio lo stesso con il tuo:

“Agnese” - ti enuncio entusiasta e infervorata io.

“Lara” - ribatti tu immediatamente alquanto elettrizzata e stimolata.

Là di fuori già nevica in maniera abbondante, giacché è un incantevole e un mirabile paesaggio osservare in quel punto di fuori. Devo però appurare e constatare, come sia a ogni buon conto, al tempo stesso, ammaliante, avvincente e delizioso all’interno, mentre freddo, gelido e insensibile è l’inverno all’esterno, in tutte queste appassionate, coinvolgenti e implicanti sfumature, che inevitabilmente si mescolano senza scampo assieme a noi trasportandoci nell’ebbrezza totale dei sensi.

{Idraulico anno 1999}