i racconti di Milu
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Era il terzo colloquio che facevo con aspiranti segretarie nel mio studio.
La ragazza che si era presentata doveva ancora compiere diciannove anni. Piccolina, non arrivava al metro e sessanta, aveva un bel visino e due grandi occhi neri. Sembrava molto timida, ma quello che mi colpì subito erano le sue belle, grandi e rotonde tette. La camicetta che le ricopriva era ben abbottonata, solo un filo aperta quasi al livello del collo, ma tra un bottone e l’altro si intravvedeva il reggiseno che conteneva quel ben di Dio.

Fu un colloquio come gli altri, ma quello sguardo timido e sottomesso mi sembrava inequivocabile. E così, sicuro di quello che sarebbe avvenuto, gettai l’esca. Le avevo fatto vedere la sua postazione e avevo testato le sua capacità al pc. Mi informai sulla sua situazione personale e familiare. Le scucii che aveva da poco un ragazzo. Le feci altre domande personali e poi le spiegai un po’ quello che chiedevo a una segretaria. Ero seduto dietro la scrivania e lei davanti a me su una delle sedie che normalmente usano i clienti. Mi alzai con la scusa di andare a prendere una cartella che conteneva una pratica e mi posi accanto a lei. Le mostrai cosa conteneva e come si trovavano disposti dentro i documenti. Stavo lì in piedi, proprio accanto a lei che da seduta ascoltava e guardava le carte. Alla fine riposi la cartella e mi rimisi accanto a lei.

“Ovviamente qualche volta sarò costretto a chiederle qualche straordinario.” “Non si preoccupi.” “E ovviamente la mia preferenza va a segretarie che siano disponibili a qualche extra.” Alzò lo sguardo e mi fissò con i suoi grandi occhi neri. “Sarò disponibile.” Quasi lo sussurrò e abbassò lo sguardo. Mi avvicinai ancora di più e le carezzai la nuca. Non ci fu bisogno di altro. Protese la mani ad accarezzarmi tra le gambe e sentì che me lo aveva già fatto diventare duro. Mi slacciò al cintura e me lo tirò fuori. Lo accarezzò e poi con la lingua percorse dal basso in alto tutta l’asta. Fece girare la lingua attorno al glande e poi lo fece scivolare tra le sue labbra. Ci sapeva fare! Fu un gran bel pompino. Si dedicò al suo compito senza mai alzare lo sguardo. Alla fine, dopo avermelo ripulito tutto con la sua lingua, si staccò e alzò lo sguardo. Uno sguardo timido. Le carezzai la testa e lei mi chiese “Sono stata brava?” “Sì, è stata brava, molto brava.” Mi sorrise.

La congedai, dicendole che avevo già fissato altri due colloqui e che le avrei fatto sapere. Annullai i due colloqui e dopo due giorni la chiamai. L’avrei assunta e poteva iniziare a lavorare dal giorno dopo. Lei mi rispose che era contenta e mi chiese se durante la pausa pranzo si poteva trattenere in ufficio e mangiare nella segretaria perché le veniva scomodo tornare a casa (abitava lontano). Le dissi che non c’erano problemi.

I primi due giorni di lavoro feci finta che non fosse successo nulla durante il nostro colloquio e la ragazza si dimostrò brava nell’apprendere il nuovo lavoro. Al termine del secondo giorno di lavoro, quando lei se ne era già andata, andai a dare uno sguardo al suo pc. Lo riaccesi e ispezionai la cronologia di internet. Non trovai nulla di particolare. Poi verificai i files creati o modificati negli ultimi due giorni e lì, invece feci una bella scoperta. Aveva nascosto bene i suoi files privati e anche un differente accesso a internet. Lì la cronologia era inequivocabile. Non solo c’era un profilo inequivocabile su un social network, ma c’era anche l’accesso a due siti per donne sottomesse, che assolutamente non conoscevo. La password del profilo “diverso” era salvata e ispezionai la su attività. C’era una lunga chat con due amiche. Raccontava del suo pompino durante il colloquio di lavoro, di quanto fosse stato eccitante, di quanto si fosse masturbata dopo il nostro incontro e di come era sulle spine perché io non l’avevo più chiamata per degli extra. Le amiche le avevano scritto che erano invidiose e le loro fantasie su quello che avrebbero fatto al posto suo. Lei aveva risposto con le sue fantasie e specificando che in quel momento si stava toccando e immaginava di averlo di nuova in bocca. Tutta la chat si svolgeva durante le due pause pranzo. E anche l’acceso ai siti porno ed erotici era avvenuta durante la pausa pranzo.

Il giorno dopo, una mezz’ora prima della fine del suo turno, andai nella segreteria. “Metta la segreteria telefonica e venga da me.” Tornai nello studio e mi sedetti nella mia poltrona. Dopo pochi secondi arrivò. “Si accomodi.” Dopo un attimo di silenzio iniziai a chiederle come si trovava nel suo nuovo lavoro, quali erano le difficoltà che incontrava, se aveva dei suggerimenti da darmi. Mi rispose con la sua aria timida e sottomessa. Le leggevo in faccia cosa stava sperando che accadesse, sperava non ci fosse la scrivania a dividerci.

Scostai indietro la mia poltrona e le dissi “Venga di qua e si faccia vedere.” Si alzò, aggirò la scrivania e si fermò a un metro da me. “Adesso ci rilassiamo un po’, che è stata una giornata faticosa. Mi faccia vedere che mutandine indossa.” La ragazza alzò la gonna. Aveva un intimo comunissimo, nulla di particolare o arrapante. “Dovrebbe portare qualcosa di più … elegante … venga qui che voglio vedere cosa c’è sotto.” Fece due passi in avanti e io le abbassai le mutandine. Lei continuava a tenere in alto la gonna con le due mani. Allungai la mano e la accarezzai fra le cosce. “Ora si spogli tutta, che la voglio vedere bene.” Si sfilò la t-shirt, poi slacciò il reggiseno, infine si sfilò dall’alto la gonna. Rimase con le sole mutandine all’altezza dei polpacci. Io continuavo ad accarezzarla tra le cosce. Il seno era veramente come lo avevo intuito., grande, sodo e bello tondo. Staccai la mano e mi slacciai pantaloni. Rimanendo seduto me li feci scivolare sino alle caviglie e poi mi abbassai le mutande. Lei rimaneva lì, in piedi, a guardarmi con i suoi occhioni. “Mi faccia vedere cosa sa fare con quella bocca e con quel bel seno.” La ragazza si inginocchiò tra le mie gambe e se lo infilò tra le tette, poi iniziò a leccarlo. Ancora una volta non mi guardò mai e si dedicò solo al mio membro. Fu ancora più brava della prima volta.

Aspettai che me lo ripulisse tutto prima di alzarle il mento così da incontrare i suoi occhi. “Brava, è stata brava.” Mi ricompensò con un sorriso. “Il suo ragazzo è geloso?” Mi guardò dubbiosa. “Come tutti i ragazzi.” “Non gli dirà nulla, dunque?” “No … certo che no.” “Brava.” Le accarezzai il seno. Poi la mia mano scese sulla schiena e infilai un dito fra le sue natiche. Mi fermai a stimolarle il buchino. Sospirò. “Adesso vada pure, immagino che il suo ragazzo la aspetti.” “Grazie.” Raccolse i suoi vestiti e uscì dalla stanza. Poco dopo rientrò per augurami la buonasera e le ricordai che il giorno avevo un impegno fuori città e non sarei passato dallo studio.

Nei giorni successivi mi comportai normalmente, ma mi feci insegnare da un amico informatico come controllare la sua attività nel pc e in internet senza lasciare tracce. Il sabato mattina, solo in ufficio, accesi il suo computer e mi dedicai alla lettura. Questa volta la chat coinvolgeva ben quattro amiche. Il secondo pompino era raccontato con dovizia di particolari. La discussione si accendeva, però, soprattutto quando lei raccontava che alla fine le avevo massaggiato il culo. Rimasi colpito da quello che scriveva una delle amiche, che raccontava una sua fantasia. Andava a trovare il fidanzato nell’officina dove lavorava e lì lui la faceva prostituire con due colleghi di lavoro, che la inculavano mentre lei si appoggiava sul bancone degli attrezzi. La mia segretaria commentava con piacere quella fantasia e confessava, però, che solo una volta aveva concesso il suo lato B. Aggiungeva che io ce l’avevo grosso e che sperava che non le avrei fatto molto male. C’era anche uno scambio di foto, scaricate da internet, con in bella mostra rapporti anali. Andai a ritroso nel tempo e lessi gran parte delle conversazioni che aveva avuto nell’ultimo anno. La ragazza fantasticava sempre di situazioni in cui era sottomessa. Scoprii anche quali siti frequentava e soprattutto che, prima di incontrami, non era mai andata oltre al fantasticare. Decisi che avrei accontentato la mia segretaria .. e anche me.

CONTINUA