i racconti di Milu
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Margherita era strarotta, venti anni appena compiuti ed ancora sui banchi della scuola.
È vero che non era colpa sua: essendo nata a fine maggio era andata a scuola a sei anni compiuti e, l’anno prima, per una banale caduta, si era procurata una frattura del bacino che l’aveva costretta a letto per quaranta giorni e la preside non aveva voluto sentire ragioni: anche se la ragazza era la prima della classe ed aveva recuperato con lo studio il periodo perso, l’assenza era stata troppo lunga per poter essere ammessa alla maturità.
E, così, Margherita si ritrovava in un giorno di inizio giugno in classe, con dei compagni che considerava quasi tutti dei ragazzini, ad ascoltare una lezione di filosofia di cui non le fregava un bel niente.
Faceva caldo, Margherita era insofferente, si guardò intorno, occupava un banco dell’ultima fila, là c’era solo Adriano un paio di banchi più in là, anche lui disinteressato alla lezione, con la testa appoggiata sul banco, occhi chiusi, sembrava sonnecchiasse: Margherita sollevò la gonnellina a pieghe che indossava e prese a sventolarsi, da Adriano nessuna reazione, bene….
Margherita sentì caldo tra le cosce, la situazione la stava intrigando, sentì un umido bagnarle la fica e scolare nel cavallo delle mutandine, si stava eccitando, meccanicamente si toccò attraverso lo slip, si era proprio bagnata, riguardò Adriano, sonnecchiava, bene…, infilò la mano nelle mutandine e passò il medio nella fica: c’era un liquido viscido, filante che conosceva bene, sfilò la mano e portò il dito al naso: l’odore era acre sapeva un po’ di piscio, era dal mattino che non pisciava, forse le era sfuggita una goccina? No, probabilmente non si era asciugata bene ed un po’ di pipì era rimasta tra i peli della fichetta, mise il dito in bocca e lo assaporò, era un po’ acidognolo, era buono, era suo.
Riguardò verso Adriano, sempre immobile, sembrava catatonico, rimise la mano nelle mutande, aveva bisogno di sditalinarsi, solo un pochino, non poteva raggiungere l’orgasmo, con la vescica piena avrebbe rischiato di lasciarsi andare ed allagare la classe, fece scorrere il dito su e giù per la fica, massaggiò il clitoride, poi, prima del punto di non ritorno, ritirò la mano, riannusò e riassaggiò il dito poi si ricompose, Adriano era sempre là immobile.
A Margherita il ditalino aveva fatto venir ancor più voglia di pisciare, mancava poco alla campanella, l’avrebbe fatta prima di tornare a casa.
Adriano era strarotto, aveva quasi 20 anni ed era ancora tra i banchi della scuola, anche lui, come Margherita era andato a scuola tardi ed aveva perso un anno, lui per farfalloneria al primo superiore, ma poi si era rimesso in carreggiata, ed ora era insofferente, i compagni, tranne Margherita gli sembravano dei ragazzini.
Margherita…, l’aveva osservata con la coda dell’occhio mentre armeggiava con la gonnellina ed aveva deciso di far finta di dormicchiare per vedere che succedeva, l’aveva vista masturbarsi e gli era venuto duro, duro da morire quando l’aveva vista leccarsi il dito, se lo sarebbe menato di brutto, ma si sarebbe scoperto, l’avrebbe aspettata al varco, gli era sempre piaciuta e gli sembrava che anche lei avesse interesse per lui.
Al suono della campanella Adriano si alzò stancamente, ma se qualcuno, Margherita in particolare, lo avesse osservato bene avrebbe notato la protuberanza che gonfiava i pantaloni, ma Margherita aveva altri interessi: voleva andare in bagno, ma aveva fatto male i conti, essendo nella fila in fondo rimase imbottigliata in classe e, quando finalmente riuscì ad uscire, si era formata una lunga fila ai bagni, anche a quelli dei maschi, sì, doveva pisciare, ma non era così impellente, casa non era molto lontana, ce l’avrebbe fatta a resistere.
Margherita si incamminò verso casa assorta nei suoi pensieri legati alla vescica piena e non si accorse che Adriano la tallonava discretamente osservando il culetto che si muoveva, sotto la gonnellina corta e svolazzante, in maniera un po’ anomala, in effetti Margherita camminava a cosce strette, lo stimolo non era proprio impellente, ma si faceva sentire, si trasmetteva alla fica che era ancora gonfia del desiderio insoddisfatto, forse era l’orgasmo mancato che le dava tante sensazioni, appena arrivata a casa, si sarebbe seduta sulla tazza del cesso ed avrebbe finito l’opera prima di una pisciata liberatoria.
Margherita decise di prendere una scorciatoia: un lungo vicolo stretto incassato tra due file di edifici che le avrebbe fatto risparmiare dieci minuti di strada, Margherita non gradiva percorrerlo, era buio e deserto anche in pieno giorno, pieno di rientranze tra i palazzi, senza finestre che affacciassero, Margherita aveva paura di essere aggredita anche in pieno giorno, ma questa volta doveva fare d necessità virtù.
Margherita aveva da poco iniziato a percorrerlo quando si sentì chiamare:
“MARGI!!!”
Margherita trasalì e si voltò, era Adriano
“ADRI, MI HAI FATTO PAURA, CHE C’ È”
“SCOMMETTO CHE SEI TUTTA BAGNATA LÁ SOTTO, TI HO VISTA MENTRE TE LA MENAVI IN AULA”
Margherita divenne rossa come un pomodoro maturo, ma rispose a muso duro:
“E BEH, E A TE CHE TE FREGA CHE ME LA SONO MENATA?”
“È CHE ME LO HAI FATTO VENIRE DURO COME UN PEZZO DI MARMO, SENTI”
Così dicendo le prese una mano e se la portò sulla patta dei calzoni.
Margherita rimase interdetta per la violenza, stava per reagire, ma era intrigata, non era una verginella, ma non è che avesse tutta questa esperienza di cazzi, e poi, Adriano le era sempre piaciuto e quello che sentiva attraverso la stoffa sembrava di dimensioni rispettabili
“EH SÌ…, È PROPRIO BELLO TOSTO”
e prese a strofinare la mano sul cazzo attraverso i pantaloni, Adriano sussultò, aveva voglia di tirarlo fuori e metterglielo in mano, ma preferì un’altra strategia, allungò una mano e la palpò attraverso la sottile stoffa delle mutandine
“SE IO SONO BELLO TOSTO TU DEVI ESSERE BELLA MORBIDA, SÌ E SEI ANCHE TUTTA BAGNATA”
Anche lui prese a strofinarla, poi sollevò l’elastico e infilò la mano sotto la stoffa: le toccò direttamente la fica, Margherita si sentì sciogliere: il ditalino interrotto sul più bello le aveva lasciata una voglia repressa che ora stava rimontando, si guardò intorno, non c’era nessuno, comunque spinse Adriano in uno degli anfratti che tanto temeva e, mentre lui continuava a pastrugnarle la fica, gli aprì i calzoni e ne trasse fuori il cazzo; era ben messo il ragazzo, almeno venti centimetri e duro come il marmo, le venne l’ acquolina in bocca ed alla fica che si bagnò ancor di più
“HAI PROPRIO UN BELL’ARNESE, FAI PROPRIO GOLA”
così dicendo prese a segarlo con energia ed altrettanto fece Adriano con la fica
“ADRI, ATTENTO, COSÌ MI FAI VENIRE E RISCHIO DI PISCIARTI IN MANO, È DA STAMATTINA CHE NON LA FACCIO E NE MOLLO SEMPRE UN POCHINO QUANDO GODO”
“MOLLA TUTTO QUELLO CHE VUOI, ANZI, LA VOGLIO SENTIRE LA TUA PISCIA; BELLA E CALDA SULLA MIA MANO”
Adriano intensificò i massaggio e Margherita sentì montarle il piacere, si agitò un poco, si contrasse stringendo le cosce ed anche il cazzo di Adriano con la mano, poi si rilassò e lasciò partire un flusso caldo che bagnò la mano di Adriano, che afferrò la fica con forza, per poi defluire lungo la cosce e le gambe fino ai piedi formando un’ ampia pozza
“MONELLO, MI HAI FATTO VENIRE TROPPO PRESTO, E TU?... ANCORA COSÌ, POVERINO…”
Margherita prese a segare con forza il cazzo e quando si accorse che stava per sborrare disse
“ADRI, ALZAMI LA GONNA, VIENIMI SULLA PANCIA”
Adriano sollevò il lembo della gonnellina e Margherita accelerò il ritmo della sega ed in pochi secondi il cazzo di Adriano erutto una enorme quantità di sborra che le si riversò sul pancino per poi scivolare, lentamente, sotto l’elastico delle sue mutande sollevato dalla mano di Adriano, fino alla fica
“HELÁ, DOVE TENEVI DA PARTE TUTTA QUESTA ROBA, QUASI QUASI HAI CACCIATO PIÙ SBORRA TU CHE NON IO PIPÌ”
Dopo qualche istante i due ragazzi si ripresero dall’ orgasmo e si ricomposero, Margherita aggiustò la gonna e Adriano rimise il pisello nei calzoni
“HUU, CHE GODUTA, MAI FATTO UNA GODUTA COSÌ, E TU?”
“NEANCHE IO MARGI, È STATO FANTASTICO, POI, COL RISCHIO DI ESSERE SGAMATI DA QUALCUNO, ANCORA PIÙ ECCITANTE”
“HO PISCIATO COME UNA VACCA E TU HAI SBORRATO COME UN TORO, SCUSAMI SE TI HO PISCIATO IN MANO, TI AVEVO AVVERTITO, NON LA TENEVO PIÙ”
“FANTASTICO, ERI CALDA, BELLISSIMA, TI AVREI BEVUTA… BEH ORA DEVO PISCIARE ANCHE IO”
“BELLISSIMO, FAMMI LAVORARE, FACCIO IO IL POMPIERE, IN CERTE OCCASIONI MI SENTO PRIVA DEL CAZZO”
Margherita si pose dietro ad Adriano, tirò fuori e prese in mano il cazzo che, piano piano, riprendeva vigore
“EHI, IL GALLETTO RIPRENDE TONO, SEI INESAURIBILE”
“PER ORA DEVO SOLO PISCIARE”
“VAI!!!”
Adriano si concentrò un istante, poi partì una lunga pisciata, con un getto sempre più consistente, con cui Margherita disegnò dei ghirigori sulla parete e sul selciato
“BELLISSIMO. FAI CONCORRENZA AGLI IDRANTI DEI POMPIERI”
“HUU CHE PISCIATA , ORA MI SONO SVUOTATO BENE”
Margherita sgrullò il cazzo per far cadere le ultime gocce e poi lo rimise ne calzoni
“OK, TUTTO A POSTO, PER“, HO TUTTA LA TUA SBORRA CHE MI SCOLA SULLA FICHETTA, MMM….. MA È DENTRO CHE LA VOGLIO SENTIRE,….. CHE FAI OGGI POMERIGGIO?”
“VERAMENTE DOVREI STUDIARE PER L’ESAME DI MATURITÁ….”
“ANCHE IO; I MIEI SONO FUORI PER QUALCHE GIORNO, VIENI DA ME, COSÌ PREPARIAMO ANCHE UN’ALTRA DI MATURITÁ, E NON TI PREOCCUPARE, PRENDO LA PILLOLA, PIUTTOSTO TU HAI BISOGNO DI TEMPO PER RICARICARTI?”
“NO!! SONO GIÁ PRONTO ALL’ USO!!”
Margherita allungò la mano e strizzò il cazzo attraverso i pantaloni, era veramente di nuovo duro, poi stampò un bel bacio sulla bocca di Adriano e se ne andò sculettando
“CIAO ADRI, A PIÙ TARDI”
Note finali:
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