i racconti di Milu
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C’è un caldo d’inferno a Marrakech, è fastidiosissimo, poiché giro senza meta e senza scopo per le vie della fortezza, visto che qui la chiamano “casbah”. Una luce accecante m’abbaglia benché non sia il sole, ma è la vista d’una attraente femmina che brilla distinguendosi poco lontano da me. E’ una donna del posto molto animosa, ardimentosa e temeraria, poiché gira da sola per queste che non sono di certo strade tranquille, per il fatto che non sembra indossare molto altro, oltre alla sua veste.

Tutto questo me lo sottolinea il rilievo evidente e marcato delle sue natiche che mi spinge a seguirla, giacché quest’arsura fa stravolgere interamente i sensi, dato che anch’io sono essenziale e scoperto sotto l’abito variopinto, un dono tra l’altro di Ahmed l’amico marocchino verso il quale sono diretto, giacché è il proprietario della più suggestiva bottega di tappeti della casbah. Al momento io sono svestito, adesso ho il membro teso e inquieto pronto alla caccia dell’avvenente sconosciuta, siccome lei si volta e s’accorge prontamente di me. Questo è il secondo colpo per le mie coronarie, perché è certamente nuda sotto la veste, per il fatto che s’intravede un mazzetto abbondante di lanugine scura al di sotto delle nitidezze del panno che indossa. Io aumento il passo e mi colloco alle sue spalle, tenuto conto che non protesta né si ribella, dal momento che pare accettare accogliendo benevolmente con piacere la mia presenza.

La bottega artigianale di Ahmed è poco distante, però voglio appurare e tenere a bada se lei accetta approvando nettamente la mia voglia. Io la brandisco per i fianchi tirandola verso di me in maniera tale che possa avvertire e cogliere appieno la mia passione evidente dietro di lei, in quanto si fa esplorare e tastare escludendo grattacapi e richiami vari, viceversa, si strofina in maniera desiderabile e piuttosto seducente. Io le accarezzo i seni e avverto il capezzolo pungente sotto il palmo della mia mano. Attualmente siamo a questo punto accanto alla bottega, astutamente faccio un segnale stabilito che Ahmed capta al volo, sennonché io m’inoltro incalzando la femmina d’infilarsi rapidamente in uno dei ripostigli del negozio, laddove cataste di drappi multicolori d’ogni genere decorano e riempiono l’ambiente.

In quell’istante la faccio girare, la tiro verso di me afferrandole con forza le natiche e inizio a giocare con le sue labbra e la sua lingua. Lei è eccitata, dato che preme e si sfrega con la fica sudata sul pene, mentre io la denudo e la faccio cadere sui tappeti. Ha veramente un corpo strabiliante, da vera principessa, getto anch’io a terra il vestito e infilo di slancio la mia spada nella sua profumata, sugosa e villosa guaina. Non so bene in realtà, se sono io che entro in lei, oppure è il suo vigoroso ardore che m’inghiotte risucchiandomi totalmente. Lei è vistosamente bagnata, geme e si contorce assieme a me, tiene la bocca aperta, è proprio una principessa del piacere, io le annuncio che onestamente mi piacerebbe sborrare nella sua bocca tra quelle magnifiche labbra rosse. In quella circostanza m’addolora e mi rattrista con franchezza doverla lasciare in quelle condizioni, perciò chiamo ad alta voce Ahmed: lui intuisce la circostanza di getto, si denuda ed estrae di là il suo cazzo, un pene scuro di degna considerazione che immediatamente infilza la mia affascinante e incantevole femmina con la cavità orale aperta, mentre io le porgo da succhiare il cazzo.

Io stento però a crederci: è veramente sorprendente, addirittura fenomenale e impensato come lei se lo sorbisca modellandomelo e gustandoselo per bene nella sua invitante bocca, con quale inattesa e spropositata ingordigia lo acciuffa tutto dentro, caldeggiando e sostenendo gl’incitamenti ogni volta più rapidi e incalzanti di Ahmed. Lei ha una lingua da genuino colubro, in quanto io l’avverto percependola dappertutto, poiché attraversa senz’affanni né fatica tutto il pene, lei in aggiunta a ciò fa pure pressione sollecitando in modo mirabolante e cadenzato con un dito, spingendo all’interno dell’ano per incrementare ulteriormente l’acme del mio piacere. Io avverto e capto i battiti aumentare, le comprimo i seni, finché tutti e due non erompiamo perdendo i sensi e sborrando unitamente con vero piacere, io dentro la sua bocca, mentre Ahmed sopra la sua fica alquanto pelosissima imbrattandogliela, gradevole pure da osservare per quanto essa è attraente e curata.

In seguito faccio allontanare Ahmed e mi scaravento subito sul clitoride gonfio, giacché la faccio godere dal piacere, nel momento in cui mi impiastriccio totalmente le fauci delle sue bramosie e del liquido seminale del mio affezionato e fidato amico. Io tengo il suo sesso in bocca, mentre lei sbatte su e giù il corpo sul letto conquistata dall’orgasmo, alla fine la lascio, ma non ho finito con lei, in quanto si gira per riposare sul ventre e mi regala nel frattempo la vista del sedere perfetto, io lo accarezzo con cautela. Lei ha i capelli lisci e lunghi che cadono ai due lati della schiena, io cerco le sue gambe, le estorco inatteso un lamento attraversando la fenditura che separa le sue chiappe dirigendosi per svagarsi con le sue labbra bagnate e pendenti che non vedo l’ora d’aprire di nuovo. Stavolta ho realmente avidità e desiderio, sì, tuttavia di percezioni differenti e insolite, dal momento che mi rialzo e mi avvio in direzione di Ahmed per il fatto che mi faccio prestare da lui due fasciature di seta, poi la faccio rizzare e con quei nastri la immobilizzo alle due colonne nel centro della sala.

In piedi, gocce di fluidi bagnano il pavimento, io avverto Ahmed e lo faccio genuflettersi davanti ai suoi genitali. E’ la tua Ghada gli affermo e gl’indico io, al momento la devi ossequiare e riverire quanto una divinità. Lui non si fa supplicare, lecca le grandi labbra, prima una e poi l’altra, dal basso in alto e schiude le piccole. Io gli sbircio il pene di nuovo diventato eretto, però so che non farà nulla senza che glielo dica io. Io invece le rivolgo il cazzo tra le chiappe, in maniera tale da stimolarle il retto e inizio a rosicchiarle i lobi delle orecchie, comincio a leccarla sul collo e a sfiorarle i capezzoli disubbidienti e riottosi; questa conclusiva operazione le va particolarmente a genio, dato che io afferro i due capezzoli tra le dita e li premo, li attorciglio pian piano, poi li tiro in avanti quando la lingua di Ahmed arriva al fulcro del suo piacere. Quando m’accorgo che sta per venire io faccio un cenno ad Ahmed smettendo entrambi all’improvviso di spingere, giacché la lasciamo un secondo gemere mentre lei si dimena dalla cupidigia diventata ormai convulsa e irrefrenabile. Più tardi ci scambiamo di posto, stavolta io l’infilo sul davanti e Ahmed aiutandosi con un balsamo la penetra con gusto agevolmente da dietro.

In conclusione, con artificiosa esperienza e con macchinosa perizia la squarciamo testualmente in due, giacché uno avverte e percepisce la pressatura e lo schiacciamento della verga gonfia dell’altro che spinge, che penetra e che si conficca dentro di lei, i nostri colpi ben assestati ed equilibrati le tendono il corpo verso l’alto, mentre immancabilmente noi ci svuotiamo di nuovo dentro di lei, dal momento che lei viene godendo nuovamente più volte sotto le nostre agguerrite e poderose spinte, aiutati dal refrigerio del ventilatore a parete che gira frattanto al minimo per placare l’arsura. Alla fine quando terminiamo le sleghiamo i polsi, lei si getta esausta e indebolita tra le mie braccia a peso morto, io mi lascio cadere con lei sopra un tappeto e finalmente ci riposiamo.

A ben vedere, a dispetto e a ripicca malgrado ciò di quel caldo infernale e tremendo, peraltro insopportabile e opprimente, devo però attestare e mettere in risalto che per me è stato un autentico decoro e un genuino onore possederti, mia bella, graziosa e incantevole Ghada.

{Idraulico anno 1999}