i racconti di Milu
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Mi chiamo Maria, sono la terzogenita tra i figli del mugnaio, e avendo raggiunto da poco la maturità, mi sono sposata. Proprio questa mattina. Il mio nuovo marito è un contadino, ha appena qualche anno più di me, e prima di oggi l’avrò visto una o due volte. Sarò una brava moglie, e gli darò tanti figli. Al villaggio mi trovano tutti molto bella: ho i capelli neri, lunghi fino alle spalle, mossi e ribelli, e due occhi marroni con riflessi verdi. Sono più alta delle mie coetanee, e molto in carne, con un prosperoso seno e due fianchi larghi. Adatti a generare figli.

Ma a tutto questo, dovrò pensarci da domattina. Questa sera abbiamo festeggiato, ed ora che è calata la notte, ho un altro dovere da adempiere: passare la notte con il Conte.
E’ il signore delle nostre terre, del nostro villaggio, e per dare la sua benedizione a un matrimonio, ha il diritto di passare la prima notte con la sposa.
Ho chiesto in giro, ho provato a informarmi su cosa succede durante questa notte, ma nessuna mi ha dato risposte. Neppure la mia amica Fiorenza, che si è sposata lo scorso mese.

L’unica cosa che mi è stata detta è di obbedire e compiacerlo.
Ma il Conte mi mette i brividi.
Non abbiamo il diritto di chiamarlo per nome.
Ha sempre un sorriso gentile per tutti, ma i suoi occhi… sono due lame di ghiaccio, che ti penetrano dentro e sembrano tirarti fuori l’anima. Quell’uomo mi inquieta, mi mette i brividi.

Ho implorato di fare questo matrimonio in segreto, di non passare la notte con lui, ma tutto ciò che ho ricevuto in cambio è stato uno schiaffo da mio padre.

Ed ora eccomi qui, nel castello del Conte, in una delle sue stanze, in cui mi è stato detto di aspettarlo.
Le sue serve, le stesse che questa mattina mi avevano preparata per il matrimonio, mi hanno tolto gli abiti nuziali per vestirmi con una veste in lino, bianca, senza maniche, lunga fino alle ginocchia, con una discreta scollatura.
Le mie forme premono contro questa veste, sento i capezzoli sfregare contro il tessuto ad ogni mio respiro.
Altro non devo indossare, neppure l’intimo.
Sono a piedi nudi, seduta ad una sedia mentre aspetto nervosamente l’arrivo del Conte.
La stanza conta qualche sedia, degli arazzi, e un letto a baldacchino, il più grande che abbia mai visto, oltre ad un tavolo, al quale vedo del vino, dei calici, e della frutta.
Una finestra ampia mi permette di vedere la notte stellata fuori, mentre oltre alla porta da cui mi hanno condotta, ce ne sono altre due.

E quando sento aprirsi una di queste, sento il cuore saltarmi in gola. Non voglio stare qui. Sento che sto per piangere.

“Maria.. vero?” è la voce del Conte, bassa, cavernosa. Entra, a passi lenti. Indossa una vestaglia da notte, chiusa fino allo sterno, e tende una mano verso di me, come per invitarmi ad alzarmi “vieni, cara”
Mi alzo in piedi a fatica, come una belva dubbiosa, impaurita.
Le sue labbra rosse e carnose accennano un sorriso gentile, mentre quegli occhi grigi sembrano guardare attraverso la mia veste, e perfino dentro il mio corpo.
“sembri tesa, nervosa” mi dice avvicinandosi al banco, “vieni, bevi qualcosa” mentre riempie due coppe di vino
“n-no” faccio per balbettare
“come?” si volta di scatto verso di me.
La sua voce era calmissima, a me suona come un errore
“grazie” mi correggo, porgendo la mano per prendere il calice.
Lo tengo con entrambe le mani, quasi tremante. Vino rosso, sapore forte, quasi acre.
“allora..” dice lui, dopo aver bevuto un sorso che rende le sue labbra ancora più rosse. “..sai perché sei qui, vero?” mi chiede.
Annuisco, ma vuole una risposta
“per.. per compiacervi”
Annuisce, “..e sai come fare?”
Questa domanda mi fa avvampare.
E ora cosa gli rispondo, “i-io..”
Ne sembra divertito “è molto semplice, cara. Dovrai fare tutto ciò che ti dico. Pensi di riuscirci?"
Annuisco ancora
“bene. Vedrai, non ti dimenticherai mai di questa notte. Ma non dovrai parlarne con nessuno, nemmeno con tuo marito, chiaro?”
Sono troppo spaventata per chiedere qualunque cosa, così mi limito ad annuire e terminare il mio vino, prima che la coppa mi cada dalle mani e lo faccia infuriare.
“vedo che avevi sete..” commenta lui, “..vogliamo iniziare?”
Non rispondo, ma immagino che la destinazione sia quel letto a baldacchino, così poso il calice e faccio per dirigermi verso il letto.
“per quanto quel letto possa sembrarti invitante, non è lì che andremo..” mi ferma lui, “..vieni, seguimi”

Si avvia verso l’altra porta in quella stanza, opposta rispetto alla finestra.
Dove vuole portarmi? Tengo per me ogni domanda, mentre lui apre la porta e io lo seguo.
Ciò che vedo alla luce delle candele mi fa impallidire.
Tavoli con attrezzi che non avevo nemmeno mai visto, fruste, tantissime fruste.
E poi corde, catene, manette.
Dove diavolo sono finita? Vorrei solo girarmi e scappare via, ma l’unica cosa che riesco a fare è restarmene lì impietrita.
“paura, cara?” mi chiede lui, probabilmente capendo il mio disagio. “vieni avanti, e ricorda il tuo dovere”
Già… devo fare tutto ciò che mi dice.
Forse è solo scena, non mi farà del male.
Cerco di farmi coraggio, e riprendo a camminare, seguendolo.
SI ferma al centro della stanza, dove sono presenti dei supporti verticali da cui penzolano delle catene, con manette in ferro alle estremità.
Con una mano regge il suo calice di vino, con l’altra tocca le catene, facendole tintinnare.
“in genere preferisco le corde..” mi dice, “ma la tua pelle chiara mi ispira di più le catene”
Ora ho di nuovo i brividi.
Resto immobile a due metri da lui, in attesa.
Passa qualche secondo di silenzio, mentre lui è intento a scolarsi il bicchiere. “spogliati” mi ordina secco, quando il calice si allontana dalle sue labbra.

Cosa? Ho sentito benissimo, ma l’ordine così diretto, così perentorio, mi lascia basita, e riesco appena a muovere le labbra, con un’espressione basita sul volto.
“cos’è quell’aria da pesce lesso? Sei diventata sorda forse? Ti ho detto di spogliarti”

Devo ricordarmi di accontentarlo.
Devo fare ciò che mi chiede.
Prendo un bel respiro, quindi abbasso le spalline del mio abito.
È stretto e aderente sul mio formoso corpo, quindi devo con entrambe le mani farlo scendere oltre i seni, sotto i fianchi e il sedere, finchè non si affloscia alle mie caviglie.
Sento il suo sguardo tagliente percorrere il mio corpo nudo, avvampo e quasi d’istinto porto un braccio sul seno, e l’altro al ventre, per coprirmi.
“no..” risponde lui, piuttosto contrariato, “hai qualcosa da nascondere, cara?”
Faccio un debole cenno di no con la testa.

“allora sposta quelle mani, e vieni qui vicino alle catene”
Prendo un profondo respiro, raccolgo tutto il mio coraggio, mentre sposto le mani, e completamente nuda sfilo via il vestito dalle caviglie, e mi avvicino a lui.

L’ansia rende il mio respiro pesante, e il mio seno prorompente sobbalza ogni volta che prendo fiato.
“solleva e allarga le braccia” mi ordina, mentre armeggia con una catena.
Allargo le braccia verso l’esterno, mentre il Conte chiude prima una manetta e poi l’altra, attorno ai miei polsi.

Il freddo metallo a contatto con la mia pelle mi da i brividi, ma non è per quello che tremo.
Ora tira una leva, scatta un meccanismo e le catene salgono verso l’alto.
E con esse le mie braccia. Mi ritrovo con le braccia distese verso l’alto, sopra la mia testa.
Indifesa, in trappola, completamente esposta a lui.
Gira attorno a me, sento solo il rumore dei suoi passi, così come sento i suoi occhi su di me, sulle mie curve, sul mio corpo, e l’unica cosa che voglio ora è che questa notte finisca presto.
“mio padre diceva sempre che un uomo nudo non ha segreti..” dice mentre termina il giro e torna nel mio campo visivo, “..non si può che essere d’accordo, non trovi?”
Non so cosa dire, non so cosa rispondere, sento solo quegli occhi di ghiaccio che fissano il mio corpo.
E… lo desiderano.
Si, è desiderio quello che vedo nei suoi occhi impenetrabili.
Ora è vicino a me, sento l’odore del vino dal suo fiato, e quegli occhi puntati su di me.. per fortuna sono appesa alle catene, perché sento quasi le gambe cedermi.
“e ora vediamo i tuoi.. di segreti”, dice mentre la sua mano raggiunge il mio ventre.

Scivola lentamente verso il basso, percorre i miei peli pubici, e s’inoltra tra le grandi labbra.
“…” ho un sussulto che mi fa sobbalzare quando sento la punta del suo dito farsi largo dentro di me.

S’interrompe, i suoi occhi mi fulminano.
“non sei vergine” mi dice secco, severo.
Non è una domanda, ma sembra aspettarsi una risposta
“io…” riesco solo a balbettare, mentre mi viene da piangere.
Il suo dito esce da me “e così, hai pensato bene di divertirti, e di mancare di rispetto alla tua famiglia. Oltre che a me”

“vi prego.. io.. è stato uno sbaglio” supplico, a singhiozzi
“uno sbaglio? Forse lo sbaglio è stato darti la mia benedizione, e farti venire qui. Forse dovrei rispedirti indietro, e far sapere che sei solo una sgualdrina”
“no! Vi prego! Non avrei dovuto, ma non fatelo sapere, vi prego!”
“allora dovrei darti in pasto alle mie guardie, perché ti trattino da cagna che sei”
“vi prego, è successo solo una volta. Vi prego, vi supplico, ignorate questo mio errore, farò tutto ciò che chiederete” mentre scoppio in lacrime
“sono certo che lo farai.. comincia a dirmi chi è stato”
“…” tra i singhiozzi, non riesco nemmeno a parlare

Uno schiaffo dato dal basso colpisce il mio seno sinistro, facendolo sobbalzare violentemente, e mi strappa un grido di dolore.
“sei sorda? Dimmi.. chi.. è.. stato.” Mi ordina, scandendo lentamente le parole.

Tiro un profondo respiro “il.. il.. il garzone di mio padre” gli rispondo tutto d’un fiato

“bene bene. Ora voglio che mi racconti com’è andata”
“io.. noi.. volevamo provare.. l’abbiamo fatto una volta sola”

Un altro schiaffo, leggermente meno forte del precedente, colpisce il seno destro.
Il mio petto sobbalza di nuovo.
“racconta.” Mi ordina
Tiro un profondo sospiro “siamo andati al mulino, su al secondo piano, in un giorno in cui eravamo soli perchè mio padre era in città.
Si è steso su di me, mi ha baciata e.. presa”
Entrambe le sue mani mi colpiscono i seni, con forza.
Il mio petto sobbalza per l’impatto, mentre la pelle sensibile si fa più rossa. “racconta… nei dettagli” mi ordina.
Mi schiarisco la gola, mentre il seno comincia a bruciarmi.
Ritorno con la mente a quel momento, e cerco di essere più precisa.
“si è steso su di me, mi ha sollevato la gonna e sbottonato la camicia.
Mi ha sfilato la biancheria, ha iniziato a toccarmi, poi si è tolto i pantaloni e.. io.. gliel’ho visto”
Mi interrompe serrandomi una mano attorno al collo.

Le sue dita stringono, facendomi respirare a fatica “te l’ha infilato in bocca, sgualdrina?”
“n-no…” rispondo, a fatica “..direttamente.. lì”
“mh…” lascia la presa sul mio collo, permettendomi di respirare, “..dunque è stato solo qui” dice, portando la sua mano tra le mie gambe. Il suo tocco mi da i brividi.

Gira lungo la mia coscia fino alle natiche, e le colpisce con uno schiaffo “..e dove è venuto?”
“sul… sul mio ventre”
“qui?” mi colpisce con il dorso della mano sull’ombelico
“s-si” balbetto
“e ti è piaciuto?”
“io.. mi aspettavo fosse.. diverso”
“perché sei una sgualdrina vogliosa, che ha bisogno di altro, per essere soddisfatta”

E’ così? Ha forse ragione lui?
Resto a riflettere sulle sue parole, mentre fa un passo indietro, e slaccia la cintura della sua veste, facendola cadere ai suoi piedi.
“lui era forse così?”
Quello che vedo mi lascia senza fiato.
Il Conte ha un fisico marmoreo, depilato e perfettamente definito.
E il suo cazzo… è già eretto e fiero come lui, e più grande di quello che già avevo visto.
Mi ritrovo inconsapevolmente a fissare questo corpo.
E perché ora sto immaginando di fare sesso con lui?
Mi ha legata, insultata e schiaffeggiata, eppure…
“alla sgualdrina piace ciò che vede” risponde lui, accorgendosi evidentemente del mio essermi imbambolata.

Completamente nudo come me, e sotto il mio sguardo, prende una corda di canapa, e si avvicina a me.
La stringe intorno ai mei seni, serrandoli fino a farmi stringere i denti, e lega le estremità dietro il mio collo.
La fune stringe la pelle, e quando le sue dita sfiorano i miei capezzoli li scopro estremamente sensibili. Diventano due chiodi in un attimo, mentre avverto una piacevole sensazione di calore.
Si sposta, dando maggiore quantità alla catena che mi teneva le mani sollevate, che quindi possono scendere giù.
“non l’ho fatto per farti riposare. Mettiti in ginocchio” mi ordina, perentorio.

Sospiro, rassegnata all’idea di avere un po’ di sollievo per le mie braccia, ma obbedisco.
Mi inginocchio, ritrovandomi nuovamente con le braccia sollevate.
Torna ad avvicinarsi a me, con il suo cazzo vicino al mio viso. “bacialo”
Avvicino le labbra, e le appoggio alla punta della sua cappella.
Uno schiaffo raggiunge la mia guancia, così forte che se non fosse per le catene che mi tengono le braccia sollevate, sarei caduta a terra
“ti sembra un bacio? È così che baciavi il tuo amico quando facevi la sgualdrina?”
Vorrei dirgli che baciargli il cazzo non è esattamente come baciare le labbra, e che questo non l’ho mai fatto, ma il dolore alla guancia per lo schiaffo appena ricevuto mi spinge a soddisfare ciò che chiede, mentre una lacrima di dolore mi scivola sulla guancia arrossata.

Accolgo la sua cappella tra le labbra, e le muovo prendendolo dentro la mia bocca.
Mi muovo in fondo, mentre la punta della mia lingua lo carezza, quindi ritorno indietro, fino a posare le labbra alla punta.
Mi sposto di lato, baciandolo e leccandolo in lunghezza, mentre sento le vene pulsare sulla punta della mia lingua, e torno indietro, per riprenderlo nuovamente tra le labbra.
“ora infilatelo tutto in bocca, da brava sgualdrina”
Deglutisco.
È imponente, non credo di riuscirci, ma ci provo.
Lo tengo tra le labbra e scivolo portandolo dentro la mia bocca.
La lingua mia blocca poco dopo metà della sua lunghezza, non riesco ad andare oltre.
Mi prende la testa tra le mani, tenendomi ferma e costringendomi a guardarlo con la coda dell’occhio
“ho detto.. tutto.” E premendo la testa contro di sé, e spingendo con il bacino, mi forza ad infilarmelo nella bocca.
La saliva mi cola dalle labbra, e la pressione del mio cazzo in fondo alla gola mia un principio di conato, che lo costringe a tirarlo fuori.
Respiro a fatica, con rivoli di saliva che colano, e sento le sue mani staccarsi dal mio viso.
Per tirarmi altri due schiaffi, in piena faccia.
Tremo, ho le lacrime.
“non sei nemmeno capace a succhiarmelo”
“io… mi dispiace.. imparerò, per compiacervi” ma cosa ho appena detto!?
La sua mano mi afferra i capelli, strattonandomi la testa, mentre l’altra tiene il suo membro sollevato, offrendomi la vista dei suoi testicoli.
Non dice nulla, limitandosi a portare la mia testa contro di sé.
Gli lecco i testicoli, soppesandoli con la lingua, prima di prenderli in bocca e succhiarli.
Li lecco con profonde lappate, per poi ritrovarmi a leccargli anche la base del cazzo
“allora lo vuoi” dice lui, lasciando la mano che lo teneva sollevato.
Me lo infila in bocca, e tenendomi dai capelli, muove il bacino avanti e indietro, scopandomi la bocca.
Le mie labbra scorrono sulla sua pelle, la mia lingua tasta le vene sporgenti.
Mi stringe i capelli, tiene la mia testa premuta, per poi tirare indietro il bacino e spingere in modo secco.
Sono immobile, in completa balia dei suoi movimenti, con le guance arrossate e le lacrime che vi scorrono sopra.
Spinge più forte ora, la punta preme contro il mio palato, e ho i conati. Lo tira fuori, io tossisco e ho il fiatone.
Le corde stringono intorno ai miei seni, mi ritrovo a fissare il suo cazzo ricolmo della mia saliva, a pochi centimetri dal mio viso, mentre cerco di riprendere fiato.
La sua mano lascia i miei capelli, con uno strattone secco.
E ricevo un altro schiaffo sulla guancia.
“ti sei già stancata?” mi dice, osservandomi dall’alto, “..abbiamo appena cominciato”